L’Italia di oggi si trova stretta in una morsa senza precedenti – mentre il tenore di vita sembra reggere, il vero motore nascosto sono i patrimoni costruiti dalle generazioni passate. Basta guardarsi intorno: giovani che frequentano festival, comprano libri costosi, viaggiano più dei loro nonni, ma il denaro che permette tutto ciò non nasce dal lavoro attuale. Un’intera fascia di popolazione sopravvive e va avanti grazie al capitale accumulato nei decenni scorsi.
Cosa accadrà quando questa riserva finirà? Le sfide poste da questo scenario sono urgenti: nessuna crescita reale nei redditi da lavoro, instabilità diffusa, consumi finanziati da risparmi e da eredità. Se non si cambierà rotta, rischiamo una società sempre più fragile e diseguale e oggi è il momento di chiedersi con competenza e dati alla mano: quanto può reggere un modello in cui l’economia delle nuove generazioni si regge sulle eredità?
Da dove vengono i patrimoni delle famiglie italiane: storia, dati e dinamiche
Alla base della sicurezza odierna delle famiglie italiane c’è una storia economica unica in Europa. Nei decenni che hanno seguito il boom economico degli anni ’60 e ’70, milioni di nuclei hanno potuto contare su:
- Crescita reale dei salari fino agli anni ’90, che ha permesso di accumulare ricchezza tangibile
- L’acquisto della prima e spesso anche della seconda casa, l’80% delle famiglie italiane possiede almeno un immobile secondo ISTAT
- Una mentalità del risparmio sistematico: spese prudenti, pochi viaggi all’estero, sacrifici quotidiani e ricerca di stabilità
- Sistemi previdenziali generosi, accessibili molto prima rispetto agli standard attuali.
La
ricchezza privata è cresciuta anche grazie a un sistema bancario orientato al piccolo risparmiatore e alla proprietà immobiliare diffusa. Dal Rapporto CNEL 2025, emerge che il valore totale dei patrimoni familiari supera 10.000 miliardi di euro – una cifra che tiene a galla consumi e stili di vita ben oltre quanto potrebbero sostenere gli attuali redditi da lavoro.
I patrimoni sono stati costruiti anche tramite una cultura del “mettere da parte”: generazioni di nonni e genitori hanno scelto di privilegiare la sicurezza rispetto al consumo, rinunciando a viaggi, spese extra, o “lussi” moderni. Questo approccio oggi mostra i suoi limiti, ma ha consentito, fino a oggi, a figli e nipoti di accedere a un livello di vita superiore alle proprie reali possibilità reddituali.
Come i giovani vivono oggi grazie ai soldi dei genitori e dei nonni
La quotidianità delle nuove generazioni riflette perfettamente questo scenario. Senza i trasferimenti da parte delle famiglie di origine, molti giovani adulti non potrebbero permettersi esperienze e consumi oggi dati per scontati:
- Alloggi e affitti spesso garantiti dalla proprietà familiare o dal sostegno diretto dei genitori
- Spese per istruzione, master all’estero, corsi e attività extrascolastiche finanziate (totalmente o in parte) dalla famiglia
- Viaggi, tecnologia, shopping non compatibili con redditi medio-bassi tipici degli under 30 italiani.
Lo evidenzia bene la giornalista Giulia Soncini nella sua inchiesta: una giovane donna racconta che “cinquantacinque euro per un biglietto diventano un sacrificio, ma poi li spende senza esitazioni.” Non sono vere disponibilità, ma esistenze sospese grazie a beni accumulati dalle generazioni precedenti.
La coesistenza di lamentele sulla difficoltà economica e di consumi sopra le reali possibilità è emblematica di una società in cui la patrimoniale vive nei comportamenti, prima che nei bilanci, come La giornalista sostiene, dunque, che
le generazioni precedenti pagano le scuole private ai nostri figli, le generazioni precedenti hanno comprato come seconda casa quella in cui i nipoti andranno a vivere, le generazioni precedenti non andavano al ristorante tutti i giorni e all’estero tutti i weekend, e quindi hanno messo da parte patrimoni per
gli eredi.
