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Maserati, due nuove super car e una svolta che divide: cinese dentro, italiana fuori

di Dott. Stefano Gallo pubblicato il

Maserati verso l'accordo con Huawei e JAC: in arrivo un SUV e una GT elettriche. Tecnologia cinese, design italiano. Ficili difende l'identità del Tridente.

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Il Tridente sta per scrivere uno dei capitoli più delicati della sua storia recente. Dopo mesi di indiscrezioni, voci di corridoio e smentite ufficiali che sapevano più di diplomazia che di verità, il quadro attorno alla partnership tra Maserati, Huawei e JAC Motors si fa sempre più nitido. E con esso arriva anche una domanda che divide appassionati, addetti ai lavori e clienti storici del marchio modenese: quanto potrà ancora dirsi italiana una Maserati costruita, almeno in parte, in Cina?

Il piano: due modelli, un'identità da salvare

Secondo quanto emerso da fonti cinesi e italiane, sarebbero due le vetture al centro del nuovo corso. La prima è un grande SUV, pensato come erede della Levante, destinato ad affiancare in gamma la Grecale Folgore occupando il gradino più alto della gerarchia. La seconda è una granturismo elettrica dal profilo basso e sportivo, che completerebbe l'offerta accanto alla GranTurismo Folgore, riportando l'accento su quella vocazione sportiva che ha sempre contraddistinto il marchio fin dalle origini in pista.

Entrambi i modelli nascerebbero su base tecnica sviluppata da Huawei e JAC, con il colosso tecnologico cinese chiamato a fornire software, sistemi digitali di bordo e tecnologie di guida assistita, mentre JAC si occuperebbe della progettazione ingegneristica e della produzione vera e propria, con stabilimenti a Hefei. Non è escluso, secondo alcune indiscrezioni, che accanto alla versione completamente elettrica possa affiancarsi anche una variante con Range Extender, cioè un piccolo motore termico dedicato esclusivamente alla ricarica delle batterie, una soluzione pensata per rassicurare una clientela ancora poco convinta dall'autonomia delle sole batterie.

Cinese dentro, italiana fuori: cosa significa davvero

Lo schema che si sta delineando è tanto pragmatico quanto simbolicamente delicato. La base tecnica, la piattaforma, l'elettronica e persino parte dell'assemblaggio industriale arriverebbero dalla Cina. L'ultimo miglio, però, quello che conta agli occhi del cliente, resterebbe saldamente in Italia: design definito a Modena, rifiniture, controllo qualità e completamento finale delle vetture destinate ai mercati internazionali, che porterebbero comunque il logo del Tridente.

In Cina, invece, le stesse vetture (o versioni molto simili) verrebbero vendute sotto il marchio Maextro, il brand ultra lusso già sviluppato da Huawei insieme a JAC per il mercato interno. Una separazione netta, pensata proprio per evitare che l'operazione venga percepita come una semplice riverniciatura in salsa Tridente di un prodotto nato altrove.

È in questo contesto che si inserisce la posizione dell'amministratore delegato di Maserati, Santo Ficili, descritto come attento custode dell'identità del marchio proprio in questa fase negoziale. La linea che filtra da Modena è chiara: la tecnologia può arrivare da fuori, ma il cuore stilistico, il marchio e la promessa di qualità devono restare italiani, o quantomeno percepiti come tali dal cliente finale.

Stellantis osserva, ma non conferma

Interpellata sulla vicenda, Stellantis ha finora mantenuto un profilo basso, ricordando che i contatti con altri costruttori internazionali fanno parte della normale attività di un gruppo automobilistico globale. Una risposta che non conferma né smentisce, e che lascia intendere quanto la trattativa sia ancora in una fase delicata, non definitiva, ma nemmeno più agli albori.

Il vero banco di prova arriverà a dicembre, quando l'amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, presenterà il piano industriale destinato a ridisegnare il futuro di Maserati. Sarà in quella sede che si capirà se l'alleanza con Huawei e JAC diventerà ufficiale, con quali tempistiche e soprattutto con quale grado di coinvolgimento cinese nella filiera produttiva.

Perché la Cina, e perché proprio ora

Il ragionamento industriale dietro questa possibile svolta è tutto sommato lineare. Maserati, dopo anni difficili sul fronte delle vendite e con una transizione elettrica più lenta del previsto, ha bisogno di accorciare drasticamente i tempi di sviluppo dei nuovi modelli e di contenere i costi. Le case cinesi, Huawei in testa, dispongono oggi di tecnologie digitali e sistemi di guida assistita tra i più avanzati al mondo, sviluppati a una velocità che i produttori europei faticano a replicare con gli stessi tempi e budget.

Per Huawei e JAC, dall'altra parte, un accordo con un marchio storico e riconoscibile come Maserati rappresenterebbe una scorciatoia preziosa per entrare con credibilità nei mercati occidentali, dove il nome Maextro, per quanto in crescita in Cina, non gode ancora di alcun riconoscimento. Una sorta di scambio alla pari: tecnologia in cambio di prestigio, velocità in cambio di heritage.

La reazione degli appassionati

Non stupisce che la notizia stia dividendo il pubblico degli appassionati. Da un lato c'è chi guarda con favore a un'operazione che potrebbe finalmente dare a Maserati i mezzi tecnologici e finanziari per competere con i grandi marchi del lusso elettrico, da Porsche a Ferrari, passando per i nuovi arrivati cinesi di fascia altissima. Dall'altro lato c'è chi teme che il valore stesso del Tridente, costruito su decenni di artigianalità, motori termici iconici e identità profondamente italiana, possa diluirsi in una operazione percepita come puramente industriale e finanziaria.

Il paragone che circola più spesso tra gli osservatori del settore è quello con altre operazioni simili avvenute nel mondo automotive negli ultimi anni, dove marchi occidentali hanno utilizzato piattaforme e tecnologie cinesi mantenendo però il controllo su design e brand identity. Un modello che, se ben gestito, può funzionare; se gestito male, rischia invece di erodere proprio quella percezione di autenticità che rappresenta il valore aggiunto di un marchio come Maserati.

Cosa aspettarsi ora

Nei prossimi mesi, fino alla presentazione di dicembre, è probabile che le indiscrezioni continuino a susseguirsi, alimentate da fonti sia italiane sia cinesi, spesso in contraddizione tra loro su dettagli specifici come tempistiche, nomi definitivi dei modelli e quota di produzione effettivamente realizzata in Cina rispetto a quella italiana.

Quello che appare invece sempre più probabile è che Maserati stia effettivamente per intraprendere una strada nuova, quella di un'azienda che accetta di appoggiarsi a partner tecnologici esterni per sopravvivere e rilanciarsi nell'era elettrica, cercando però di preservare intatto quel valore simbolico che ha reso il Tridente uno dei nomi più amati della storia dell'automobile italiana.

Resta da capire se il pubblico, soprattutto quello più affezionato e tradizionalista, sarà disposto ad accettare questo compromesso, oppure se percepirà la componente cinese come un elemento capace di intaccare irrimediabilmente l'anima del marchio. La risposta, con ogni probabilità, arriverà solo quando le prime vetture nate da questa alleanza saranno finalmente visibili nelle concessionarie di tutto il mondo.






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Dott. Stefano Gallo

Stefano Gallo (nato nel 1978 a Torino) è un esperto di automotive con oltre 20 anni di esperienza nel settore, riconosciuto per la sua competenza tecnica e la capacità di analizzare in modo chiaro e approfondito le evoluzioni del mondo dell’auto.

Laureato in Ingegneria Meccanica con specializzazione in veicoli a motore presso il Politecnico di Torino, Stefano ha iniziato la sua carrie...