Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Pensioni, le nazioni dove sono più sicure e perchè l'Italia è indietro nella nuova classifica di Natixis

WhatsApp X Telegram
di Dott.ssa Serena Benedetti pubblicato il
Pensioni nazioni dove sono piu sicure posizionamento Italia nuova classifica di Natixis

Dal Global Retirement Index 2026 di Natixis Investment Managers che misura la sicurezza delle pensioni in 44 Paesi è risultato che la Norvegia è prima, Irlanda seconda e l'Italia è solo al 26° posto con il 66%.

nvecchiamento della popolazione, debito pubblico ai massimi storici e inflazione persistente mettono sotto pressione i sistemi previdenziali di tutto il mondo. Capire quali Paesi reggano meglio l’urto è sempre più importante per lavoratori, risparmiatori e pensionati. Lo spiega il Global Retirement Index 2026, la classifica annuale di Natixis Investment Managers sui sistemi previdenziali più attrezzati per le sfide demografiche. Per l’Italia c’è una notizia positiva: guadagna tre posizioni e sale al 26° posto su 44 Paesi.

Cos’è il Global Retirement Index di Natixis

Il Global Retirement Index (GRI) è uno studio realizzato da Natixis Investment Managers in collaborazione con CoreData Research. Misura ogni anno la capacità dei Paesi di garantire ai cittadini una pensione sicura e dignitosa. L’edizione 2026, diffusa il 22 settembre, si basa su analisi condotte tra marzo e maggio.

Il campione comprende 44 Paesi: le economie avanzate del Fondo monetario internazionale, i membri dell’OCSE e i Paesi BRIC (Brasile, Russia, India e Cina). Ciascuno viene valutato con 18 indicatori, raggruppati in quattro sotto indici:

  1. Finanze in pensione, cioè sostenibilità del sistema, debito pubblico, pressione fiscale e peso della popolazione anziana
  2. Benessere materiale, che comprende reddito, occupazione e disuguaglianza
  3. Salute, con aspettativa di vita e accesso alle cure
  4. Qualità della vita, tra cui governance, ambiente e benessere generale
La graduatoria è relativa: un Paese sale o scende anche in base a come si comportano gli altri. Per questo conta guardare non solo la posizione, ma anche il punteggio percentuale e le variazioni rispetto all’anno precedente.

La classifica 2026: chi guida e chi cade

In vetta restano Norvegia e Irlanda, che si confermano primo e secondo posto per il secondo anno consecutivo. Questa la parte alta della graduatoria:

  1. Norvegia, 83%
  2. Irlanda, 81%
  3. Paesi Bassi, 79%
  4. Svizzera
  5. Danimarca
  6. Germania, 75%
  7. Islanda, 75%
  8. Repubblica Ceca, 75%
La Norvegia mantiene il primo posto con un margine netto, mentre l’Irlanda conferma una solidità costruita nel tempo. I Paesi Bassi firmano il miglior risultato della top ten: salgono dal sesto al terzo posto, il piazzamento più alto mai raggiunto nell’indice, con un punteggio invariato al 79%. La Svizzera perde una posizione e scende al quarto posto, mentre la Danimarca resta quinta nonostante un calo di un punto percentuale.

Tra le sorprese in positivo spicca la Repubblica Ceca, che entra tra i primi dieci salendo al decimo posto con il 75%. Anche la Polonia fa notizia: sale di nove posizioni, al 19° posto, e per la prima volta entra tra i primi 25, grazie a un forte miglioramento del benessere materiale.

Non mancano le cadute. L’Islanda perde cinque posizioni e passa dal quarto al nono posto, il calo più marcato della top ten, a causa del peggioramento del benessere materiale legato alla maggiore disoccupazione. Ancora peggio va alla Finlandia, che registra la discesa più pesante dell’intero indice: dodici posizioni perse, dal 23° al 35° posto, con un punteggio crollato dal 66% al 54%. Anche in questo caso pesa la disoccupazione, la più alta tra tutti i Paesi analizzati.

Le grandi economie sviluppate: Germania davanti, Regno Unito secondo

Tra i maggiori Paesi sviluppati la Germania conferma la leadership con il 75%, guadagnando una posizione e salendo al settimo posto nella graduatoria mondiale. Il suo punto debole resta il sotto indice sulle finanze in pensione, dove si piazza solo al 23° posto per l’elevata dipendenza degli anziani e la pressione fiscale. Brilla invece sul benessere materiale (ottavo posto globale) e sulla qualità della vita (settimo).

Il Regno Unito mantiene il secondo posto tra le grandi economie con il 72%, ma scivola al 15° posto assoluto. La causa principale è il peggioramento del comparto salute, solo in parte compensato dal miglior benessere materiale.

Meno brillante il bilancio degli Stati Uniti, che perdono tre posizioni e finiscono al 24° posto, con il punteggio sceso dal 70% al 68%. Il Giappone sale di un gradino al 25° posto con il 67%: ha una salute ai vertici mondiali, con la seconda aspettativa di vita più alta, ma è molto debole nelle finanze in pensione, dove occupa il 41° posto. La Svezia, infine, continua il suo declino pluriennale e scende al 22° posto.

Il posizionamento dell’Italia: 26° posto e 66%

Veniamo al nostro Paese. L’Italia sale dal 29° al 26° posto e il suo punteggio complessivo cresce di due punti percentuali, fino al 66%. Il piazzamento la colloca immediatamente alle spalle di Giappone (67%) e Stati Uniti (68%), a conferma di un sistema che si muove nello stesso territorio delle altre grandi economie. Tra i maggiori Paesi sviluppati, secondo il rapporto Natixis, l’Italia risulta ottava.

Tra i punti di forza indicati da Natixis figurano:

  • il controllo dell’inflazione
  • i progressi sul fronte della salute
  • il miglioramento della qualità della vita
  • un discreto livello di benessere materiale.
Il rapporto segnala inoltre un contributo positivo dal mercato del lavoro, con il tasso di disoccupazione sceso ai minimi.

Restano però tre nodi strutturali che frenano la scalata:

  • l’elevata pressione fiscale
  • l’alto debito pubblico
  • il peso della popolazione anziana sul totale.
Sono i fattori che pesano sul sotto indice delle finanze in pensione, tradizionale tallone d’Achille del sistema italiano. Un Paese con tanti pensionati e relativamente pochi lavoratori attivi, e con un debito pubblico molto elevato, ha meno margini per garantire a lungo prestazioni generose.

La percezione degli italiani: il timore per il debito

I numeri dell’indice trovano riscontro nel sentimento dei cittadini. Secondo il Natixis Global Survey of Individual Investors, il 77% degli italiani teme che l’alto debito dello Stato finisca per ridurre il valore delle pensioni pubbliche, contro una media globale del 72%. È una preoccupazione che spiega perché la previdenza complementare e il risparmio personale siano temi sempre più centrali nel dibattito sul futuro del welfare, considerando anche gli importi attuali delle pensioni in Italia.

Il rapporto ricorda che per decenni i cittadini hanno contato su tre fonti di reddito per la vecchiaia: la pensione pubblica, i piani previdenziali aziendali e il risparmio personale. Questo schema, nato nel secondo dopoguerra, mostra oggi segni di affanno. Sempre più persone prelevano dai sistemi pubblici mentre ne sono sempre meno a finanziarli, le vite si allungano, il debito è ai massimi e l’inflazione erode la capacità di risparmio.

Il peso della responsabilità si sta spostando sugli individui. Secondo l’indagine Natixis condotta in 21 Paesi, il 78% degli investitori ritiene che finanziare la pensione sia sempre più un compito personale, contro il 67% di dieci anni fa. Le paure più diffuse sono non avere abbastanza denaro per godersi la pensione (40%), l’inflazione che erode i piani (38%) e il rischio di prestazioni insufficienti (33%). Il 43% degli investitori nel mondo pensa che per raggiungere la sicurezza previdenziale servirebbe un miracolo.

Le tre leve per riformare le pensioni: accesso, automazione, accumulo

Secondo Natixis le politiche pubbliche più efficaci si concentrano su tre priorità:

  • Accesso: estendere l’offerta di piani di risparmio integrativi, ampliare la platea dei coperti e garantire continuità ai versamenti nel corso della vita lavorativa.
  • Automazione: l’adesione automatica ai piani previdenziali supera l’inerzia dei lavoratori e aumenta la partecipazione.
  • Accumulo: aumentare i flussi verso la previdenza pubblica e privata e offrire ai risparmiatori opportunità di investimento produttive.
Il messaggio degli esperti è duplice. Da un lato servono riforme che modernizzino sistemi nati con presupposti novecenteschi. Dall’altro i singoli devono assumersi la responsabilità del proprio percorso, perché ogni anno di ritardo aumenta la pressione sugli anni che restano.

La classifica del Global Retirement Index 2026 offre un’indicazione chiara: l’Italia migliora, ma non basta a poter contare solo sulla previdenza pubblica. Chi è giovane o a metà carriera farà bene a valutare la previdenza complementare, a iniziare presto e a versare con costanza nei fondi pensione, sfruttando il tempo come principale alleato. Il fattore tempo, nel calcolo previdenziale, vale spesso più dell’importo versato.






Leggi anche

Dott.ssa Serena Benedetti

La dott.ssa Serena Benedetti è un'esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell'assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all'analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi...