Il mese di gennaio 2026 è un momento chiave per gli investitori interessati al comparto del reddito fisso governativo: durante le tre giornate di aste consecutive, il Tesoro italiano offre strumenti differenziati per tipologia, orizzonte temporale e struttura dei rendimenti. Queste emissioni riflettono la capacità dello Stato di offrire soluzioni adatte sia a chi cerca flussi prevedibili nel breve termine, sia a chi mira alla protezione del capitale nel medio-lungo periodo.
Il susseguirsi di aste BOT, BTP Short Term e indicizzati all'inflazione, si inserisce in un quadro di rinnovata fiducia internazionale verso i titoli di Stato italiani, espressa dalla domanda elevata anche da investitori stranieri e dalla stabilità degli spread contro i principali benchmark europei.
Calendario e tipologie dei titoli di Stato in emissione
Le emissioni di gennaio 2026 seguono la consueta articolazione mensile specificata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, rivolta sia a operatori istituzionali che a risparmiatori privati. In particolare, sono previste le seguenti date chiave:
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27 gennaio: asta di BTP Short Term (scadenza 2028), affiancata da due tranche di titoli indicizzati all'inflazione europea (BTP€i) a 5 e 30 anni.
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28 gennaio: collocamento di BOT semestrali, con scadenza a luglio 2026, destinati alla gestione della liquidità nel brevissimo periodo.
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29 gennaio: emissione dei BTP ordinari a 5 e 10 anni e di CCTeu, strumenti a tasso variabile legati all'Euribor.
I
BOT presentano una duration di
sei mesi e offrono rendimento attraverso lo scarto d'emissione. I
BTP Short Term costituiscono un ponte tra la breve e la media scadenza, focalizzandosi su chi richiede visibilità dei flussi nel biennio successivo. I
BTP€i, invece, sono rivolti a chi privilegia la copertura dall'erosione inflattiva europea; le tranche 2026 rappresentano una risposta dedicata a questa esigenza. Il ciclo si chiude con le emissioni più lunghe del 29 gennaio: qui, i BTP da 5 e 10 anni si adattano a chi intende consolidare portafogli a reddito fisso con orizzonte più ampio, mentre i CCTeu sono una scelta per quanti prevedono una possibile risalita dei tassi.
BTP Short Term, BTP€i e altre emissioni
I titoli collocati tramite asta in queste giornate presentano specifiche tecniche e modalità di sottoscrizione definite e trasparenti, che permettono a ogni risparmiatore di individuare il prodotto più idoneo alle proprie esigenze finanziarie:
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BTP Short Term: durata residua circa 25 mesi; cedola fissa annua 2,20% lorda, con pagamenti semestrali (primo stacco corto, poi cedole piene). Pensato per il parcheggio di liquidità in ottica di stabilità del potere d'acquisto, trova utilizzo come alternativa remunerata ai depositi bancari e ai conti infruttiferi. L'importo minimo sottoscrivibile è di 1.000 euro, rendendo accessibile l'investimento anche ai piccoli risparmiatori.
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BTP€i: titoli indicizzati all'inflazione europea (indice HICP Eurostat al netto del tabacco). Due le tranche in collocamento: a 5 anni (cedola reale 1,10%) e a 30 anni (cedola reale 2,55%). Le cedole sono calcolate sul capitale rivalutato e il rimborso a scadenza tiene conto della dinamica inflattiva intervenuta. Rappresentano uno scudo specifico per chi teme il depauperamento dovuto alla crescita dei prezzi nell'Area Euro.
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BOT semestrali: titoli zero coupon della durata di 182 giorni, che restituiscono il valore nominale a scadenza. Il rendimento si ricava dalla differenza tra prezzo pagato e importo rimborsato. Sono apprezzati da investitori con esigenze di gestione della liquidità e profilo di rischio molto contenuto.
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BTP a 5 e 10 anni: pagano cedole fisse rispettivamente del 2,85% e 3,45%. Si adattano sia a strategie di costituzione di reddito periodico che a chi intende costruire un portafoglio diversificato.
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CCTeu: titoli a tasso variabile con cedole ancorate all'Euribor a 6 mesi, scadenza 2035 circa. Indicati per chi prevede variazioni dei tassi nel medio periodo, indicati per gestire il rischio duration e prepararsi a possibili rialzi dei tassi, secondo i pareri di analisti come Gabriel Debach ed Elisa Belgacem.
La partecipazione alle aste
è organizzata secondo regole garantiste: per i BOT si adottano aste competitive, mentre per i BTP vale l'asta marginale. Le richieste degli investitori retail sono veicolate tramite banche, poste e intermediari abilitati; spesso è sufficiente l'home banking operativo sul MOT. Le sottoscrizioni sono raccolte nei giorni precedenti la data d'asta e il regolamento avviene generalmente il secondo giorno successivo.
Questa modalità assicura accesso trasparente anche ai piccoli investitori.
Il confronto tra BOT, BTP e le alternative
Confrontare i titoli in asta con alternative disponibili sul mercato consente una valutazione più ampia delle strategie di investimento, considerando profilo di rischio, tassazione e obiettivi di rendimento:
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BOT: strumento a basso rischio, per parcheggio di liquidità temporaneo. Offre rendimento lineare, ma spesso inferiore a inflazione e condizioni attuali dei depositi vincolati.
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BTP Short Term: ottimale per chi desidera cedole semestrali garantite e durata breve, con rischio basso e tassazione agevolata (12,5%).
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BTP Italia e BTP Valore: dedicati ai risparmiatori individuali, introducono elementi attrattivi come la rivalutazione all'inflazione nazionale o premi fedeltà per chi mantiene il titolo fino a scadenza. In particolare, il BTP Italia protegge dalla perdita di potere d'acquisto nel contesto locale; il BTP Valore propone cedole step-up su orizzonte prefissato.
