La cessione della ex Popolare di Bari solleva interrogativi sulle ricadute per il Mezzogiorno: tra attori locali e stranieri, interessi industriali e tutela del territorio, si decide il futuro della banca.
La fase decisiva della privatizzazione dell'ex Popolare di Bari segna un momento di rilevanza per il Mezzogiorno d'Italia. La storica banca, oggi riconfigurata come BdM Banca, è passata negli ultimi anni da un doloroso crac finanziario a un risanamento sotto Mediocredito Centrale. L'interesse di gruppi bancari nazionali e internazionali ha portato, entro il termine del 29 giugno 2026, alla presentazione di diverse offerte per l'acquisizione. Sullo sfondo di questa competizione tra pretendenti resta il dibattito: la possibile integrazione con attori emiliani, francesi e pugliesi può rappresentare un'opportunità per il rilancio del Mezzogiorno o rischia di innescare una nuova stagione di perdita di presidi economici e identitari locali?
La storia della banca barese si intreccia con le sfide della finanza pubblica e del settore bancario meridionale. Commissariata nel 2019 a seguito della gestione della famiglia Jacobini e del conseguente crac, la vecchia Popolare di Bari venne salvata a metà 2020 da un intervento pubblico senza precedenti. L'acquisizione da parte di Mediocredito Centrale (Mcc) fu finanziata con 1,6 miliardi di euro, di cui 1,2 miliardi coperti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Il periodo di commissariamento rappresentò una fase cruciale per il risanamento, a cui fece seguito una trasformazione in società per azioni e il ritorno alla redditività: nel 2025 il bilancio si è chiuso con 31,8 milioni di utile netto e un patrimonio prossimo ai 600 milioni di euro.
La vendita, avviata nel 2026, si è articolata in tappe ben definite: apertura della data room agli interessati, presentazione di offerte non vincolanti entro giugno, avvio della due diligence, offerte vincolanti previste entro settembre e possibile assegnazione finale nell'autunno. Sul tavolo si confrontano quattro gruppi: Credem, il consorzio Iccrea-Banca Popolare di Puglia e Basilicata, Crédit Agricole e, a sorpresa, UniCredit. Ogni banco segue precise strategie: espansione industriale, rafforzamento territoriale o crescita per acquisizioni. Gli analisti indicano che la base d'asta oscilla tra 500 e 600 milioni di euro, valore che tiene conto della necessità di coprire circa 400 esuberi, possibili pre-pensionamenti e futuri investimenti in tecnologia e sicurezza informatica.
Non meno importante, la privatizzazione si collega al piano nazionale di dismissioni pubbliche, volto a restituire risorse dopo anni di salvataggi bancari: il progetto non si limita al solo saldo finanziario, ma coinvolge temi sociali, produttivi e istituzionali. In questa prospettiva, la scelta dell'acquirente potrà modificare la geografia creditizia del Sud Italia, con effetti potenzialmente duraturi su accesso al credito, occupazione e sviluppo locale.
Tra i protagonisti della gara figura il Credito Emiliano, realtà storica del credito nazionale con una tradizione di crescita prudente e attenzione all'efficienza operativa. Il gruppo ha già una discreta presenza nel Sud, ma l'operazione BdM rappresenterebbe il vero salto di scala sulla dorsale adriatica e nel Mezzogiorno, rafforzando la posizione tra le prime banche mid-cap italiane.
L'acquisizione servirebbe a incrementare la massa critica, accedere a nuovi segmenti di clientela retail e pmi e creare sinergie sulla rete commerciale e sull'offerta evoluta di servizi. Tuttavia, alcune domande emergono con forza:
L'alternativa locale avanza con la proposta congiunta della capogruppo Bcc Iccrea e della Banca Popolare di Puglia e Basilicata. Questo progetto mira a realizzare un polo a forte vocazione territoriale nel Mezzogiorno, basato su:
Permangono alcune incognite: la presenza di numerose filiali nelle stesse aree può imporre razionalizzazioni (rischio di sovrapposizione delle reti), e la capacità di coordinare visioni e governance non è scontata nel sistema cooperativo. Tuttavia, la continuità nel sostegno alle microimprese e alle famiglie rappresenta un punto a favore in un contesto in cui gran parte delle economie locali resta fragile.
Nell'ambito delle manifestazioni di interesse, il gruppo francese Crédit Agricole aveva esplorato da tempo il dossier BdM Banca. Dopo una primavera ricca di indiscrezioni, tuttavia, non risultano offerte vincolanti formalizzate entro la scadenza di giugno, segno di una valutazione prudente della complessità dell'operazione e delle condizioni poste dal venditore, tutela dell'occupazione, del territorio e investimenti obbligatori.
Altri attori di spicco nel panorama creditizio nazionale, come UniCredit, sono rimasti nella partita sino all'ultimo giro utile, presentando offerte non vincolanti e mantenendo attenzione su eventuali sviluppi. In questo quadro, la presenza di istituti internazionali o di grandi gruppi italiani accende il dibattito sull'equilibrio: le necessità di presidio territoriale e sostegno al tessuto economico locale potrebbero essere messe in secondo piano davanti alle strategie di razionalizzazione e ottimizzazione tipiche dei grandi player finanziari?
L'esito della cessione dell'ex Popolare di Bari va ben oltre la dimensione societaria e di bilancio. Sullo sfondo ci sono circa 200 filiali, 2.000 dipendenti e migliaia di famiglie interessate agli effetti diretti e indiretti dell'operazione. I principali temi in discussione riguardano:
La prospettiva di una nuova proprietà divide osservatori, enti locali, associazioni di categoria e il mondo politico. Da un lato, la privatizzazione post-risanamento è interpretata come un passo inevitabile per ridare efficienza, autonomia e competitività alla banca, inserendola in circuiti nazionali e internazionali. D'altro, si sollevano preoccupazioni persistenti:
Il dott. Luca Rossoni è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogl...