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Le reazioni per gli angeli con il volto della Meloni e di Conte e cosa succede ora

di Marcello Tansini pubblicato il
Reazioni per angelo Meloni

Nella basilica di San Lorenzo in Lucina alcuni angeli restaurati mostrano i volti di Meloni e Conte, generando sorpresa, dibattito politico e interrogativi sul patrimonio artistico.

Suscita clamore e sorpresa un evento che intreccia arte, attualità e dibattito pubblico: durante il restauro della basilica di San Lorenzo in Lucina, a Roma, un angelo raffigurato in una cappella appare con tratti sorprendentemente simili a quelli di Giorgia Meloni.

Nei giorni successivi emerge, tra ironia e sospetti, anche la possibile presenza, tra i cherubini, di fisionomie riconducibili a Giuseppe Conte. Questa inattesa somiglianza ha scatenato reazioni tra istituzioni, fedeli e politici, alimentando discussioni sulla rappresentazione del contemporaneo nell'arte sacra e sulle pratiche di tutela del patrimonio.

La scoperta nella basilica di San Lorenzo in Lucina: i fatti

Il caso esplode quando giornalisti e visitatori notano che uno degli angeli dipinti nella cappella dedicata a Umberto II di Savoia, nella basilica di San Lorenzo in Lucina, mostra sembianze che molti ritengono affine al volto della presidente del Consiglio. L'opera, collocata accanto al busto marmoreo dell'ultimo re d'Italia, raffigura un angelo alato che regge una pergamena con l'Italia stilizzata. La scoperta viene diffusa dai media, generando rapidamente un acceso dibattito.

La responsabilità dell'intervento è attribuita a Bruno Valentinetti, ottantatreenne, noto tra i fedeli come restauratore autodidatta e sacrestano, autore già di precedenti lavori nella stessa basilica. Accesa da queste rivelazioni, la discussione si intensifica quando Valentinetti, interpellato dalla stampa, nega un intento volontario di ritrarre persone viventi, ricordando che il restauro consiste nel riprendere le linee originali già presenti da venticinque anni. A sua detta, tutta la vicenda ruoterebbe attorno ad una casualità di lineamenti, sebbene il confronto tra il prima e il dopo suggerisca una trasformazione evidente.

Accanto a questa figura, inizia anche a circolare la tesi che un secondo angelo, restaurato durante lo stesso intervento, possa recare tratti similari a Giuseppe Conte, alimentando curiosità e interpretazioni soggettive. L'evento esce rapidamente dai confini artistici, coinvolgendo le istituzioni religiose e il pubblico nazionale, e favorendo un dibattito sulle modalità di affidamento e controllo degli interventi di restauro in luoghi di culto tanto rilevanti.

Il restauratore e le spiegazioni: tra coincidenze e ironia

Bruno Valentinetti, autore del restauro, si presenta pubblico e stampa come decoratore volontario con lunga esperienza nella basilica e trascorsi professionali anche presso importanti residenze private. Interpellato per le presunte somiglianze tra l'angelo e i personaggi pubblici, nega ogni intenzione ritrattistica: Ho semplicemente ricalcato le tracce del dipinto precedente. L'artigiano sottolinea che i restauri sono consistiti nel ripristino di forme già esistenti, a suo dire realizzate venticinque anni addietro da lui stesso.

Valentinetti si difende da ogni accusa di personalizzazione o propaganda, insistendo che ognuno ci vede ciò che vuole vedere. Nei dialoghi con i cronisti emerge uno stile tra il faceto e l'ironico: Se mi sono ispirato a persone viventi? No, sono tutti morti. Tra il serio e il sarcastico, insinua anche alternative per la fisionomia del secondo angelo, alludendo prima a Giuseppe Conte, poi a una conoscenza personale.

Le dichiarazioni del restauratore attirano l'attenzione sia per la leggerezza e l'autoironia con cui tratta il caso, sia per la sua posizione di confine tra tradizione artigianale locale e procedure istituzionali nel restauro. La vicenda suggerisce quanto sia sottile il limite tra casualità iconografica e interpretazione pubblica.

Le reazioni delle istituzioni religiose e della diocesi

L'arrivo delle prime notizie genera sconcerto e sorpresa negli ambienti della diocesi di Roma. Fonti interne dichiarano di non essere mai state informate di modifiche tali e di non sapere nulla del coinvolgimento del restauratore. Non conoscevamo la vicenda e stiamo cercando di indagare, spiegano alcune voci del vicariato, sottolineando che una situazione simile non avrebbe precedenti noti.

Il rettore della basilica, monsignor Daniele Micheletti, dopo aver preso atto della notizia dalla stampa, ammette la somiglianza con la figura pubblica ma puntualizza: Avevo chiesto di restaurare la cappella esattamente com'era. Sottolinea inoltre come, nella storia dell'arte sacra, non sia raro trovare ritratti di laici, anche se la prassi non riguarda solitamente volti di politici contemporanei.

L'imbarazzo deriva anche dal timore che l'episodio possa offuscare il decoro e la neutralità che la chiesa e la diocesi intendono mantenere rispetto alle vicende politiche e alle attualizzazioni visive operate su patrimoni di rilevanza collettiva.

Il dibattito politico e le prese di posizione

L'episodio, ben presto, diviene terreno di scontro politico. Esponenti di diversi schieramenti si pronunciano con toni opposti e contrastanti:

  • Opposizioni (Partito Democratico, AVS, M5S): rappresentanti come Irene Manzi e Filiberto Zaratti chiedono l'intervento immediato della Soprintendenza per chiarire la regolarità dei lavori e valutare l'opportunità di ripristinare lo stato originario. Le opposizioni evidenziano il rischio di personalizzazione dell'arte sacra e paventano una violazione della normativa sul patrimonio culturale (D. Lgs. 42/2004), criticando l'eventualità di un culto della personalità.
  • Maggioranza (Fratelli d'Italia): Susanna Donatella Campione ironizza sulle richieste delle opposizioni, accusandole di delirio mistico nel vedere la presenza della presidente ovunque, definendo la polemica esagerata e pretestuosa.
Nel frattempo, la presidente Meloni risponde con tono ironico sui social, sdrammatizzando: No, decisamente non somiglio a un angelo, seguita da un'emoticon sorridente.

La questione travalica il singolo evento, diventando simbolo di una polarizzazione politica che si riflette sulle modalità di gestione e interpretazione del patrimonio storico-artistico, in un clima in cui ogni azione pubblica è soggetta a letture contrapposte.

Questioni di tutela del patrimonio e vincoli sui restauri

La polemica mette in luce tematiche normative precise: le operazioni di restauro su beni tutelati dalla legge italiana devono avvenire nel rispetto del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D. Lgs. 42/2004), che prevede il divieto di modifiche arbitrarie e personalizzazioni non fondate su criteri scientifici. Gli interventi dovrebbero inoltre essere supervisionati da enti competenti, come le Soprintendenze.

Nel caso di San Lorenzo in Lucina, numerosi osservatori si interrogano su:

  • Le procedure di approvazione e controllo adottate prima e durante i lavori;
  • L'idoneità professionale del restauratore incaricato, data la sua posizione di volontario più che di restauratore di formazione accademica;
  • La presenza effettiva di autorizzazioni e la trasparenza nei rapporti tra parrocchia, Soprintendenza e Ministero della Cultura.
Proprio questi aspetti sono al centro delle richieste delle opposizioni e degli approfondimenti avviati dagli organi di tutela nazionali e locali.

La tradizione di ritrarre volti contemporanei nell'arte sacra

L'uso di fisionomie contemporanee nell'arte sacra non rappresenta un fatto nuovo nella storia dell'iconografia religiosa. Dal Rinascimento in poi, molte chiese italiane hanno accolto ritratti di committenti, notabili o esponenti del clero e della società del tempo: un modo sia per lasciare memoria collettiva di famiglie o benefattori, sia per celebrare la comunità locale.

Casi emblematici includono:

  • Le figure di cittadini riprese nei cicli di Signorelli, dove spesso comparivano volti di semplici abitanti di Orvieto;
  • La presenza di funzionari o personalità legate ai regimi del Novecento nelle decorazioni monumentali;
  • L'inserimento, talvolta discutibile, di ritratti di artisti stessi o di persone a loro vicine nelle scene sacre.
La differenza, rispetto al caso attuale, riguarda la lettura mediatica e politica contemporanea, che tende ad amplificare la portata simbolica e a riversare sulle immagini contenuti che riflettono le tensioni della società.

Cosa succede ora: verifiche, possibili interventi e futuro

L'attenzione istituzionale si è tradotta in sopralluoghi tecnici disposti dalla Soprintendenza Speciale di Roma, su indicazione del Ministro della Cultura. L'obiettivo dichiarato è verificare la regolarità degli interventi compiuti e accertare se vi siano state violazioni delle norme di tutela. Gli esiti delle verifiche sono attualmente attesi, con ipotesi differenti:

  • Disposizione di un eventuale ripristino dello stato originario dell'opera, qualora si escluda la legittimità dei cambiamenti apportati;
  • Mantenimento del restauro se risulterà documentata la continuità storica e la regolarità delle procedure eseguite;
  • Iniziative di sensibilizzazione e diffusione di buone pratiche nella gestione di beni artistici vincolati.
Parallelamente, la basilica di San Lorenzo in Lucina resta al centro di un'intensa attenzione mediatica e di curiosità da parte di fedeli, turisti e studiosi, a dimostrazione di come l'intreccio tra arte, società e politica sia profondamente radicato nella cultura italiana.