Alla Piastra di Sondrio una famiglia di otto persone vive in un alloggio Aler con infiltrazioni e muffa. Dopo cinque segnalazioni scritte, ancora nessuna soluzione. E non è affatto un caso isolato, di malagestione prima e dopo con i nostri soldi
Otto persone sotto lo stesso tetto, un alloggio popolare che dovrebbe rappresentare un porto sicuro e invece, a ogni pioggia, si trasforma in una trappola d’acqua. È la situazione che vive da due anni una famiglia residente in un appartamento di proprietà di Aler, l’azienda lombarda per l’edilizia residenziale, alla Piastra di Sondrio. Infiltrazioni, muffa e intonaci danneggiati fanno ormai parte della quotidianità di una casa che, paradossalmente, era stata sistemata da poco.
Il dettaglio che più colpisce nel racconto della famiglia è questo: l’alloggio era stato appena rimesso a posto. Tinteggiature, intonaci e finiture dovevano garantire condizioni abitative dignitose. Invece, secondo quanto riferito dai residenti, nel giro di poco tempo l’acqua ha cominciato a farsi strada attraverso soffitti e pareti, rovinando proprio i lavori appena conclusi.
Da allora sono passati due anni. Due inverni, due primavere piovose, due autunni in cui ogni temporale significa correre a spostare mobili, stendere stracci e posizionare bacinelle e secchi nei punti in cui l’acqua gocciola. Un copione che si ripete a ogni perturbazione e che, a Sondrio, in una zona alpina dove le precipitazioni sono frequenti, non lascia molto respiro.
Il quadro che emerge è quello di una convivenza forzata con il disagio. Le bacinelle sono vicino ai letti, perché è proprio sopra le zone notte che l’acqua filtra. Quando piove forte, la famiglia dorme con un orecchio teso al rumore delle gocce, pronta ad alzarsi per svuotare i contenitori prima che traboccino.
In un nucleo composto da otto persone, tra adulti e figli, ogni stanza è preziosa e ogni metro quadro è condiviso. Quando una parete diventa inutilizzabile a causa dell’umidità, o un soffitto non offre più garanzie, lo spazio vitale si riduce ulteriormente. La casa non è più soltanto un luogo da abitare, ma un problema da gestire ogni giorno.
Alle infiltrazioni si accompagna la muffa, che si sviluppa dove l’umidità ristagna e che nel tempo si estende su pareti e soffitti. Gli intonaci, intanto, si gonfiano, si sfaldano e si staccano, lasciando segni evidenti del danno.
Non è solo una questione estetica. L’esposizione prolungata a muffe e ambienti umidi può favorire irritazioni delle vie respiratorie, allergie e peggioramenti di patologie come l’asma, con effetti più marcati su bambini, anziani e persone fragili. In una casa dove vivono otto persone, l’esposizione riguarda l’intero nucleo familiare e per periodi lunghi, anche di notte, quando si dorme a stretto contatto con le pareti ammalorate.
Per questo la questione non può essere liquidata come un semplice fastidio: vivere per due anni in un ambiente con infiltrazioni e muffa è una condizione che incide sul benessere quotidiano e sulla salute di chi la subisce.
La famiglia non è rimasta in silenzio. Anzi. Secondo quanto riferito, sono state cinque le segnalazioni scritte inviate ad Aler, l’azienda di edilizia popolare regionale che gestisce il patrimonio abitativo pubblico sul territorio. Cinque comunicazioni formali, con cui si descriveva il problema, si chiedeva un intervento e si documentava il progressivo peggioramento della situazione.
A queste si aggiungono numerose telefonate all’ente, effettuate in più occasioni nel corso dei mesi nel tentativo di sollecitare una risposta, ottenere informazioni sui tempi dei lavori o semplicemente capire a che punto fosse la pratica. Una pressione costante, fatta di chiamate, attese e promesse di verifica.
Alle segnalazioni sono seguiti sopralluoghi. Qualcuno è venuto a vedere, a constatare i danni, a prendere nota. Ma, stando al racconto della famiglia, nulla è cambiato. I sopralluoghi si sono rivelati inutili sul piano pratico: l’acqua continua a entrare, la muffa a diffondersi, gli intonaci a deteriorarsi.
Ed è proprio questo il punto che alimenta maggiormente la frustrazione dei residenti. Non si lamenta l’assenza di contatti, ma l’assenza di risultati. Una verifica tecnica ha senso se è il primo passo verso un intervento. Quando resta fine a se stessa, diventa un’attesa che si prolunga mese dopo mese, mentre il problema si aggrava.
In materia di edilizia residenziale pubblica, la responsabilità degli interventi sulle parti strutturali dell’immobile, come coperture, tetti e facciate, ricade generalmente sul proprietario o gestore, cioè sull’ente che concede l’alloggio. Il Codice civile, in tema di locazione, prevede che chi concede un bene in uso debba mantenerlo in condizioni idonee all’uso convenuto e provvedere alle riparazioni necessarie, salvo quelle di piccola manutenzione che spettano all’inquilino.
Infiltrazioni dal tetto o dalle pareti esterne rientrano, di norma, nella categoria dei problemi che non possono essere attribuiti a chi abita la casa. Spetta quindi all’ente verificare le cause, individuare il guasto e programmare i lavori risolutivi. Ogni valutazione del caso specifico dipende dalle perizie tecniche e dalle cause accertate, ma il principio generale è chiaro: un alloggio assegnato deve essere abitabile.
Il caso della Piastra di Sondrio non è isolato nel panorama delle case popolari lombarde. In molte realtà, la manutenzione del patrimonio abitativo pubblico è un tema ricorrente: edifici datati, risorse limitate, tempi lunghi tra segnalazione e intervento. Ma ogni situazione ha un volto, e in questo caso sono otto persone che aspettano da due anni di poter dormire senza il rumore delle gocce.
La vicenda pone una domanda che va oltre la singola famiglia: quanto deve attendere un inquilino prima che una segnalazione ripetuta si traduca in un lavoro concreto? Cinque lettere e un numero imprecisato di telefonate sembrano già un percorso più che sufficiente per ottenere una risposta.
Chi vive una condizione analoga può adottare alcune strategie per tutelarsi e rendere più efficaci le proprie richieste:
Resta aperta la questione di fondo: quando arriveranno i lavori risolutivi? Per ora, la famiglia può contare solo sulla propria pazienza e su una speranza che, dopo due anni, comincia a incrinarsi come gli intonaci delle pareti.
Il caso resta aperto e lo spazio per una risposta di Aler è a disposizione: l’ente potrà chiarire le proprie valutazioni, i tempi previsti per gli interventi e le ragioni dei ritardi. Perché una casa, soprattutto una casa popolare assegnata a una famiglia di otto persone, deve essere prima di tutto un luogo sicuro, asciutto e dignitoso.
Giuseppe Bergodi è un esperto consulente immobiliare con oltre 35 anni di esperienza nel settore. Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano, ha dedicato la sua carriera alla valutazione e gestione di proprietà residenziali e commerciali. Grazie alla sua profonda conoscenza del mercato immobiliare milanese, offre analisi dettagliate e strategie efficaci per ottimizzare gli investi...