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Il mercato delle identit digitali realt: che cos' e come funziona il nuovo business al di l di Khaby Lame

di Marcello Tansini pubblicato il
Nuovo business Khaby Lame

Il mercato delle identit digitali sta rivoluzionando fiducia e privacy, tra evoluzione dei wallet, nuovi modelli di business, casi come Khaby Lame e numerose sfide etiche, tecnologiche e socio-economiche in Europa e Italia.

Le piattaforme digitali, dalla pubblica amministrazione ai servizi bancari, stanno integrando meccanismi avanzati di riconoscimento e autenticazione, ridefinendo il concetto stesso di identità. Questo scenario vede l'emersione di un vero e proprio mercato delle identità digitali, dove la possibilità di gestire, valorizzare e persino monetizzare la propria presenza online si sta facendo concreta, e coinvolge nuovi attori e modelli di business.

Nel 2026, il dibattito sulle identità digitali si è ampliato, abbracciando temi che vanno oltre la semplice sicurezza informatica: dall'uso evoluto dei wallet all'interconnessione tra reputazione e valore, fino alle transazioni di identità come asset commerciale. L'avvento di regolamenti come eIDAS 2.0 in Europa e la crescita delle piattaforme digital trust hanno accelerato l'adozione su larga scala di queste soluzioni, portando con sé opportunità economiche e nuove responsabilità sociali.

In questo contesto, il tema della fiducia rimane cardine: la capacità degli attori di garantire sicurezza, privacy e tutela giuridica diventa leva competitiva e prerequisito per la crescita di un ecosistema in cui l'identità è al tempo stesso mezzo di accesso e asset strategico.

La trasformazione dell'identità digitale: wallet e trend

L'identità digitale si sta evolvendo da sistema di login a vera infrastruttura personale, grazie ad avanzamenti tecnologici e regolatori. In Europa, il Portafoglio Europeo di Identità Digitale (EUDIW) interpreta questa trasformazione, spingendo verso una gestione sempre più autonoma, interoperabile e sicura dell'identità. In Italia, l'esperienza maturata attraverso SPID, CIE e app IO mostra una crescita costante nella digitalizzazione dei servizi rivolti a cittadini e imprese, alimentando l'adozione di sistemi avanzati e certificati.

Tra i principali trend emersi dal 2025 figurano:

  • Wallet digitali sempre più centrali, in grado di raccogliere e validare attributi certificati - dall'età alla residenza - consentendo accessi selettivi e privacy-respecting a servizi pubblici e privati.
  • Interoperabilità tecnica tra diversi schemi nazionali ed europei: la coesistenza di oltre 35 soluzioni eID e numerosi wallet, con il progressivo superamento delle barriere tecniche e normative tra sistemi.
  • Centralità dell'esperienza utente: semplificazione dei flussi di onboarding, incremento della frequenza d'uso quotidiana, e diffusione di wallet intuitivi, con design orientati alla sicurezza e all'inclusione.
  • Collaborazione pubblico-privato: i framework pubblici assicurano governance e affidabilità, mentre i provider privati accelerano innovazione e scalabilità, creando ecosistemi ibridi e dinamici.
Un ulteriore acceleratore è l'integrazione delle tecnologie di intelligenza artificiale per l'onboarding e la verifica dell'identità, che pone nuove sfide - come la gestione dei deepfake - e nuove opportunità, grazie a funzionalità avanzate come la rilevazione di attacchi e l'analisi comportamentale. La rapidità dei cambiamenti, unita alle esigenze di conformità (basti pensare alle scadenze per l'adozione del wallet europeo), rende imprescindibile un aggiornamento costante degli operatori e un'azione coordinata tra i principali attori del settore.

Il business della fiducia digitale: crescita del mercato

L'espansione della fiducia digitale sta generando un mercato in forte crescita, con volumi destinati a superare i mille miliardi di dollari entro il 2031 e un tasso di crescita annua composto superiore al 14%. La crescente incidenza degli attacchi informatici, unitamente all'aumento dei costi delle violazioni e all'inasprimento normativo in materia di privacy, ha spinto le aziende a investire pesantemente in soluzioni di digital trust, inclusi servizi di verifica identitaria e sistemi Zero-Trust.

