La riforma IRPEF 2026 ridisegna scaglioni, aliquote e criteri fiscali, con effetti concreti su buste paga, pensioni e categorie di contribuenti. Un approfondimento su novitŕ, dettagli tecnici e impatti previsti.
Una nuova stagione di cambiamenti caratterizza il sistema fiscale italiano nel 2026, con una revisione dell'imposta sul reddito delle persone fisiche che rappresenta un impegnativo intervento legislativo e amministrativo.
Al cuore della riforma vi è una rivalutazione della struttura delle fasce di reddito e delle aliquote applicate, che punta a offrire concrete opportunità di risparmio a una vasta platea di contribuenti. L’intervento normativo si inserisce in una tradizione di riforme progressive che, negli ultimi anni, hanno già dato luogo ad accorpamenti di scaglioni e a un alleggerimento fiscale selettivo. Ora, con la ridefinizione della tassazione per il ceto medio, le novità introducono ulteriori elementi di semplificazione e trasparenza, proponendo un impianto più vicino ai modelli adottati da altri paesi europei.
Tra le priorità del legislatore figurano la necessità di scongiurare effetti distorsivi come salti di aliquota penalizzanti, e di offrire punti di riferimento chiari per cittadini e imprese.
Il quadro per il 2026 vede l’applicazione di tre principali scaglioni di tassazione sui redditi delle persone fisiche:
Dal punto di vista operativo l’irpef viene calcolata in modo progressivo su ciascuna parte del reddito che rientra nei diversi scaglioni, senza mai applicare una singola aliquota sul reddito complessivo. Questa architettura garantisce equità e trasparenza, offrendo vantaggi economici crescenti all’aumentare della quota di reddito che cade nel secondo scaglione.
Per visualizzare in modo sintetico i cambiamenti, si può ricorrere ad una tabella:
| Scaglione Reddito | Aliquota 2025 | Aliquota 2026 |
| Fino a 28.000 euro | 23% | 23% |
| Da 28.001 a 60.000 euro | 35% | 33% |
| Oltre 60.000 euro | 43% | 43% |
Questa ristrutturazione degli scaglioni non solo semplifica il sistema, ma anche consente una progressiva riduzione dell’imposta per chi ricade nel secondo contenitore, in risposta alle richieste delle rappresentanze sindacali e delle associazioni di categoria. L’ampliamento della fascia intermedia assicura che una quota più rilevante del reddito sia assoggettata all’aliquota più bassa, generando benefici fiscali progressivi e contenendo il cosiddetto “effetto scalino”.
Il cuore tecnico della riforma risiede nell’articolo 11 comma 1, lettera b) del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (DPR 917/1986). Secondo la ridefinizione, le parole “35 per cento” sono sostituite da “33 per cento” per i redditi nella fascia intermedia. Tale misura rappresenta una risposta alle richieste di sostegno al ceto medio, particolarmente colpito dalle recenti dinamiche inflazionistiche.
Sotto il profilo operativo, la riduzione sarà applicata in modo automatico ai redditi generati dal 1° gennaio, tramite aggiornamento dei software gestionali per i cedolini paga e dei sistemi di calcolo per professionisti e imprese. La modifica legislativa non richiede istanze o domande specifiche da parte dei contribuenti, poiché l’imposta sarà prelevata secondo il nuovo schema già nei primi mesi dell’anno fiscale.
Per i lavoratori autonomi e i professionisti il beneficio sarà visibile soprattutto in sede di dichiarazione dei redditi dell’anno successivo, mentre per dipendenti e pensionati l’effetto sarà immediato sul netto percepito. Va sottolineato che per i redditi oltre i 200.000 euro annui sono previste riduzioni specifiche alle detrazioni fiscali, secondo quanto disposto dall’articolo 16-ter del Testo Unico, con abbattimenti delle detrazioni spettanti (ad eccezione delle spese sanitarie e alcune erogazioni dedicate).
La nuova misura legislativa segue un iter trasparente e vale come parte integrante della legge di bilancio, sottoposta a pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e monitoraggio costante da parte del Ministero dell’Economia.
Secondo le stime governative, la platea dei beneficiari supera gli 11 milioni, coinvolgendo principalmente:
| Reddito annuo | Risparmio annuo stimato |
| 30.000 € | ca. 300 € |
| 40.000 € | ca. 500 € |
| 50.000 € | ca. 700 € |
| 60.000 € | ca. 900 € |
I vantaggi aumentano con il crescere del reddito, poiché la quota sottoposta all’aliquota ridotta cresce progressivamente. Tuttavia, per chi percepisce meno di 28.000 euro, il beneficio resta marginale o assente, e per i redditi ben oltre la soglia intermedia il vantaggio assume un peso percentuale minore, pur essendo rilevante in valore assoluto.
Differenze per categorie:
L’effetto della riforma si manifesta attraverso un aumento del netto mensile nella busta paga dei dipendenti già dal primo stipendio utile dopo l’applicazione delle nuove aliquote. I datori di lavoro aggiorneranno i parametri in automatico tramite i programmi di elaborazione paghe, e lo stesso avverrà per i cedolini pensionistici a opera dell’INPS.
Considerando le simulazioni più diffuse, un impiegato con reddito lordo annuo di 40.000 euro potrà riscontrare un risparmio di circa 500 euro, che si traduce in una maggiorazione netta mensile di poco più di 40 euro, spalmati lungo tutto l’anno solare.
Per livelli di retribuzione più elevati — 50.000 o 60.000 euro — il beneficio annuo può avvicinarsi rispettivamente ai 700 e ai 900 euro.
L’effetto redistributivo della misura tende a rafforzarsi nella fascia tra 35.000 e 60.000 euro. In questa zona si collocano tipicamente:
Resta invariato il principio di progressività che regola il sistema IRPEF, garantendo una maggiore aderenza alle capacità contributive dei singoli.
L’aggiornamento delle aliquote e degli scaglioni non richiede adempimenti specifici ai lavoratori dipendenti e ai pensionati. I sostituti d’imposta aggiorneranno il calcolo delle trattenute già a partire dalla prima retribuzione utile dell'anno, e in caso di errori il conguaglio fiscale di fine periodo correggerà eventuali incongruenze.
Per lavoratori autonomi e liberi professionisti, il vantaggio della misura sarà pienamente visibile a partire dal saldo della dichiarazione dei redditi del 2027 (relativa ai redditi 2026); potranno tuttavia valutare una riduzione degli acconti 2026 se il reddito previsto restasse allineato al 2025, previo attento confronto con un consulente per evitare sanzioni da sottostima.
Chi prevede significativi mutamenti nella propria posizione reddituale (es. cambio di lavoro, pensionamento, avvio nuova attività) dovrebbe simulare in anticipo l’effetto della riforma per pianificare eventuali scelte di opportunità fiscale. Monitorare costantemente le circolari applicative e le istruzioni ministeriali resta la prassi consigliata per evitare errori o omissioni.se.