I patrimoni dei loro nonni sono quelli grazie ai quali i giovani di oggi vanno a Londra con la disinvoltura con cui i nonni andavano al paesello, i patrimoni dei loro nonni sono quelli che permettono loro di prendere lauree inutili con cui baloccarsi cercando il lavoro dei sogni, i patrimoni dei loro nonni sono la ragione per cui loro vivono una vita che non potrebbero mai permettersi. I patrimoni dei loro nonni guai a chi glieli tocca. E la domanda finale è: come camperanno gli italiani quando, fra un paio di generazioni, i soldi delle generazioni precedenti saranno finiti?
Chi oggi si lamenta perché “i Boomer si compravano casa con venti milioni di lire” è spesso lo stesso che viaggia grazie ai titoli di proprietà dei genitori o studia grazie ai risparmi dei nonni. Interi segmenti di popolazione vivono una vita che, in assenza del patrimonio familiare, non potrebbero mai permettersi. E finché questi patrimoni resistono, la dissonanza tra percezione della propria condizione e realtà economica continua a crescere.
Mercato del lavoro attuale: stipendi, precarietà e assenza di risparmio
Mentre la ricchezza si trasferisce dalle generazioni mature ai più giovani, il mercato del lavoro italiano non compensa il deficit. I dati degli ultimi anni sono impietosi:
- 82,4% delle nuove assunzioni under 29 è precario (INPS, 2025)
- Retribuzioni medie under 24 nel privato: 9.546 euro/anno (Rapporto EURES – Consiglio Nazionale dei Giovani)
- Salari reali calati del 10,5% tra 2019 e 2024 (ISTAT)
- Costi della vita in aumento, soprattutto nelle grandi città.
La gig economy, i contratti intermittenti, la difficoltà di trasformare stage e tirocini in lavori duraturi determinano l’impossibilità di risparmiare.
Le possibilità di «mettere da parte» un capitale si sono drammaticamente ridotte: senza il supporto familiare diretto, la gran parte dei giovani non può permettersi una vita autonoma, né pensare a grandi progetti come l’acquisto di una casa o la genitorialità.
Addirittura, secondo i più recenti dati ISTAT, l’età media al primo figlio in Italia ha raggiunto i 33 anni, la più alta d’Europa. Le condizioni di precarietà incidono anche sulla salute mentale: il burnout e il disagio psicologico sono reazioni diventate comuni.
La ricchezza non nasce più dal lavoro: questa è la vera cesura rispetto alle generazioni passate. Il lavoro resta un mezzo di inclusione sociale, ma non garantisce più sicurezza e progettualità. È proprio questo squilibrio che rende la trasmissione della ricchezza familiare una «seconda busta paga» determinante.
Eredità e trasferimenti intergenerazionali: numeri, regole ed effetti
I trasferimenti patrimoniali tra generazioni oggi sono il collante economico tra precarietà lavorativa e persistenza di uno stile di vita relativamente elevato:
- Secondo dati Banca d’Italia, oltre 400 miliardi di euro all’anno si trasferiscono in eredità o tramite donazioni
- L’età media dei beneficiari si alza: spesso l’eredità arriva ai figli quando già sono adulti, mentre il supporto viene anticipato sotto forma di regali, anticipi per la casa, aiuti costanti per spese importanti
- Le norme italiane favoriscono la trasmissione del patrimonio in linea retta con imposte sulle successioni molto basse rispetto agli standard europei (4% su valori sopra un milione di euro).
La
struttura familiare italiana amplifica questa tendenza, con un sostegno reciproco che va oltre la semplice dote o il lascito testamentario: si traduce in copertura delle spese educative, acquisto di auto, pagamento di viaggi o esperienze formanti a carico dei genitori.
