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Nasce la prima birra totalmente italiana: chi e dove la produce, quanto costa e le versioni esistenti

di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

Si chiama Kidda la prima birra artigianale completamente italiana, dal campo al bicchiere, prodotta in Sicilia e destinata a fare scuola.

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Si chiama Kidda ed è la birra che promette di riscrivere le regole della filiera brassicola italiana. Prodotta interamente in Sicilia, Kidda nasce da un progetto che unisce agricoltura, artigianato e territorio in un percorso definito "dalla terra al bicchiere": il malto utilizzato per produrla proviene infatti al 100% da orzo coltivato sull'isola, mentre l'insieme delle materie prime impiegate è di origine interamente italiana. La prima produzione è stata avviata il 16 settembre 2026 nello stabilimento del birrificio Bruno Ribadi a Terrasini, in provincia di Palermo, segnando l'avvio produttivo di un'iniziativa che punta a diventare un modello per l'intero comparto agroalimentare del Sud Italia.

Chi produce la birra Kidda e dove nasce

Dietro il progetto della birra Kidda c'è una rete di soggetti che uniscono il mondo agricolo a quello della produzione brassicola. L'iniziativa è promossa da Coldiretti e dal Consorzio Birra Italiana, in collaborazione con Filiera Agricola Italiana (Fdai), che accompagna il prodotto con il marchio Firmato Dagli Agricoltori Italiani. Non si tratta quindi di un singolo birrificio che lancia una nuova etichetta, ma di un vero e proprio consorzio di filiera che mette in relazione cerealicoltori, produttori di luppolo e birrifici locali siciliani.

Il nome Kidda non è casuale. In dialetto siciliano significa "quella", un termine che nel parlato serve a indicare qualcosa di preciso, riconoscibile e unico nel suo genere. Una scelta linguistica che vuole comunicare fin da subito l'identità fortemente territoriale del prodotto, distinguendolo da qualsiasi altra birra presente sul mercato italiano.

Il cuore operativo del progetto è composto da quattordici aziende agricole provenienti da diverse zone della Sicilia, che si sono unite per coltivare complessivamente circa sessanta ettari di orzo distico, la varietà destinata specificamente alla produzione di malto da birra. La trasformazione del cereale avviene poi all'interno del birrificio Bruno Ribadi di Terrasini, dove è stata realizzata la prima cotta ufficiale del prodotto.

L'obiettivo dichiarato dai promotori va oltre il semplice lancio commerciale di una nuova birra: si punta a costruire una filiera corta, etica e sostenibile, capace di aumentare la quota di valore che resta sul territorio siciliano e di offrire nuove opportunità di reddito alle aziende agricole locali, spesso penalizzate dalla concorrenza di materie prime importate a basso costo.

La produzione di Kidda ha il suo epicentro a Terrasini, comune in provincia di Palermo che ospita lo stabilimento del birrificio Bruno Ribadi. Qui, mercoledì 16 settembre, si è svolta la prima cotta ufficiale, un momento simbolico che ha trasformato in produzione concreta un progetto nato mesi prima con la semina dell'orzo nei campi siciliani.

Il percorso produttivo segue un calendario preciso: la raccolta del cereale avviene tradizionalmente tra maggio e giugno, seguita dalla fase di maltazione, fino ad arrivare, a settembre, alla trasformazione vera e propria in birra. Un ciclo che permette di tracciare l'intero processo, dal seme al bicchiere, valorizzando ogni passaggio della filiera.

Il marchio della Trinacria accompagna simbolicamente l'intero progetto, a testimonianza di un'identità fortemente legata al territorio. Non è un caso che l'iniziativa si inserisca in un contesto già favorevole: la Sicilia conta oggi una rete diffusa di birrifici artigianali, con 60 birrifici attivi nel 2025, di cui nove a vocazione agricola, contro i soli cinque su sessantaquattro registrati nel 2024. Un segnale della crescente attenzione verso modelli produttivi che uniscono birra e agricoltura di prossimità.

