L'analisi Cerved rivela un peggioramento nei tempi di pagamento tra aziende, partite IVA e professionisti: aumentano ritardi, differenze regionali e criticità nei settori.
Negli ultimi anni il sistema imprenditoriale italiano aveva evidenziato una graduale riduzione dei ritardi nei pagamenti tra aziende, liberi professionisti e titolari di partita IVA. Le rilevazioni di Cerved mostrano, però, una rottura di questo trend. Dopo mesi di progresso lento ma costante verso una maggiore regolarità, il terzo trimestre del 2025 segna il ritorno di una dinamica preoccupante: più imprese pagano in ritardo, senza distinzioni tra classi dimensionali o settori.
Questo cambiamento, analizzato attraverso il database Payline di Cerved che coinvolge oltre 3 milioni di realtà aziendali, non è solo una statistica. Il peggioramento delle performance di pagamento si traduce, infatti, in minori certezze per chi fornisce beni o servizi, maggiore difficoltà a pianificare gli incassi, oltre a un aumento del rischio sistemico per l'intero tessuto produttivo.
L'inversione di tendenza chiama in causa tanto le microimprese quanto le grandi aziende, nella cornice di un contesto economico segnato da instabilità, contrazione della liquidità e mutate condizioni di credito. L'impatto di questi cambiamenti investe la gestione finanziaria, la competitività e la sostenibilità di moltissime aziende italiane, a cominciare da quelle più esposte ai cicli di incasso.
L'Osservatorio Pagamenti Cerved ha documentato come, a partire dal terzo trimestre del 2025, i ritardi nei pagamenti siano tornati ad aumentare in tutte le principali classi di imprese. Questo segnala un'interruzione della tendenza al miglioramento che aveva caratterizzato le precedenti annualità.
Le microimprese, storicamente più esposte, vedono il ritardo medio salire da 8,6 a 9,7 giorni. L'incremento si riscontra anche nelle altre categorie:
L'aumento generalizzato dei ritardi è un segnale d'allarme che coinvolge anche partite IVA e liberi professionisti. In periodi di incertezza economica, anche queste categorie risentono maggiormente di insoluti e rinvii nei pagamenti, in un effetto domino che arriva a compromettere la puntualità verso i loro stessi fornitori e collaboratori.
La lettura di questi dati, fondata su fonti verificate e su ampie basi statistiche, fornisce una fotografia realistica dello stato di salute finanziaria delle imprese italiane, testimoniando come le condizioni di credito si siano ulteriormente irrigidite nel corso del 2025.
L'analisi condotta da Cerved nel 2025 mette in luce come il fenomeno dei ritardi nei pagamenti sia diffuso in ogni comparto produttivo. Tuttavia, alcune filiere mostrano segnali particolarmente critici:
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Servizi |
Termini ridotti a 47,7 giorni, ma ritardi passano da 8,9 a 9,2 giorni. |
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Industria |
Termini a 64,1 giorni, ritardi in crescita da 6,1 a 7,3 giorni. |
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Costruzioni |
Termini a 62,2 giorni, ritardi aumentano da 7,9 a 8,2 giorni. |
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Altri settori |
Termini a 50,1 giorni, ritardi da 11,1 a 14,2 giorni. |
A colpire sono gli incrementi riscontrati in comparti chiave come agricoltura (+4,3 giorni di ritardo) e sistema moda (+2,6). Anche settori ad alto contenuto tecnologico, utility, largo consumo ed elettromeccanica registrano aumenti superiori al giorno.
Questa crescita non è controbilanciata dalla riduzione dei giorni concordati per il saldo delle fatture. Al contrario, la compressione dei tempi negoziati sembra accentuare la difficoltà di rispettarli effettivamente, aggravando le tensioni lungo la catena fornitori-clienti.
Il rischio di illiquidità si trasmette così a tutta la filiera, rallentando investimenti, produzione e capacità di pianificare il breve e medio termine. Un contesto che richiede attenzioni specifiche e misure di prevenzione, soprattutto per i comparti strategici e ad alta esposizione internazionale.
L'analisi territoriale dei dati Cerved fa emergere uno scenario in cui il peggioramento dei tempi di pagamento interessa tutte le macro-aree italiane, ma con intensità differenti:
Quasi tutte le regioni risultano peggiorate rispetto al 2024, rafforzando l'immagine di una questione liquidità che attraversa il territorio italiano senza eccezioni, ma trova maggiore acuzie in alcune aree già storicamente problematiche per rapidità di incasso e accesso al credito.
L'ampio archivio Cerved dimostra come la differenza tra termini concordati e giorni effettivi di incasso sia divenuta una variabile di rischio rilevante. Se i contratti fissano ormai tempi relativamente brevi per i pagamenti - segno anche di pressioni da parte dei fornitori - spesso la realtà si discosta sensibilmente da quanto pattuito.
Nelle piccole, medie e grandi imprese, la riduzione dei termini accordati si accompagna a una stabilità o addirittura a una lieve riduzione dei giorni totali necessari all'incasso. Le microimprese, invece, vedono crescere i giorni effettivi, confermando il divario tra aspettative e risultati concreti:
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Classe |
Termini Concordati |
Giorni Effettivi |
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Microimprese |
ridotti |
aumento |
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Piccole |
ridotti |
stabile o lieve calo |
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Medie |
ridotti |
stabile |
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Grandi |
ridotti |
stabile o lieve calo |
La forbice tra ciò che viene accordato e ciò che effettivamente viene pagato contribuisce a generare incertezza, incidendo sulla gestione della liquidità e sulla pianificazione finanziaria. Ai rischi di intasamento nei flussi si aggiunge la difficoltà di stimare l'effettivo ciclo di incasso, cruciale per le strategie di investimento.
Le microimprese e le PMI pagano il prezzo più alto per il peggioramento delle abitudini di pagamento. La crescita dei giorni di ritardo nei loro confronti si traduce direttamente in:
L'esposizione ai ritardi è accentuata dalle oscillazioni dei costi finanziari, dalla pressione dei tassi e da una minore capacità di negoziazione sui piani di rientro. Non sorprende, quindi, che l'Osservatorio di Cerved evidenzi per questa categoria un rischio accentuato di tensione finanziaria e di uscita dal mercato a seguito di protratti periodi di incasso lento.
Il peggioramento dei ritardi di pagamento genera effetti a catena lungo le filiere produttive italiane. L'illiquidità di un attore può ostacolare la puntualità nei pagamenti verso i fornitori, con impatti che si moltiplicano nel sistema:
Le aziende più strutturate ricorrono sempre di più a soluzioni tecnologiche di automazione della fatturazione, dashboard di aging dei crediti e workflow digitali di sollecito, riducendo tempi e rischi associati alla gestione manuale degli insoluti. La resilienza alle turbolenze finanziarie diventa elemento distintivo della filiera, spingendo verso una cultura aziendale orientata alla liquidità.