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Satellite e internet veloce ovunque: il Governo prepara un piano nazionale dopo i test in Lombardia

di Marcello Tansini pubblicato il

Dalla sperimentazione in Lombardia al possibile piano nazionale: il backhaul satellitare promette connessioni rapide dove manca la fibra, con nuove opportunità per famiglie, imprese e territori.

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Il test lombardo ha collegato 16 comuni distribuiti in 9 province attraverso un’architettura composta da satellite, rete fissa e accessi wireless. La sperimentazione rientra nella Strategia nazionale per la Banda Ultra Larga e si è chiusa con risultati preliminari positivi. Adesso il Governo valuta se trasformare quel modello in una soluzione replicabile nelle zone italiane dove la fibra non arriva, non offre capacità sufficiente oppure avrebbe costi di realizzazione troppo elevati.

Non esiste ancora, però, un piano nazionale operativo già finanziato e accompagnato da un calendario. Il passaggio atteso è il confronto con gli operatori di telecomunicazioni. A loro spetterà contribuire alla definizione delle condizioni tecniche ed economiche, dei requisiti di qualità e delle misure di sicurezza. L’idea indicata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla trasformazione digitale Alessio Butti è affiancare il satellite alla fibra e alle reti wireless, lasciando alle infrastrutture terrestri il compito di servire le aree in cui la loro costruzione resta sostenibile.

La sperimentazione satellitare lombarda

Il progetto è nato dall’intesa tra il Dipartimento per la trasformazione digitale, Regione Lombardia e ARIA, l’azienda regionale attiva nei settori dell’innovazione e degli acquisti. Per finanziarlo sono stati messi a disposizione 5 milioni di euro statali, ai quali si è aggiunto un contributo regionale di 1,5 milioni di euro. La gestione operativa è stata affidata al raggruppamento composto da Fastweb e Telespazio, società del gruppo Leonardo, con il supporto scientifico dell’Università di Pavia.

Il progetto non prevedeva l’installazione di una parabola in ogni abitazione, come accade in alcune offerte satellitari rivolte direttamente ai singoli clienti. In Lombardia è stato testato un modello diverso: il satellite viene utilizzato come collegamento di trasporto tra una rete locale e la dorsale Internet nazionale. La stessa capacità può così essere messa a disposizione di un borgo o di una comunità, mentre agli operatori rimangono la gestione del servizio e il rapporto con famiglie, imprese e amministrazioni.

I comuni e le configurazioni territoriali interessati dalla prova si trovano in varie zone della regione. Sono Bergamo, Brescia e Ponte di Legno, Eupilio, Corte de’ Frati, Marudo, Pieve Fissiraga, Casalmaiocco, Moglia, Brugherio, Montalto Pavese, Broni, Sondrio, Torre Santa Maria, Valdidentro e Val Masino. Il totale è dunque di 16 comuni in 9 province. Le condizioni non erano omogenee: il campione comprendeva pianura, aree collinari, centri montani e territori nei quali gli scavi tradizionali risultano più complessi.

Come funziona il backhaul via satellite

La tecnologia messa alla prova non cancella la rete locale. Case, aziende ed edifici pubblici possono continuare a ricevere il collegamento tramite fibra, rame o accessi wireless. Il traffico viene raccolto in alcuni punti del territorio e viaggia sulla rete fissa fino al segmento satellitare; da lì raggiunge il nodo di aggregazione di Milano Caldera, prima di proseguire verso Internet.

La definizione tecnica è backhaul satellitare. In questo schema il satellite fa da dorsale tra il territorio e la rete nazionale. La distinzione cambia la lettura del progetto: non è necessario fornire a ogni casa un collegamento satellitare autonomo. Si può invece predisporre una capacità condivisa, destinata a più utenze presenti nella stessa area.

L’architettura è stata descritta come ibrida multi-orbita e reingegnerizzata per lavorare insieme alle reti terrestri già disponibili. Per il collegamento satellitare la sperimentazione si è avvalsa di Starlink; Telespazio ha operato all’interno del raggruppamento incaricato del progetto. La struttura è stata progettata in modo da poter accogliere, in prospettiva, anche altre costellazioni e altri fornitori. L’impostazione, quindi, non è vincolata a un solo servizio.

I numeri del test: velocità e utenti simulati

Le prove sono andate avanti per 60 giorni. Hanno coinvolto 10 punti di raccolta e 39 configurazioni di «borgo virtuale», cioè ambienti nei quali dispositivi dedicati riproducevano il traffico di una comunità connessa. Sono state simulate attività comuni: navigazione sul web, streaming, videoconferenze, servizi cloud e telefonia via Internet.

