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Mercosur, l'accordo è ufficiale. Cosa prevede per l'Italia e i motivi delle proteste degli agricoltori italiano

di Marcello Tansini pubblicato il
Mercosur firma ufficiale del trattato

L'accordo UE-Mercosur ridefinisce i rapporti commerciali tra Europa e Sud America, portando benefici e sfide per l'Italia: tra nuove opportunità per l'export, timori degli agricoltori e attenzione a qualità e sostenibilità.

L’intesa commerciale tra l’Unione Europea e il Mercosur segna l’inizio di una nuova fase per le relazioni economiche tra Europa e Sud America. Dopo oltre venticinque anni di negoziati, la recente approvazione da parte del Coreper, con un voto che ha visto la posizione italiana come ago della bilancia, ha dato l’avvio a uno dei più vasti accordi di libero scambio al mondo, coinvolgendo oltre 700 milioni di persone tra i due blocchi economici. L’Italia, terzo Paese più popoloso dell’UE e leader riconosciuto nell’export di prodotti agroalimentari, ha giocato un ruolo di rilievo nella definizione delle clausole a tutela del settore agricolo. Premiata per la capacità di coniugare posizione negoziale e attenzione alle istanze produttive interne, Roma ha condizionato il proprio via libera al rafforzamento delle misure di salvaguardia e reciprocità, divenendo un interlocutore strategico e ottenendo così l’introduzione di garanzie necessarie per la competitività delle proprie imprese. Le trattative hanno rappresentato un banco di prova sia per la capacità negoziale che per il posizionamento italiano all’interno dell’arena europea, sottolineando l’importanza della diplomazia nel determinare il futuro dell’intero comparto agroalimentare e industriale nazionale.

Cosa prevede l’accordo UE-Mercosur: eliminazione dei dazi e settori coinvolti

Il nuovo accordo tra Bruxelles e il blocco sudamericano – comprensivo di Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay – stabilisce la cancellazione progressiva dei dazi su oltre il 91% delle esportazioni europee e circa il 92% di quelle del Mercosur verso l’Europa. Questo si traduce in una rivoluzione nei flussi commerciali tra le due aree: se da un lato l’UE potrà esportare beni industriali, macchinari, veicoli, farmaceutici e prodotti chimici con costi azzerati o drasticamente ridotti (ad esempio, le tariffe sulle automobili raggiungevano il 35% in precedenza), allo stesso tempo i Paesi del Sud America avranno accesso agevolato ai mercati europei per prodotti agricoli e alimentari, quali carne bovina, pollame, zucchero, riso e bioetanolo, spesso considerati sensibili dalle filiere produttive europee. L’intesa introduce contingenti tariffari per le importazioni di prodotti ritenuti "delicati": vanno segnalate quote aggiuntive per carne bovina (99.000 tonnellate in sei anni), pollame, carne suina, riso e miele, con dazi ridotti o azzerati.

  • Oltre 350 indicazioni geografiche europee, tra cui 57 italiane, saranno riconosciute come protette.
  • Le imprese europee potranno partecipare agli appalti pubblici del Mercosur in condizioni di parità e beneficeranno di procedure doganali semplificate.
  • Sono previsti accesso esclusivo a materie prime e risorse essenziali, considerate strategiche anche per la transizione ecologica e digitale.
Il trattato prevede inoltre misure contro il dumping, con limiti rigorosi ai volumi di ingresso agevolato per pollame, carne bovina e prodotti agricoli, oltre a sperimentare, per la prima volta in questa forma, clausole vincolanti per la tutela ambientale, il rispetto degli Accordi di Parigi sul clima e l’impegno nella lotta contro la deforestazione.

Impatto sull’Italia: vantaggi attesi per export, occupazione e imprese

Le aspettative per il tessuto produttivo italiano sono consistenti: si stima un incremento dell’export agroalimentare verso l’area Mercosur attorno al 50%, favorito dall’eliminazione di barriere tariffarie che attualmente penalizzano settori strategici come l’automotive, il farmaceutico e la meccanica avanzata. Secondo i dati comunicati dalle istituzioni europee, oltre 8.000 imprese italiane esportano nel Mercosur, generando un valore di circa 1,9 miliardi di euro l’anno per quanto riguarda i soli servizi. Il comparto industriale (meccanica, chimico-farmaceutico, automotive) potrà beneficiare di risparmi annuali di circa 4 miliardi di euro in dazi, generando effetti moltiplicatori in termini di occupazione: quasi un milione di posti di lavoro in Italia dipende già dagli scambi con questa area. A tali prospettive occupazionali si accompagna la possibilità di penetrare un mercato con una domanda in crescita, caratterizzato anche da una vasta comunità di origine italiana particolarmente recettiva verso il Made in Italy. I vantaggi previsti non coinvolgono solo le grandi imprese: le PMI sono le principali candidate a cogliere le opportunità di accesso preferenziale agli appalti e alle filiere produttive del Sud America. Secondo stime di impatto elaborate dal Ministero degli Esteri, l’Italia si confermerebbe tra i maggiori beneficiari dell’intera UE con incrementi dinamici che potrebbero raggiungere anche il 14% del volume delle esportazioni UE aggiuntive generate dall’intesa, consolidando così la leadership nel settore manifatturiero e agroalimentare a livello globale.

