Dal 1° gennaio 2026 entra in vigore una serie di nuove tasse e modifiche fiscali che toccano Rc auto, accise, affitti brevi, pacchi, investimenti, Irpef: ecco panoramica e principali cambiamenti previsti.
Dal 1° gennaio 2026 sono operative le misure fiscali introdotte dall’ultima manovra economica, che portano cambiamenti rilevanti per famiglie, imprese, lavoratori e pensionati. Il nuovo quadro normativo coinvolge numerosi fronti fiscali: le modifiche colpiscono polizze assicurative, accise su carburanti e tabacchi, affitti brevi, transazioni finanziarie e le imposte sui redditi delle persone fisiche. Le variazioni riguardano sia nuove imposte che aggiornamenti di aliquote già in vigore, con effetti sul bilancio domestico e sulle strategie imprenditoriali.
Il 2026 si apre con una serie strutturata di interventi fiscali rivolti sia alla spesa dei consumatori che a specifiche categorie di contribuenti. L’elenco delle misure principali offre una panoramica degli ambiti di maggiore impatto:
Le modifiche sulle accise colpiscono trasversalmente settori di grande consumo: per il carburante, il riallineamento implica un aumento di 4,05 cent/litro sul gasolio, stimato in un aggravio annuo oltre gli 80 euro per chi utilizza veicoli diesel. Sul fronte del tabacco, dal 2026 le accise sono incrementate sia per le sigarette tradizionali (+0,15 euro a pacchetto già dal primo anno), sia per il tabacco trinciato, il tabacco riscaldato e le sigarette elettroniche. L’incremento è progressivo e destinato a intensificarsi nei due anni successivi, con l’obiettivo di disincentivare il consumo e aumentare il gettito.
Le spedizioni di pacchi di modesto valore saranno assoggettate a una nuova tassazione, che interessa in particolare la merce spedita da Paesi extra-UE. Per evitare che si configuri come dazio doganale, il prelievo sarà esteso in modo uniforme, con effetti anche sulle piccole imprese e sugli artigiani che lavorano con le spedizioni. La misura è stata pensata per tutelare le entrate statali e il tessuto economico nazionale, pur presentando alcune criticità applicative in tema di regole armonizzate a livello europeo.
I cambiamenti per gli affitti brevi dal 2026 sono tra le novità più rilevanti per il settore immobiliare. La nuova norma prevede l’applicazione della cedolare secca al 21% esclusivamente sulla prima unità immobiliare data in locazione; a partire dalla seconda unità, l’aliquota sale al 26%. Questo inasprimento mira a contenere il fenomeno degli affitti speculativi e rafforza la distinzione tra piccoli proprietari e operatori con più immobili. Per chi detiene più di un immobile destinato a locazioni di breve periodo scatta inoltre la presunzione di attività imprenditoriale, con il conseguente obbligo di apertura della partita IVA. L’obiettivo è orientare il mercato verso una maggiore trasparenza e regolarità, contrastando fenomeni di evasione e favorendo la concorrenza leale tra operatori.
Dal 2026 viene raddoppiata l’aliquota sulla Tobin tax, l’imposta italiana applicata alle transazioni finanziarie: si passa dallo 0,02% allo 0,04%. Questa modifica mira a incrementare il gettito fiscale (oltre 330 milioni di euro stimati), ma solleva questioni legate alla competitività dei mercati italiani rispetto agli altri contesti internazionali. L’aumento coinvolge tutte le transazioni che ricadono nell’ambito di applicazione della norma, con ricadute sia sull’operatività degli investitori che sulle scelte di allocazione degli strumenti finanziari. Non mancano i timori di possibili spostamenti di parte delle operazioni verso mercati esteri meno onerosi in termini di imposizione.
Dalla manovra finanziaria arriva la conferma della struttura a tre aliquote Irpef per il 2026:
| Fascia di reddito | Aliquota applicata |
| Fino a 28.000 € | 23% |
| 28.000 € – 50.000 € | 35% |
| Oltre 50.000 € | 43% |
L’introduzione delle nuove aliquote è accompagnata da specifiche misure che disciplinano il calcolo degli acconti, le soglie delle detrazioni e le agevolazioni per chi percepisce redditi da lavoro dipendente. Gli acconti Irpef devono essere calcolati considerando i nuovi scaglioni, superando la regola transitoria applicata al 2024 e garantendo coerenza con la riforma avviata negli anni precedenti. Ne deriva che i lavoratori autonomi e i soggetti con redditi non da lavoro dipendente devono aggiornare i propri calcoli per il pagamento degli anticipi fiscali, nel rispetto delle nuove disposizioni.
Il legislatore ha inoltre fissato limiti stringenti alle detrazioni per i redditi elevati (sopra i 75.000 euro), introducendo soglie massime che variano in base ai carichi familiari. Restano escluse da tali limiti le detrazioni su investimenti in start-up e PMI innovative, su mutui stipulati entro il 2024 e per alcune spese edilizie riferite ad anni precedenti. L’aggiustamento interessa anche le detrazioni per figli a carico, ora previste soltanto per i figli minori di 30 anni, e le detrazioni per altri familiari conviventi rimangono circoscritte agli ascendenti.
La semplificazione a tre scaglioni comporta vantaggi soprattutto per i redditi tra 15.000 e 28.000 euro, grazie all’aliquota del 23% applicata a un ampio segmento della popolazione. Il risparmio massimo per tale classe di contribuenti può arrivare fino a 260 euro l’anno, rispetto ai regimi precedenti. Il sistema delle nuove aliquote, inoltre, permette un’applicazione più equa sul reddito complessivo, offrendo maggiore trasparenza nelle ritenute e nell’imposta effettivamente dovuta.
Dal prossimo anno, chi presenta redditi superiori a 75.000 euro potrà detrarre dall’imposta lorda un massimo di 14.000 euro, ridotto a 8.000 euro per chi supera i 100.000 euro. L’importo è modulato secondo la composizione familiare e i figli a carico. Le nuove regole migliorano la progressività dell’imposta e rendono il sistema delle agevolazioni più selettivo e sostenibile.
La nuova disciplina fiscale interessa un ampio ventaglio di contribuenti: lavoratori dipendenti, autonomi, pensionati, locatori di immobili, investitori e consumatori. L’impatto monetario cambia sensibilmente a seconda della categoria e dell’ambito coinvolto. Per i redditi medio-bassi l’effetto è una moderata riduzione del prelievo Irpef, mentre le famiglie con più immobili o con redditi elevati risentiranno delle nuove soglie di detrazione e delle aliquote maggiorate su specifiche attività.
Sul fronte dei consumi, l’aumento delle accise su carburanti e tabacchi produce aggravi immediati sulla spesa corrente, specie per chi guida diesel o consuma prodotti da fumo. Le imprese e i soggetti operanti nel commercio internazionale dovranno tener conto dei nuovi costi sulle spedizioni e delle modifiche sugli affitti brevi.
L’effetto combinato di queste misure produce gettito per le finanze pubbliche, ma richiede attenzione nell’organizzazione della propria fiscalità personale e aziendale. In sintesi, l’impatto delle modifiche risulta distribuito in modo articolato, con benefici e svantaggi variabili in relazione alle diverse posizioni fiscali e reddituali.