Tra trattative riservate, retroscena finanziari e legami storici, la Juventus si trova a un bivio tra l’offerta Tether, le strategie di Elkann e il sogno di un ritorno di Andrea Agnelli. Un quadro complesso che scuote la piazza.
In questi giorni, la Juventus vive uno dei momenti più turbolenti della sua storia recente, almeno a livello finanziario e di proprietà, con riflettori puntati sul confronto tra la famiglia Elkann, Tether e la persistente aura di Andrea Agnelli. La richiesta di chiarezza sui piani futuri del club si intreccia con interessi economici imponenti, rivalità personali e una passione mai sopita che infiamma la tifoseria. Mentre Tether, colosso delle criptovalute già azionista di minoranza, ha lanciato una proposta d’acquisto senza precedenti, il diniego secco da parte di Exor – la holding degli Agnelli-Elkann – ha acceso i dibattiti sulle motivazioni profonde di questa scelta e sull’irrisolta eredità di Andrea Agnelli. In questa nuova fase di incertezza, ogni scenario appare possibile e alimenta speranze e timori nella comunità juventina.
L’annuncio pubblico da parte di Tether di voler acquisire la quota di controllo della Juventus ha agitato le acque societarie e mediatiche. L’amministratore delegato di Tether, Paolo Ardoino, ha illustrato la volontà del gruppo di investire cifre consistenti nel club bianconero, a partire dall’acquisto della quota Exor (65,4% delle azioni), già a una valutazione superiore al mercato: 2,66 euro per azione contro i 2,19 euro della quotazione ufficiale registrata alla vigilia dell’offerta. L’offerta, interamente in cash, prevedeva per Exor un premio del 20,7% rispetto al prezzo di Borsa (circa 200 milioni di euro in più sul valore corrente), per un valore complessivo dell’equity pari a 1,1 miliardi di euro.
E' da sottolineare, comunque, come il valore di acquisto proposto da Tether in questa prima offerta è molto inferiore ad almeno i 2 miliardi per i quali il club viene valutato da molti analisti finanziari.
Non solo, c'è da ricordare, che Elkann insieme alla Exor, sta continuando a vendere alcune delle proprie imprese storiche come Iveco e Comau, e probabilmente tra poche settimane La Stampa e Repubblica, concentrandosi su settori come l'immobiliare, medico e altri ancora pi innovativi.
Quindi, la vendita della Juventus, non può apparire così da escludere, soprattutto se arrivasse una offerta irrinunciabile.
L’era di Andrea Agnelli ha segnato l’ultimo grande ciclo vincente in casa Juventus, fondando il suo operato su modernizzazione della gestione e presenza carismatica. Dal 2010 al 2023, la presidenza di Agnelli ha regalato ben 18 trofei, tra cui nove scudetti consecutivi, in uno dei periodi più felici dal punto di vista sportivo. A capo di una dirigenza innovativa, Agnelli ha contribuito alla nascita del nuovo stadio e a un riposizionamento competitivo a livello internazionale, affermando la Juventus come modello manageriale.
Il periodo dopo la sua uscita – seguita a una complessa vicenda giudiziaria legata al caso Prisma e alla gestione delle plusvalenze – ha però svelato la fragilità dell’equilibrio costruito negli anni precedenti. La squadra e l’ambiente societario hanno attraversato un’interminabile fase di incertezza, tra cambi di dirigenza, scelte tecniche costose rivelatesi poco efficaci e una strategia industriale meno ambiziosa rispetto al passato.
I prossimi sviluppi della vicenda si giocano tra rigidità e aperture, visioni tradizionali e nuove prospettive offerte da soggetti emergenti.
Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...