Collezionisti di gomme da masticare vintage trasformano un hobby nostalgico in un mercato fiorente da 40 milioni. Tra marchi iconici, storia, cultura pop e pezzi da investimento, rivive il fascino di un'epoca indimenticabile
Ci sono oggetti dell’infanzia che attraversano le generazioni, sedimentandosi nell’immaginario collettivo come simboli di epoche ormai trascorse. Tra questi, le gomme da masticare dai colori sgargianti e dalle innumerevoli varianti aromatiche rappresentano un caso unico di longevità emotiva e commerciale. Da semplici prodotti da banco per bambini o da acquisto d’impulso a vere e proprie icone pop, le confezioni storiche e i marchi ormai divenuti leggenda tornano oggi al centro di una passione che va oltre la nostalgia. La ricerca di queste confezioni "d’annata", la riscoperta di gusti ormai introvabili e il collezionismo attorno ad essi hanno generato nuove dinamiche di valore, confermandone la rilevanza sia per chi le ha vissute in prima persona sia per nuove generazioni di collezionisti.
Ripercorrere l’evoluzione delle gomme da masticare significa attraversare decenni di cambiamenti socio-culturali e di strategie di marketing visionarie. Nel secondo Novecento, il chewing gum si insinua silenziosamente nel quotidiano italiano, provenendo dagli Stati Uniti come simbolo di spensieratezza e modernità. Appena approdate nei bar e nei tabaccai, le prime confezioni, semplici, colorate e dal sapore persistente, conquistano un pubblico trasversale, innovando il concetto stesso di "merenda" e trasformandosi subito in piccole monete per lo svago.
Sono gli anni Settanta e Ottanta, però, a segnare la vera esplosione di questa tendenza: il boom economico e la sempre maggiore penetrazione dei media aprono la strada a grandi investimenti pubblicitari e alla costruzione di veri imperi industriali. Le aziende leader inaugurano campagne pubblicitarie memorabili, affidandosi a testimonial, giochi a premio e inserti come i famosi "tattoo" nelle confezioni. Il successo delle vendite, però, non è solo figlio della comunicazione: la scelta strategica di investire nella varietà di gusti e confezioni, dalla classica fragola alla più esotica anguria, dalla bustina singola al multipack, amplia il target.
La storia delle gomme da masticare in Italia non può prescindere dalla citazione di due marchi che ancora oggi dominano la memoria e, in parte, gli scaffali: Big Babol e Vivident. Nata nel 1978 sotto l’egida Perfetti, Big Babol deve il proprio successo iniziale a una strategia comunicativa audace e a una formula innovativa della gomma, pensata per favorire la creazione delle celebri "bolle giganti". L’accattivante packaging blu-rosa, la consistenza elastica e le campagne pubblicitarie restano nella memoria collettiva anche grazie a testimonial iconici come Daniela Goggi e Bud Spencer. Ma sono soprattutto i celebri "tattoo" inseriti nelle bustine – veri oggetti da collezione – a sancire l’appartenenza generazionale di chi, negli anni Ottanta e Novanta, si sfidava a colpi di palloncini e disegni trasferibili.
Vivident, altro colosso del settore, rappresenta l’altra faccia della medaglia. Nata come sinonimo di freschezza e innovazione, ha saputo imporsi con campagne dal tono ironico e visionario, sino ad arrivare alle recenti iniziative “Vivi Fresh al 100%”, in cui la freschezza diventa un atteggiamento mentale, oltre che sensoriale. La leadership di Vivident si riflette non solo nei numeri (quota di mercato in Italia di oltre l’80%) ma anche nella capacità di adattarsi alle mutevoli esigenze dei consumatori: dal classico confetto zuccherato al chewing gum senza zucchero, dalla lunga durata aromatica ai gusti sorprendenti e moderni, ogni innovazione è parte di una strategia di fidelizzazione costruita sul valore della memoria sensoriale.
L’ascesa del mercato delle gomme da masticare vintage non si può più considerare un fenomeno di nicchia. Le aste online e i portali dedicati vedono crescere in maniera esponenziale il valore di confezioni intonse, gadget promozionali, tattoo originali e bloopers pubblicitari d’epoca. Secondo le più recenti stime, il comparto sfiora i 40 milioni di euro di fatturato annuale a livello internazionale, alimentato da una rete di appassionati che include non solo chi ha vissuto in prima persona l’epoca delle prime Big Babol o Vivident, ma anche fasce più giovani attratte dal fascino del "retrò" e dal potenziale investimento dei memorabilia.
Le dinamiche che regolano questo mercato sono estremamente sofisticate: autenticità, stato di conservazione e rarità sono i tre parametri fondamentali nella stima del valore di una singola confezione o di un gadget associato.
Di seguito alcune categorie di oggetti più ambite:
I motivi di acquisto e collezionismo di distributori automatici d’epoca possono essere sintetizzati in:
Quello che dall'esterno sembra una follia sentimentale, pagare centinaia di euro per un prodotto concepito per essere sputato, è in realtà una forma sofisticata di archeologia pop: questi collezionisti inseguono la grafica litografata dei distributori americani anni '50, la cromia impossibile di certi packaging giapponesi degli '80, l'odore chimico e dolciastro di un'infanzia che non è nemmeno la loro. Il paradosso è tutto qui: si colleziona un oggetto progettato per essere consumato, introvabile proprio perché nessuno pensava valesse la pena conservarlo.
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...