Tra le montagne dell'Alto Adige, il panettiere di Lasa affronta la crisi dei costi energetici che minaccia la sopravvivenza delle botteghe artigiane, con ricadute sociali su intere comunità locali.
Nel cuore della Val Venosta, Markus Hofer si alza ogni notte per sfornare il pane destinato agli abitanti di Lasa. Il suo panificio, il DorfBeck, rappresenta un presidio artigiano ricco di tradizione ma fortemente messo alla prova da costi ormai fuori controllo. La lettera aperta indirizzata al presidente della Provincia, Arno Kompatscher, ha gettato luce sulla dura realtà che affrontano i piccoli fornai in Alto Adige. Le sue parole, «Amo il mio mestiere, rifornisco ogni giorno il mio paese di pane fresco e trascorro ogni notte nel laboratorio», contrastano con la realtà di fatture elettriche che raggiungono anche i 5.000 euro mensili e con la crescente impossibilità di sostenere le spese previdenziali. L'attività rischia di spegnersi, come tante altre botteghe storiche della regione.
Il caso di Hofer, da lui stesso definito il più piccolo panificio con maestro panificatore dell'Alto Adige, si fa portavoce di un disagio condiviso da molti: esercizi di vicinato che offrono quotidianità e identità ai paesi e che, di fronte a questa crisi, si ritrovano con le «spalle al muro». Il grido d'allarme si allarga ben oltre la singolarità di Lasa, diventando simbolo delle sfide di un mestiere sempre più fragile di fronte alle nuove dinamiche economiche e sociali che attraversano le aree alpine.
La gestione di un piccolo panificio in Alto Adige comporta una serie di oneri economici spesso difficili da sostenere: tra questi, l'energia elettrica riveste un ruolo sempre più gravoso. Markus Hofer racconta di essere passato da bollette mensili di 2.000 euro a punte addirittura vicine ai 5.000 euro, cifre che rappresentano un peso insostenibile per una microimpresa locale. Tale incremento, comune a molti artigiani del territorio, non trova giustificazioni nemmeno in fluttuazioni di mercato legate alla produzione locale di energia.
Il panettiere evidenzia come, nonostante l'Alto Adige sia storicamente vocato alla produzione idroelettrica, le microimprese locali non risultano proteggete da impennate di prezzo dovute a logiche internazionali e spesso speculative. I forni artigianali, tradizionalmente fulcro della vita dei paesi, si trovano così a dover fronteggiare spese fisse che sottraggono risorse da investire nel miglioramento dell'offerta e nella tutela dei propri collaboratori.
La situazione assume tinte ancora più cupe se si osservano le dinamiche quotidiane: orari notturni, responsabilità gestionale totale, aggiornamento delle competenze tecniche e imprenditoriali imposti da un settore che richiede grande adattabilità. Secondo le principali guide del settore, il mestiere del fornaio viene spesso idealizzato, ma dietro la passione servono solide competenze gestionali per non soccombere a margini economici sempre più risicati.
L'aspetto energetico, quindi, si lega indissolubilmente ad altri fattori tipici delle piccole attività:
Un'altra drammatica implicazione sollevata dalla storia del DorfBeck riguarda l'impossibilità di versare i contributi pensionistici da sei anni. Markus Hofer denuncia che i costi fissi rappresentano una priorità improrogabile e portano a sacrificare la propria sicurezza futura: una condizione che riguarda sempre più piccoli imprenditori artigiani, soprattutto nelle aree montane.
La decisione di mettere da parte le tutele previdenziali per dare continuità all'attività produttiva presenta ricadute significative sul tessuto sociale. In primo luogo si accentua il rischio di povertà in età avanzata, fenomeno che negli ultimi anni è cresciuto nei segmenti del lavoro autonomo e artigianale. Gli effetti non sono solo economici, ma anche psicologici: il senso di precarietà espone i titolari a un forte stress derivato dall'incertezza sul proprio domani.
Il rischio di chiusura delle imprese artigianali comporta:
L'impoverimento delle località montane è aggravato dalla fuga dei giovani, che trovano sempre meno attraente l'idea di subentrare ad attività in condizioni di così grande precarietà. Si avvia così un circolo vizioso: meno attività = meno servizi = meno attrattività per nuove generazioni.
In Alto Adige, la presenza di numerose centrali idroelettriche rappresenta storicamente una risorsa strategica per il territorio. Markus Hofer pone l'accento sull'apparente paradosso di una regione ricca di energia pulita e a basso costo che, tuttavia, non tutela in modo concreto i beneficiari locali.
L'imprenditore richiama anche la storia della Val Venosta e i sacrifici, come quelli legati alla realizzazione del lago di Resia e degli invasi artificiali, per sottolineare come la produzione di energia abbia avuto e abbia tuttora un impatto diretto sulle comunità. Mentre Alperia, società energetica a partecipazione provinciale, ottiene utili record nell'ordine di centinaia di milioni di euro ogni anno, panifici, botteghe artigiane e nuclei familiari patiscono prezzi assimilabili a quelli imposti dalla volatilità dei mercati internazionali del gas.
Su questa base, Hofer avanza richieste politiche specifiche alla Provincia:
Le parole di Hofer, «Non mi aspetto formule burocratiche preconfezionate, bensì risposte concrete», fotografano la distanza tra teoria e prassi amministrativa e chiamano direttamente in causa la politica provinciale, invitata a superare la logica dell'alibi normativo europeo e a fornire soluzioni realmente calate sulle esigenze delle piccole comunità.
L'appello lanciato da Markus Hofer ha ricevuto l'immediato sostegno di diverse realtà associative, tra cui l'associazione Robin, impegnata nella tutela dei consumatori e dei piccoli operatori economici altoatesini. Il messaggio che giunge da questa solidarietà è chiaro: la scomparsa di un panificio equivale a una perdita per l'intera collettività. La questione, infatti, travalica la semplice sopravvivenza di un negozio e coinvolge più ambiti:
L'associazione Robin ha rilanciato la necessità di un dibattito politico serio sull'utilizzo delle risorse idroelettriche per rendere i benefici tangibili a favore di famiglie e piccoli imprenditori, sottolineando come la pressione energetica non possa essere riversata interamente sugli operatori locali. L'altra richiesta riguarda la riduzione dei contributi e degli oneri a carico delle microimprese, che da anni faticano a garantire la propria sostenibilità.
Di fronte a questa situazione, che rischia di non essere caso isolato, emergono elementi che mettono in discussione la tenuta dei servizi minimi e dei presidi comunitari nell'area alpina. Un paese senza panettiere è un paese più povero, sia economicamente che socialmente.
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...