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Infortuni in calo ma malattie professionali in aumento: il confronto e i dati Inail 2026 che raccontano il lavoro di oggi

di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Nel 2025 calano gli infortuni, ma aumentano le malattie professionali: dati, vittime, settori e territori più esposti mostrano le nuove sfide per sicurezza e prevenzione.

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L’Inail ha registrato 597.710 denunce di infortunio, l’1,4% in più rispetto alle 589.571 del 2024. Nello stesso anno, però, le denunce di malattia professionale sono salite a 98.463, con un aumento dell’11,3% sulle 88.499 dell’anno precedente. I dati provvisori pubblicati dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro restituiscono quindi un quadro articolato: gli eventi immediati non diminuiscono nel loro insieme, ma cambiano composizione, mentre le patologie associate all’attività lavorativa aumentano a un ritmo molto più sostenuto.

Secondo il rapporto Inail 2026, gli infortuni avvenuti durante il lavoro non coincidono con quelli verificatisi nel tragitto casa-lavoro; allo stesso modo, una denuncia non equivale ancora alla valutazione conclusiva dell’Istituto. La denuncia comunica all’Inail un evento o una patologia. Non significa, da sola, che il caso sia stato riconosciuto o indennizzato. Per arrivare al bilancio definitivo occorre attendere la chiusura degli accertamenti amministrativi e sanitari.

Infortuni sul lavoro, il totale

Le denunce riferite ai lavoratori sono passate da 511.688 nel 2024 a 516.839: l’incremento è dell’1,0%. Quelle degli studenti sono salite da 77.883 a 80.871, con una variazione del 3,8%. Il totale mette dunque insieme due gruppi distinti. L’Inail li analizza separatamente anche perché la tutela assicurativa estesa agli studenti rende meno immediata la lettura del dato complessivo.

Guardando ai soli lavoratori, gli infortuni in occasione di lavoro sono aumentati da 414.853 a 416.900, lo 0,5% in più. Gli eventi in itinere, cioè quelli avvenuti nel percorso di andata o ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro, sono invece passati da 96.835 a 99.939. La crescita è del 3,2%.

Di conseguenza, la quota degli infortuni in itinere sul totale delle denunce dei lavoratori è salita dal 18,9% del 2024 al 19,3%. Il dato racconta una componente precisa del rischio, legata agli spostamenti, e non può essere confuso con gli incidenti che si verificano nello svolgimento della mansione.

Un’indicazione più recente arriva dal dato mensile di gennaio 2026, che però non è sovrapponibile al consuntivo provvisorio. In quel mese le denunce in occasione di lavoro sono diminuite dell’1,6% rispetto a gennaio 2025; quelle in itinere, al contrario, sono cresciute del 7,6%. Un solo mese non basta per anticipare l’andamento dell’intero anno.

Morti sul lavoro: la distribuzione tra attività e tragitti

Le denunce di infortunio con esito mortale pervenute entro il 31 dicembre 2025 sono state 1.093, appena tre in più rispetto alle 1.090 del 2024. Tra i lavoratori i casi sono stati 1.085; gli studenti ne hanno registrati otto. Il totale, preso da solo, nasconde però movimenti differenti.

I decessi in occasione di lavoro sono scesi da 797 a 792, con una riduzione dello 0,6%. Nel tragitto casa-lavoro-casa sono invece aumentati: da 280 nel 2024 a 293 nel 2025, pari al 4,6% in più.

La differenza tra uomini e donne è netta. Per gli uomini, il 75,6% dei decessi avviene durante l’attività lavorativa. Per le donne, il 54,3% si verifica nel percorso tra casa e lavoro.

Sono stati rilevati anche 14 incidenti plurimi, con 33 morti complessivi. L’anno prima gli eventi erano stati 12 e i decessi 39. Gli scontri tra veicoli hanno pesato maggiormente nel dato più recente: 23 decessi nel 2025, contro 12 nel 2024. Sono numeri da interpretare con cautela, perché un numero ridotto di eventi può spostare in modo rilevante le variazioni tra un anno e l’altro.

Settori, territori e categorie più esposte

La dinamica degli infortuni non è uguale in tutte le gestioni assicurative. Gli eventi in occasione di lavoro sono aumentati dello 0,7% sia nell’Industria e servizi sia nel Conto Stato dipendenti. In Agricoltura, invece, si è registrata una diminuzione del 2,1%.

All’interno dei comparti industriali, le Costruzioni hanno segnato un aumento del 3,0%, mentre il Manifatturiero è arretrato dello 0,5%. Nel terziario le denunce sono cresciute del 2,1% nel Commercio e dell’1,6% nella Sanità. Sono calate dell’1,2% nei Trasporti e magazzinaggio e dell’1,4% nei Servizi alle imprese.

Le differenze tra comparti rendono poco utile cercare una sola spiegazione. Il rischio può riguardare le macchine o i cantieri, la movimentazione dei carichi, l’assistenza alle persone oppure gli spostamenti. Anche la prevenzione deve quindi essere costruita sulle attività concrete svolte nei luoghi di lavoro.

Sul piano territoriale, Centro e Isole hanno registrato aumenti vicini al 3%. Il Nord-Ovest è diminuito dell’1,4%, mentre Nord-Est e Sud sono rimasti sostanzialmente stabili. Nel Lazio le denunce sono passate da quasi 27mila nel 2024 a circa 30mila nel 2025, con un incremento dell’11,7%. Seguono la Provincia autonoma di Bolzano, in aumento del 6,6%, e la Sicilia, con il 4,2% in più.

La componente femminile degli infortuni in occasione di lavoro è cresciuta del 2,0%; quella maschile è diminuita dello 0,2%. Le lavoratrici costituiscono il 32,2% del totale. Considerando il Paese di nascita, le denunce dei lavoratori nati in Italia sono scese dello 0,5%, mentre quelle dei nati all’estero sono aumentate del 3,7%. La loro quota è arrivata al 24,3% del totale, dal 23,5% del 2024.

Il rischio in itinere presenta un’incidenza proporzionalmente più alta tra le donne. Nel 2025 le denunce femminili sono state circa 48mila e il 26,4% degli infortuni delle lavoratrici era collegato agli spostamenti. Per gli uomini la quota è stata del 15%.

Dopo la contrazione del 2020, legata alla pandemia, la ripresa della mobilità ordinaria ha riportato gli spostamenti tra gli elementi da considerare nei programmi aziendali di prevenzione. Il tragitto, in altre parole, resta parte del profilo di rischio di molte lavoratrici e di molti lavoratori.

Nel 2025 le denunce degli studenti sono state quasi 81mila, il 3,8% in più rispetto al 2024. L’aumento è stato più marcato nelle scuole paritarie, dove ha raggiunto il 13,9%, rispetto alle statali, ferme a un incremento del 3,3%. La quota femminile è del 42%. Gli incrementi regionali più elevati hanno riguardato la Valle d’Aosta, con il 18,8%, la Liguria, con il 13,0%, e il Veneto, con l’8,7%.

Questi dati non vanno sommati senza cautela a quelli dei lavoratori quando l’analisi riguarda mansioni, esposizioni e prevenzione occupazionale. La componente studentesca è infatti presentata dall’Inail in una sezione distinta. Anche i percorsi di formazione scuola-lavoro sono sottoposti a una lettura specifica. Resta poi la distinzione di base: il numero delle denunce misura la frequenza delle segnalazioni, non il loro automatico riconoscimento assicurativo.

Malattie professionali, una crescita più rapida

Le denunce di patologie lavoro-correlate sono aumentate di 9.964 unità nel giro di un anno: da 88.499 nel 2024 a 98.463 nel 2025. La variazione, pari all’11,3%, supera ampiamente quella degli infortuni complessivi. Il flusso è rimasto sostenuto anche all’inizio del 2026. A gennaio sono state presentate 7.535 denunce, il 14,4% in più rispetto alle 6.587 dello stesso mese del 2025. Anche in questo caso il dato mensile segnala una tendenza, ma non sostituisce il bilancio dell’intero anno.

Le denunce del 2025 riferite ai lavoratori rappresentano il 74,4% del totale e sono aumentate del 12,0%. Nelle gestioni Industria e servizi la quota indicata dall’Inail è del 75,8%; in Agricoltura arriva al 68,7%.

Nel Conto Stato la maggioranza dei casi è femminile: le donne rappresentano il 68,0% e le relative denunce sono aumentate del 5,8% rispetto al 2024. Le denunce maschili, nello stesso ambito, sono diminuite dell’11,8%.

Il gruppo più numeroso comprende le malattie dell’apparato osteomuscolare e del tessuto connettivo. Nel 2025 ha totalizzato 64.015 denunce, pari al 75,4% dei casi determinati, con un aumento del 10,9% sulle 57.744 del 2024.

Seguono le patologie del sistema nervoso, con 10.311 casi e una crescita dell’11,1%, e quelle dell’orecchio e dell’apofisi mastoide, con 5.273 denunce, il 5,7% in più.

Le classificazioni successive comprendono tumori, malattie respiratorie e altre patologie, ciascuna con numeri e variazioni differenti. La prevalenza dei disturbi osteomuscolari richiama l’attenzione sui carichi fisici, sulle posture, sui movimenti ripetuti e sull’organizzazione delle attività. Le malattie dell’orecchio riportano invece il tema dell’esposizione al rumore. Le fonti disponibili non associano ogni singola denuncia a un unico fattore causale. Le percentuali, quindi, non possono essere trasformate automaticamente in una diagnosi dei luoghi di lavoro.

Denuncia, riconoscimento e indennizzo restano fasi diverse

Il numero delle denunce indica quante segnalazioni sono state presentate all’Inail. Per gli infortuni comprende anche le comunicazioni obbligatorie effettuate per finalità statistiche e informative quando l’assenza dal lavoro supera un giorno, escluso quello dell’evento.

Nel caso delle malattie professionali, la denuncia avvia una valutazione che può richiedere documentazione sanitaria, esame dell’attività svolta e verifica del rapporto tra la patologia e l’esposizione lavorativa. L’istruttoria, dunque, viene dopo la segnalazione.

Una pratica può concludersi in modo diverso dalla semplice presentazione della denuncia. Il riconoscimento dipende dagli accertamenti dell’Istituto; l’indennizzo riguarda invece le prestazioni spettanti quando risultano presenti i requisiti assicurativi e sanitari.

La raccolta dei dati provvisori sul 2025 non fornisce un conteggio definitivo separato dei casi riconosciuti e di quelli indennizzati. L’aumento delle denunce non può perciò essere letto come un aumento identico delle patologie accertate.




Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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