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Taxi, come va il settore a Milano, Roma, Napoli, Torino, Firenze e altre principali città italiane

di Marcello Tansini pubblicato il
taxi situazione in italia

Un viaggio tra le principali città italiane svela le sfide e le trasformazioni del settore taxi: normative, redditi, sviluppo, confronto internazionale e impatto delle nuove piattaforme digitali ridefiniscono il futuro del servizio urbano.

Negli ultimi anni i servizi taxi e, più in generale, di trasporto auto con conducente contano su una crescita decisa della domanda, specialmente nelle grandi città italiane, sostenuta dalla ripresa turistica e da mutate abitudini di mobilità post-pandemica. Tuttavia, l’offerta rimane pressoché stabile da oltre un decennio. Questa situazione si riflette su tempi di attesa più lunghi e crescente insoddisfazione tra gli utenti, con una domanda non soddisfatta soprattutto nei momenti di picco.

Le principali metropoli come Milano, Roma, Napoli, Torino e Firenze registrano periodi di carenza di vetture disponibili, mentre i centri minori affrontano dinamiche differenti, influenzate da flussi turistici stagionali e dalla presenza di alternative come il Noleggio con conducente (NCC) o servizi digitali.

I dati sulle retribuzioni mostrano segnali di recupero dopo il biennio pandemico, ma la redditività resta eterogenea a livello territoriale, con i tassisti delle grandi città che dichiarano mediamente guadagni superiori rispetto ai colleghi delle province e del Sud Italia. La presenza di tecnologie digitali e nuove piattaforme sta inoltre trasformando il modello di servizio e la relazione tra professionisti e utenti.

Questo scenario complesso rende il sistema taxi italiano un caso emblematico di settore ad alta regolamentazione, oggi chiamato ad affrontare la sfida di un equilibrio tra domanda crescente, rigidità normativa e innovazione digitale, mantenendo livelli di soddisfazione, sicurezza e qualità apprezzati anche nel contesto europeo.

Quadro normativo e liberalizzazioni: leggi, licenze e decreto Asset

La legislazione nazionale che regola il servizio taxi in Italia si basa sulla legge quadro n. 21/1992, integrata da normative locali e regolamenti comunali. Nel tempo, diversi tentativi di riforma hanno puntato ad aumentare la concorrenza e a rispondere alle esigenze di flessibilità del mercato. L’intervento più recente è rappresentato dal cosiddetto decreto Asset del 2023, mirato a fronteggiare le criticità di disponibilità delle vetture nei centri urbani più popolosi.

Il decreto consente ai Comuni di bandire concorsi straordinari fino al 20% di nuove licenze taxi rispetto a quelle già attive, in aggiunta alle ordinarie procedure per il rilascio di titoli. Un elemento che ha suscitato ampio dibattito riguarda la gestione delle risorse generate dall’assegnazione di nuove licenze: il 100% dei proventi destinato ai tassisti, superando il vincolo minimo dell’80% previsto dalla legge Bersani del 2006.

Nonostante queste aperture, l’aumento concreto delle licenze è stato limitato e spesso inferiore al tetto massimo previsto. Le rigidità burocratiche, i lunghi tempi di valutazione dei bandi e la mancanza di una strategia organica di liberalizzazione hanno rallentato il processo. Il confronto con le grandi città europee evidenzia come la dotazione di taxi per abitante in Italia sia tra le più basse: a Madrid e Parigi sono presenti molte più vetture rispetto a metropoli italiane di pari popolazione.

Le recenti sentenze della Corte Costituzionale hanno inoltre rafforzato il ruolo delle Regioni nella regolamentazione di NCC e piattaforme digitali, ribadendo la necessità di armonizzare le regole ai diversi contesti territoriali per evitare squilibri nel mercato e garantire agli utenti un servizio adeguato.

  • Principali nodi ancora aperti:
  • Numero di licenze insufficienti nei grandi centri
  • Burocrazia locale e nazionale
  • Pressioni sindacali e timori di svalutazione delle licenze già in essere
  • Adattamento normativo alle nuove tecnologie e agli operatori digitali

Milano: situazione licenze, guadagni, problematiche e prospettive

A Milano il servizio taxi è caratterizzato da forti criticità legate al rapporto tra domanda e offerta. Nel 2024 erano attive circa 5.000 licenze, un numero che, secondo le associazioni di categoria e utenti, si è rivelato insufficiente rispetto ai picchi di mobilità urbana, business e turistici.