Nei diversi scenari il carico è arrivato a 125 utenti contemporanei. Una comunicazione progettuale ha parlato anche di configurazioni fino a 100 utenti, in funzione dell’impostazione scelta per la singola prova. La differenza dipende dunque dallo scenario utilizzato, non da una contraddizione sul numero massimo complessivo.

Le verifiche si sono svolte con condizioni meteorologiche differenti. L’obiettivo era capire come si comportasse il servizio anche quando non si trovava in una situazione ideale. Nelle configurazioni testate, il download ha raggiunto velocità comprese tra 216,4 e 515,8 Mbps; l’upload si è collocato tra 33,7 e 91,9 Mbps. Sono dati riferiti agli scenari sperimentali. Non rappresentano una velocità garantita per ogni futuro utente né per tutti i comuni che potrebbero essere coinvolti in seguito.

Le valutazioni sulla qualità dei servizi hanno ricevuto punteggi tra 4 e 5 su 5, quindi da adeguati a ottimali. A Brescia, Moglia, Eupilio, Montalto Pavese e Sondrio, alcune attività, tra cui streaming e navigazione web, hanno raggiunto il punteggio massimo. In altre configurazioni sono state giudicate positivamente anche il videogioco online, il lavoro da remoto e il VoIP.

La prova ha fatto emergere anche un limite da affrontare prima di un’estensione più ampia: la capacità condivisa in upload. Quando il traffico aumentava e più comunità virtuali utilizzavano nello stesso momento il medesimo collegamento, la quantità di banda disponibile diventava determinante. Il risultato non cancella gli esiti positivi del test, ma indica con chiarezza che la progettazione dovrà considerare il numero di utenze, i profili di traffico e i servizi richiesti.

In simili condizioni il satellite può completare la rete. Un collegamento radio o satellitare consente di evitare, almeno per la dorsale che unisce il territorio alla rete nazionale, la costruzione di nuovi tratti terrestri. Le stime citate nel progetto indicano che, nei casi più isolati, la posa della fibra può arrivare a costare decine di migliaia di euro per singolo civico. Un’attivazione via parabola può invece collocarsi nell’ordine di poche centinaia di euro.

Dalla Lombardia a un possibile piano nazionale

Alessio Butti ha indicato i risultati lombardi come base per arrivare a un modello tecnico ed economico replicabile nel resto del Paese. Prima, però, il Governo dovrà confrontarsi con gli operatori. Il confronto servirà a fissare requisiti chiari per qualità e sicurezza e a stabilire in che modo inserire la capacità satellitare nelle reti terrestri esistenti.

Tra le aree indicate come potenzialmente interessate figurano la dorsale appenninica, con Abruzzo, Umbria, Marche e Molise, le zone interne di Sardegna e Sicilia e alcune aree montane di Piemonte, Valle d’Aosta, Veneto e Toscana. Anche la Liguria ha espresso interesse. Si tratta di macro-aree considerate prioritarie, non di un elenco definitivo di comuni già finanziati. Manca anche un calendario vincolante per l’attivazione.

Le future selezioni dovrebbero partire dall’aggiornamento delle banche dati nazionali sulla copertura. I riferimenti sono le aree bianche o «bianchissime» individuate dalle rilevazioni di Infratel Italia, la società pubblica che sostiene la realizzazione delle infrastrutture di telecomunicazione, e dalla Broadband Map dell’AGCOM, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni.

La priorità dovrebbe andare ai civici per i quali la fibra o lo scavo stradale risultano sproporzionati rispetto ai costi e ai tempi attesi. È questo il criterio che permetterebbe di usare il satellite dove porta un vantaggio reale, evitando di sostituire una rete terrestre che invece può essere costruita in modo sostenibile.

Cosa cambia per territori, famiglie e imprese

Per un comune isolato, il vantaggio del backhaul satellitare non si misura soltanto in megabit: un unico collegamento può servire scuole, uffici pubblici, attività economiche e abitazioni, evitando di attendere per anni la posa di una nuova infrastruttura.

Le famiglie possono ottenere collegamenti più adatti allo streaming, alle videochiamate, alla didattica e ai servizi della pubblica amministrazione. Per le imprese, una rete più affidabile può sostenere il lavoro da remoto, i pagamenti, la videosorveglianza e la gestione digitale.

Il risultato dipende però dalla capacità riservata al territorio e dalla qualità della rete locale. Il satellite non risolve da solo ogni limite locale: se il collegamento interno al borgo è insufficiente, anche una dorsale ben dimensionata non garantisce lo stesso servizio a tutte le utenze.

Prima di un’estensione nazionale serviranno quindi bandi, risorse, requisiti tecnici e accordi con gli operatori. La priorità dovrebbe andare ai territori in cui la fibra o altre reti terrestri richiederebbero costi e tempi sproporzionati, mantenendo prezzi sostenibili per famiglie e imprese.




Marcello Tansini

Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...