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Oratorio di Palermo condannato a pagare 45mila euro per i rumori dei bambini: le reazioni a questa incredibile storia

di Chiara Compagnucci pubblicato il
Rumore dei bambini

La sentenza che obbliga un oratorio di Palermo a risarcire i condomini per i rumori dei bambini riaccende il dibattito tra diritto alla quiete, valore degli spazi educativi e coesione sociale.

Un lungo confronto tra diritto alla quiete domestica e necessità di spazi aggregativi per i più giovani ha segnato la storia di via Filippo Parlatore a Palermo. In questo contesto, l'oratorio parrocchiale di Santa Teresa del Bambino Gesù è divenuto centro di una controversia legale senza precedenti: alcune famiglie residenti si sono dichiarate compromesse nella quotidianità dalla presenza vivace di bambini e ragazzi intenti, soprattutto nel tardo pomeriggio e nei fine settimana, in attività ricreative e sportive.

Il tema ha imposto una riflessione: quale equilibrio tra spazi educativi e diritto al riposo? La decisione giudiziaria assurge a simbolo di questa tensione, portando la notizia nazionale e sollevando interrogativi sulle modalità di convivenza urbana e sulla gestione del tessuto sociale nei centri cittadini.

Il contenzioso: 10 anni di dispute tra condomini e parrocchia

La vicenda ha avuto inizio nel 2015, quando numerosi condomini del civico 42 di via Parlatore, le cui abitazioni si affacciano sull'atrio dell'oratorio, hanno iniziato a segnalare con insistenza i disturbi acustici derivanti dalle attività ricreative organizzate dalla comunità parrocchiale. Si trattava di giochi all'aperto che, secondo i ricorrenti, avvenivano quotidianamente dalle 16 alle 20 e si protraevano fino a mezzanotte durante il fine settimana, configurando uno scenario di disagio prolungato che riduceva il benessere percepito all'interno delle mura domestiche.

La parrocchia, guidata dai frati missionari, ha più volte sostenuto il valore sociale dell'oratorio come spazio educativo irrinunciabile, ricevendo però crescente malcontento da una parte degli abitanti circostanti. In particolare, le lamentele non provenivano dalla totalità dei condomini, quanto piuttosto da una minoranza determinata a far valere le proprie ragioni in sede legale.

Con il procedere degli anni, il confronto si è irrigidito: oggetto della disputa non erano soltanto i rumori, ma anche le modalità di utilizzo degli spazi, la tipologia dei giochi consentiti e i limiti temporali delle attività. Tra documentazioni tecniche, testimonianze, raccolta di firme e richieste di mediazione, il coinvolgimento emotivo ha spesso superato il dato oggettivo, arrivando a toccare il tessuto sociale della parrocchia stessa e coinvolgendo istituzioni locali e opinione pubblica cittadina.

Decisioni del tribunale: prescrizioni, conciliazione e sentenza

Già nel 2019 il Tribunale di Palermo aveva tentato la strada della regolamentazione delle attività oratoriali, imponendo precise prescrizioni volte a limitare i disagi percepiti dai residenti:

  • Attività ricreative consentite solo fino alle ore 20
  • Utilizzo esclusivo di un unico pallone, con riferimento persino alla marca commercialmente riconosciuta per la minor rumorosità (Supersantos)
  • Sospensione dei giochi nel mese di agosto
  • Installazione di barriere di gommapiuma per mitigare l'impatto acustico
Nonostante l'adozione di queste misure, il disagio segnalato da una frazione dei condomini è proseguito. Nel periodo successivo sono stati tentati nuovi approcci conciliativi: nell'aprile 2026, la parrocchia ha proposto un risarcimento di 5.000 euro, rifiutato dai residenti che hanno invece deciso di proseguire la causa.

La sentenza emessa nel novembre 2025 dal giudice Filippo Lo Presti ha rappresentato una svolta storica: la parrocchia è stata condannata al pagamento di 45.000 euro a ristoro sia per i danni materiali che per quelli non patrimoniali, ponendo apparentemente fine a una lunga querelle, ma alimentando allo stesso tempo un dibattito pubblico sulla convivenza urbana e sulla funzione degli spazi educativi.

I motivi della condanna: danni materiali e non patrimoniali

L'istruttoria del processo è stata caratterizzata da una voluminosa raccolta probatoria, tra perizie tecniche sulle fonti del rumore e documentazione clinica presentata dai residenti, fra cui fatture di psicoterapeuti e prescrizioni mediche di farmaci antidepressivi.

Sulla base delle risultanze acquisite, la sentenza ha riconosciuto ai condomini il diritto a un articolato risarcimento, così composto:

  • Danno materiale: svalutazione delle proprietà immobiliari in conseguenza dei rumori persistenti e oneri sostenuti per la sostituzione degli infissi con tipologie a maggiore abbattenza acustica;
  • Danno non patrimoniale: disagio psicofisico prolungato, stress comprovati da referti clinici che hanno raccontato una quotidianità fortemente condizionata dalle attività esterne.
La decisione del tribunale ha sancito la prevalenza del diritto alla quiete e alla salute rispetto alla funzione aggregativa dell'oratorio, pur riconoscendo che l'attività parrocchiale non configura un'iniziativa lucrativa bensì sociale, ai sensi degli articoli 38 e 118 della Costituzione, laddove si tutela l'interesse di collettività fragili.

La posizione della parrocchia e della Curia

La risposta della Curia arcivescovile e della comunità parrocchiale di Santa Teresa del Bambino Gesù è stata improntata al rispetto della sentenza, ma anche alla rinnovata sottolineatura della dimensione educativa e inclusiva degli oratori. In una nota ufficiale, la diocesi ha ricordato: «L'oratorio rappresenta da decenni uno spazio di crescita, inclusione e socialità, soprattutto in contesti urbani carenti di strutture aggregative».

Secondo la Curia, le attività ludiche e sportive organizzate non sono mai state intese come elemento di disturbo, quanto piuttosto come strumenti di formazione umana e cristiana, capaci di prevenire il disagio sociale e di offrire una valida alternativa alla marginalizzazione giovanile. 
La comunità parrocchiale ha puntualizzato come siano stati fatti molteplici tentativi di mediazione e adottate misure per diminuire l'impatto sulle famiglie circostanti, tra cui la regolamentazione degli orari e l'adeguamento degli spazi. L'attuale rammarico è stato espresso per l'impossibilità di raggiungere un accordo condiviso, auspicando che la vicenda sia spunto per una riflessione più ampia sulle politiche educative urbane e la tutela degli spazi aggregativi per le nuove generazioni.

Il sindaco Lagalla, la colletta e le opinioni della società

La sentenza ha avuto ampia eco nell'opinione pubblica e nelle istituzioni cittadine. Il primo cittadino Roberto Lagalla ha espresso rispetto per la decisione del magistrato, sottolineando però che «difendere il diritto alla quiete non può voler dire considerare il gioco dei bambini un problema». Ha quindi lanciato una colletta cittadina per sostenere la parrocchia nel pagamento del risarcimento, contribuendovi personalmente e invitando associazioni, amministratori e semplici cittadini a condividere quest'onere come gesto di solidarietà collettiva.

All'iniziativa del sindaco si sono aggiunti il sostegno dell'assessora alle Politiche sociali e la solidarietà delle associazioni per l'infanzia e delle realtà impegnate in ambito educativo. Fra i nodi emersi c'è la carenza cronica di spazi d'aggregazione diffusi e la necessità di tutelare servizi educativi che spesso rimangono l'unica alternativa al disagio sociale nei quartieri più fragili di Palermo.

Sul fronte della società civile, la vicenda ha aperto un acceso dibattito: tra chi appoggia la decisione giudiziaria per il rispetto dei diritti dei residenti, e chi vede nel provvedimento il rischio di disincentivare la funzione educativa degli oratori e di indebolire il tessuto comunitario cittadino.

Il ruolo degli oratori tra diritto alla quiete e al gioco

Il caso di via Parlatore richiama una questione centrale per le grandi città italiane: come bilanciare le esigenze di tranquillità dei cittadini con il bisogno di luoghi aperti e sicuri in cui bambini e adolescenti possano crescere e socializzare?

Secondo la nota dell'Arcidiocesi, la risposta non può essere un mero conflitto di interessi, ma piuttosto la ricerca di strategie condivise che garantiscano la convivenza civile e promuovano il benessere collettivo. Le esperienze raccolte attestano che la presenza di oratori e centri educativi è spesso correlata a una diminuzione del rischio di marginalità e devianza fra i giovani, soprattutto in aree metropolitane prive di alternative aggregative accessibili.

La sentenza di Palermo riaccende il confronto anche sulla responsabilità istituzionale: il diritto all'educazione e quello al riposo devono essere oggetto di un dialogo costruttivo, sostenuto da politiche urbane intelligenti in grado di valorizzare le risorse comunitarie esistenti senza trascurare le legittime esigenze dei residenti.