Il Comune ha promosso bandi straordinari, in attuazione del decreto Asset, per 1.000 nuove licenze, distinguendo tra 300 ordinarie e 150 speciali (per veicoli ecologici, servizi accessibili). Tuttavia, al termine del bando risultano attivate poco più di 269 nuove licenze, a causa di difficoltà tecniche e assenza di veicoli idonei per il trasporto disabili che rispettino le stringenti norme ambientali municipali. Il costo e i tempi di consegna di questi mezzi limitano la possibilità di ampliare rapidamente la flotta.

Dal punto di vista reddituale, il 2023 ha visto gli operatori milanesi tra i più remunerati d’Italia: stipendio annuo dichiarato superiore a 22.500 euro, pari a circa 1.880 euro mensili. Il margine netto subisce tuttavia l’impatto di costi di gestione elevati (licenza, manutenzione, carburanti, assicurazione), mentre la presenza di NCC e nuove piattaforme digitali mette sotto pressione il comparto.

  • Tra le principali problematiche:
  • Carenza strutturale di vetture nei periodi di maggiore domanda
  • Lentezze nell’introduzione di nuove licenze
  • Burocrazia e incompatibilità tecnologica per i veicoli accessibili
  • Concorrenza con NCC e app che rimodulano le abitudini di prenotazione
Le prospettive future dipendono dall’introduzione di soluzioni digitali, incentivi per veicoli a basso impatto e una riforma organica della regolamentazione locale, con l’obiettivo di riequilibrare domanda e offerta senza penalizzare la qualità del servizio.

Roma: numeri, retribuzioni, bandi e andamento del mercato taxi

La capitale rappresenta uno degli esempi più evidenti della complessa gestione della mobilità urbana in Italia. Nel 2024 a Roma risultavano attive circa 7.800 licenze taxi, aumentate con il bando straordinario di 1.000 autorizzazioni aggiuntive. Ad oggi, 830 nuovi titoli risultano consegnati, mentre altri 170 sono in fase di assegnazione.

Il reddito medio dichiarato dai tassisti romani si attesta intorno ai 16.000 euro annui (circa 1.310 euro mensili), con una crescita percentuale superiore al 23% nell’ultimo anno, ma comunque inferiore alla media nazionale. Il Comune ha accantonato parte dei proventi generati dalle nuove licenze (oltre 14 milioni di euro) per interventi di miglioramento del servizio.

I cittadini lamentano spesso tempi di attesa oltre i valori medi delle grandi città, soprattutto per la cronica carenza di alternative all’automobile privata (dovuta anche alle difficoltà dei trasporti pubblici locali). Le proteste degli operatori sono indirizzate soprattutto contro la concorrenza di piattaforme digitali e la necessità di regole più chiare per tutti gli operatori.

Le aspettative per il futuro ruotano attorno a una maggiore trasparenza delle tariffe, l’introduzione di strumenti digitali condivisi e una politica di pianificazione dei turni più flessibile per adattarsi alle necessità urbane e alle fluttuazioni della domanda.

Napoli: stagnazione del settore e mancanza di nuove licenze

Nel capoluogo campano il settore taxi è rimasto sostanzialmente fermo su tutti i parametri strutturali. Le licenze attive sono stabilmente poco più di 2.300 e nell’ultimo biennio non sono stati varati nuovi bandi per l’incremento della flotta cittadina.

I tassisti napoletani dichiarano guadagni annui medi di circa 12.800 euro, dato che rimane nettamente sotto la media nazionale, ma che ha conosciuto una crescita significativa (oltre il 25%) rispetto al periodo post-pandemico.

Nessuna novità di rilievo è emersa nel 2025, ad eccezione della rimodulazione dei turni di servizio e della progettazione di futuri, possibili miglioramenti organizzativi. Rimangono però molte incertezze: la
domanda è alta, soprattutto in alcune fasce orarie e nelle principali aree turistiche, ma l’offerta non si adegua, generando insoddisfazione fra i residenti e disagi per i visitatori.

