Dal 15 giugno 2026, entrerà in vigore un cambiamento rilevante nel sistema dei pagamenti effettuati dalla Pubblica Amministrazione ai lavoratori autonomi e ai titolari di partita IVA. Secondo la recente normativa prevista dalla manovra 2026, gli enti pubblici saranno tenuti a trattenere automaticamente le somme necessarie a coprire eventuali debiti fiscali direttamente dai compensi spettanti ai professionisti.
Questo meccanismo, incentrato su una decurtazione immediata senza più la sospensione totale del pagamento, rappresenta una risposta alle esigenze di efficienza amministrativa e di rispetto degli obblighi fiscali, portando la verifica delle posizioni debitorie e il soddisfacimento del Fisco nel cuore del rapporto economico tra professionista e PA.
Come funzionavano in passato i pagamenti della PA ai professionisti e i limiti previsti
Prima dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni, il pagamento dei compensi da parte della Pubblica Amministrazione ai titolari di redditi da lavoro autonomo era già soggetto a controlli per la verifica di eventuali inadempienze fiscali. Per tutte le somme superiori a 5.000 euro, la PA doveva attivare una procedura di verifica preventiva, inoltrando richiesta all’Agenzia delle Entrate-Riscossione che, entro cinque giorni, comunicava l’eventuale presenza di debiti esattoriali del beneficiario:
- Se il professionista risultava debitore di importi scaduti pari o superiori a 5.000 euro, il pagamento veniva sospeso per 60 giorni, consentendo al professionista stesso di regolarizzare la propria posizione.
- Per compensi inferiori alla soglia dei 5.000 euro, la PA era libera di effettuare il pagamento senza ulteriori accertamenti sulla situazione fiscale del beneficiario.
- Le sospensioni potevano essere evitate solo in presenza di rateizzazioni in corso, rottamazioni, provvedimenti di sospensione o importi non ancora riconosciuti, come quelli risultanti da avvisi bonari.
Questo sistema, quindi,
permetteva una certa tutela per onorari di modico importo e garantiva comunque una fase dilatoria per le posizioni debitorie rilevanti. La logica sottostante era quella di “filtrare” solo i pagamenti di maggiore entità, minimizzando il carico burocratico sulle pubbliche amministrazioni e tutelando allo stesso tempo le esigenze di riscossione erariale nei confronti dei professionisti che lavorano per lo Stato.
Le novità 2026: dal blocco al filtro e la decurtazione diretta sui compensi
La Manovra Finanziaria 2026 ha segnato una svolta importante, superando l’impostazione tradizionale della sospensione o del blocco e introducendo il principio della decurtazione diretta dei compensi in presenza di pendenze fiscali:
- La nuova regola riguarda i compensi professionali corrisposti da amministrazioni pubbliche e società partecipate, senza fare più distinzione sull’entità dell’importo dovuto: anche onorari molto bassi saranno soggetti a verifica.
- L’elemento innovativo consiste nella rimozione della soglia dei 5.000 euro. Ora la verifica scatterà per qualsiasi importo e il meccanismo sarà sempre attivo quando si tratta di prestazioni professionali.
- Se emerge una qualunque cartella esattoriale non pagata, la PA non si limiterà a sospendere la liquidazione; provvederà invece a trasferire direttamente all’Agenzia delle Entrate-Riscossione la parte necessaria a coprire il debito.
- L’eventuale eccedenza sarà poi liquidata normalmente al professionista. In questo modo, il credito fiscale viene soddisfatto automaticamente prima ancora che il professionista possa ricevere il compenso netto.
La riforma si propone di ottimizzare il recupero delle somme dovute, evitare lunghi iter di pignoramento presso terzi e ridurre le controversie.
Si tratta di un sistema più rapido e trasparente, ma anche più penalizzante per chi ha piccoli debiti pregressi: anche una minima pendenza potrà determinare la riduzione immediata del pagamento. Il nuovo meccanismo anticipa di fatto il soddisfacimento dell’Erario rispetto ai crediti vantati dal professionista, al contrario della procedura pregressa che lasciava margini di contestazione o di rateizzazione dopo la notifica del blocco.
Quando scatta il prelievo forzoso: la data chiave del 15 giugno 2026 e gli importi coinvolti
L’introduzione del nuovo meccanismo di pignoramento automatico è fissata a partire dal 15 giugno 2026. Da questa data, ogni compenso spettante ai professionisti per incarichi affidati dagli enti pubblici sarà soggetto alla nuova regola, anche in presenza di debiti fiscali di entità minima.
- Non sarà più necessaria la soglia precedente di 5.000 euro: anche pagamenti di importo irrisorio entreranno nello spettro dei controlli e delle trattenute.
- Il test di verifica coinvolgerà qualsiasi debito maturato sul ruolo, senza limiti di importo e senza più una soglia minima di tolleranza.
- Per quanto riguarda i professionisti beneficiari di compensi per incarichi come perizie, consulenze, patrocinio legale, tutte le somme dovute dalla Pubblica Amministrazione saranno verificate e, in caso di debiti, decurtate direttamente alla fonte.
La nuova disciplina, dunque, comporterà un’attenta gestione della propria posizione fiscale da parte dei professionisti che lavorano, anche occasionalmente, con enti pubblici. A differenza del passato,
non sarà possibile confidare più sulle soglie di esenzione o sulle sospensioni temporanee: la procedura scatterà automaticamente e il saldo del debito sarà prioritario rispetto al pagamento del corrispettivo netto.
Le procedure di verifica e le regole operative per la PA
Il nuovo assetto normativo impone alle amministrazioni pubbliche un iter operativo rigoroso ma digitalizzato, riducendo la discrezionalità e velocizzando l’intero processo.
- La verifica sarà effettuata d’ufficio e in tempo reale attraverso sistemi informatici integrati tra la PA e l’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
- Non sarà più richiesto al professionista di allegare attestazioni di regolarità fiscale o contributiva (DURC/DURF) alla fattura elettronica: i controlli avverranno in automatico grazie alle banche dati collegate.
- In caso di esito positivo della verifica (presenza di debiti), l’ente provvederà immediatamente al versamento all’agente della riscossione dell’importo corrispondente al debito; l’eventuale residuo sarà pagato al beneficiario senza ulteriori passaggi.
La digitalizzazione della procedura, in linea con gli obiettivi PNRR su efficienza e tempi medi di pagamento, mira a semplificare le pratiche interne,
evitando ritardi causati da sospensioni prolungate e accelerando il ciclo di liquidazione delle fatture pubbliche.
Restano esclusi dal pignoramento automatizzato i debiti non ancora formalizzati in cartelle, quelli oggetto di rottamazione o rateizzazione e le somme per le quali sia stata disposta la sospensione della riscossione.
A chi si applica la nuova norma: categorie coinvolte ed esclusioni
Il nuovo meccanismo riguarda esclusivamente i redditi di lavoro autonomo e i compensi professionali a vario titolo. La norma fa riferimento esplicito ai soggetti che percepiscono redditi secondo l’art. 54 del TUIR, ossia:
- Avvocati, commercialisti, architetti, ingegneri, consulenti, periti e altre figure intellettuali dotate di partita IVA
- Professionisti che svolgono incarichi di consulenza, patrocinio, rappresentanza, attività tecniche e servizi assimilati, anche nell’ambito del patrocinio a spese dello Stato
Restano invece escluse dal controllo automatico:
- Le imprese fornitrici di beni e servizi
- I lavoratori dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni
- Coloro che percepiscono compensi da incarichi diversi da quelli professionali e tecnici
Leggi anche