Una azienda di Saronno chiude e lascia a casa 320 dipendenti. Enzo Muscia, un impiegato, non si da per vinto e la ricompra riportandola al successo con altri colleghi. Viene premiato dal Presidente della Repubblica e dalla sua storia viene fatto anche un film con Beppe Fiorello
Ci sono storie di lavoro che iniziano con una cattiva notizia e finiscono diversamente da come si poteva immaginare. Quella di Enzo Muscia comincia a Saronno, in provincia di Varese, quando la multinazionale francese per cui lavorava decide di fermare l’attività italiana e di mandare a casa i dipendenti. Lui ci aveva passato anni, partendo da operaio elettrotecnico fino a diventare responsabile vendite. Dopo il licenziamento non cerca un altro posto: sceglie di ripartire dalla stessa azienda, più piccola, con una parte dei vecchi colleghi. Oggi l’impresa fattura circa due milioni di euro e la sua vicenda è diventata anche una fiction in prima serata. -
L’azienda si chiama A-Novo, ha sede a Saronno e si occupa di assistenza post-vendita e riparazione di apparecchiature elettroniche. Muscia era un impiegato della filiale italiana di una multinazionale francese. Nel 2012 la casa madre decide di chiudere l’attività per una ristrutturazione aziendale: l’azienda chiude e lui si ritrova disoccupato insieme ad altri 319 colleghi, per un totale di 320 persone senza lavoro.
Non era il proprietario né un dirigente: era un dipendente come tanti, e quella che gli capita è una vicenda comune a molti lavoratori. La differenza sta in ciò che decide di fare dopo.
Per capire il peso di quel momento basta il numero: 320 persone a casa in un colpo solo, in una città di dimensioni medie come Saronno, vuol dire altrettante famiglie con lo stesso problema nello stesso momento. Chi rimane senza lavoro in un caso così trova meno alternative vicine, perché i colleghi cercano le stesse opportunità negli stessi posti. È in questo scenario che nasce l’idea di Muscia: invece di mettersi in coda, provare a rimettere in piedi un pezzo di quello che c’era già.
La svolta arriva quando decide di non arrendersi. Secondo un articolo del 2018, fu il curatore fallimentare a dirgli che, se ci credeva, doveva andare avanti lui. Muscia ipotecò la casa e usò i propri risparmi per rilevare l’azienda. In un’altra ricostruzione si legge che le banche non si fidavano e che lui investì “tutto ciò che aveva”.
Non rilevò l’azienda così com’era, ma solo una parte. Richiamò 8 ex colleghi, scelti in base alle competenze che servivano, e ripartì da zero. Un resoconto del 2019 non indica un numero preciso e parla di “buona parte” di ex colleghi riassunti. Dell’importo dell’investimento non c’è traccia nelle fonti che abbiamo letto, e anche della ripartenza la cronaca racconta più le scelte che i conti.
Il risultato, si legge, è un’azienda più piccola di quella di prima: gli spazi che erano di una realtà con centinaia di dipendenti sono in gran parte vuoti. Ma i lavoratori sono tutti ex colleghi riassunti, e la ripresa non è solo una questione di numeri: significa riportare in azienda persone che sapevano già fare quel lavoro, con un probabile vantaggio nei tempi di avvio (una nostra valutazione, non un dato).
La scelta ha anche un lato umano che le cronache sottolineano: ripartire con persone di cui ci si fida, e che si fidano di chi ha messo in gioco la propria casa. Resta il fatto che il rischio, in questo schema, è tutto sulle spalle di una sola persona, e che non sempre un’operazione del genere va a buon fine: il caso di Saronno è una di quelle in cui è andata bene.
Quanto vale oggi la scommessa? I dati che abbiamo sono scaglionati nel tempo, e non sono tutti omogenei:
La vicenda ha avuto un’eco ben oltre Saronno. Nel 2017 Muscia ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il titolo di Cavaliere al merito della Repubblica. La sua storia è raccontata anche in un libro autobiografico, “Tutto per tutto”, e nella fiction “Il mondo sulle spalle”, diretta da Nicola Campiotti, in cui Beppe Fiorello interpreta il protagonista. Andata in onda su Rai 1, ha registrato uno share del 23,88%, pari a 5.869.000 spettatori, secondo i dati riportati a febbraio 2019. Nel 2021 è stato scelto come “Ambassador” durante una serata benefica per la ricerca sulla Sindrome Kabuki.
Il successo televisivo ha portato la storia a un pubblico molto più ampio di quello dei lettori della cronaca locale, e l’ha trasformata in un esempio. Per questo vale la pena ricordare che cosa raccontano davvero i documenti: non un’impresa nata dal nulla, ma il riavvio, in piccolo, di un’attività già esistente, con persone che conoscevano il mestiere e con un imprenditore disposto a rischiare il proprio patrimonio personale.
Che lezione se ne può trarre? Che ripartire è possibile ma ha un prezzo: il rischio personale, la fiducia di pochi colleghi, un’impresa molto più piccola di quella che si è persa. Non è una formula replicabile per tutti, ma una storia che mostra quanto una competenza di mestiere, quando è condivisa da un gruppo, possa diventare di nuovo un’azienda. E ricorda, soprattutto, che dietro un fatturato di due milioni c’è stata, all’inizio, una casa data in garanzia.
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...