I nuovi player del settore si distinguono per la capacità di offrire piattaforme integrate, che combinano gestione delle identità, verifica biometrica e orchestrazione sicura dei dati. Aziende globali (tra cui Microsoft, Amazon Web Services, IBM) e operatori specializzati (come Okta, Ping Identity, Namirial, Entrust) si contendono quote di mercato attraverso acquisizioni e alleanze che puntano a ridurre la complessità per i clienti e ad assicurare servizi scalabili in ambienti ibridi e multi-cloud.

Sul fronte dei modelli di business, si stanno affermando:

  • Sistemi di portfolio wallet gratuiti per l'utente, con ricavi legati all'offerta di servizi a valore aggiunto (ad es. verifiche avanzate, orchestrazione, firme qualificate).
  • Sviluppo di trust framework flessibili e interoperabili, che permettono la coesistenza di più fornitori e favoriscono l'emergere di servizi cross-border e cross-platform.
  • Esternalizzazione della sicurezza: le imprese, specie PMI, affidano sempre più spesso funzioni core a provider esterni, per colmare il gap di competenze interne e ottimizzare le risorse.
  • Rafforzamento dei servizi gestiti e della formazione, con un'espansione significativa della domanda di consulenza e audit di conformità.
Settori come bancario, sanitario, utility, retail e public sector trainano la domanda di soluzioni affidabili, mentre le esigenze di protezione della reputazione e gestione della customer experience spingono all'adozione di strumenti innovativi. Non mancano sfide: il panorama normativo è ancora eterogeneo tra le diverse giurisdizioni e la fatica da consenso degli utenti mette alla prova il rapporto tra sicurezza, privacy e semplicità d'uso.

Dalla monetizzazione dell'identità al fenomeno Khaby Lame

La monetizzazione dell'identità digitale, come dimostra il caso di Khaby Lame, è un tema centrale per comprendere la nuova economia dell'identità, in cui il confine tra persona fisica e digitale si fa sempre più sottile. Esempi dimostrano come sia ormai possibile cedere i diritti di sfruttamento della propria immagine, della propria presenza digitale, o addirittura di una rappresentazione virtuale evoluta.

Emblematico il caso che ha visto un famoso creator internazionale vendere la possibilità di creare un suo avatar digitale commerciale tramite intelligenza artificiale, per cifre vicine al miliardo di euro. Non si tratta soltanto di cessione del diritto d'immagine, ma della generazione di un gemello digitale in grado di agire e produrre valore economicamente, in autonomia rispetto all'originale - scenario reso possibile da sistemi avanzati d'intelligenza artificiale capaci di replicare gestualità, linguaggio, comportamenti e interagire nei contesti digitali di live commerce e influencer marketing.

Questo fenomeno, già al centro di riflessioni etiche e giuridiche, rappresenta una delle principali frontiere del business identitario: la trasformazione della persona in brand digitale, la possibilità di costruire asset virtuali trasferibili e certificati, e l'emergere di professioni legate alla tutela dell'identità anche dopo la fine della carriera o addirittura della vita biologica.

La monetizzazione riguarda anche figure meno note: dai freelance che gestiscono la reputazione su marketplace digitali, agli utenti che possono delegare in modo temporaneo e controllato il proprio profilo, fino agli artisti che creano contenuti NFT legati a identità uniche. Tali sviluppi sollevano interrogativi sulla natura del valore economico digitale, sempre più intrecciato con reputazione, fiducia e connessioni.

Conseguenze del commercio delle identità digitali

L'emergere di pratiche che consentono la compravendita dell'identità digitale apre questioni significative dal punto di vista etico, giuridico e sociale. La possibilità di creare avatar autonomi o di trasferire la titolarità dei dati comportamentali e biometrici richiede nuove regole e una rinnovata riflessione sui diritti della persona nell'ambiente digitale.

Tra le principali implicazioni:

  • Ridefinizione del diritto d'immagine e d'autore: la separazione tra identità fisica e digitale impone un aggiornamento della disciplina esistente, per tenere conto di avatar dinamici, gemelli digitali e dell'autonomia operativa degli agenti virtuali.
  • Sviluppo di contratti di cessione specifici: i casi di monetizzazione richiedono clausole robuste per tutelare la continuità dei dati biometrici, la durata degli utilizzi e le condizioni di revoca o spegnimento degli avatar in caso di abusi.
  • Ruolo dei garanti e delle authority: occorre un rafforzamento del ruolo delle autorità di controllo, per garantire trasparenza, tutela dei minori e protezione dai rischi di sfruttamento.
  • Questioni culturali: la disponibilità a cedere elementi identitari, un tempo intesi come parte inalienabile della persona, pone dubbi sulla percezione pubblica di autenticità, privacy e valore umano.
L'urgenza di un approccio interdisciplinare - diritto, tecnologia, etica - è ormai una richiesta condivisa. Sono necessari nuovi standard, capaci di bilanciare innovazione digitale e diritti fondamentali, e strumenti culturali per confrontarsi con fenomeni che ridefiniscono l'idea di sé nell'epoca degli avatar.

Sicurezza, privacy, interoperabilità e valore nell'identità

Lo scenario della gestione digitale delle identità pone sfide tecniche rilevanti, che attraversano le dimensioni di sicurezza, tutela dei dati personali, interoperabilità e attribuzione di valore:

  • La sicurezza rimane prioritaria in un contesto di attacchi sempre più sofisticati (deepfake, phishing AI-generated, frodi biometriche), obbligando ad adottare architetture Zero-Trust e tecnologie come la Detection of Presentation/Injection Attacks.
  • Il rispetto della privacy si misura con la pressione normativa (privacy by design, riduzione della stanchezza da consenso), la diffusione di wallet con ZKP (Zero-Knowledge Proof), e strumenti per la gestione selettiva dei dati condivisi.
  • L'interoperabilità tra soluzioni nazionali e internazionali è sia obiettivo di integrazione che fattore tecnico progettuale: lo sviluppo di standard aperti e l'allineamento normativo risultano essenziali per favorire ecosistemi digitali senza barriere.
  • L'attribuzione di valore all'identità digitale si arricchisce di nuovi indicatori: dalla reputazione calcolata dai sistemi bancari, alla possibilità di premi per comportamenti virtuosi, fino alla monetizzazione diretta tramite piattaforme e marketplace, anche in ambito IoT e pagamenti SCA.
Permangono criticità come la frammentazione dei framework e la carenza di personale specializzato. Il bilanciamento tra facilità d'uso, affidabilità, sicurezza e trasparenza rappresenta la sfida chiave per i prossimi anni.

Opportunità, rischi e impatti dell'identità digitale

L'identità digitale è ormai un motore di innovazione e inclusione che genera nuove opportunità per cittadini, imprese e amministrazioni. Le proiezioni suggeriscono tassi di adozione dei wallet superiori all'80% in diversi paesi UE entro il 2030 e l'espansione della digital trust economy in settori cruciali come il bancario, l'assistenza sanitaria, i pagamenti digitali e l'e-government.

Tra i vantaggi emergenti:

  • Semplificazione della vita quotidiana degli utenti (accesso smart ai servizi pubblici, meno frizioni nei pagamenti e nei controlli di età/identità).
  • Spinta senza precedenti all'inclusione finanziaria e sociale grazie a strumenti teoricamente disponibili per tutti i cittadini, anche i più fragili.
  • Abilitazione di nuovi modelli d'impresa legati all'identità come servizio (Identity-as-a-Service) e marketplace di reputazione.
Non mancano, tuttavia, rischi da governare:
  • Perdita di controllo sull'identità a causa di cessioni non consapevoli o abusi legali/tecnologici.
  • Ampio rischio di esclusione digitale per chi, per scelta o gap culturale/tecnologico, resta fuori dai circuiti dell'identità smart.
  • Nuove forme di disuguaglianza, legate a gap di reputazione o accesso ai dati/servizi.
  • Conseguenze imprevedibili nel rapporto tra vita reale, avatar e valore economico personale.
L'approccio richiesto per il futuro è collaborativo e adattivo, coinvolgendo legislatori, innovatori, consumatori e società civile per costruire un modello inclusivo, affidabile e orientato al bene comune, in cui identità, reputazione e fiducia diventino asset condivisi anziché territori di esclusione o speculazione.