Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

La corruzione in Italia continua a peggiorare in base all’ultimo report della ong Transparency International

WhatsApp X Telegram
di Marianna Quatraro pubblicato il

Il nuovo report di Transparency International svela un quadro preoccupante della corruzione in Italia: peggiorano i dati e la posizione nel confronto internazionale, tra cause strutturali e indebolimento delle azioni anticorruzione

Secondo le ultime rilevazioni realizzate dalla nota organizzazione internazionale votata alla trasparenza amministrativa, il fenomeno corruttivo in Italia continua a destare ampia preoccupazione. Il nuovo rapporto annuale sull’Indice di Percezione della Corruzione (CPI), pubblicato da Transparency International, evidenzia infatti come la tendenza negativa registrata nel 2024 non abbia subito inversioni.

L’analisi condotta approfondisce la situazione italiana nel contesto del settore pubblico, dove il livello di integrità percepito mostra segnali di arretramento. Nel punteggio, infatti, il Paese passa da 54 a 53 punti, una flessione che conferma la perdita già rilevata l’anno precedente, dopo più di un decennio di graduale miglioramento. Questo dato testimonia una persistente difficoltà a rafforzare i presidi contro gli abusi e a garantire la trasparenza gestionale.

L’impegno volto alla prevenzione e alla lotta ai fenomeni illeciti, avviato con determinazione a partire dal 2012, sembra oggi indebolito. Diverse norme strategiche sono state riviste o non hanno trovato piena applicazione, come rileva la stessa associazione, e questo ha rallentato il processo virtuoso che aveva caratterizzato il precedente ciclo di crescita della fiducia nelle istituzioni. Al centro rimane la convinzione della necessità di presidiare l’integrità della pubblica amministrazione come leva per lo sviluppo e la competitività nazionale.

Il quadro generale, delineato dal report 2025, pone in evidenza rischi di involuzione democratica legati anche alla progressiva restrizione degli spazi civici. Dal 2012, la contrazione delle libertà di espressione e partecipazione ha interessato molti dei Paesi colpiti dal declino nei punteggi CPI, lasciando l’Italia in una situazione di stallo. Le principali associazioni e le autorità preposte invitano ad agire con determinazione, riaffermando valori come integrità, trasparenza e responsabilità sociale, per costruire un contesto in cui la corruzione sia contrastata in modo reale e sistemico.

L’Indice di Percezione della Corruzione: dati, classifica e confronto con altri Paesi

L’Indice di Percezione della Corruzione 2025, realizzato sulla base dei dati raccolti da tredici fonti indipendenti, offre una panoramica dettagliata dello stato della trasparenza nel settore pubblico a livello internazionale. Con una scala da 0 a 100, dove 0 rappresenta il massimo livello di corruzione percepita e 100 il minimo, il punteggio dell’Italia nell’ultima rilevazione si attesta a 53 punti, rispetto ai 54 ottenuti nella precedente edizione. Questa diminuzione sancisce la conferma al 52° posto nella graduatoria mondiale che considera 182 Paesi e territori.

Analizzando la classifica in ambito europeo, emerge che l’Italia si posiziona 19ª su 27 Stati membri dell’Unione Europea, in un contesto in cui il punteggio medio UE è di 62 punti. All’interno dei Paesi OCSE, l’Italia figura invece al 31° posto su 38. Questi dati confermano una persistente distanza dalle migliori performance occidentali, dove i vertici sono occupati da Paesi nordici come Danimarca, Norvegia, Finlandia e Svezia, tutti stabilmente sopra gli 80 punti. La Danimarca mantiene la prima posizione con 89 punti, mentre nella zona inferiore della classifica globale si collocano realtà segnate da elevata instabilità e conflitti cronici, come il Sud Sudan.

Classifica Punteggio
Italia 53 (52° su 182)
Media UE 62
Danimarca 89 (1° posto)
Sud Sudan Ultima posizione

Particolarmente significativo è il rallentamento delle politiche di prevenzione della corruzione nella Penisola, osservato anche in confronto a Stati che tradizionalmente dimostrano resistenza più marcata alle derive corruttive. Il fenomeno del peggioramento non si limita tuttavia al solo territorio italiano.

