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Le nuova tasse e imposte turistiche 2026 nelle diverse nazioni e città europee al via

di Marianna Quatraro pubblicato il
Nazioni e città europee

Nel 2026 il panorama turistico europeo sarà segnato da nuove tasse e imposte che cambieranno viaggi e soggiorni in molte città. Cause, novità e differenze tra le principali destinazioni europee.

Oggi il budget di viaggio non è messo alla prova solo dal biglietto aereo o dal costo dell'alloggio, ma anche da una fitta rete di tributi locali. Una valigia poco regolamentare, una piccola sanzione sui mezzi pubblici o la cosiddetta tassa di soggiorno possono incidere sulla spesa totale più di quanto previsto.

Diverse città e Stati europei, guardando ai recenti record nei flussi turistici e agli effetti del sovraffollamento, hanno iniziato a varare nuove forme di fiscalità, sia per contenere i numeri sia per garantire il finanziamento di servizi, infrastrutture e la salvaguardia del patrimonio culturale e naturale. L'ecosistema fiscale legato al turismo si sta facendo più articolato e capillare, portando a differenze notevoli tra una destinazione e un'altra.

Perché aumentano le tasse turistiche in Europa

L'aumento delle imposte turistiche non è frutto del caso, ma di una complessa strategia che unisce esigenze finanziarie e politiche di gestione dei flussi. Dopo il boom di viaggiatori degli scorsi anni, le amministrazioni locali sono passate dall'inseguimento dei record di presenze a una filosofia di selezione e sostenibilità. Sostenibilità e tutela delle risorse guidano queste nuove misure. Gli enti puntano a limitare gli effetti negativi dell'overtourism, dal degrado ambientale al caos urbano, utilizzando le tasse per finanziare direttamente manutenzione, sicurezza e valorizzazione di luoghi simbolici e aree naturali. Si consolida così il concetto di turismo rigenerativo, dove i fondi raccolti dai visitatori vengono reinvestiti nella protezione delle stesse realtà che li attraggono:

  • Sostenere i bilanci pubblici: gran parte delle nuove imposte ha tra gli scopi la copertura di buchi di bilancio o il potenziamento dei servizi pubblici, specie nei periodi di alta stagione.
  • Gestire la pressione sulle infrastrutture: limitando i numeri o selezionando il tipo di viaggiatore, è possibile preservare la qualità della vita dei residenti e l'esperienza per i turisti stessi.
  • Pilotare la domanda: molti ticket di ingresso o tasse di soggiorno sono usati per incentivare soggiorni più lunghi o viaggi in periodi meno affollati, favorendo così un turismo meno impattante.
Non va infine trascurata la spinta normativa europea: l'obbligo di trasparenza fiscale e la digitalizzazione delle procedure, con l'introduzione di registri nazionali e sistemi digitali di controllo, rende possibile l'applicazione di tributi più mirati, spesso variabili in base a stagione, durata della permanenza e tipo di servizi usufruiti.

Italia 2026: aumenti record e nuove formule di tassazione

L'Italia si prepara a essere tra i Paesi europei con la fiscalità turistica più incisiva. Secondo gli ultimi dati, la tassa di soggiorno nel 2026 supererà, nella sola penisola, gli 1,3 miliardi di euro di incassi complessivi. Il decreto economia ha infatti autorizzato nuovi aumenti e garantito ai Comuni maggiore autonomia nel definire le tariffe. Le principali città e le mete di élite sono già pronte a ritoccare i prezzi: Roma, Firenze, Milano, Napoli, Bologna, Venezia e diverse località della Liguria hanno visto crescere il prelievo per ogni notte trascorsa in albergo o altre strutture ricettive. A Napoli, ad esempio, la tassa tocca punte di 10 euro a notte nei periodi di massima affluenza. Per la prima volta parte del gettito viene vincolato a scopi sociali: secondo la nuova normativa, il 30% dei fondi raccolti sarà destinato al finanziamento di progetti per l'inclusione delle persone con disabilità e l'assistenza ai minori, mentre il 70% resterà ai Comuni per il sostegno della promozione turistica e della gestione urbana. Interessanti anche le novità legate agli accessi tematici. In Alto Adige, si sperimenta una tassa giornaliera di 1,50 euro anche per i turisti con cani al seguito, segno di una fiscalità sempre più mirata e settoriale:

Città/Area

Tassa per Notte

Roma

fino a 10€

Firenze

oltre 8€

Milano

oltre 6€

Bologna

fino a 7€

Liguria (località selezionate)

5€ e oltre

Cresce anche la trasparenza con l'introduzione obbligatoria del Codice Identificativo Nazionale (CIN) per le strutture ricettive, e sono allo studio ulteriori formule di tassazione per i siti culturali maggiormente visitati, come illustrato nel caso di Roma e Venezia.

Roma e Venezia: nuove regole e ticket di accesso

Due tra le città-simbolo del patrimonio culturale italiano introducono ora meccanismi di controllo ancora più selettivi. Dal 1° febbraio, a Roma si potrà accedere da vicino alla Fontana di Trevi solo con un biglietto di 2 euro. Residenti e chi osserva da lontano non pagheranno, ma il provvedimento è solo la punta dell'iceberg: diversi siti civici e archeologici, tra cui Villa di Massenzio, avranno d'ora in poi un ticket fisso di 5 euro.

