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L'oro andrà male nel 2026 al contrario delle tante previsioni positive: chi lo dice tra esperti e analisti

di Marcello Tansini pubblicato il
Esperti e analisti oro

Nel 2026 il mercato dell'oro divide analisti e investitori: tra previsioni ottimistiche e scenari ribassisti, pesano fattori macroeconomici, ruolo delle banche centrali, crisi geopolitiche e rischi.

L'anno 2026 si preannuncia come uno snodo di interesse per il mercato dell'oro, dopo una fase pluriennale di crescita eccezionale che ha visto il metallo giallo raggiungere livelli record sopra i 4000 dollari ad oncia. La percezione collettiva continua a identificare questo asset come un rifugio privilegiato in periodi segnati da instabilità geopolitica e timori inflazionistici, con molti operatori finanziari che prevedono ulteriori rialzi sulla scorta di un consenso apparentemente granitico tra banche d'investimento, network di analisti e commentatori di settore.

Il 2026 si caratterizza anche per l'emergere di voci discordanti, che sollevano dubbi sulla sostenibilità di tali livelli e sulla reale solidità della domanda a lungo termine. Al di là dell'ottimismo diffuso, il dibattito tra esperti mostra un quadro complesso e sfaccettato, dove le previsioni più favorevoli convivono con analisi orientate verso scenari meno rosei, in cui la possibilità di una significativa correzione non può essere esclusa.

Fattori che influenzano il prezzo dell'oro

La quotazione dell'oro, tradizionalmente oggetto di attenzione da parte sia di investitori istituzionali sia di piccoli risparmiatori, è influenzata da molteplici variabili di natura economica, valutaria e geopolitica. Di seguito un'analisi delle principali leve su cui si fonda il movimento dei prezzi:

  • Dollaro USA: essendo il metallo quotato in dollari, le sue variazioni si riflettono direttamente sulle scelte degli investitori internazionali. L'apprezzamento della valuta americana tende a ridurre l'attrattività dell'oro per chi opera in altre valute, mentre la svalutazione ne incentiva l'acquisto.
  • Tassi di interesse: politiche monetarie più restrittive, caratterizzate dall'aumento dei tassi, normalmente penalizzano l'oro perché ne accrescono il costo-opportunità rispetto ad asset remunerativi come i titoli di Stato. Viceversa, un contesto di tassi bassi, come quello che ha caratterizzato l'ultima fase del ciclo economico, tende a favorirne la domanda.
  • Inflazione: la paura di una spinta inflazionistica incontrollata spinge i portafogli verso la protezione offerta dal metallo giallo, considerato efficace contro l'erosione del potere d'acquisto.
  • Instabilità geopolitica: eventi come conflitti, crisi valutarie o shock politici si traducono storicamente in un rafforzamento della domanda di oro, che aumenta la sua funzione di bene rifugio.
  • Domanda industriale e tecnologia: l'utilizzo sempre più marcato, soprattutto nei settori elettronico e high-tech, aggiunge una componente reale alla tradizionale domanda da investimento e gioielleria.
  • Politiche delle banche centrali: le strategie adottate dagli istituti monetari internazionali tramite acquisti diretti di oro per diversificare le riserve valutarie rappresentano un altro importante motore del prezzo.
  • Offerta mineraria: la capacità di produzione, spesso limitata da costi in crescita e da una pipeline esplorativa non sempre soddisfacente, tende a esercitare un impatto strutturale sul valore globale del metallo.
A ciò si aggiungono fattori sentimentali come la percezione del rischio sistemico, in grado di alimentare dinamiche speculative nei momenti di particolare incertezza.

Previsioni rialziste: il consenso degli analisti e le motivazioni

Il fronte ottimista vede una pluralità di operatori e case d'investimento proiettare il prezzo dell'oro verso nuovi massimi tra la fine del 2025 e il 2026. Alcuni colossi del settore, come Deutsche Bank e Goldman Sachs, stimano valori compresi tra i 4900 e i 5000 dollari l'oncia entro il prossimo biennio, motivando la previsione con:

  • una domanda robusta da parte delle economie emergenti,
  • acquisti record delle banche centrali orientati ad una strategia di diversificazione delle riserve,
  • offerta mineraria sotto pressione per l'aumento dei costi estrattivi e la stagnazione delle nuove fonti di produzione,
  • instabilità geopolitica persistente, soprattutto tra Europa, Medio Oriente e Asia.
Le case d'investimento sottolineano come questi elementi abbiano progressivamente rafforzato il ruolo difensivo dell'oro, allargando la platea degli acquirenti tra investitori istituzionali e retail. La presenza stabile della domanda ufficiale, supportata dagli acquisti delle banche centrali di Cina, Russia e India, rende la curva dei prezzi meno sensibile alle oscillazioni dei tassi reali e, secondo i sostenitori dello scenario rialzista, garantisce un punto di partenza strutturalmente più elevato rispetto al passato.

Il ruolo delle banche centrali e delle politiche monetarie

Guardando ai driver che hanno sostenuto il boom recente, gli esperti pongono grande enfasi sugli acquisti delle banche centrali, visti come il principale fattore distintivo dell'attuale rally. Decine di Paesi hanno infatti aumentato la quota di oro nelle proprie riserve, alimentando un trend di lungo periodo che si sovrappone alle dinamiche speculative tipiche dei mercati finanziari. Il progressivo allentamento della politica monetaria da parte della Federal Reserve ha accelerato i flussi verso l'asset, riducendo sia il rendimento dei titoli concorrenti che la pressione ribassista storicamente associata ai rialzi dei tassi.

Domanda industriale, tecnologia e instabilità geopolitica

Un ulteriore motore di crescita è rappresentato dall'utilizzo crescente del metallo nei settori industriali e tecnologici, con particolare riferimento alla microelettronica e alle rinnovabili. La domanda asiatica legata alla produzione di gioielli e l'interesse della tecnologia avanzata contribuiscono a mantenere elevata la pressione sugli stock disponibili. Inoltre, il perdurare di tensioni politiche internazionali alimenta la propensione degli investitori ad accumulare oro, accentuando le spinte al rialzo nei momenti di crisi.

Le voci discordanti: chi prevede un ribasso per l'oro nel 2026

Sebbene il consenso di mercato esprima attese positive di medio-lungo periodo, alcune autorità e analisti mettono in discussione la solidità del trend attuale, ipotizzando la possibilità di correzioni significative o veri e propri scenari ribassisti. Tra coloro che hanno espresso un approccio prudente o addirittura scettico rispetto alla sostenibilità delle quotazioni attuali figurano:

  • Nicky Shiels - responsabile strategia dei metalli per MKS Pamp (gruppo internazionale di raffinazione e finanza),
  • Ken Griffin - fondatore dell'hedge fund Citadel,
entrambi citati da fonti di mercato come protagonisti del dibattito su valutazioni iperboliche e rischio di sovraffollamento del mercato.

Nel dettaglio, Shiels e Griffin evidenziano come la rapida ascesa del metallo abbia attirato una liquidità massiccia anche da parte di operatori meno esperti, inducendo rischi di posizione affollata e vulnerabilità a improvvise correzioni in caso di mutamenti nello scenario macroeconomico.

Nicky Shiels (MKS Pamp): rischio di posizione sovraffollata e iper-valutazione tecnicamente insostenibile

Nicky Shiels, strategist di metalli presso MKS Pamp, sottolinea che l'oro appare attualmente come una posizione di scambio eccessivamente affollata, con valutazioni che risultano tecnicamente insostenibili secondo i principali indicatori di analisi tecnica.

Shiels precisa che il rally è stato favorito dalle politiche interne e tariffarie degli Stati Uniti, nonché dal clima di incertezza globale, ma mette in guardia sul fatto che scommettere sul ribasso non sia facile in un contesto così dominato da eventi politici straordinari.

Tuttavia, il rapido incremento dei prezzi e la presenza di voci speculative nel mercato potrebbero, secondo Shiels, spostare il rapporto rischio/rendimento a favore di una flessione. In particolare, l'area dei 3600 dollari viene individuata come supporto chiave, con possibilità di revisione delle posizioni qualora venisse meno la pressione istituzionale sugli acquisti.

Ken Griffin (Citadel): timori di bolla e afflusso eccessivo sul metallo giallo

Ken Griffin, fondatore del hedge fund Citadel, ha definito fonte di inquietudine l'afflusso massiccio verso l'asset, sottolineando come la rapida popolarità dell'oro possa essere sintomo di una fase speculativa avanzata. Il manager teme che la crescente esposizione di investitori non tipici del settore possa portare a movimenti repentini in caso di shock contrari, amplificando la volatilità e il rischio di ritracciamenti marcati. Griffin richiama dunque alla prudenza, suggerendo che il mercato sia ormai noto e potenzialmente sovraffollato.

Possibili scenari ribassisti: quali fattori potrebbero far scendere l'oro

Tra le ipotesi avanzate dagli analisti più cauti spiccano alcuni fattori capaci di invertire il trend:

  • un inasprimento delle politiche monetarie con rialzo dei tassi di interesse o improvviso rafforzamento del dollaro,
  • una rapida soluzione delle principali crisi geopolitiche,
  • un ritorno diffuso della fiducia verso i titoli di Stato occidentali,
  • una ripresa sostenuta della produzione mineraria.
I dati storici dimostrano che l'oro tende a correggere in modo significativo qualora si verifichino contemporaneamente più di uno di questi eventi, specie in assenza dell'appoggio delle banche centrali o del comparto istituzionale.

Tassi di interesse e rafforzamento del dollaro: impatti sui prezzi

L'aumento dei tassi reali, deciso dalle banche centrali per contenere l'inflazione, rappresenta tradizionalmente un ostacolo per i prezzi del metallo prezioso. Un simile scenario rende più appetibili i titoli obbligazionari, riducendo il premio per il rischio che giustifica l'investimento in asset che, come l'oro, non generano cedole o dividendi. Parallelamente, un ritorno di forza del dollaro riduce la domanda internazionale di oro quotato in valuta USA, comprimendo la curva dei prezzi anche in presenza di una domanda fisica resiliente.

Risoluzione delle crisi geopolitiche e ritorno alla fiducia

La storia recente mostra come la scomparsa di fattori di rischio sistemico o la fine dei principali conflitti possa rapidamente ridimensionare la funzione di bene rifugio, con una conseguente correzione delle quotazioni. Un quadro politico internazionale meno incerto accompagnato da un rafforzamento dei sistemi normativi e dalla ripresa di fiducia nelle istituzioni finanziarie tradizionali sono visti dagli esperti come catalizzatori naturali di pressioni ribassiste sui valori dell'oro.

Strategie per gli investitori in caso di correzioni del mercato dell'oro

Nel contesto delineato, gli operatori di mercato sono chiamati a rivedere le proprie strategie di allocazione. Alcune linee guida tattiche suggerite dagli analisti per affrontare eventuali correzioni sono:

  • Ribilanciamento del portafoglio: mantenere una quota prudente (5-10%) in oro, evitando concentrazioni eccessive.
  • Utilizzo di opzioni put: proteggere i guadagni accumulati acquistando strumenti derivati per coprirsi da possibili ribassi.
  • Approccio Dollar Cost Averaging (DCA): in caso di correzioni graduali, valutare acquisti periodici a prezzi decrescenti per ottimizzare il prezzo medio d'ingresso.
  • Analisi del sentiment istituzionale: monitorare con attenzione i flussi degli acquisti delle banche centrali e l'andamento degli ETF specializzati.
  • Diversificazione con strumenti alternativi: valutare l'inclusione di titoli correlati all'oro (azioni minerarie, fondi tematici) senza focalizzarsi esclusivamente sul metallo fisico.
Questi accorgimenti consentono di gestire la volatilità e prevenire rischi eccessivi, pur preservando la funzione assicurativa che storicamente caratterizza l'asset.