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Le molte resistenze e ostacoli non detti quando si vuole e si prova a cambiare banca

di Marcello Tansini pubblicato il
Provare a cambiare banca

Spostare il proprio conto non solo una scelta razionale: ostacoli psicologici, paure e burocrazia si intrecciano con la concorrenza tra banche, strategie di marketing e innovazioni digitali.

Spostare il proprio conto da una banca a un'altra è spesso visto come un segnale di autonomia finanziaria e attenzione alla gestione del denaro. Eppure, pur in presenza di un'offerta variegata, prodotti digitali avanzati e la pubblicità di vantaggi su commissioni e servizi, la propensione al cambiamento resta bassa e conservarsi fedeli all'istituto bancario di sempre sembra la norma. Sotto questa apparente staticità agiscono meccanismi psicologici, abitudini consolidate e una serie di ostacoli sia informali che pratici poco visibili.

Psicologia e comportamenti: l'inerzia e le paure nel cambiare

I fattori che influenzano la decisione di cambiare banca non hanno solo natura razionale. L'inerzia comportamentale è ben documentata, come mostra l'indagine di Fineco alla base della campagna No excuses. Nonostante un diffuso desiderio di servizi migliori, molti clienti rimandano la scelta, bloccati da una combinazione di paure e resistenze latenti:

  • Paura dell'errore: cambiare istituto porta con sé il timore di sbagliare scelta, perdere condizioni vantaggiose o non trovare un servizio all'altezza.
  • Attaccamento alle abitudini: come in molti ambiti della vita, la routine bancaria rassicura. Le questioni finanziarie gestite in modo tradizionale diventano più difficili da mettere in discussione, anche davanti a evidenti insoddisfazioni.
  • Avversione psicologica alle perdite: la tendenza umana dà più peso al rischio di perdita (anche solo di tempo o comfort) rispetto al guadagno potenziale.
  • Complessità percepita e costi psicologici di switching: pur a fronte di procedure spesso più semplici che in passato, molti percepiscono la chiusura del conto e l'apertura di uno nuovo come un processo lungo e rischioso.
  • Influenza comportamentale: la paura di discostarsi dalla prassi del gregge e la tendenza ad affidarsi a ciò che è noto.
Il denaro, tema che coinvolge direttamente sicurezza e autonomia personale, genera forti emozioni. L'inerzia legata alla gestione finanziaria riflette comportamenti simili a quelli osservati negli investimenti: sovrastima delle proprie capacità, ansia da oscillazioni di mercato, paura del nuovo. I clienti, pur riconoscendo razionalmente i limiti della banca attuale, spesso restano passivi, influenzati anche da un certo senso di sfiducia diffusa verso il sistema bancario, alimentato da percezioni storiche e sentimenti di distanza e anonimato rispetto all'istituto.

Sullo sfondo agisce la dimensione sociale: cambiare banca significa anche affrontare la gestione di dati sensibili, previdenza, mutui o relazioni con consulenti di lunga data. Per molti rimandare è una scelta difensiva, che preserva lo status quo. Il risultato è un cerchio vizioso di insoddisfazione, rimandi e autosabotaggio, in parte alimentato dalla narrazione sociale e dall'immagine che le banche hanno nell'immaginario collettivo.

Ostacoli pratici e normativi al cambio di banca in Italia

Alla radice delle resistenze non vi sono solo questioni psicologiche. Il panorama normativo e operativo mostra ancora diverse barriere oggettive:

  • Burocrazia e obblighi documentali: nonostante le semplificazioni introdotte negli ultimi anni, molti clienti lamentano ancora pratiche lunghe, richieste di firma in filiale, tempi di chiusura conti non sempre prevedibili.
  • Servizi incorsi e pagamenti ricorrenti: la gestione del cambio di IBAN su utenze, abbonamenti, accrediti e addebiti diretti è vista come un processo da monitorare nel tempo, con timori di disservizi e penalità.
  • Caratteristiche dei prodotti: la diversità nei servizi (ad esempio carte di credito collegate, fidi, strumenti di investimento, cassette di sicurezza) complica il trasferimento e richiede attenzione al dettaglio nelle transizioni.
  • Normative e protezioni: benché la legge europea e italiana preveda la portabilità gratuita dei conti, la percezione è che le banche non sempre facilitino pienamente la procedura, talvolta dilatando i tempi o inserendo dettagli nell'iter in grado di rallentare il cliente.
  • Normative antiriciclaggio: stringenti requisiti di due diligence possono comportare richieste aggiuntive di informazioni e verifiche, specie per alcune categorie di clienti (professionisti, società, stranieri).
Un ulteriore ostacolo è legato alla fiducia nella gestione dei dati e alla sicurezza, soprattutto se il cambio di banca richiede passaggi online. Per le imprese e i clienti business, le criticità aumentano: plafond, garanzie, garanzie su fidi, linee di credito, gestione dei pagamenti internazionali e connessioni con altri servizi accentuano la percezione di rischio e rallentano il processo decisionale.