Sul fronte del prodotto, Kidda si presenta come una birra bionda, pensata per essere accessibile e riconoscibile, capace di valorizzare le caratteristiche organolettiche dell'orzo coltivato sull'isola. Il profilo aromatico richiama gli stili chiari classici, con note di malto morbide e per un pubblico ampio, senza rinunciare a un legame diretto con il territorio di origine, dal terreno vulcanico e dal clima mediterraneo che caratterizzano molte delle zone di coltivazione siciliane.

L'orzo siciliano protagonista della filiera

L'elemento più distintivo di Kidda riguarda proprio la provenienza della materia prima. Il malto utilizzato per la produzione della birra deriva esclusivamente da orzo distico coltivato in Sicilia, un dettaglio che rende questa birra un caso raro nel panorama nazionale: gran parte dei birrifici artigianali italiani, infatti, continua a dipendere da malti importati da altre aree produttive europee.

La Sicilia produce complessivamente circa 130mila quintali di orzo su una superficie di poco meno di 5mila ettari, una base agricola che i promotori del progetto considerano un punto di partenza per sviluppare una vera specializzazione regionale nel settore brassicolo. Rafforzare la coltivazione locale significa accorciare la catena di approvvigionamento, aumentare la tracciabilità del prodotto e ridurre la dipendenza da forniture estere.

Non mancano, però, le criticità. Il 2026 è stato un anno complicato per la cerealicoltura siciliana: siccità e maltempo hanno fatto crollare la produzione nazionale di orzo da birra del 39%, con le rese dell'orzo distico passate da 55 a 37 quintali per ettaro. Un dato che Coldiretti e Consorzio Birra Italiana hanno voluto sottolineare proprio durante la presentazione della Kidda, per ricordare quanto la filiera brassicola italiana sia ancora esposta ai cambiamenti climatici e alla necessità di investimenti in innovazione agronomica.

Quanto costa la birra Kidda

Trattandosi di un prodotto appena lanciato, con la prima cotta avviata solo il 16 settembre 2026, non è ancora stato comunicato un prezzo ufficiale di vendita al pubblico. I promotori del progetto non hanno diffuso listini né indicazioni sui canali distributivi definitivi, in attesa che la produzione entri a regime nelle prossime settimane.

Guardando al mercato delle birre artigianali italiane a filiera corta, categoria a cui Kidda appartiene per posizionamento e caratteristiche, i prezzi al pubblico si collocano generalmente in una fascia che va dai 3 ai 5 euro per una bottiglia da 33 centilitri, con variazioni legate al canale di vendita (birrifici, enoteche specializzate, grande distribuzione) e ai costi aggiuntivi di una filiera tracciata e certificata come quella promossa da Coldiretti e Fdai. Si tratta però di una stima orientativa basata sul segmento di mercato, non di un dato ufficiale relativo a Kidda: per il prezzo definitivo sarà necessario attendere le comunicazioni ufficiali dei produttori nelle prossime settimane.

Dove trovarla e le prospettive future

Il progetto Kidda non si limita alla sola produzione industriale, ma guarda anche al turismo esperienziale come leva di sviluppo per il territorio. È prevista, infatti, la vendita al pubblico dei birrifici coinvolti nella filiera, insieme a una serie di eventi tematici pensati per raccontare il percorso della birra dal campo alla tavola: dalla festa del raccolto alle giornate dei "luppoleti aperti", fino alla celebrazione pubblica della prima cotta.

Questo approccio punta a trasformare Kidda in qualcosa di più di un semplice prodotto da scaffale: un vero e proprio strumento di racconto del territorio siciliano, capace di attirare visitatori interessati a scoprire da vicino il legame tra agricoltura e trasformazione alimentare. Un modello che, secondo i promotori, potrebbe replicarsi anche in altre regioni italiane, seguendo l'esempio della filiera corta costruita in Sicilia.

Per quanto riguarda la distribuzione, è plausibile attendersi che Kidda venga inizialmente venduta attraverso i birrifici della filiera, gli eventi promossi da Coldiretti e i canali dedicati ai prodotti a km zero, prima di un eventuale allargamento verso la grande distribuzione organizzata e l'e-commerce specializzato in birre artigianali italiane. Anche su questo fronte, però, saranno necessarie conferme ufficiali nelle prossime settimane, man mano che la produzione si consoliderà.






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Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...