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BTP Green: strumenti legati al finanziamento della transizione ecologica, connotati secondo criteri ESG e generalmente più destinati agli investitori istituzionali ma disponibili sul mercato secondario anche per i privati.
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ETF a scadenza: fondi quotati che replicano portafogli di obbligazioni, con divisione tra corporate e government. Consentono diversificazione immediata, ma sono gravati da costi di gestione e da una tassazione più onerosa (26%). Adatti a chi ricerca portafogli più articolati e accetta una certa volatilità.
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Bond corporate: obbligazioni aziendali che rispondono al bisogno di incrementare il potenziale di rendimento, ma espongono a maggior rischio di credito e prevedono una tassazione superiore a quella dei titoli pubblici. In assenza di tagli minimi inferiori, l'accesso su mercato secondario può essere limitato e complesso.
La scelta tra queste opzioni dipende dal bilanciamento tra rendimento atteso, tolleranza al rischio e orizzonte temporale personale. Dal punto di vista fiscale, i titoli di Stato italiani rimangono vantaggiosi (12,5% contro il 26% dei bond privati). L'esperienza conferma la predilezione nazionale per gli strumenti statali, anche grazie alla trasparenza e alla semplicità di gestione.
Analisi dei rendimenti e delle strategie di investimento
I rendimenti dei titoli in emissione variano in funzione della scadenza, della struttura delle cedole e del diverso profilo di rischio associato. Vediamo una sintesi dei dati principali ricavabili dalle emissioni di gennaio 2026:
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Tipo Titolo
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Rendimento Lordo Atteso
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Tassazione
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Durata
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BOT 6 mesi
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~2,04%
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12,5%
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182 giorni
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BTP Short Term
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~2,20%
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12,5%
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25 mesi
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BTP 5 anni
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2,85%
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12,5%
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5 anni
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BTP 10 anni
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3,45%
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12,5%
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10 anni
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BTP€i 5 anni
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2,99% (effettivo)
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12,5%
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5 anni
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BTP€i 30 anni
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4,35% (effettivo)
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12,5%
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30 anni
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Le strategie più utilizzate includono:
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Scalare le scadenze (laddering), investendo su più titoli con scadenza differente per diluire il rischio di reinvestimento.
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Scegliere titoli indicizzati in previsione di pressioni inflazionistiche, così da mantenere il potere d'acquisto.
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Combinare titoli fissi e variabili (es. CCTeu), bilanciando la posizione rispetto a scenari di tassi crescenti o stabili.
I dati di richiesta per BOT e BTP confermano ancora una notevole domanda domestica e internazionale, supportata dall'abbassamento dello spread BTP-Bund e dalla conferma dei rating sovrani. Tuttavia, il
rendimento reale effettivo dipende dalle condizioni d'asta: commissioni, prezzi di aggiudicazione e la dinamica fiscale possono incidere in modo sostanziale, soprattutto su prodotti a breve durata, dove anche modesti differenziali possono annullare l'utile in presenza di inflazione elevata.
Rischi, vantaggi fiscali e strategie di diversificazione
I titoli sovrani italiani sono considerati fra gli strumenti a rischio contenuto, ma nessun investimento può dirsi privo di rischio. I principali profili di attenzione includono:
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Rischio di mercato: variazioni dei tassi influenzano il valore dei titoli a tasso fisso sul secondario, potenzialmente generando minusvalenze in caso di vendita anticipata.
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Rischio di reinvestimento: scadenze molto brevi, come BOT e Short Term, costringono l'investitore a ricorrere frequentemente a nuove emissioni, spesso in condizioni di mercato mutate.
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Rischio inflattivo: per i titoli non indicizzati, il rendimento reale può risultare prossimo a zero o addirittura negativo in caso di inflazione superiore al tasso nominale.
Fra gli
esperti di settore citati nelle fonti emerge il parere di
Gabriel Debach, market analyst di eToro, che segnala: “
La strategia vincente non consiste nell’inseguire cedole elevate ma nel carry trade, ovvero nell’incassare cedole regolari per difendersi dal calo dei rendimenti futuri”; e di
Elisa Belgacem, Senior Credit Strategist di Generali Investments, che suggerisce uno sguardo selettivo su scadenze medie e su emittenti solidi anche per chi si orienta verso l’obbligazionario corporate. Il confronto tra strumenti statali e titoli corporate evidenzia l’importanza di valutare rapporto rischio/rendimento e la sicurezza garantita dai titoli sovrani.
I vantaggi fiscali da segnalare sono:
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Aliquota agevolata: sulla cedola dei titoli pubblici italiani si applica il 12,5% (agevolazione stabilita dal DPR 917/1986), ben al di sotto di quella tipica delle obbligazioni corporate (26%).
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Esenzione da imposta di successione: per alcune categorie di titoli di Stato, secondo le direttive italiane, è prevista l'esenzione totale o parziale da imposte di successione.
Strategie di diversificazione ottimali prevedono:
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Combinazione di durate differenti (corte, medie, lunghe) per gestire il rischio tasso e ottimizzare il reinvestimento.
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Ponderazione tra titoli fissi e indicizzati per difendersi dall'erosione inflattiva.
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Considerazione di strumenti integrativi come ETF, selezionando comparti governativi e corporate di emittenti di elevata affidabilità.
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Valutazione dei costi: le commissioni d'intermediazione e i costi dei prodotti in quota possono erodere il rendimento finale, e vanno comparati rispetto all'acquisto diretto in asta pubblica.
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