Un viaggio tra le principali città italiane svela le sfide e le trasformazioni del settore taxi: normative, redditi, sviluppo, confronto internazionale e impatto delle nuove piattaforme digitali ridefiniscono il futuro del servizio urbano.
Negli ultimi anni i servizi taxi e, più in generale, di trasporto auto con conducente contano su una crescita decisa della domanda, specialmente nelle grandi città italiane, sostenuta dalla ripresa turistica e da mutate abitudini di mobilità post-pandemica. Tuttavia, l’offerta rimane pressoché stabile da oltre un decennio. Questa situazione si riflette su tempi di attesa più lunghi e crescente insoddisfazione tra gli utenti, con una domanda non soddisfatta soprattutto nei momenti di picco.
Le principali metropoli come Milano, Roma, Napoli, Torino e Firenze registrano periodi di carenza di vetture disponibili, mentre i centri minori affrontano dinamiche differenti, influenzate da flussi turistici stagionali e dalla presenza di alternative come il Noleggio con conducente (NCC) o servizi digitali.
I dati sulle retribuzioni mostrano segnali di recupero dopo il biennio pandemico, ma la redditività resta eterogenea a livello territoriale, con i tassisti delle grandi città che dichiarano mediamente guadagni superiori rispetto ai colleghi delle province e del Sud Italia. La presenza di tecnologie digitali e nuove piattaforme sta inoltre trasformando il modello di servizio e la relazione tra professionisti e utenti.
Questo scenario complesso rende il sistema taxi italiano un caso emblematico di settore ad alta regolamentazione, oggi chiamato ad affrontare la sfida di un equilibrio tra domanda crescente, rigidità normativa e innovazione digitale, mantenendo livelli di soddisfazione, sicurezza e qualità apprezzati anche nel contesto europeo.
La legislazione nazionale che regola il servizio taxi in Italia si basa sulla legge quadro n. 21/1992, integrata da normative locali e regolamenti comunali. Nel tempo, diversi tentativi di riforma hanno puntato ad aumentare la concorrenza e a rispondere alle esigenze di flessibilità del mercato. L’intervento più recente è rappresentato dal cosiddetto decreto Asset del 2023, mirato a fronteggiare le criticità di disponibilità delle vetture nei centri urbani più popolosi.
Il decreto consente ai Comuni di bandire concorsi straordinari fino al 20% di nuove licenze taxi rispetto a quelle già attive, in aggiunta alle ordinarie procedure per il rilascio di titoli. Un elemento che ha suscitato ampio dibattito riguarda la gestione delle risorse generate dall’assegnazione di nuove licenze: il 100% dei proventi destinato ai tassisti, superando il vincolo minimo dell’80% previsto dalla legge Bersani del 2006.
Nonostante queste aperture, l’aumento concreto delle licenze è stato limitato e spesso inferiore al tetto massimo previsto. Le rigidità burocratiche, i lunghi tempi di valutazione dei bandi e la mancanza di una strategia organica di liberalizzazione hanno rallentato il processo. Il confronto con le grandi città europee evidenzia come la dotazione di taxi per abitante in Italia sia tra le più basse: a Madrid e Parigi sono presenti molte più vetture rispetto a metropoli italiane di pari popolazione.
Le recenti sentenze della Corte Costituzionale hanno inoltre rafforzato il ruolo delle Regioni nella regolamentazione di NCC e piattaforme digitali, ribadendo la necessità di armonizzare le regole ai diversi contesti territoriali per evitare squilibri nel mercato e garantire agli utenti un servizio adeguato.
Il Comune ha promosso bandi straordinari, in attuazione del decreto Asset, per 1.000 nuove licenze, distinguendo tra 300 ordinarie e 150 speciali (per veicoli ecologici, servizi accessibili). Tuttavia, al termine del bando risultano attivate poco più di 269 nuove licenze, a causa di difficoltà tecniche e assenza di veicoli idonei per il trasporto disabili che rispettino le stringenti norme ambientali municipali. Il costo e i tempi di consegna di questi mezzi limitano la possibilità di ampliare rapidamente la flotta.
Dal punto di vista reddituale, il 2023 ha visto gli operatori milanesi tra i più remunerati d’Italia: stipendio annuo dichiarato superiore a 22.500 euro, pari a circa 1.880 euro mensili. Il margine netto subisce tuttavia l’impatto di costi di gestione elevati (licenza, manutenzione, carburanti, assicurazione), mentre la presenza di NCC e nuove piattaforme digitali mette sotto pressione il comparto.
La capitale rappresenta uno degli esempi più evidenti della complessa gestione della mobilità urbana in Italia. Nel 2024 a Roma risultavano attive circa 7.800 licenze taxi, aumentate con il bando straordinario di 1.000 autorizzazioni aggiuntive. Ad oggi, 830 nuovi titoli risultano consegnati, mentre altri 170 sono in fase di assegnazione.
Il reddito medio dichiarato dai tassisti romani si attesta intorno ai 16.000 euro annui (circa 1.310 euro mensili), con una crescita percentuale superiore al 23% nell’ultimo anno, ma comunque inferiore alla media nazionale. Il Comune ha accantonato parte dei proventi generati dalle nuove licenze (oltre 14 milioni di euro) per interventi di miglioramento del servizio.
I cittadini lamentano spesso tempi di attesa oltre i valori medi delle grandi città, soprattutto per la cronica carenza di alternative all’automobile privata (dovuta anche alle difficoltà dei trasporti pubblici locali). Le proteste degli operatori sono indirizzate soprattutto contro la concorrenza di piattaforme digitali e la necessità di regole più chiare per tutti gli operatori.
Le aspettative per il futuro ruotano attorno a una maggiore trasparenza delle tariffe, l’introduzione di strumenti digitali condivisi e una politica di pianificazione dei turni più flessibile per adattarsi alle necessità urbane e alle fluttuazioni della domanda.
Nel capoluogo campano il settore taxi è rimasto sostanzialmente fermo su tutti i parametri strutturali. Le licenze attive sono stabilmente poco più di 2.300 e nell’ultimo biennio non sono stati varati nuovi bandi per l’incremento della flotta cittadina.
I tassisti napoletani dichiarano guadagni annui medi di circa 12.800 euro, dato che rimane nettamente sotto la media nazionale, ma che ha conosciuto una crescita significativa (oltre il 25%) rispetto al periodo post-pandemico.
Nessuna novità di rilievo è emersa nel 2025, ad eccezione della rimodulazione dei turni di servizio e della progettazione di futuri, possibili miglioramenti organizzativi. Rimangono però molte incertezze: la
domanda è alta, soprattutto in alcune fasce orarie e nelle principali aree turistiche, ma l’offerta non si adegua, generando insoddisfazione fra i residenti e disagi per i visitatori.
Nel capoluogo emiliano, invece, la flotta conta oltre 700 taxi, con un recente bando per 72 nuove licenze bandite (42 successivamente rilasciate). Qui il reddito medio annuale si assesta sui 18.899 euro, mentre il livello di soddisfazione dell’utenza rimane generalmente elevato anche grazie all’efficienza dei servizi digitali e della centrale operativa.
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Firenze spicca anche nelle indagini di gradimento europee: oltre il 90% degli utenti riceve un taxi entro sei minuti dalla chiamata, superando la media UE. Sono particolarmente apprezzate sicurezza delle corse, trasparenza tariffaria e cortesia dei conducenti, con una crescita costante della soddisfazione rispetto agli anni precedenti.
Il servizio fiorentino rappresenta un modello di equilibrio tra qualità, presenza di vetture e uso delle nuove tecnologie (prenotazioni via app o call center), anche grazie a una gestione attiva delle licenze e all’impegno locale nell’innovazione.
Nelle aree del Sud Italia come Palermo e Bari il taxi mostra dinamiche tipiche di mercati con domanda meno concentrata sulle fasce business e alta stagionalità turistica.
A Palermo i redditi dichiarati si fermano a 10.000 euro annui, l’ultimo dato tra le principali città italiane. Nonostante un incremento del 17,8% nel 2024, la redditività rimane fortemente condizionata da tariffe basse e costi fissi elevati. La limitata emissione di nuove licenze e il profilo tecnologico ancora arretrato penalizzano sia gli operatori che la qualità del servizio per l’utenza.
Bari, pur non disponendo di dati dettagliati, rispecchia alcune delle stesse criticità, con un mercato meno diversificato e più sensibile alle variazioni della domanda turistica. La presenza di NCC e alternative digitali sta crescendo, ma il rinnovamento del comparto resta lento.
Le realtà locali di dimensione intermedia, tra cui centri come Modena, Pisa, Ravenna, Siena, Rimini e Carpi, evidenziano dinamiche differenti rispetto alle grandi metropoli:
L’analisi comparativa tra Italia e le principali capitali europee restituisce un quadro in cui il servizio taxi italiano si distingue per standard qualitativi elevati e tempi di attesa inferiori alla media UE. Indagini recenti evidenziano come l’88,5% degli utenti italiani riceva un taxi entro sei minuti dalla chiamata, rispetto all’85,1% europeo.
Il livello di soddisfazione generale raggiunge l’86,4%, oltre due punti sopra la media europea. Fattori di maggior pregio per il pubblico risultano la sicurezza, la trasparenza delle tariffe e la cortesia dei conducenti, con incrementi percentuali costanti negli ultimi anni.
Nel confronto diretto, città nord-europee come Stoccolma, Vienna e Amsterdam mantengono livelli ancora superiori di efficienza e innovazione tecnologica, mentre Firenze si posiziona tra le migliori d’Europa per rapidità di servizio e soddisfazione dell’utenza. La quota di corse gestite tramite app resta comunque più bassa rispetto alle capitali europee più digitalizzate.
| Città | % taxi entro 6 minuti |
| Firenze | 90,2% |
| Media Italia | 88,5% |
| Media Europa | 85,1% |
La qualità resta quindi un punto di forza, pur nella necessità di rafforzare innovazione e flessibilità dei servizi.
L’affermazione di NCC e piattaforme digitali (come Uber, Bolt e le app radiotaxi) rappresenta la principale sfida innovativa, regolatoria e competitiva per il sistema taxi urbano italiano.
Le associazioni di categoria vedono nelle piattaforme digitali una concorrenza asimmetrica dovuta alle differenti regole di licenza, tassazione e flessibilità tariffaria. Le tensioni sfociano spesso in scioperi e richieste di nuovi quadri regolatori, come avvenuto a inizio 2026 nelle maggiori città.
I driver delle piattaforme digitali, spesso autonomi o con tutele limitate, raccolgono un segmento giovane e turistico, offrendo prezzi medi più bassi rispetto alle tariffe taxi regolamentate. Tuttavia, il settore taxi risponde valorizzando elementi di affidabilità, servizio umano e presenza storica sul territorio.
Le tendenze evolutive del trasporto pubblico non di linea in Italia suggeriscono che la domanda resterà sostenuta almeno nei prossimi anni, trainata da turismo, ritorno agli eventi e nuove abitudini di mobilità.
Il successo del settore taxi dipenderà dalla capacità di: