Perché ad ottobre 2026 non è arrivato l’aumento previsto per la Naspi per la disoccupazione e i chiarimenti del messaggio INPS n. 2829 del 14 settembre 2026.
Chi percepisce la Naspi e ha controllato l’accredito di ottobre 2026 potrebbe aver notato che l’importo è identico a quello del mese precedente. L’aumento di cui si parlava da settimane, legato all’estensione del taglio del cuneo fiscale alle prestazioni di sostegno al reddito, per ora non si è visto. Non c’è però alcun errore né una dimenticanza dell’istituto.
Precisiamo che il taglio del cuneo fiscale nasce per alleggerire il carico fiscale sui lavoratori dipendenti con redditi medio bassi. Per i redditi più contenuti si traduce in una somma che si somma allo stipendio senza essere tassata, mentre per le fasce successive prende la forma di una detrazione fiscale aggiuntiva.
La novità di queste settimane è che il beneficio esce dal perimetro strettamente lavorativo. Il principio è semplice: le indennità che sostituiscono il reddito da lavoro sono soggette a imposizione come se fossero retribuzione. Se il lavoratore attivo ha diritto al beneficio, è coerente riconoscerlo anche a chi percepisce una prestazione che prende il posto dello stipendio, come già avviene da tempo per il trattamento integrativo.
L’estensione riguarda diverse prestazioni erogate dall’INPS in sostituzione o a integrazione del reddito:
Molti percettori si aspettavano di trovare già nella mensilità di ottobre un importo più alto. Non è andata così, e la ragione sta nelle tempistiche operative indicate dall’istituto.
In base al messaggio INPS n. 2829 del 14 settembre 2026, l’estensione del taglio del cuneo fiscale a Naspi e Dis-Coll è prevista tra ottobre e novembre 2026. Non è quindi fissata una data secca che coincida con il pagamento di ottobre: l’applicazione avviene in una finestra di due mesi, per consentire all’INPS di adeguare le procedure di calcolo e di gestire le diverse mensilità.
Per questo motivo il fatto che l’aumento Naspi di ottobre 2026 non sia comparso nel proprio accredito non significa che il diritto sia stato perso o negato. Significa che, per ora, l’adeguamento non è stato ancora applicato a quella specifica posizione.
Non è necessario presentare alcuna richiesta. L’applicazione del taglio del cuneo fiscale a Naspi e Dis-Coll avviene in modo automatico, senza moduli da compilare, senza passaggi su MyInps e senza bisogno di rivolgersi a un patronato o a un CAF per attivare la misura.
Chi riceve email, SMS o telefonate che propongono di “sbloccare” l’aumento dietro compenso o con la richiesta di dati personali dovrebbe diffidare. L’INPS non chiede nulla per un beneficio che applica d’ufficio, e le truffe a tema prestazioni sociali sono tra le più frequenti nei momenti in cui circolano novità di questo tipo.
C’è poi il tema degli arretrati. Se l’estensione decorre da una data precedente rispetto al momento in cui viene effettivamente applicata, è naturale che si generino somme a credito per i beneficiari. Lo stesso messaggio INPS chiarisce che eventuali arretrati o conguagli non ancora accreditati vengono gestiti progressivamente dall’istituto.
Tradotto in termini pratici: chi non ha ancora ricevuto quanto spettante non deve preoccuparsi di aver perso qualcosa. Le somme verranno riconosciute man mano che le procedure lo consentono, anche attraverso mensilità successive. È possibile che persone con situazioni simili vedano gli importi arrivare in momenti diversi, perché l’elaborazione non avviene per tutti nello stesso giorno.
Pur non dovendo fare nulla per ottenere il beneficio, è utile monitorare i pagamenti. Ecco i controlli più sensati nelle prossime settimane:
Non esiste una cifra uguale per tutti. L’effetto del taglio del cuneo fiscale dipende dal reddito complessivo del beneficiario, dall’importo della prestazione e dalla durata dell’erogazione nell’anno. Chi percepisce la Naspi per pochi mesi avrà un vantaggio contenuto, mentre chi ha una prestazione più lunga o ha altri redditi nel corso dell’anno potrebbe vedere un impatto diverso.
Il calcolo è, dunque, personalizzato e dipende anche dalle regole fiscali applicate in fase di conguaglio. Il modo più affidabile per capire quanto si è ricevuto è confrontare i dati ufficiali riportati nell’area riservata e, più avanti, nella Certificazione Unica.
Al di là dei tempi tecnici, l’estensione del cuneo fiscale a prestazioni non prettamente lavorative segna un cambio di prospettiva. Per anni il beneficio è stato pensato come strumento a sostegno di chi ha un contratto di lavoro in corso. Riconoscerlo anche a chi si trova in una fase di disoccupazione, transizione o pre pensionamento significa ammettere che queste indennità svolgono la stessa funzione economica dello stipendio e meritano un trattamento fiscale coerente.
Resta da vedere quale sarà l’effetto concreto sul reddito disponibile delle famiglie. Per molti beneficiari si tratterà di somme modeste, ma in una fase di difficoltà anche pochi euro al mese possono contare. Più rilevante, per ora, è la certezza del principio: il bonus esiste, spetta in automatico e il ritardo di ottobre non lo cancella.
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...