Le garanzie per l’agricoltura italiana: meccanismi di salvaguardia e clausole di reciprocità

La posizione determinata dell’Italia nelle negoziazioni ha portato al rafforzamento delle misure di tutela per le produzioni agricole più esposte alla concorrenza. È stato ottenuto l’abbassamento della soglia di attivazione del meccanismo di salvaguardia dal 10% iniziale al 5%, superando la precedente proposta dell’8%. Ciò consente all’UE di avviare indagini accelerate e sospendere le concessioni tariffarie se, a seguito dell’aumento delle importazioni dal Mercosur, si registrano variazioni superiori al 5% per prezzi o volumi di prodotti "sensibili" (come carne bovina, pollame, riso, zucchero o miele). Si tratta di una protezione specifica richiesta a gran voce dalle principali associazioni italiane di categoria, che invocano anche l’applicazione di meccanismi equi (“reciprocità”) tra produttori europei e sudamericani. In aggiunta, il principio di reciprocità import-export riconosciuto nell’accordo impone che i beni agroalimentari provenienti dal Sud America rispettino gli stessi requisiti sanitari, ambientali e sociali vigenti per chi produce nell’Unione. Questo si traduce in:

  • rafforzamento dei controlli doganali all’ingresso, per garantire che non entrino in Europa prodotti con residui di sostanze vietate
  • accesso agevolato a un fondo di compensazione del valore di 6,3 miliardi di euro per mitigare le eventuali perturbazioni di mercato
  • tutela giuridica per le Indicazioni Geografiche, con 57 marchi italiani riconosciuti e protetti
Sono inoltre stati eliminati i dazi sui fertilizzanti per sostenere la produttività agricola e limitare i costi a carico degli agricoltori europei, rispondendo anche alle preoccupazioni per l’aumento dei prezzi delle materie prime agricole.

Le proteste degli agricoltori italiani: motivi, preoccupazioni e richieste

In contemporanea all’approvazione dell’accordo, gli agricoltori italiani sono scesi in piazza in numerose città, tra cui Milano, con cortei di trattori e manifestazioni che hanno bloccato il traffico. Secondo le principali organizzazioni di categoria, come Coldiretti, Cia-Agricoltori Italiani e Confagricoltura, i timori restano legati alla possibile concorrenza sleale derivante dall’ingresso di prodotti sudamericani con standard produttivi, ambientali e lavorativi differenti rispetto a quelli imposti dal sistema europeo. Le richieste avanzate includono:

  • rispetto effettivo della reciprocità nelle regole e nei controlli
  • meccanismi di salvaguardia automatici in caso di squilibri nelle importazioni
  • aumento delle percentuali di verifica sui prodotti importati
  • più risorse PAC per il sostegno al comparto primario e alla qualità
Tra i motivi della mobilitazione, si evidenziano il pericolo percepito per la tenuta economica delle filiere tradizionali – specialmente carni, riso, miele, mais – e la preoccupazione rispetto al futuro del modello produttivo agroalimentare italiano, fondato su tracciabilità, filiera corta e valore aggiunto territoriale e culturale. Oltre alle misure di tutela, le rappresentanze richiedono maggiore trasparenza sull’origine dei prodotti in etichetta e una revisione delle regole sulla dichiarazione della provenienza, affinché non sia più possibile qualificare come italiani alimenti ottenuti da materie prime estere solo soggette a trasformazione finale sul territorio nazionale.

Criticità e rischi: standard di sicurezza alimentare, controlli e tutela della qualità Made in Italy

Le principali criticità sollevate dalle organizzazioni del settore agricolo e da diversi attori politici riguardano la potenziale asimmetria negli standard tra i due blocchi e l’efficacia dei controlli alle frontiere. Al momento, solo una piccola percentuale delle merci in ingresso è sottoposta a verifica sistematica, rendendo necessarie azioni più incisive per garantire parità di condizioni. I rischi identificati includono:

  • possibilità di ingresso sul mercato europeo di prodotti trattati con fitofarmaci vietati nell’UE
  • tracciabilità incerta di alcune filiere, con punti critici in particolare su carne e miele
  • istituzione della sede dell’Autorità doganale europea ancora in discussione, con l’Italia candidata a ospitarla come garanzia di standard elevati
  • necessità di rafforzare o istituire etichettature d’origine più rigorose
Per la filiera del Made in Italy, è inoltre ritenuta prioritaria la difesa giuridica delle indicazioni geografiche (IG, DOP, IGP), la cui protezione rappresenta un argine ai fenomeni di contraffazione e Italian sounding, salvaguardando il valore reputazionale delle produzioni nazionali. La gestione dei rischi e delle criticità richiede una revisione della catena dei controlli e il superamento delle disparità tra le regole applicate agli importatori e quelle in vigore per le aziende europee, a tutela della sicurezza alimentare dei cittadini e della tenuta delle imprese agricole e agroalimentari italiane.

Sostenibilità ambientale, tutela dei diritti e nuove opportunità: l’accordo alla prova degli SDGs

Sul fronte della sostenibilità, il testo del trattato incorpora, per la prima volta in questa forma, clausole vincolanti legate agli Accordi di Parigi e all’implementazione degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030. Tra gli impegni assunti vi sono:

  • lotta alla deforestazione nei Paesi mercosur, con programmi comuni per bloccarne il progresso entro il 2030
  • progetti di collaborazione per l’adozione di pratiche agricole attente alla biodiversità e alla tutela degli ecosistemi
  • contrasto al lavoro minorile e protezione dei diritti delle comunità indigene
  • sostegno alla transizione verde e digitale tramite il Global Gateway europeo
L’accordo si propone così come banco di prova per la reale integrazione tra crescita economica, equità sociale e rispetto ambientale, su cui il monitoraggio e l’effettività delle norme saranno determinanti nel garantire il rispetto degli SDGs da parte di entrambe le regioni coinvolte.


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