La nuova Volkswagen T-Roc ibrida: dal design rinnovato agli interni tecnologici, dalla gamma motori Mild e Full Hybrid alle prestazioni su strada, sicurezza ADAS e prezzi.
Quando sono salito per la prima volta a bordo della nuova T-Roc, l'impressione di ritrovarsi davanti a un modello rinnovato è stata immediata. L'aspetto ibrido non si traduce solo in un cambiamento tecnico, ma in una ridefinizione globale dell'auto, che abbandona definitivamente il motore diesel e abbraccia una filosofia improntata all'efficienza, al rispetto ambientale e all'innovazione tecnologica.
Il processo di elettrificazione intrapreso da Volkswagen con questa generazione posiziona il crossover fra i riferimenti del segmento, segnando un netto spartiacque rispetto al passato. Da osservatore e appassionato, ho potuto valutare la direzione presa confrontandomi con il comfort, la dinamicità e le molte novità che il nuovo assetto ibrido porta con sé. Non si tratta di semplici aggiunte, ma di un'evoluzione strutturale e concettuale che lascia poco spazio alla nostalgia: qui il futuro della mobilità si vive già oggi, su strada.
Guardando la nuova generazione della T-Roc, si coglie subito una maggiore presenza su strada. L'aumento della lunghezza, che ora raggiunge i 4,37 metri (circa 12 centimetri in più rispetto alla generazione precedente), trasforma il SUV compatto in una vettura quasi segmento C, senza però rinunciare a una maneggevolezza che nel traffico urbano rimane sorprendentemente comoda. Cresce anche il passo (ora 2,63 metri), che determina un beneficio diretto per lo spazio interno e il bagagliaio (capienza minima di 475 litri, ben valorizzati da un'apertura regolare e possibilità di doppiofondo). L'estetica generale rispecchia il family feeling dei modelli Volkswagen: fari Matrix LED con firma luminosa orizzontale sia all'anteriore che al posteriore, dettagli come il logo illuminato e un'importante barra luminosa coast to coast che unisce i gruppi ottici.
Il profilo della carrozzeria diventa più filante e muscoloso, con passaruota ben marcati ed elementi come la modanatura argentata sulle versioni più esclusive. Da notare l'attenzione all'aerodinamica: il coefficiente Cx scende a 0,29, con effetti apprezzabili sulla silenziosità a velocità elevate e sull'efficienza. Da questa prospettiva si legge anche la coerenza con una gamma sempre più attenta alla sostenibilità. Il posteriore adotta gruppi ottici 3D e una linea slanciata che modernizza la silhouette, mantenendo però dettagli stilistici quali la caratteristica mazza da hockey e l'alternanza delle finiture a seconda dell'allestimento (griglia nera per le versioni sportive, satinata per le più eleganti).
Dall'interno si coglie il notevole salto di qualità rispetto alla serie precedente: il cockpit digitale e il display centrale da 12,9 pollici ben rappresentano la svolta tecnologica del modello. Sono rimasto particolarmente colpito dal ritorno ai tasti fisici per i principali comandi al volante e agli alzacristalli, una scelta che aumenta ergonomicità e sicurezza durante la guida. L'attenzione per le finiture si apprezza subito: materiali morbidi, inserti in microfibra nelle zone più esposte e plastiche rigide riservate alle aree meno visibili, ma sempre ottimamente assemblate. Il tunnel centrale, liberato dalla leva del cambio (ora sul piantone dello sterzo), ospita un rotore multifunzione per volume e modalità di guida, una doppia piastra di ricarica a induzione ventilata per lo smartphone e prese USB-C retroilluminate:
Per la prima volta la T-Roc è esclusivamente ibrida, e questa scelta rappresenta una vera rivoluzione per una vettura che nel passato aveva fatto del diesel un cavallo di battaglia. In questa fase ho messo alla prova entrambe le varianti: Mild Hybrid da 115 e 150 CV (eTSI), basati sul conosciuto motore 1.5 turbo benzina a ciclo Miller e su tecnologia a 48 Volt, e l'annunciato Full Hybrid che debutterà entro l'anno:
La curiosità più grande era capire quanto le nuove soluzioni tecniche e la piattaforma MQB Evo avrebbero influenzato la dinamica di guida rispetto alla serie uscente. Il risultato, anche dopo una giornata intensa tra città, autostrada e tortuose strade costiere, è stato sorprendente. Lo sterzo risulta preciso e comunicativo, specie nelle versioni dotate di servosterzo progressivo e assetto elettronico regolabile (DCC Pro opzionale, con ben 15 livelli di taratura). Il comfort sulle buche è da vettura di categoria superiore: il multibraccio posteriore filtra bene anche le sconnessioni più marcate:
Nota di merito anche per la progressività dell'impianto frenante, sebbene nella parte iniziale della corsa del pedale si senta la logica di recupero energia del mild hybrid, cui ci si abitua rapidamente. Su tratti misti e in colline è facile apprezzare la versatilità del telaio e la sicurezza di marcia, anche a ritmi più sostenuti. Per chi sceglierà la versione R-Line o equipaggiata con il DCC Pro, la differenza fra comfort e assetto rigido è netta, ma sempre sotto controllo.
Ho potuto testare un pacchetto ADAS di livello evoluto, che posiziona la vettura nel segmento delle compatte più avanzate in termini di sicurezza. Il sistema Travel Assist semi-autonomo consente il mantenimento attivo di corsia e distanza fino a 210 km/h. L'introduzione del cambio di corsia automatico (basta azionare la freccia per consentire alla vettura di eseguire la manovra autonomamente), unita a dispositivi come Emergency Assist ed Exit Assist, eleva considerevolmente la percezione di sicurezza a bordo. Il Park Assist Pro permette di gestire il parcheggio in modo automatico e persino tramite smartphone, sulle versioni top:
Stefano Gallo (nato nel 1978 a Torino) è un esperto di automotive con oltre 20 anni di esperienza nel settore, riconosciuto per la sua competenza tecnica e la capacità di analizzare in modo chiaro e approfondito le evoluzioni del mondo dell’auto.
Laureato in Ingegneria Meccanica con specializzazione in veicoli a motore presso il Politecnico di Torino, Stefano ha iniziato la sua carrie...