A Venezia il contributo di accesso per i visitatori giornalieri diventa strutturale. Durante le settimane di maggior afflusso da aprile a luglio, chi entra in laguna senza prenotazione alberghiera dovrà versare 5 euro. L'obiettivo viene dichiarato: rendere più vivibile la città per chi ci abita e meno caotica per chi la visita. La gestione digitale delle prenotazioni e dei pagamenti aiuta a monitorare in tempo reale i flussi, evitando il sovraffollamento. In entrambe le realtà il modello fiscale non mira esclusivamente al recupero di risorse, ma si propone di tutelare beni unici al mondo, riducendo la pressione sui siti e migliorandone l'accessibilità per residenti e turisti motivati a una visita più consapevole e sostenibile.

Le nuove imposte locali in Europa: Edimburgo, Zaanse Schans, Tenerife, Norvegia, Bucarest

n numerose destinazioni europee, dal Nord al Sud, il panorama fiscale cambia rapidamente. Edimburgo, dal 24 luglio, introduce una tassa di soggiorno del 5% sul costo netto per camera per ogni notte fino alla quinta consecutiva. L'obiettivo è quello di incentivare soggiorni prolungati e finanziare i celebri festival e infrastrutture cittadine. Nel caratteristico borgo dei mulini a vento di Zaanse Schans, nei Paesi Bassi, l'accesso al villaggio diventa a pagamento dalla primavera: 17,50 euro a persona, una delle tariffe open air più alte d'Europa, pensata per contenere il turismo di massa e valorizzare la dimensione storica locale.

A Tenerife, dal 1° gennaio, si paga una eco-tassa progressiva dai 10 ai 25 euro per accedere ai sentieri più famosi del Parco Nazionale del Teide, fondi destinati esclusivamente alla tutela ambientale. Norvegia punta invece a un'imposta differenziata del 3% sull'alloggio, con una particolarità: saranno esentati i viaggiatori wild che scelgono camper o tenda, mentre gli ospiti delle navi da crociera saranno coinvolti più severamente nei balzelli comunali che riflettono la fragilità dei diversi territori. Infine, Bucarest impone un tributo fisso di circa 2 euro a notte per ogni soggiorno e si prepara all'introduzione del sistema ETIAS: una autorizzazione di viaggio digitale (20 euro per tre anni) di cui si sperimenteranno i primi test a fine anno, destinata a incidere su tutti i turisti extra UE.

Regno Unito e Spagna: evoluzione della tourist tax

Il Regno Unito cambia paradigma: dopo anni di annunci contrastanti, dal 2026 i sindaci locali potranno decidere l'introduzione di una tourist tax sui pernottamenti, imitando i principali modelli europei. I dettagli legislativi saranno definiti nei prossimi mesi, ma l'esempio di Edimburgo fa da apripista con un prelievo del 5% sulle prime cinque notti. Queste politiche pongono nuovi interrogativi sul peso fiscale delle vacanze domestiche, mentre le associazioni di settore ipotizzano un impatto di oltre 500 milioni di sterline sul turismo nazionale.

La Spagna prepara invece una delle più impegnative riforme fiscali del settore turistico: la prossima estensione dell'IVA al 21% per gli affitti turistici di durata inferiore ai 30 giorni. Tutte le strutture saranno obbligate all'iscrizione in un registro nazionale e all'ottenimento di un codice digitale univoco, rendendo il mercato più tracciabile e restituendo risorse ai governi regionali. Obiettivo dichiarato: limitare la crisi abitativa urbana e incentivare una gestione più responsabile dei flussi turistici, senza penalizzare la locazione residenziale tradizionale

Le novità sugli affitti brevi: tassazione, regolamentazioni e differenze tra Italia, Spagna e Grecia

Il settore delle locazioni turistiche brevi conosce dal 2026 una stretta fiscale e amministrativa inedita. In Italia, il nuovo sistema a due velocità per la cedolare secca prevede:

  • 21% per il primo immobile destinato a contratti sotto i 30 giorni
  • 26% per il secondo immobile
  • Oltre il secondo, scatta la presunzione di attività d'impresa, con obbligo di partita IVA e tassazione ordinaria
Queste misure rispondono all'esigenza di far emergere il sommerso e limitare il fenomeno dell'accumulo di alloggi per finalità esclusivamente turistiche. A ciò si aggiungono la tracciatura obbligatoria tramite CIN e, in alcune regioni, limiti sul numero di immobili affittabili.
In Spagna, la riforma introduce l'IVA al 21% su tutti gli affitti turistici brevi, distinguendo nettamente tra immobili residenziali (esenti) e alloggi turistici (tassati), con sistemi di controllo digitale sempre più avanzati.
In Grecia, la situazione è più flessibile: vige ancora l'esenzione IVA per chi affitta fino a due immobili e non offre servizi aggiuntivi. Le sanzioni sulle violazioni possono però arrivare al 50% dei ricavi e salgono in caso di recidiva. Alcuni quartieri centrali di Atene applicano già restrizioni per motivi di saturazione:
  • Italia: tassazione progressiva e limiti amministrativi regionali
  • Spagna: IVA, registro nazionale, e più controlli
  • Grecia: norme più morbide ma sanzioni elevate per chi elude