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Pensioni e partite iva, casse previdenziali professionisti hanno debiti per miliardi: i rischi possibili

di Marianna Quatraro pubblicato il
Pensioni partite iva casse previdenziali

Il debito delle casse previdenziali dei professionisti in Italia rappresenta una sfida complessa tra morosità, sostenibilità finanziaria e rischi per il futuro

Le casse previdenziali private dei professionisti rappresentano uno degli snodi più complessi nel panorama della previdenza italiana. Questi enti autonomi, creati per garantire una copertura pensionistica a categorie quali avvocati, ingegneri e medici, si trovano oggi ad affrontare una sfida economica di vaste proporzioni: debiti accumulati per miliardi di euro, carichi che rischiano di mettere sotto pressione l’intero sistema. Secondo i dati Covip più recenti, la morosità degli iscritti sfiora i 9 miliardi di euro, determinando un significativo disallineamento tra risorse attese e prestazioni promesse. Alla base di questa situazione si colloca un intreccio di fattori: da una parte l’aumento del debito pensionistico implicito, dall’altra il difficile contesto professionale che alimenta l’inadempienza contributiva. 

Cos'è il debito pensionistico implicito e perché riguarda le casse private

Il debito pensionistico implicito rappresenta l’insieme degli obblighi futuri assunti dagli enti previdenziali nei confronti degli iscritti, non direttamente coperti dalle risorse attuali. Si tratta di «una voce contabile non ufficiale» che esprime il valore attuale dei pagamenti pensionistici previsti sulla base delle regole vigenti, al netto del patrimonio effettivamente disponibile.

Questo debito nasce soprattutto nei sistemi che applicano il metodo retributivo o a ripartizione, ove i contributi raccolti dai lavoratori in attività sono destinati al pagamento delle pensioni correnti. Nel caso delle casse previdenziali dei professionisti, la questione diventa particolarmente rilevante a seguito della privatizzazione del 1994, che le ha rese del tutto autonome e responsabili dei propri bilanci, escludendo ogni possibilità di ricorso a risorse statali.

Nelle casse private professionali, la sostenibilità finanziaria dipende quindi dalla capacità di raccolta contributiva e dalla gestione del patrimonio. Se i contributi degli iscritti, già spesso considerati elevati rispetto al reddito medio, risultano insufficienti o se cresce il numero delle prestazioni da erogare, il debito implicito aumenta. L'assenza di adeguate riserve patrimoniali rende questo impegno ancora più gravoso, perché in caso di crisi o di calo degli iscritti, la copertura obbligatoria risulta difficilmente garantibile.

Le dimensioni del debito: dati Eurostat, Covip e impatto sulle generazioni future

Le stime Eurostat fotografano un quadro allarmante per la sostenibilità delle obbligazioni pensionistiche degli enti previdenziali italiani. Nel 2021, secondo i dati diffusi, il debito implicito totale dell’Italia ha raggiunto il 400% del PIL, un valore decisamente superiore a quello di molti altri Paesi europei. A livello di casse professionali private, il debito latente si riferisce sia alle prestazioni già liquidate che ai diritti maturati da professionisti ancora attivi: una sorta di patto generazionale non scritto che impegna gli enti a onorare pensioni future con le sole risorse oggi disponibili o future.

La Covip ha recentemente messo in luce la portata della morosità: ben 9 miliardi di euro rappresentano contributi non incassati dalle casse degli iscritti, cifra che incide negativamente sulla capacità delle casse di costituire riserve. Con un funding ratio in molti casi inferiore al 60% (ad eccezione di alcune realtà come la cassa dei commercialisti), la quota di patrimonio in rapporto al debito latente resta preoccupante.

Per esempio, la differenza tra le riserve legali dichiarate nei bilanci (ad esempio, 10,4 miliardi) e il reale valore del debito stimato (18,4 miliardi per alcune categorie) rivela un disallineamento strutturale tra obbligazioni e mezzi di copertura.

Tutti questi dati suggeriscono che, senza interventi strutturali, il rischio di insostenibilità possa ricadere su nuove generazioni di professionisti, costringendo in prospettiva a riforme dolorose o a un aumento continuo dei contributi. 

Morosità e difficoltà dei professionisti nelle casse: cause ed effetti

Le difficoltà crescenti dei professionisti iscritti emergono come uno degli elementi-chiave nell’analisi degli squilibri delle casse. Secondo le rilevazioni più aggiornate, molti iscritti faticano a versare i contributi previsti, considerati troppo elevati rispetto alle effettive possibilità di reddito.La pressione fiscale e contributiva incide direttamente sulla regolarità dei versamenti, penalizzando soprattutto chi, in particolari periodi economici, subisce una riduzione della clientela o del fatturato.

La morosità, ovvero l’accumulo di crediti non riscossi da parte delle casse nei confronti dei propri associati, non costituisce solo un problema amministrativo, ma incide pesantemente sulla solidità dell’intero sistema previdenziale autonomo. Tra le principali cause:

  • Contributi percepiti come sproporzionati rispetto ai guadagni medi, soprattutto per giovani professionisti o nei territori economicamente più deboli
  • Rigidità dei sistemi di riscossione che spesso non tengono conto delle oscillazioni reddituali tipiche delle attività autonome
  • Aspettative di future sanatorie o rottamazioni che portano a ritardare i pagamenti, complici gli interventi legislativi periodici in materia di condoni
  • Difficoltà nell’accesso al credito e riduzione dei margini operativi in seguito a crisi settoriali (come quelle legate ai cambiamenti normativi o all’andamento del mercato del lavoro autonomo).
L’effetto principale della morosità diffusa si traduce in una diminuita capacità delle casse di generare riserve solide, mettendo a rischio l’erogazione delle prestazioni non solo nel breve, ma soprattutto nel medio-lungo periodo. Oltre a ridurre le entrate effettive, la crescita dei crediti incagliati (NPL) rappresenta una zavorra nei bilanci, che a sua volta può riflettersi sui futuri livelli pensionistici. 

Riforme, rottamazioni e tentativi normativi per ridurre i debiti delle casse

I recenti interventi legislativi tentano di affrontare il problema della crescente esposizione delle casse. Ultima in ordine di tempo è la rottamazione quinquies, che consente la definizione agevolata dei debiti affidati agli agenti della riscossione tra il 2000 e il 2023. Ai debitori vengono offerte condizioni di rateizzazione estremamente dilatate (fino a 120 rate), nella speranza di recuperare almeno una parte delle somme non versate.

Le riforme varate nel corso degli anni, pur avendo spostato l’equilibrio di breve periodo, non hanno inciso in modo determinante sulle inefficienze croniche delle casse. I tentativi di ridefinire il quadro normativo, sia sul versante contributivo, sia su quello della tutela delle casse in situazioni di crisi, restano frammentari.






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