Il ruolo della concorrenza bancaria e l'incidenza degli ostacoli

La dinamica della concorrenza tra banche in Italia è sotto l'occhio attento delle Autorità (Banca d'Italia, Antitrust, Commissione Europea). Nel tempo si sono verificate fusione, acquisizioni e tentativi di consolidare un sistema bancario ancora frammentato rispetto ad altri paesi europei. L'ingresso di nuovi competitor, l'innovazione digitale e le tensioni sui tassi d'interesse hanno reso il settore più trasparente, ma la facilità nel cambiare banca è ancora parzialmente bloccata da alcuni elementi amministrativi:

  • Persistenza delle filiali fisiche: seppur in declino, la presenza territoriale e alcune pratiche ancora basate sul rapporto personale mantengono una relazione di confidenza che può limitare l'abbandono.
  • Differenze regionali: la distribuzione geografica dei servizi è ancora una caratteristica del sistema italiano, specie fuori dai grandi centri urbani.
  • Ostacoli amministrativi e processi interni: la procedura di trasferimento diretto di bonifici, RID, utenze e servizi è obbligatoria per legge, ma rallentata da eventuali errori amministrativi, lentezza nell'invio delle documentazioni o richieste aggiuntive non standardizzate tra istituti differenti. A livello europeo si assiste a un'attenzione crescente della Commissione nel rimuovere ostacoli non giustificati a fusioni o ingresso di nuovi operatori.
Va inoltre sottolineata la componente reputazionale: vi è una quota significativa di clientela che ritiene poco conveniente esporsi, soprattutto per piccoli risparmi, ai rischi percepiti di nuovi istituti, preferendo restare in sistemi noti, anche a scapito di convenienza ed efficienza.

Il marketing bancario tra narrazione e cambiamento

Le campagne di comunicazione sono una risposta alla resistenza comportamentale e alla narrazione tradizionale del rapporto banca-cliente. L'iniziativa No excuses promossa da Fineco mette in scena le giustificazioni psicologiche che frenano il cambiamento, trasformando in piccoli episodi di vita quotidiana la scelta di rimandare e di rimanere fermi.

Lo spot, con il suo linguaggio asciutto e l'ironia delle situazioni limite, vuole smascherare la ritualità delle scuse: la difficoltà nel lasciare la vecchia banca non sta nella mancanza di alternative, ma nella fatica ad abbandonare la comfort zone finanziaria. È un messaggio che sottolinea il lavoro delle banche più innovative nel ridurre l'attrito della fase di switching tramite offerte chiare e procedure semplificate.

Sul piano marketing, questa narrazione del cambiamento punta a costruire un nuovo immaginario per l'utente, spostando l'attenzione dal prodotto bancario al percorso di consapevolezza del cliente stesso, con l'obiettivo di ridurre la distanza psicologica che molti provano rispetto al sistema bancario convenzionale.

Innovazione digitale, phygital e mobile banking

La digitalizzazione dei servizi bancari ha accelerato la trasformazione degli ultimi anni, introducendo opportunità ma anche nuove barriere. L'approccio phygital - ovvero l'integrazione tra punti di contatto fisici e canali digitali - segna la traiettoria del settore verso una customer journey fluida. Esperienze digitali e servizi in filiale convivono grazie a tecnologie quali autenticazione biometrica, realtà aumentata, chioschi virtuali e onboarding ibrido. Analisi condotte da aziende leader e casi di studio globali mostrano come tale integrazione:

  • riduca i tempi di attesa e potenzi la personalizzazione del servizio;
  • aumenti la soddisfazione e la retention rispetto all'adozione unilaterale di canali digitali;
  • garantisca flessibilità in base ai segmenti di clientela, ad esempio per i meno digitali.
Non mancano però ostacoli e resistenze: problemi di privacy, sicurezza e gestione dati possono frenare l'adozione soprattutto tra le fasce più tradizionaliste; difficoltà infrastrutturali, necessità di investimenti e formazione del personale e dei clienti rallentano la transizione. Anche il mobile banking, motore della nuova esperienza bancaria, richiede processi di acculturamento digitale e inclusione. Il delicato equilibrio tra human touch e tecnologia chiede strategie omnicanale e un'attenzione particolare a personalizzazione, sicurezza ed educazione finanziaria.