  • Le fragilità individuate sono:
  • Bassa redditività e bassi livelli di investimento nel rinnovo delle vetture
  • Ritardi negli adeguamenti tecnologici
  • Mancanza di una strategia metropolitana di mobilità alternativa
  • Scarso coordinamento tra enti locali e tassisti

Torino e Bologna: confronto sulle città del Nord e Centro Italia

Torino dispone di circa 1.400 licenze attive nel settore taxi, una dotazione largamente stabile negli ultimi anni. I guadagni dichiarati si aggirano sui 13.349 euro annui, con un rialzo significativo dopo la fase pandemica (12,7% di incremento), ma che resta sotto la media nazionale e delle principali città settentrionali.

Nel capoluogo emiliano, invece, la flotta conta oltre 700 taxi, con un recente bando per 72 nuove licenze bandite (42 successivamente rilasciate). Qui il reddito medio annuale si assesta sui 18.899 euro, mentre il livello di soddisfazione dell’utenza rimane generalmente elevato anche grazie all’efficienza dei servizi digitali e della centrale operativa.
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  • Principali differenze tra le due città:
  • Torino soffre maggiormente il calo della domanda e la concorrenza degli NCC, mentre Bologna evidenzia maggiore flessibilità e più investimenti nell’innovazione
  • Bologna registra una performance superiore nei tempi di risposta alle chiamate
  • In entrambi i casi persiste però la difficoltà nell’adeguare rapidamente il numero di licenze ai periodi di maggiore affluenza

Firenze: performance, redditi e soddisfazione dell’utenza

Il capoluogo toscano si distingue sul panorama nazionale per valori di eccellenza in termini di efficienza e soddisfazione dell’utenza. Nel 2023 le auto bianche fiorentine hanno registrato redditi annuali superiori a 24.000 euro, con una crescita del 17% e stipendi mensili medi oltre i 2.000 euro lordi.

Firenze spicca anche nelle indagini di gradimento europee: oltre il 90% degli utenti riceve un taxi entro sei minuti dalla chiamata, superando la media UE. Sono particolarmente apprezzate sicurezza delle corse, trasparenza tariffaria e cortesia dei conducenti, con una crescita costante della soddisfazione rispetto agli anni precedenti.

Il servizio fiorentino rappresenta un modello di equilibrio tra qualità, presenza di vetture e uso delle nuove tecnologie (prenotazioni via app o call center), anche grazie a una gestione attiva delle licenze e all’impegno locale nell’innovazione.

Palermo e Bari: dati su guadagni, criticità e sviluppo locale

Nelle aree del Sud Italia come Palermo e Bari il taxi mostra dinamiche tipiche di mercati con domanda meno concentrata sulle fasce business e alta stagionalità turistica.

A Palermo i redditi dichiarati si fermano a 10.000 euro annui, l’ultimo dato tra le principali città italiane. Nonostante un incremento del 17,8% nel 2024, la redditività rimane fortemente condizionata da tariffe basse e costi fissi elevati. La limitata emissione di nuove licenze e il profilo tecnologico ancora arretrato penalizzano sia gli operatori che la qualità del servizio per l’utenza.

Bari, pur non disponendo di dati dettagliati, rispecchia alcune delle stesse criticità, con un mercato meno diversificato e più sensibile alle variazioni della domanda turistica. La presenza di NCC e alternative digitali sta crescendo, ma il rinnovamento del comparto resta lento.

Centri minori e città emergenti: domanda, offerta e redditività

Le realtà locali di dimensione intermedia, tra cui centri come Modena, Pisa, Ravenna, Siena, Rimini e Carpi, evidenziano dinamiche differenti rispetto alle grandi metropoli:

  • La domanda è spesso più stabile ma di minore entità, legata ad abitudini locali e picchi turistici stagionali
  • La concorrenza interna è meno marcata, ma il margine operativo è contenuto per via delle tariffe regolamentate
  • L’adozione di piattaforme digitali comincia a diffondersi, ma la preferenza resta spesso per il contatto diretto o call center umani
Guadagni medi oscillano tra i 12.000 e i 16.000 euro annui, con le strategie di redditività centrate sull’ottimizzazione dei turni e una gestione attenta dei costi. La sfida principale è rappresentata dalla necessità di innovazione e formazione per adattarsi ai cambiamenti della mobilità urbana e al crescere della concorrenza tramite app.

