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Patrimoniale: una unica tassa europea su redditi e patrimoni. Se ne ritorna a parlare nel Parlamento Ue

di Marcello Tansini pubblicato il
Tassa europea su redditi e patrimoni

Il dibattito sulla patrimoniale torna al centro dell'attenzione europea: tra definizioni, modelli storici, proposte in UE e pressioni per una tassa unica su redditi e patrimoni, ragioni, criticitŕ e prospettive.

Il concetto di prelievo sulla ricchezza è tornato al centro del dibattito politico europeo. Negli ultimi mesi, discussioni e confronti tra i gruppi parlamentari dell'Unione Europea evidenziano come il tema della tassazione dei patrimoni e dei redditi più alti non sia più relegato a singole iniziative nazionali, ma assuma respiro transnazionale. Tale attenzione crescente nasce dall'esigenza di rispondere a persistenti disuguaglianze economiche e da pressioni sociali che invocano una maggiore equità contributiva.

La questione di una possibile tassa europea unica su patrimoni e redditi si intreccia con le sfide della mobilità dei capitali e della concorrenza fiscale tra Paesi. Proposte concrete o ipotesi di lavoro hanno iniziato a farsi spazio nelle commissioni e tra i rappresentanti degli Stati membri, alimentando un confronto acceso che coinvolge politici, economisti, cittadini e operatori economici.

La patrimoniale: definizione, tipologie e funzionamento

Il termine imposta patrimoniale indica un prelievo che colpisce il patrimonio - comprendendo beni mobili, immobili, strumenti finanziari, titoli e altri valori - detenuto da individui o persone giuridiche. Questa forma di tassazione si distingue dalle imposte che gravano sul reddito poiché è applicata sullo stock di ricchezza accumulata e non sui guadagni annuali generati. La patrimoniale si articola in due principali varianti:

  • Patrimoniale reale: colpisce solo una specifica componente della ricchezza, ad esempio gli immobili (come avviene in Italia con l'IMU).
  • Patrimoniale soggettiva: interessa l'intero patrimonio posseduto dal contribuente, sommando varie classi di beni, mobili e immobili.
Dal punto di vista operativo, l'aliquota può essere proporzionale o progressiva, con la seconda che prevede un aumento del prelievo all'aumentare del valore del patrimonio. In Italia, non è presente una patrimoniale generale, ma sono in vigore diverse forme di imposizione patrimoniale specifica, tra cui l'IMU sugli immobili, l'imposta di bollo su conti correnti e prodotti finanziari, ed imposte su successioni e donazioni.

Nel contesto europeo, la situazione è molto frammentata: alcuni Paesi prevedono prelievi ricorrenti sull'intero patrimonio individuale, come Spagna, Norvegia e Svizzera; altri mantengono imposte su categorie specifiche di beni; altri ancora hanno abrogato simili forme di tassazione per ragioni economiche o pratiche.

La definizione della base imponibile richiede una dettagliata valutazione degli asset, includendo spesso sia risparmi finanziari sia componenti immobiliari e, talvolta, beni di lusso. Parametri come soglie di esenzione elevate e aliquote contenute mirano a escludere patrimoni modesti e colpire solo la fascia più agiata della popolazione. Ogni Stato utilizza criteri e modalità differenti per la dichiarazione e il pagamento dell'imposta, mentre eventuali proposte di patrimoniale unica europea si troverebbero a dover affrontare una notevole complessità di armonizzazione legislativa e fiscale.

Dibattito politico e proposte nel Parlamento UE e negli Stati membri

Il confronto politico sulla tassazione delle grandi ricchezze ha assunto nuovi contorni negli ultimi anni. In Italia, la proposta avanzata dai sindacati, come il contributo di solidarietà proposto dalla Cgil sull'1,3% dei patrimoni oltre i 2 milioni di euro, ha sollevato forti reazioni, sia di consenso che di netta opposizione da parte delle forze di governo e di parte dell'opposizione. All'interno del Parlamento italiano, alcune forze politiche propongono invece modelli ispirati a quelli europei più rigorosi, come quello ideato dall'economista Zucman, con prelievi che possono arrivare fino al 3% per patrimoni da centinaia di milioni di euro.

Nel contesto dell'Unione Europea, la questione della patrimoniale ricorre ciclicamente nel dibattito parlamentare. Alcuni gruppi politici, come i liberali e i socialisti, sostengono la necessità di una maggiore armonizzazione delle regole fiscali al fine di contrastare l'evasione e l'elusione fiscale internazionale. La proposta circolata in sessioni recenti, pur priva di valore legislativo vincolante e di immediate conseguenze, mira a stimolare un confronto tra i partner europei sulle potenzialità di un prelievo coordinato a livello sovranazionale.

L'obiettivo è duplice:

  • Contrastare la concorrenza fiscale sleale che porta le grandi fortune a spostarsi tra Paesi con legislazioni più favorevoli.
  • Assicurare un apporto di risorse a sostegno dei bilanci pubblici per finanziare servizi essenziali e rispondere a shock economici.
Tale dibattito si innesta su una base normativa che assegna agli Stati membri la piena autonomia fiscale: la Commissione e il Parlamento UE non hanno potere diretto di introdurre tributi su patrimoni individuali, ma possono promuovere raccomandazioni o quadri comuni, come avvenuto per la tassazione minima alle multinazionali.

A livello nazionale, le proposte risentono delle differenti sensibilità politiche e condizioni economiche dei vari Paesi. In Spagna, si è mantenuta un'imposta progressiva che oggi è permanente; in Francia il dibattito si è recentemente orientato, senza esito concreto, verso la reintroduzione di una patrimoniale su grandi fortune. Nei Paesi nordici, invece, la tassazione patrimoniale viene difesa come strumento consolidato di giustizia sociale. La resistenza più marcata proviene solitamente da governi conservatori o da Stati attrattivi per i capitali internazionali.

Le ultime discussioni mostrano comunque una crescente attenzione sia tra i rappresentanti dei cittadini sia tra gli esperti, soprattutto in relazione alle esigenze di bilancio connesse alle spese per welfare, transizione climatica e coesione sociale.

Concentrazione della ricchezza e ragioni della patrimoniale in Europa

La concentrazione della ricchezza è uno degli argomenti chiave che alimenta la spinta verso una maggiore imposizione sui grandi patrimoni. Secondo dati diffusi da osservatori internazionali e istituzioni come Eurostat e Oxfam, in Italia il 10% più ricco della popolazione controlla circa il 60% della ricchezza totale, mentre la metà più povera possiede poco più del 7%. Uno scenario simile si osserva, con diverse sfumature, anche in altre economie europee avanzate.

L'argomentazione a favore di una più incisiva tassazione dei patrimoni si fonda su:

  • Riduzione delle disuguaglianze: una patrimoniale consente di riequilibrare il divario tra classi sociali, permettendo trasferimenti fiscali verso servizi pubblici essenziali come sanità, istruzione e previdenza.
  • Mobilità sociale: la possibilità di destinare risorse al contrasto della povertà e della marginalità sociale, oltre che a sostenere le nuove generazioni.
  • Risposta a esigenze straordinarie di finanza pubblica, come shock economici globali o investimenti strutturali.
Gli studi comparati mostrano inoltre che, in assenza di strumenti redistributivi efficaci, la ricchezza tende a concentrarsi ulteriormente col passare delle generazioni, complici trasferimenti ereditari e opportunità di investimento riservate ai più abbienti. Per questo, la patrimoniale viene vista da molti analisti non solo come misura di giustizia sociale, ma come necessità storica in un contesto di grande dinamismo dei mercati finanziari e di crescente mobilità dei capitali.

Va tuttavia ricordato che la popolarità di simili misure, spesso elevata nei sondaggi, si scontra con enormi difficoltà nella loro concreta attuazione e con la paura delle ripercussioni su investimenti e occupazione.

Il caso della tassa Zucman e il confronto sulle politiche patrimoniali

La cosiddetta tassa Zucman prende il nome dall'economista francese Gabriel Zucman, che ha ideato un modello di prelievo annuale del 2% sui patrimoni che superano determinate soglie di eccezionale entità (ad esempio, cento milioni di euro). La proposta ha acquisito visibilità a livello europeo, stimolando il dibattito sia nelle assemblee nazionali che nel Parlamento UE.

Il modello Zucman si distingue per alcune caratteristiche:

  • Colpisce le grandi ricchezze ultra-milionarie, lasciando indenne la maggioranza della popolazione.
  • Prevede, in alcune formulazioni, misure di coordinamento internazionale per scoraggiare la fuga dei capitali.
  • Propone di destinare i proventi a spese sociali e investimenti collettivi.
In Francia, nonostante il forte sostegno popolare alla proposta Zucman, l'ipotesi non si è tradotta in legge a causa delle difficoltà di attuazione e delle forti resistenze politiche. In altri Paesi, si registra maggiore apertura su proposte simili o su imposte progressive sulle plusvalenze e sugli utili derivanti da attività finanziarie.

Il confronto internazionale mette in evidenza come:

  • La Spagna abbia rafforzato una patrimoniale con aliquote progressive.
  • La Svizzera e la Norvegia continuino ad applicare patrimoniali consolidate anche grazie a sistemi di consenso istituzionale.
  • Altri Stati, come la Germania e il Regno Unito, dibattano sulle opportunità di tassare le successioni e le plusvalenze da investimenti, spesso con esiti intermedi su aliquote e soglie.

I modelli di tassazione patrimoniale: esempi storici e attuali in Europa

Il panorama europeo rivela una molteplicità di modelli di imposizione patrimoniale:
  • Spagna: applica una patrimoniale progressiva dallo 0,16% al 3,5% per patrimoni sopra 700.000 euro e una tassa di solidarietà più incisiva che interessa esclusivamente i patrimoni eccellenti.
  • Norvegia: mantiene una patrimoniale dell'1% sopra una soglia di circa 145.000 euro, con una quota destinata alle amministrazioni locali e una allo Stato centrale.
  • Svizzera: vige un sistema cantonale che prevede aliquote e soglie differenziate, con punte minime (intorno allo 0,05%) e massime (fino allo 0,3% circa) a seconda del valore del patrimonio e della giurisdizione.
  • Belgio, Paesi Bassi e Francia: adottano approcci parziali, colpendo per esempio solo le attività finanziarie o gli immobili di particolare pregio. In Francia, l'imposta globale sulla ricchezza è stata sostituita da una tassa immobiliare IFI.
Gli esempi storici di patrimoniali straordinarie comprendono casi emblematici come il prelievo forzoso applicato in Italia nel 1992, deciso per fronteggiare una grave emergenza finanziaria. L'esperienza ha lasciato tracce profonde nell'opinione pubblica e ha rappresentato un precedente per le discussioni attuali.

Attualmente, le patrimoniali stabili sono meno diffuse rispetto al passato: se nei primi anni '90 dodici Paesi OCSE prevedevano imposte simili, oggi sono solo tre a mantenere una patrimoniale ricorrente sull'intero patrimonio. La loro efficacia è oggetto di ricerche controverse: alcune analisi sottolineano la loro incidenza sulla riduzione delle disuguaglianze, altre ne criticano la complessità di applicazione e la capacità di generare entrate significative senza effetti collaterali sulle opportunità di investimento.

Le modalità di calcolo delle imposte patrimoniali e le esenzioni differiscono sensibilmente tra Paesi e all'interno dei diversi regimi fiscali, anche a tutela dei patrimoni più ridotti e dei beni produttivi. I criteri di valutazione, le aliquote e le soglie di esenzione sono oggetto di continui aggiornamenti e revisioni in funzione delle esigenze di equità e sostenibilità economica.

Criticità, resistenze e conseguenze economiche e sociali

I principali argomenti contrari a una tassa patrimoniale unica in Europa sono rappresentati dal timore di fuga dei capitali, dall'incertezza sull'impatto sugli investimenti e dalla percezione di doppia imposizione sulle ricchezze già tassate in fase di accumulo. Le esperienze recenti di consultazioni popolari, come nei referendum svizzeri sulle imposte di successione, mostrano una predisposizione favorevole dell'elettorato sulla carta ma una netta reticenza al momento di attuare concretamente le misure.

Le critiche si concentrano su:

  • Effetto negativo sull'attrattività dei sistemi economici: il rischio che i possessori di grandi patrimoni scelgano Paesi con tassazione più leggera.
  • Difficoltà tecniche di valutazione: beni di natura diversa richiedono meccanismi distinti e spesso costosi per essere valutati equamente.
  • Concorrenza fiscale tra Paesi UE: in assenza di un quadro armonizzato, ogni nuova tassa spingerebbe il fenomeno del shopping fiscale.
  • Resistenza politica e sociale: la difesa della sovranità fiscale e la paura di effetti economici sfavorevoli sulle imprese e sull'occupazione.
Dal punto di vista sociale, l'introduzione di una patrimoniale europea impatterebbe soprattutto sulle fasce più ricche, ma le ripercussioni potrebbero coinvolgere a cascata settori economici legati ai grandi investimenti, nonché la propensione al risparmio delle famiglie. Secondo alcuni studi, la percezione di instabilità normativa potrebbe danneggiare il clima di fiducia necessario a sostenere la crescita e la formazione di capitale produttivo.

Non manca chi sottolinea l'importanza di una lotta sistematica all'evasione fiscale come misura alternativa o complementare, evidenziando come una patrimoniale mal concepita rischi di colpire anche patrimoni medio-alti che svolgono una funzione positiva nell'economia reale.