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Le previsioni sul Pil e crescita economica in Italia sono negative per i prossimi in base allo studio della LegaCoop 2026

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

L’Italia si prepara ad affrontare sfide cruciali sul piano economico tra il 2026 e il 2028: tra previsioni di crescita in calo, ruolo strategico del PNRR, fragilità della domanda interna e riflessi della situazione globale.

L’Italia si trova di fronte a una fase di moderata espansione della propria attività economica, ma le prospettive delineate dai più recenti studi sottolineano profili di fragilità strutturale. Le previsioni, secondo le elaborazioni di noti centri di ricerca e associazioni di impresa, come LegaCoop, suggeriscono tassi di crescita contenuti per il Prodotto Interno Lordo nei prossimi anni.

Dal 2026 al 2028, il ritmo di incremento sarà progressivamente più basso rispetto sia alle annate passate che alla media europea. 

Il rallentamento della crescita economica italiana nel contesto europeo

I dati degli ultimi anni evidenziano una dinamica rallentata della crescita italiana, che nel 2025 mostra una crescita annua dello 0,7%, inferiore sia alla media dell’Area Euro (1,5%) sia alle principali economie dell’Unione. Le proiezioni per il triennio successivo confermano questa tendenza: la crescita del PIL in Italia viene stimata allo 0,7% nel 2026, allo 0,6% nel 2027 e allo 0,5% nel 2028. Si osserva dunque una persistente distanza con l’espansione misurata nel resto d’Europa, dove ci si attende un dato medio superiore all’1% nel medesimo periodo.

Diversi elementi contribuiscono a delineare questo scenario:

  • L’instabilità geopolitica e la fragilità del contesto internazionale penalizzano gli scambi commerciali e la fiducia delle imprese.
  • La domanda interna mostra segnali di progressivo affievolimento, con consumi moderati da parte delle famiglie e una propensione al risparmio ancora elevata.
  • La competitività complessiva risulta appesantita dalle tensioni sui mercati esteri e dal peggioramento dei rapporti commerciali con partner strategici.
Nonostante ciò, non si intravedono, allo stato, segnali di una
crisi acuta
, bensì si configura una sorta di stagnazione latente. “Non siamo di fronte a una crisi, ma a una stagnazione strisciante che può diventare strutturale se non si interviene con decisione”, è il monito proveniente da vari responsabili delle organizzazioni imprenditoriali, riflettendo un diffuso senso di urgenza rispetto a nuove strategie di sviluppo.
Anno Crescita PIL Italia Media Area Euro
2025 0,7% 1,5%
2026 0,7% 1,1%
2027 0,6% 1,1%
2028 0,5% 1,1%

I dati mettono in luce una dinamica di "galleggiamento" che rischia di consolidarsi, con effetti penalizzanti sull’occupazione, sulla qualità degli investimenti e sulla distribuzione dei redditi nel Paese.

Il ruolo decisivo del PNRR nella crescita del Pil

L’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) emerge come elemento chiave per sostenere il prodotto interno lordo nel quadriennio in questione. L’accelerazione della spesa pubblica, dopo il superamento di barriere operative e una pianificazione più efficiente, ha permesso di destinare oltre 100 miliardi cumulati nel 2025 e di prevedere un picco di investimenti intorno ai 44 miliardi nel 2026.

La spinta fornita dal PNRR, quantificata con un impatto diretto sulla crescita reale di circa 0,3 punti percentuali nel 2026, riguarda principalmente investimenti in infrastrutture, opere pubbliche e digitale. Questi interventi risultano determinanti per:

  • Stimolare la domanda aggregata e creare occupazione
  • Favorire la modernizzazione del tessuto produttivo
  • Ridurre gli ostacoli storici che frenano la produttività
Il trend, tuttavia, mostra una progressiva diminuzione della capacità espansiva del PNRR nel tempo: gli stanziamenti saranno pari a circa 41 miliardi nel biennio successivo (31 nel 2027 e 10 nel 2028), destinati in gran parte al completamento di interventi già avviati. Questa evoluzione evidenzia la necessità di integrare la spinta straordinaria del Piano con altre azioni di politica economica e industriale, in una prospettiva di lungo periodo. Il raggiungimento di impatti positivi più diffusi dipende, inoltre, dalla capacità di garantire efficienza amministrativa ed evitare ritardi nell’attuazione.

Domanda interna, consumi e tendenze delle famiglie italiane

Il comportamento delle famiglie rappresenta un crocevia essenziale nelle dinamiche della crescita. Nonostante un mercato del lavoro che ha mantenuto livelli di occupazione elevati e un’inflazione sotto controllo, i consumi aumentano solo in modo graduale: le previsioni indicano un +0,8% per il 2026, con ulteriori lievi incrementi nel 2027 (+0,7%) e nel 2028 (+0,6%).

Sono diversi i fattori che rendono prudente l’atteggiamento delle famiglie italiane:

  • Salari reali che restano inferiori ai livelli pre-pandemici (nel 2025 le retribuzioni orarie reali sono ancora il 4,6% più basse rispetto alla fine del 2019).
  • Tendenza al risparmio soprattutto tra i giovani, che cercano di garantirsi maggiore sicurezza in vista di incognite legate a previdenza e sanità.
  • Aumenti contenuti dell’indice generale dell’inflazione, attestata all’1,5% nel 2025 e leggermente superiore negli anni successivi (1,6% nel 2026, 2,1% nel 2027, 1,9% nel 2028).
L’impatto diretto dell’inflazione sui beni essenziali (“carrello della spesa”) si fa sentire particolarmente sulle famiglie a reddito basso, mentre le componenti legate alla casa e ai servizi finanziari evidenziano rincari più accentuati rispetto al periodo di riferimento pre-pandemico. I dati raccolti dagli istituti di ricerca specializzati e le survey sulle “aspettative degli italiani” segnalano una diffusa sensazione di incertezza e instabilità: parole come "preoccupazione", "insicurezza" e "turbulenza" dominano la percezione collettiva.

Per quanto riguarda le tendenze dell’anno in corso e dei successivi, la propensione delle famiglie sarà orientata a soddisfare bisogni essenziali: l’aumento della spesa verrà assorbito soprattutto da bollette, costi sanitari e alimentazione domestica, mentre gli acquisti discrezionali resteranno ridotti.

Impatto dei dazi USA-UE e instabilità internazionale sull’economia italiana

La variabilità dei rapporti commerciali transatlantici e le crescenti tensioni geopolitiche costituiscono fattori di rischio aggiuntivo per la crescita nazionale. L’aumento dei dazi tra Stati Uniti e Unione Europea, formalizzato dopo gli accordi del 2025, genera una contrazione degli scambi che produce effetti tangibili sulla performance economica dell’Italia.

Le principali stime indicano un impatto negativo della nuova politica tariffaria USA tra -0,3 e -0,4 punti percentuali sul PIL nel biennio 2026-2027, più intenso che in altri Paesi UE a causa della struttura particolare delle esportazioni italiane verso il mercato americano. I dazi medi effettivi sulle esportazioni italiane passano dal 2,2% nel 2024 al 16,2% dopo il nuovo accordo (incremento di 14 punti percentuali), una dinamica senza precedenti che mette a dura prova la competitività di settori strategici come la meccanica, l’agroalimentare e la moda.

Sul fronte internazionale pesano anche:

  • La prosecuzione di conflitti e tensioni regionali, che incidono sui costi energetici e sulla stabilità degli approvvigionamenti
  • L’incertezza legata alla politica monetaria e valutaria
  • La crescente competizione con economie emergenti per l’accesso a risorse strategiche
Questi elementi generano un clima di cautela negli operatori economici, determinando sia flessioni nei volumi esportati sia ritardi nei programmi di investimento delle imprese.

Finanza pubblica, debito e sostenibilità fiscale tra il 2026 e il 2028

L’analisi della finanza pubblica italiana conferma elementi di volatilità, con indicatori di sostenibilità che richiedono monitoraggi costanti da parte delle autorità competenti. Secondo i dati del Rapporto Area Studi Legacoop-Prometeia e della documentazione ufficiale, il rapporto deficit/PIL si manterrà su valori superiori alle previsioni delle istituzioni nazionali: 2,8% nel 2027 e 2,6% nel 2028. Questa dinamica trova origine nei maggiori oneri legati a spese elettorali, investimenti per la difesa e la transizione climatica, nonché in un quadro macroeconomico meno favorevole rispetto alle attese.

Il debito pubblico, espresso in percentuale del PIL, registra delle leggere variazioni:

  • Dal 136,9% nel 2025 al 138,2% nel 2026
  • Ritorno al 137% nel 2027
  • Discesa al 136% entro fine 2028
L’ulteriore complicazione è data dal disinvestimento graduale della Banca Centrale Europea da titoli pubblici italiani, che comporterà la necessità per il settore privato di coprire una quota crescente del debito nazionale (7,5% del PIL nel 2026, 6% nel 2027, 5,7% nel 2028). La lenta riduzione dell’indebitamento resta così una sfida prioritaria, da affrontare con strumenti innovativi e con scelte di politica fiscale mirate per garantire l’equilibrio dei conti pubblici.


Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...