Confronto europeo: qualità del servizio taxi tra Italia ed estero

L’analisi comparativa tra Italia e le principali capitali europee restituisce un quadro in cui il servizio taxi italiano si distingue per standard qualitativi elevati e tempi di attesa inferiori alla media UE. Indagini recenti evidenziano come l’88,5% degli utenti italiani riceva un taxi entro sei minuti dalla chiamata, rispetto all’85,1% europeo.

Il livello di soddisfazione generale raggiunge l’86,4%, oltre due punti sopra la media europea. Fattori di maggior pregio per il pubblico risultano la sicurezza, la trasparenza delle tariffe e la cortesia dei conducenti, con incrementi percentuali costanti negli ultimi anni.

Nel confronto diretto, città nord-europee come Stoccolma, Vienna e Amsterdam mantengono livelli ancora superiori di efficienza e innovazione tecnologica, mentre Firenze si posiziona tra le migliori d’Europa per rapidità di servizio e soddisfazione dell’utenza. La quota di corse gestite tramite app resta comunque più bassa rispetto alle capitali europee più digitalizzate.

Città % taxi entro 6 minuti
Firenze 90,2%
Media Italia 88,5%
Media Europa 85,1%

La qualità resta quindi un punto di forza, pur nella necessità di rafforzare innovazione e flessibilità dei servizi.

Concorrenza di Ncc e piattaforme digitali: sfide e regolamentazione

L’affermazione di NCC e piattaforme digitali (come Uber, Bolt e le app radiotaxi) rappresenta la principale sfida innovativa, regolatoria e competitiva per il sistema taxi urbano italiano.

Le associazioni di categoria vedono nelle piattaforme digitali una concorrenza asimmetrica dovuta alle differenti regole di licenza, tassazione e flessibilità tariffaria. Le tensioni sfociano spesso in scioperi e richieste di nuovi quadri regolatori, come avvenuto a inizio 2026 nelle maggiori città.

I driver delle piattaforme digitali, spesso autonomi o con tutele limitate, raccolgono un segmento giovane e turistico, offrendo prezzi medi più bassi rispetto alle tariffe taxi regolamentate. Tuttavia, il settore taxi risponde valorizzando elementi di affidabilità, servizio umano e presenza storica sul territorio.

  • Punti chiave del dibattito regolatorio:
  • Necessità di regole uniformi eque per tutti gli operatori
  • Maggiore trasparenza e tracciabilità dei pagamenti digitali
  • Condivisione dei dati per la pianificazione urbana
Il futuro passa da un equilibrio tra tradizione, protezione del lavoro e l’integrazione di modelli digitali sempre più richiesti dai cittadini.

Previsioni e prospettive future per il settore taxi nelle città italiane

Le tendenze evolutive del trasporto pubblico non di linea in Italia suggeriscono che la domanda resterà sostenuta almeno nei prossimi anni, trainata da turismo, ritorno agli eventi e nuove abitudini di mobilità.

Il successo del settore taxi dipenderà dalla capacità di:

  • Riformare il sistema di assegnazione e gestione delle licenze, aumentando l’offerta in linea con la domanda reale
  • Favorire l’innovazione tecnologica e la diffusione delle app di prenotazione
  • Adottare veicoli più sostenibili e accessibili per tutte le categorie di utenti
  • Rendere più flessibili i turni di servizio, aprendo a forme più agili di lavoro e prenotazioni
  • Promuovere maggiore trasparenza dei redditi e collaborazione tra categoria e istituzioni
Nei prossimi anni si attende anche una maggiore integrazione tra taxi, NCC e trasporto pubblico locale, nonché l’avvio sperimentale di tecnologie come i taxi autonomi in alcune aree pilota. La sfida principale sarà garantire la sostenibilità economica per gli operatori, bilanciando esigenze di servizio pubblico e pressione competitiva.