Effetti: questa dinamica, se da un lato consente di proteggere parte della popolazione dal rischio di cadere in povertà, dall’altro accentua la diseguaglianza di partenza tra chi ha patrimoni familiari e chi non ne ha, e blocca l’ascensore sociale.
I limiti del modello: cosa succede quando il patrimonio finisce?
Il modello attuale pone una domanda essenziale: cosa accade quando la fonte principale di benessere, i risparmi dei vecchi, si esaurisce? Alcuni limiti strutturali sono già visibili:
- Denatalità senza precedenti: nel 2025, le nascite scendono sotto le 370.000, con un tasso di fecondità tra i più bassi d’Europa (ISTAT)
- Popolazione sempre più anziana, meno giovani, meno contribuenti attivi
- Ogni generazione successiva eredita meno patrimonio rispetto alla precedente perché i risparmi vengono consumati per sopperire a salari insufficienti e servizi carenti
- La “vita finanziata” rischia di interrompersi per chi non riceverà più il salvagente delle eredità: un’intera generazione potrebbe trovarsi senza reti di sicurezza familiare e senza le tutele pubbliche del passato
D’altra parte, con i patrimoni che si polverizzano nel mantenimento degli stili di vita attuali, sarà sempre più difficile conservare un livello di protezione sociale ed economica diffuso.
L’effetto domino potrebbe innescare disuguaglianze ancora più profonde tra chi ha avuto un “paracadute” e chi no, determinando classi di “vantaggiati ereditari” e “esclusi strutturali”.
Quando la ricchezza finisce o manca, ci si trova improvvisamente in una società più competitiva ma senza ascensori sociali funzionanti.
Il ruolo delle politiche pubbliche: welfare, fiscalità e patto tra le generazioni
Il sistema pubblico ha progressivamente ridotto la propria capacità di compensare gli squilibri intergenerazionali. Le scelte politiche recenti sono ancora frammentarie:
- Interventi mirati (bonus, assegni unici, detrazioni) spesso temporanei e non strutturali
- Mancanza di un reale patto generazionale, che valorizzi i giovani come risorsa “presente” e non solo come soggetti cui concedere sussidi frammentari
- Nessuna riforma organica sulle eredità: la tassazione sulle successioni resta molto bassa, proteggendo la trasmissione dei patrimoni, ma senza promuovere equità e coesione sociale
Il
Cnel ha introdotto valutazioni preventive dell’impatto delle norme sulle nuove generazioni, un passo avanti verso la responsabilità, ma ancora troppo limitato nei suoi effetti pratici. La grande scommessa rimane
investire su servizi di qualità, scuola, trasporti, accesso alla casa, opportunità lavorative, creando un ecosistema che favorisca autonomia e nuove creazioni di ricchezza anziché la sola trasmissione dei patrimoni già esistenti.
Cosa fare concretamente: strategie per le nuove generazioni e la sostenibilità futura
La costruzione di un modello sostenibile passa da strategie concrete, che vanno oltre l’attendismo e la speranza nell’eredità. Ecco alcune direttrici operative:
- Educazione finanziaria sistematica nelle scuole e nelle università: comprendere rischi, opportunità e gestione del patrimonio
- Riforme sul sistema successorio che promuovano una maggiore equità e incentivino la circolazione della ricchezza verso chi innova e investe
- Sviluppo di un welfare più forte e inclusivo, non basato esclusivamente sull’aiuto familiare, ma su servizi pubblici efficienti e accessibili
- Misure stabili per il lavoro giovanile: meno precarietà, più incentivo alla formazione, un salario minimo reale
- Promozione della mobilità sociale: prestiti d’onore, aiuti all’autonomia abitativa, sostegno all’imprenditività
- Partecipazione attiva dei giovani nelle scelte politiche e nelle istituzioni locali, come già proposto nel Manifesto 2026.
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Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...