L’annosa questione delle liste d’attesa per esami e visite trova nuove prospettive tra interventi normativi, come quelli attuati nel Lazio, e le analisi della Fondazione Gimbe, da cui emergono ancora criticità espresse dagli esperti
Le attese per esami diagnostici e visite specialistiche nel Servizio Sanitario pubblico continuano a rappresentare, per milioni di cittadini, un ostacolo all’accesso tempestivo alle cure. Negli ultimi diciotto mesi, dopo la conversione in legge del cosiddetto "Decreto Liste di attesa", le criticità su tempistiche e gestione della prenotazione delle prestazioni non hanno trovato risposte concrete. La terza valutazione indipendente della Fondazione Gimbe (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze) ha ribadito come le riforme promosse siano ancora insufficienti nel risolvere la complessità del fenomeno: i tempi d’attesa restano infatti significativamente lunghi, specie per alcune classi di priorità.
Al di là degli annunci di rinnovamento e delle modifiche alle modalità di gestione delle prenotazioni, i dati raccolti da Gimbe dimostrano che la necessità di bilanciare trasparenza, equità e tempestività richiede strategie più articolate e strutturali. Il carattere urgente attribuito al decreto sulle liste di attesa si è rivelato inadeguato a governare una questione così articolata, dove fattori come carenza di risorse, gestione dei flussi e reali capacità erogative sono strettamente interconnessi.
Dall’inizio di febbraio, la Regione Lazio ha adottato un nuovo sistema per la validità delle ricette per le prestazioni ambulatoriali, cambiando significativamente la gestione delle prenotazioni tramite il sistema ReCUP. Prima di questo intervento, la durata di tutte le ricette, indipendentemente dalla classe di priorità assegnata (Urgente, Breve, Differita, Programmato), era uniforme: 180 giorni per tutte le categorie. Questa uniformità contribuiva a creare sovrapposizioni e rallentamenti, specialmente per chi aveva necessità immediate.
Con la nuova regolamentazione, in linea con le direttive nazionali ma con specificità regionali, si differenzia ora il tempo di validità delle ricette a seconda della priorità clinica, cercando di rispondere meglio ai reali bisogni sanitari:
Il nuovo provvedimento mira a favorire la trasparenza e a velocizzare il deflusso delle liste, evitando che prenotazioni tardive interferiscano con le priorità cliniche. Interessante notare che la validità limitata si applica esclusivamente alle ricette elettroniche e alle prenotazioni tramite ReCUP, escludendo così le procedure cartacee. La giunta regionale sostiene che la misura riduca potenziali disparità, assicurando a tutti i cittadini pari accesso alle prestazioni in base all’effettiva urgenza: l’importante resta prenotare entro le nuove scadenze, senza dover necessariamente tornare dal medico per ottenere una altra prescrizione purché si rispetti il termine fissato.
Mentre l’obiettivo della Regione Lazio è limitare i tempi di prenotazione per razionalizzare la gestione delle richieste e ridurre i ritardi, nonostante la nuova legge sulle liste di attesa per effettuare esami e visite mediche, numerose criticità sono emerse sia dall’analisi di Gimbe sia dalle opinioni degli esperti di settore. Restano ancora diverse problematiche generate:
| Criticità | Effetti potenziali |
| Validità ridotta delle ricette | Esclusione automatica dei cittadini che non riescono a prenotare in tempo |
| Pluralità di scadenze | Maggior rischio di errori, confusione e ricorso frequente ai medici per rinnovo prescrizioni |
| Mancato aumento dell’offerta | Nessun impatto concreto su risorse, capacità di erogazione e personale |
L’analisi Gimbe invita a una riflessione più ampia: senza investimenti mirati e strategie di sistema, gli strumenti amministrativi rischiano di rispondere solo parzialmente all’esigenza di ridurre i tempi di attesa.