Il mercato delle identità digitali sta rivoluzionando fiducia e privacy, tra evoluzione dei wallet, nuovi modelli di business, casi come Khaby Lame e numerose sfide etiche, tecnologiche e socio-economiche in Europa e Italia.
Le piattaforme digitali, dalla pubblica amministrazione ai servizi bancari, stanno integrando meccanismi avanzati di riconoscimento e autenticazione, ridefinendo il concetto stesso di identità. Questo scenario vede l'emersione di un vero e proprio mercato delle identità digitali, dove la possibilità di gestire, valorizzare e persino monetizzare la propria presenza online si sta facendo concreta, e coinvolge nuovi attori e modelli di business.
Nel 2026, il dibattito sulle identità digitali si è ampliato, abbracciando temi che vanno oltre la semplice sicurezza informatica: dall'uso evoluto dei wallet all'interconnessione tra reputazione e valore, fino alle transazioni di identità come asset commerciale. L'avvento di regolamenti come eIDAS 2.0 in Europa e la crescita delle piattaforme digital trust hanno accelerato l'adozione su larga scala di queste soluzioni, portando con sé opportunità economiche e nuove responsabilità sociali.
In questo contesto, il tema della fiducia rimane cardine: la capacità degli attori di garantire sicurezza, privacy e tutela giuridica diventa leva competitiva e prerequisito per la crescita di un ecosistema in cui l'identità è al tempo stesso mezzo di accesso e asset strategico.
L'identità digitale si sta evolvendo da sistema di login a vera infrastruttura personale, grazie ad avanzamenti tecnologici e regolatori. In Europa, il Portafoglio Europeo di Identità Digitale (EUDIW) interpreta questa trasformazione, spingendo verso una gestione sempre più autonoma, interoperabile e sicura dell'identità. In Italia, l'esperienza maturata attraverso SPID, CIE e app IO mostra una crescita costante nella digitalizzazione dei servizi rivolti a cittadini e imprese, alimentando l'adozione di sistemi avanzati e certificati.
Tra i principali trend emersi dal 2025 figurano:
L'espansione della fiducia digitale sta generando un mercato in forte crescita, con volumi destinati a superare i mille miliardi di dollari entro il 2031 e un tasso di crescita annua composto superiore al 14%. La crescente incidenza degli attacchi informatici, unitamente all'aumento dei costi delle violazioni e all'inasprimento normativo in materia di privacy, ha spinto le aziende a investire pesantemente in soluzioni di digital trust, inclusi servizi di verifica identitaria e sistemi Zero-Trust.
I nuovi player del settore si distinguono per la capacità di offrire piattaforme integrate, che combinano gestione delle identità, verifica biometrica e orchestrazione sicura dei dati. Aziende globali (tra cui Microsoft, Amazon Web Services, IBM) e operatori specializzati (come Okta, Ping Identity, Namirial, Entrust) si contendono quote di mercato attraverso acquisizioni e alleanze che puntano a ridurre la complessità per i clienti e ad assicurare servizi scalabili in ambienti ibridi e multi-cloud.
Sul fronte dei modelli di business, si stanno affermando:
La monetizzazione dell'identità digitale, come dimostra il caso di Khaby Lame, è un tema centrale per comprendere la nuova economia dell'identità, in cui il confine tra persona fisica e digitale si fa sempre più sottile. Esempi dimostrano come sia ormai possibile cedere i diritti di sfruttamento della propria immagine, della propria presenza digitale, o addirittura di una rappresentazione virtuale evoluta.
Emblematico il caso che ha visto un famoso creator internazionale vendere la possibilità di creare un suo avatar digitale commerciale tramite intelligenza artificiale, per cifre vicine al miliardo di euro. Non si tratta soltanto di cessione del diritto d'immagine, ma della generazione di un gemello digitale in grado di agire e produrre valore economicamente, in autonomia rispetto all'originale - scenario reso possibile da sistemi avanzati d'intelligenza artificiale capaci di replicare gestualità, linguaggio, comportamenti e interagire nei contesti digitali di live commerce e influencer marketing.
Questo fenomeno, già al centro di riflessioni etiche e giuridiche, rappresenta una delle principali frontiere del business identitario: la trasformazione della persona in brand digitale, la possibilità di costruire asset virtuali trasferibili e certificati, e l'emergere di professioni legate alla tutela dell'identità anche dopo la fine della carriera o addirittura della vita biologica.
La monetizzazione riguarda anche figure meno note: dai freelance che gestiscono la reputazione su marketplace digitali, agli utenti che possono delegare in modo temporaneo e controllato il proprio profilo, fino agli artisti che creano contenuti NFT legati a identità uniche. Tali sviluppi sollevano interrogativi sulla natura del valore economico digitale, sempre più intrecciato con reputazione, fiducia e connessioni.
L'emergere di pratiche che consentono la compravendita dell'identità digitale apre questioni significative dal punto di vista etico, giuridico e sociale. La possibilità di creare avatar autonomi o di trasferire la titolarità dei dati comportamentali e biometrici richiede nuove regole e una rinnovata riflessione sui diritti della persona nell'ambiente digitale.
Tra le principali implicazioni:
Lo scenario della gestione digitale delle identità pone sfide tecniche rilevanti, che attraversano le dimensioni di sicurezza, tutela dei dati personali, interoperabilità e attribuzione di valore:
L'identità digitale è ormai un motore di innovazione e inclusione che genera nuove opportunità per cittadini, imprese e amministrazioni. Le proiezioni suggeriscono tassi di adozione dei wallet superiori all'80% in diversi paesi UE entro il 2030 e l'espansione della digital trust economy in settori cruciali come il bancario, l'assistenza sanitaria, i pagamenti digitali e l'e-government.
Tra i vantaggi emergenti:
Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...