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Mi sono licenziata, mi sono trasferita in Serbia senza conoscere la lingua e ora riesco a guadagnare e risparmiare: il racconto di

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Una storia che viene dall'estero raccontata da Business Insider ma che vale per l'Italia, anche, forse, ancora di più.

A raccontare questa storia è Daria Ershova, 25 anni, nata in Russia e cresciuta negli Stati Uniti, dove si era trasferita da sola a soli 16 anni. Per anni ha lavorato tra internship e ruoli part time nel marketing in Arizona, arrivando a guadagnare circa 42mila dollari l'anno, equivalenti a poco più di 38mila euro. Una cifra che, racconta lei stessa a Business Insider, sembrava ragionevole finché non la scomponeva voce per voce: affitto, assicurazione dell'auto, telefono e bollette finivano per assorbire gran parte dello stipendio, lasciando pochissimo margine di manovra a fine mese.

Si tratta di una vicenda americana, ambientata tra l'Arizona e la Serbia, ma il tema che racconta riguarda da vicino anche l'Italia, dove il problema di uno stipendio che non basta a coprire le spese quotidiane è tutt'altro che estraneo a milioni di persone, specialmente tra i più giovani.

Dall'Arizona a Belgrado, senza sapere una parola di serbo

A un certo punto, Ershova ha deciso di ripartire da zero. Dopo aver scartato l'idea di un master in Europa per mancanza di fondi, ha scelto la Serbia, complice un visto per lavoratori autonomi descritto come molto semplice da ottenere e una tassazione favorevole per freelance e piccole imprese. Ha così fondato una propria attività di consulenza indipendente nel campo della comunicazione e del branding, con cui oggi guadagna circa 54mila dollari l'anno, lavorando con clienti internazionali da remoto.

Il trasferimento è avvenuto senza che lei conoscesse la lingua locale, un dettaglio tutt'altro che secondario. La barriera linguistica si è infatti rivelata il primo vero ostacolo, soprattutto negli uffici pubblici e in banca, dove l'inglese spesso non è sufficiente per sbrigare le pratiche quotidiane. Anche la burocrazia funziona in modo completamente diverso rispetto agli Stati Uniti, con quasi tutte le procedure da svolgere di persona, senza le comodità digitali a cui molti sono ormai abituati.

I numeri del risparmio: affitto, spesa e assicurazione sanitaria

Il cambiamento più evidente riguarda proprio le spese quotidiane. L'affitto, racconta Ershova, è passato da 1.720 a 560 euro per un appartamento paragonabile in un buon quartiere di Belgrado. A questo si aggiunge il fatto che in Serbia non possiede un'auto, grazie a un sistema di trasporti pubblici efficiente e gratuito, mentre anche la spesa quotidiana costa molto meno: al mercato di quartiere un pollo intero costa appena 3 euro.

Numeri alla mano, in Arizona spendeva circa 1.720 euro di affitto, 172 euro di assicurazione auto, 73 euro di telefono e 344 euro di spesa al mese. In Serbia il totale crolla drasticamente: 560 euro di affitto, 30 euro di telefono, 258 euro di spesa e appena 6 euro al mese per un'assicurazione sanitaria privata. Un margine che le permette anche di aiutare economicamente il fratello, trasferitosi a sua volta a Belgrado, e che le ha restituito una tranquillità economica che in Arizona sembrava fuori portata. Sono molto meno stressata per i soldi, racconta lei stessa.

Perché questa storia riguarda anche l'Italia

Se la vicenda di Ershova si svolge tra Stati Uniti e Serbia, il tema di fondo tocca una corda molto sensibile anche per chi vive in Italia. Secondo i dati ISTAT ed Eurostat relativi al 2026, lo stipendio medio lordo in Italia si attesta attorno ai 33.800 euro annui, un valore che colloca il Paese nella parte medio bassa della classifica tra le principali economie dell'Europa occidentale. Per i più giovani la situazione è ancora più critica: secondo alcune rilevazioni, chi ha tra 15 e 24 anni guadagna in media appena 16mila euro lordi l'anno, meno della metà della media nazionale, mentre la retribuzione d'ingresso al primo impiego si attesta intorno ai 30mila euro.

A complicare ulteriormente il quadro c'è il fatto che, secondo l'OCSE, nel primo trimestre del 2026 i salari reali in Italia sono risultati inferiori del 6,1% rispetto allo stesso periodo del 2021, un divario che la forte tassazione sul lavoro contribuisce ad ampliare, riducendo ulteriormente la somma netta effettivamente disponibile per le famiglie. Non sorprende quindi che, secondo alcune indagini, più del 43% degli under 35 in Italia guadagni meno di 1.000 euro al mese, e che oltre i due terzi dei giovani italiani che decidono di trasferirsi all'estero lo facciano proprio per motivi legati al lavoro o alla ricerca di una qualità della vita migliore.

In questo contesto, storie come quella di Ershova trovano un'eco particolare anche tra i lettori italiani: non tanto come invito a trasferirsi tutti in Serbia, quanto come esempio di un fenomeno più ampio, quello di chi, complice il lavoro da remoto, sceglie di separare il luogo in cui guadagna dal luogo in cui vive, per ottimizzare il rapporto tra entrate e spese quotidiane.

Il peso psicologico del cambiamento e i consigli pratici

Ershova non nasconde le difficoltà incontrate lungo il percorso. Tra i consigli che darebbe a chi vuole seguire il suo esempio, c'è quello di affidarsi fin da subito a un relocation assistant per gestire documenti e appuntamenti, e di informarsi con attenzione sulle festività locali, perché si può trovare negozi, banche e uffici chiusi senza alcun preavviso.

Ammette anche il peso psicologico della scelta: nessuno avverte davvero di quanto pesi, mentalmente, essere sola in un Paese nuovo, lontano da amici e familiari, senza conoscere la lingua e con una rete di contatti ancora tutta da costruire. Il suo consiglio, in questi casi, è uscire almeno una volta a settimana, anche senza parlare la lingua, anche solo restando seduti in un caffè: stare tra la gente, dice, conta più di quanto si pensi.

A sorprenderla positivamente, dal canto suo, è stata proprio la vita sociale della capitale serba, ricca di caffè, sale giochi da tavolo, lungofiume e sentieri escursionistici. Nei weekend lunghi si concede gite al parco nazionale di Tara, sugli sci a Kopaonik o al mare in Montenegro, spesso in compagnia del fratello. Perfino il clima, con pioggia, freddo e neve, rappresenta per lei un miglioramento rispetto al caldo torrido dell'Arizona, anche se ammette apertamente la nostalgia per l'abbronzatura tipica di novembre lasciata alle spalle insieme alla sua vita precedente.

Un modello che in Italia resta ancora minoritario

Va detto che il percorso scelto da Ershova, quello del lavoratore autonomo che serve clienti internazionali restando fisicamente in un Paese a basso costo della vita, resta ancora un'opzione di nicchia anche in Italia, dove il mercato del lavoro è strutturalmente diverso da quello statunitense e la cultura del lavoro da remoto puro, slegato da un datore di lavoro fisso, fatica a diffondersi con la stessa rapidità. Non mancano però segnali di un interesse crescente verso soluzioni simili: c'è chi lavora in smart working per aziende italiane scegliendo di vivere in zone con un costo della vita più basso, e chi, come Ershova, decide di fare il grande passo e trasferirsi oltreconfine.

Resta comunque un punto fermo, valido sia per chi legge questa storia dagli Stati Uniti sia per chi la legge dall'Italia: il rapporto tra quanto si guadagna e quanto costa vivere non è un dettaglio secondario, ma un fattore che può determinare il livello di stress quotidiano, la possibilità di risparmiare, aiutare la propria famiglia o semplicemente respirare un po' più liberamente a fine mese. La scelta di Ershova, drastica e non priva di difficoltà, racconta proprio questo: a volte cambiare contesto, più che cambiare lavoro, può essere la leva più efficace per riequilibrare un bilancio che altrimenti resterebbe sempre in affanno.






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Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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