L'uscita della famiglia Doris da Mediobanca e le voci su un possibile ingresso in politica scuotono gli equilibri finanziari italiani. Il futuro di Mediolanum, le motivazioni e i nuovi scenari vengono analizzati nei loro dettagli.
La recente uscita di Mediolanum dal capitale di Mediobanca, dopo un rapporto trentennale e strategico tra le due realtà finanziarie italiane, rappresenta un passaggio significativo per il panorama bancario nazionale. L’esame di questa decisione, delle sue implicazioni sull’assetto del settore e sulle future strategie della famiglia Doris, offre spunti di analisi rivolti agli investitori, agli operatori di mercato e a chi si interessa agli sviluppi del risiko bancario italiano. Tra strategie, motivazioni economiche ed equilibri societari, l’addio dei Doris a Mediobanca segna la fine di un’epoca e pone interrogativi sia sulle manovre di Piazza Affari sia sulle prospettive del gruppo guidato da Massimo Doris.
Il gruppo Mediolanum, sotto la guida di Massimo Doris, ha annunciato l’uscita dal capitale di Mediobanca tramite la vendita del 3,5% detenuto (pari a 29.095.110 azioni), portando a termine un’operazione di accelerated book building rivolta esclusivamente a investitori istituzionali. L’operazione si è svolta rapidamente a un prezzo di 18,85 euro per azione, riconoscendo uno sconto del 4,5% rispetto ai valori di chiusura della vigilia. Tale mossa ha permesso a Mediolanum di incassare circa 548 milioni di euro, realizzando, secondo Intermonte, una plusvalenza di oltre 260 milioni rispetto a quanto iscritto nel bilancio precedente.
Questa dismissione coincide con il massimo storico del titolo Mediobanca, cresciuto di oltre il 40% da gennaio, evidenziando il tempismo della scelta sotto il profilo finanziario. Dal punto di vista regolamentare, la vendita non produrrà effetti sul conto economico di Mediolanum ma comporterà una riduzione delle attività ponderate per il rischio e un rafforzamento dell’indicatore patrimoniale Cet1, offrendo una maggiore solidità alla società.
Contestualmente la vendita della quota, detenuta in parte direttamente e in parte tramite Mediolanum Vita, ha determinato una ridefinizione degli assetti all’interno del patto di consultazione di Mediobanca, sceso all’8% circa. La cassaforte di famiglia, Finprog, mantiene a oggi lo 0,96% che potrebbe anch’esso essere oggetto di valutazione in relazione agli sviluppi dell’offerta pubblica di scambio (OPS) in corso su Mediobanca. In questa fase, Mediolanum ribadisce la natura finanziaria e non strategica della partecipazione, sottolineando una politica di crescita organica e di prudenza patrimoniale coerente con le proprie linee guida manageriali.
L’uscita del gruppo fondato da Ennio Doris dal capitale di Mediobanca segna il termine di un legame nato sul finire degli anni ’90, originato dalla volontà di cementare un’alleanza nel private banking e da una visione comune su alcuni progetti come la quotazione di Mediolanum stessa. Le motivazioni della decisione vanno tuttavia ricercate in una molteplicità di elementi:
L’irradiarsi di rumors circa un possibile ingresso in politica da parte di membri della famiglia Doris, in parallelo al disimpegno azionario da Mediobanca, ha animato la stampa e i commentatori finanziari. Le vicende del passato italiano, come l’ingresso di esponenti di grandi famiglie imprenditoriali nella vita politica – si pensi al caso Berlusconi – fanno sì che ogni movimento dei Doris in questa direzione venga osservato con attenzione.
Alla base di tali speculazioni si colloca il rafforzamento patrimoniale e la ritrovata liquidità a disposizione della famiglia, da molti letti come prerequisiti per un eventuale ruolo pubblico. Tuttavia, Massimo Doris ha sempre mantenuto una posizione distante da queste ipotesi, ribadendo in tempi recenti che le decisioni prese sono motivate solo da esigenze industriali e patrimoniali e non da ambizioni di natura politica.
In tale contesto, il mercato finanziario mostra una reazione più condizionata dall’evoluzione degli equilibri bancari che non da scenari politici. Gli analisti, infatti, sottolineano la coerenza della scelta di Mediolanum con l’obiettivo di tutelare il business aziendale da instabilità legate alle OPA e alle posizioni governative, più che una reale intenzione di impegnarsi direttamente nell’arena politica. L’esperienza pregressa italiana suggerisce comunque che simili voci, se non smentite chiaramente, rischiano di ingenerare aspettative e volatilità nei mercati.
Gli interrogativi sui possibili sviluppi futuri dopo la cessione della partecipazione in Mediobanca vertono su: