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Pagamenti tra aziende, partite Iva e liberi professionisti: aumentano i ritardi e tempi di attesa in base ultima analisi Cerved

di Marianna Quatraro pubblicato il
Ultima analisi Cerved

L'analisi Cerved rivela un peggioramento nei tempi di pagamento tra aziende, partite IVA e professionisti: aumentano ritardi, differenze regionali e criticità nei settori.

Negli ultimi anni il sistema imprenditoriale italiano aveva evidenziato una graduale riduzione dei ritardi nei pagamenti tra aziende, liberi professionisti e titolari di partita IVA. Le rilevazioni di Cerved mostrano, però, una rottura di questo trend. Dopo mesi di progresso lento ma costante verso una maggiore regolarità, il terzo trimestre del 2025 segna il ritorno di una dinamica preoccupante: più imprese pagano in ritardo, senza distinzioni tra classi dimensionali o settori.

Questo cambiamento, analizzato attraverso il database Payline di Cerved che coinvolge oltre 3 milioni di realtà aziendali, non è solo una statistica. Il peggioramento delle performance di pagamento si traduce, infatti, in minori certezze per chi fornisce beni o servizi, maggiore difficoltà a pianificare gli incassi, oltre a un aumento del rischio sistemico per l'intero tessuto produttivo.

L'inversione di tendenza chiama in causa tanto le microimprese quanto le grandi aziende, nella cornice di un contesto economico segnato da instabilità, contrazione della liquidità e mutate condizioni di credito. L'impatto di questi cambiamenti investe la gestione finanziaria, la competitività e la sostenibilità di moltissime aziende italiane, a cominciare da quelle più esposte ai cicli di incasso.

La fotografia Cerved 2025: aumento dei ritardi nei pagamenti

L'Osservatorio Pagamenti Cerved ha documentato come, a partire dal terzo trimestre del 2025, i ritardi nei pagamenti siano tornati ad aumentare in tutte le principali classi di imprese. Questo segnala un'interruzione della tendenza al miglioramento che aveva caratterizzato le precedenti annualità.

Le microimprese, storicamente più esposte, vedono il ritardo medio salire da 8,6 a 9,7 giorni. L'incremento si riscontra anche nelle altre categorie:

  • Piccole imprese: da 6,8 a 7,5 giorni
  • Medie imprese: da 7,3 a 7,6 giorni
  • Grandi imprese: da 9,3 a 10,4 giorni
Nonostante una diminuzione generale dei termini di pagamento concordati nelle relazioni commerciali, il numero di giorni effettivi impiegato per onorare le fatture resta elevato o addirittura cresce per alcune classi, in particolare le microimprese. Questa tendenza conferma la loro vulnerabilità strutturale rispetto alle tensioni di liquidità e alle oscillazioni nel ciclo incassi-pagamenti.

L'aumento generalizzato dei ritardi è un segnale d'allarme che coinvolge anche partite IVA e liberi professionisti. In periodi di incertezza economica, anche queste categorie risentono maggiormente di insoluti e rinvii nei pagamenti, in un effetto domino che arriva a compromettere la puntualità verso i loro stessi fornitori e collaboratori.

La lettura di questi dati, fondata su fonti verificate e su ampie basi statistiche, fornisce una fotografia realistica dello stato di salute finanziaria delle imprese italiane, testimoniando come le condizioni di credito si siano ulteriormente irrigidite nel corso del 2025.

Dai servizi alla filiera industriale, le criticità nei tempi di incasso

L'analisi condotta da Cerved nel 2025 mette in luce come il fenomeno dei ritardi nei pagamenti sia diffuso in ogni comparto produttivo. Tuttavia, alcune filiere mostrano segnali particolarmente critici:

Servizi

Termini ridotti a 47,7 giorni, ma ritardi passano da 8,9 a 9,2 giorni.

Industria

Termini a 64,1 giorni, ritardi in crescita da 6,1 a 7,3 giorni.

Costruzioni

Termini a 62,2 giorni, ritardi aumentano da 7,9 a 8,2 giorni.

Altri settori

Termini a 50,1 giorni, ritardi da 11,1 a 14,2 giorni.

A colpire sono gli incrementi riscontrati in comparti chiave come agricoltura (+4,3 giorni di ritardo) e sistema moda (+2,6). Anche settori ad alto contenuto tecnologico, utility, largo consumo ed elettromeccanica registrano aumenti superiori al giorno.

Questa crescita non è controbilanciata dalla riduzione dei giorni concordati per il saldo delle fatture. Al contrario, la compressione dei tempi negoziati sembra accentuare la difficoltà di rispettarli effettivamente, aggravando le tensioni lungo la catena fornitori-clienti.

Il rischio di illiquidità si trasmette così a tutta la filiera, rallentando investimenti, produzione e capacità di pianificare il breve e medio termine. Un contesto che richiede attenzioni specifiche e misure di prevenzione, soprattutto per i comparti strategici e ad alta esposizione internazionale.

Geografia dei ritardi: Nord, Centro e Sud a confronto

L'analisi territoriale dei dati Cerved fa emergere uno scenario in cui il peggioramento dei tempi di pagamento interessa tutte le macro-aree italiane, ma con intensità differenti:

  • Nord-Ovest: 7,8 giorni di ritardo (+ rispetto al 2024)
  • Nord-Est: 6,3 giorni
  • Centro: 11 giorni (unico a registrare un incremento anche nei giorni complessivi di pagamento)
  • Sud e Isole: 13,1 giorni (il valore più alto nel Paese)
I dati dimostrano una maggiore fragilità di alcune regioni: Lazio, Campania e Sicilia registrano gli aumenti più marcati nei tempi di pagamento, con il Lazio che supera i tre giorni aggiuntivi rispetto all'anno precedente. Solo Basilicata e Trentino-Alto Adige mostrano lievi miglioramenti.

Quasi tutte le regioni risultano peggiorate rispetto al 2024, rafforzando l'immagine di una questione liquidità che attraversa il territorio italiano senza eccezioni, ma trova maggiore acuzie in alcune aree già storicamente problematiche per rapidità di incasso e accesso al credito.

Termini concordati vs giorni effettivi di incasso

L'ampio archivio Cerved dimostra come la differenza tra termini concordati e giorni effettivi di incasso sia divenuta una variabile di rischio rilevante. Se i contratti fissano ormai tempi relativamente brevi per i pagamenti - segno anche di pressioni da parte dei fornitori - spesso la realtà si discosta sensibilmente da quanto pattuito.

Nelle piccole, medie e grandi imprese, la riduzione dei termini accordati si accompagna a una stabilità o addirittura a una lieve riduzione dei giorni totali necessari all'incasso. Le microimprese, invece, vedono crescere i giorni effettivi, confermando il divario tra aspettative e risultati concreti:

Classe

Termini Concordati

Giorni Effettivi

Microimprese

ridotti

aumento

Piccole

ridotti

stabile o lieve calo

Medie

ridotti

stabile

Grandi

ridotti

stabile o lieve calo

La forbice tra ciò che viene accordato e ciò che effettivamente viene pagato contribuisce a generare incertezza, incidendo sulla gestione della liquidità e sulla pianificazione finanziaria. Ai rischi di intasamento nei flussi si aggiunge la difficoltà di stimare l'effettivo ciclo di incasso, cruciale per le strategie di investimento.

Le conseguenze per microimprese e PMI

Le microimprese e le PMI pagano il prezzo più alto per il peggioramento delle abitudini di pagamento. La crescita dei giorni di ritardo nei loro confronti si traduce direttamente in:

  • Maggiore difficoltà nell'accesso a nuovi finanziamenti
  • Aumento dei costi di gestione degli insoluti
  • Debolezza nell'ottenere condizioni favorevoli da fornitori e banche
Queste aziende, spesso caratterizzate da risorse limitate e da una cassa circolante già compressa, diventano particolarmente vulnerabili a tensioni temporanee di liquidità. In molti casi la presenza di una sola fattura insoluta oltre i termini può compromettere la capacità di pagare fornitori, stipendi o di onorare impegni fiscali entro le scadenze.

L'esposizione ai ritardi è accentuata dalle oscillazioni dei costi finanziari, dalla pressione dei tassi e da una minore capacità di negoziazione sui piani di rientro. Non sorprende, quindi, che l'Osservatorio di Cerved evidenzi per questa categoria un rischio accentuato di tensione finanziaria e di uscita dal mercato a seguito di protratti periodi di incasso lento.

Il peggioramento dei ritardi di pagamento genera effetti a catena lungo le filiere produttive italiane. L'illiquidità di un attore può ostacolare la puntualità nei pagamenti verso i fornitori, con impatti che si moltiplicano nel sistema:

  • Difficoltà a pianificare la produzione per i fornitori
  • Rischio di congelamento degli investimenti
  • Maggiori tensioni negoziali nella stesura di nuovi contratti
  • Spostamento dei rischi sulla parte più debole della filiera, spesso la PMI
La gestione del cash flow, già complessa per le PMI, si fa quindi centrale: l'adozione di strumenti di monitoraggio costante e di previsioni di cassa rolling contribuisce a ridurre emergenze e pressioni. Analisi regolari dei flussi, controllo puntuale degli incassi e flessibilità nelle trattative consentono di mitigare l'impatto dei ritardi e proteggere la continuità operativa.

Le aziende più strutturate ricorrono sempre di più a soluzioni tecnologiche di automazione della fatturazione, dashboard di aging dei crediti e workflow digitali di sollecito, riducendo tempi e rischi associati alla gestione manuale degli insoluti. La resilienza alle turbolenze finanziarie diventa elemento distintivo della filiera, spingendo verso una cultura aziendale orientata alla liquidità.