Il report rileva una tendenza analoga anche in altre democrazie considerate solide: Stati Uniti, Canada, Nuova Zelanda, così come Regno Unito, Francia e Svezia subiscono per la prima volta un calo nei punteggi che indicano la percezione della correttezza amministrativa e della trasparenza. Ad esempio, nel 2025, gli Stati Uniti registrano 64 punti, il Canada 75, la Nuova Zelanda 81, il Regno Unito 70, la Francia 66 e la Svezia 80.

Negli ultimi dieci anni, tredici Stati dell’Unione Europea hanno visto peggiorare in misura significativa la propria posizione nell’indice, dimostrando così che le criticità non sono esclusive delle economie meno solide ma rappresentano una difficoltà trasversale nei Paesi occidentali.

Strettamente connesso all’andamento dei punteggi, si osserva un restringimento degli spazi di libertà civica: dal 2012 a oggi, più di trenta Paesi che hanno perso punti nei rispettivi CPI hanno registrato anche una contrazione delle libertà di espressione, associazione e partecipazione pubblica. Questo dato pone l’accento su quanto la trasparenza amministrativa sia inseparabile dalla salute delle istituzioni democratiche e dalla garanzia dei diritti fondamentali dei cittadini.

Cause del peggioramento: indebolimento delle misure anticorruzione e criticità strutturali

L’analisi delle ragioni dell’arretramento rilevato per l’Italia mette in luce fattori strutturali e normative che hanno inciso negativamente sul punteggio registrato nell’Indice di Percezione della Corruzione. In primo piano emerge l’indebolimento degli strumenti di prevenzione della corruzione: il sistema nazionale risente delle recenti riforme legislative che hanno ridotto l’ambito di applicazione di alcuni reati contro la pubblica amministrazione, tra cui la depenalizzazione dell’abuso d’ufficio. Tale scelta normativa, oggetto di acceso dibattito, ha visto la contrarietà rispetto al piano europeo, nel contesto dell’approvazione della direttiva comunitaria in materia.

Le principali carenze sono evidenziate così dagli esperti e dalle associazioni di settore:

  • Depenalizzazione di reati chiave come l’abuso d’ufficio, che ha ridotto il rischio di conseguenze per atti illeciti della pubblica amministrazione;
  • Mancanza di una legge organica sul lobbying, la cui assenza alimenta le opacità nei rapporti tra portatori di interessi e decisori pubblici;
  • Assenza di una regolamentazione efficace del conflitto di interessi;
  • Sospensione del Registro dei titolari effettivi, elemento centrale per la tracciabilità, la prevenzione del riciclaggio e la trasparenza degli assetti proprietari;
  • Restrizioni agli spazi civici, con una riduzione delle libertà di espressione e partecipazione, fondamentale per una reale vigilanza civica.
Secondo la visione condivisa da Transparency International Italia, il rischio è che l’insieme di queste criticità finisca per favorire modelli opachi di gestione pubblica e alimentare la sfiducia nei confronti delle istituzioni. “C’è stato un altro passo indietro e un lento declino” ha osservato il presidente dell’organizzazione nel corso della presentazione del rapporto, sottolineando la necessità di una risposta decisa e sistemica.

Oltre alle conseguenze legislative, il report menziona anche il collegamento tra fenomeni corruttivi e criminalità organizzata. Secondo alcune testimonianze autorevoli, la corruzione, oltre a essere strumento di consolidamento dei circuiti illeciti, viene percepita dai cittadini come aggravante delle disuguaglianze sociali e come ostacolo allo sviluppo economico e alla credibilità internazionale del Paese. Vengono evidenziate le ampie connessioni tra imprenditoria, malaffare e transazioni finanziarie non trasparenti che sfuggono ai controlli e che rafforzano il potere della criminalità organizzata.

A rafforzare la necessità di un cambio di passo è la consapevolezza, condivisa da tutte le autorità intervenute alla presentazione del rapporto, che la piena applicazione delle regole anticorruzione non rappresenta soltanto una questione normativa, ma anche la garanzia di una sana competitività nazionale, utile ad attrarre investimenti e a migliorare la qualità della vita democratica per ogni cittadino.




Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...