Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Perché nelle crisi i milionari diventano sempre più ricchi e gli altri diventano più poveri: il fattore K

WhatsApp X Telegram
di Dott. Luca Rossoni pubblicato il
Il fattore K

Durante le crisi economiche il divario tra ricchi e poveri si accentua: mentre i milionari vedono crescere i patrimoni grazie a investimenti e mercati, molti altri subiscono nuove disuguaglianze.

Mentre si moltiplicano le preoccupazioni internazionali sull'andamento dell'economia globale, il settore dell'intrattenimento di lusso registra profitti straordinari: posti a bordo campo nella finale NBA, ormeggi esclusivi a Montecarlo e abbonamenti vip nei più prestigiosi eventi sportivi diventano sempre più costosi e richiesti. Questa apparente contraddizione, l'economia reale che scricchiola e l'industria del lusso che prospera, è la cartina al tornasole di un fenomeno crescente: la crescente distanza tra i detentori di grandi patrimoni e la maggioranza della popolazione.

Nonostante gli allarmi di FMI, WTO o AIEA, indicatori come il Pil mostrano spesso soltanto una parte del quadro della ricchezza, senza considerare la sua distribuzione. Negli ultimi anni, soprattutto dopo la pandemia, le divergenze patrimoniali hanno assunto forme nuove e ancora più marcate, e oggi si registra una costante ascesa nel numero di milionari globali mentre la base della piramide sociale resta esposta a inflazione, stagnazione dei salari e crisi energetiche intervenute negli ultimi anni.

La ripresa economica a forma di K: cosa significa e perché

La ripresa economica a K è diventata la metafora più efficace per descrivere la divaricazione dei destini socioeconomici post-pandemici. Dopo la crisi del 2020, i gruppi sociali più abbienti hanno ripreso rapidamente a crescere, mentre una quota significativa di cittadini è rimasta intrappolata in condizioni di crescente difficoltà.

La K descrive graficamente due traiettorie: la gamba che sale rappresenta chi dispone di capitali investiti, spesso concentrati in Borsa, asset alternativi e immobiliare, che ha potuto beneficiare del boom dei mercati e dei maxi profitti aziendali. La gamba discendente simboleggia i lavoratori privi di risparmi da investire, penalizzati da salari stagnanti e dal potere erosivo dell'inflazione.

L'effetto K trova conferme nei dati statistici: negli Stati Uniti, la quota lavoro sul Pil è scesa ai minimi dal 1947, con meno del 54% della ricchezza prodotta che arriva nelle buste paga; il resto si concentra in profitti, dividendi e rendite. Una delle cause è stata la gestione delle emergenze: i sussidi pandemici, nati per offrire sostegno alle categorie più deboli, hanno innescato un aumento dei consumi che ha accelerato i ricavi di grandi aziende e gonfiato la capitalizzazione dei mercati quotati. Così, i patrimoni dei più ricchi hanno trovato nuove spinte attraverso gli investimenti, mentre i salari reali delle fasce meno abbienti hanno subito ulteriori pressioni negative. Oggi la disparità tende ad autoalimentarsi attraverso:

  • la maggiore partecipazione degli abbienti a strumenti finanziari redditizi,
  • l'accesso esclusivo a investimenti alternativi ad altissimo rendimento,
  • le dinamiche immobiliari nelle grandi città globali dove il lusso cresce mentre la classe media si restringe.
La K non è solo una congiuntura, ma un modello che rischia di cristallizzarsi nelle economie avanzate se non affrontato attraverso politiche redistributive e riforme strutturali.

Boom dei mercati finanziari e polarizzazione dei patrimoni

A fronte di economie occidentali che faticano a crescere, i mercati finanziari stanno segnando record storici, generando ritorni elevati per chi vi investe. L'indice MSCI Global, ad esempio, ha offerto dal marzo 2020 un rendimento vicino al 160%, una dinamica che ha aumentato il distacco tra chi beneficia delle borse e chi resta escluso. Oltre al comparto azionario, anche strumenti più sofisticati e difficili da raggiungere come il private equity o i fondi di debito privato garantiscono rendimenti a doppia cifra, ma sono riservati a un numero ristretto di individui. Le conseguenze sono evidenti nei numeri:

  • Nel 2025 sono apparsi due milioni di nuovi milionari a livello globale, portando il totale oltre i 25 milioni e la ricchezza cumulata vicino ai 100 mila miliardi di dollari (dati Capgemini).
  • All'interno della stessa élite cresce la divisione tra semplici milionari e ultra-ricchi: i miliardari, stima UBS, sono oltre 3.300 e in aumento del 13% in un anno.
La ricchezza estrema si concentra sempre più anche nei mercati finanziari. Negli Stati Uniti lo 0,1% controlla oltre il 14% dei patrimoni, l'1% quasi un terzo, mentre metà della popolazione si spartisce appena il 2,7%. Le nuove generazioni rischiano la completa esclusione da queste opportunità di accumulo. Singolare è la situazione nell'industria dei beni e servizi di lusso, dove esperienze esclusive diventano sempre meno accessibili anche per i milionari, con la domanda guidata da un gruppo ristretto di ultrabenestanti che fissano nuovi standard di prezzo. Il lusso diventa così vetrina e strumento di demarcazione sociale, mentre la K della ripresa economica si fa visibilmente più pronunciata nella società globale.

Il ruolo di investimenti e disuguaglianze in Italia e nel mondo

Nel panorama internazionale, la concentrazione della ricchezza si riflette anche nei diversi modi di investire, generando ulteriori divari. L'Italia appare meno estrema rispetto agli Stati Uniti, ma mostra segnali di crescita della sperequazione: secondo la Banca d'Italia, il 10% delle famiglie più ricche detiene oltre il 60% della ricchezza netta nazionale, mentre la metà meno abbiente controlla appena il 7%.

La radice di questa diversità, oltre ad avere origine nella struttura produttiva, deriva dalla scarsità di educazione finanziaria e dalla limitata partecipazione ai mercati da parte delle famiglie meno abbienti. Più del 90% degli asset delle famiglie con patrimoni più bassi è immobilizzato in abitazioni o depositi, mentre nei gruppi più prosperi si evidenzia una consistente presenza di strumenti finanziari diversificati, capaci di cogliere le opportunità derivanti dai cicli di boom dei mercati. Il trend segue una traiettoria internazionale:

  • In economia emergenti come Cina e India, le occasioni di crescita e accesso al credito hanno spinto l'ascesa di nuove classi agiate, ma permangono forti rischi di polarizzazione interna.
  • Le borse dei Paesi emergenti, secondo osservatori come FocusRisparmio, stanno iniziando a colmare un gap decennale rispetto ai mercati sviluppati, alimentando ulteriormente il ciclo della concentrazione dei patrimoni tra investitori sofisticati.
Il dibattito sull'equità fiscale è sempre più acceso: il sistema di tassazione delle grandi ricchezze rimane spesso inadeguato, e ogni tentativo di riforma viene ostacolato da pressioni politiche e campagne mediatiche, come evidenziato dalla smentita del presunto esodo di miliardari, evento utilizzato per depotenziarie proposte di patrimoniali.

Anche la capacità delle economie di utilizzare la leva degli investimenti pubblici per colmare le distanze sociali si è progressivamente ridotta, lasciando ai singoli individui il compito, spesso improbo, di navigare un universo finanziario sempre più complesso e competitivo.

La crisi energetica e le nuove ondate di ricchezza verso l'alto

L'aumento vertiginoso dei prezzi energetici, dalla pandemia in poi, ha rappresentato uno dei principali fattori di redistribuzione verso l'alto della ricchezza. Le tensioni geopolitiche, la guerra in Ucraina e le incertezze legate a nuove crisi regionali, come lo stretto di Hormuz, hanno generato utili record per i colossi del petrolio e del gas.

Secondo le analisi di Isabella Weber, nelle stagioni più acute dell'emergenza, le aziende energetiche hanno trasferito circa il 50% dei profitti straordinari agli azionisti attraverso dividendi e buyback. Questo ha favorito una minoranza selezionata di investitori, mentre le famiglie, già alle prese con l'inflazione, hanno visto ridursi il potere d'acquisto a causa delle bollette sempre più onerose.

La dipendenza dal reddito da lavoro si è rivelata la principale linea di separazione: chi è capace di sfruttare i mercati finanziari, possedendo strumenti ad alto rendimento, ha vissuto una fase di espansione patrimoniale senza precedenti; chi invece dipende da salario e pensioni si trova sempre più esposto ai rincari e all'erosione della ricchezza reale. Un ulteriore effetto si evidenzia nelle scelte di investimento: gli investimenti cosiddetti difensivi, come le commodities e i titoli legati all'energia, sono risultati più remunerativi solo in specifiche fasi del ciclo.

Al contrario, i grandi beneficiari sono stati coloro che hanno potuto accedere ai segmenti più dinamici e selezionati dei mercati globali. Così, la transizione energetica, pur necessaria, è finora riuscita solo parzialmente a riequilibrare la distribuzione dei benefici economici, lasciando i rischi e i costi sulle spalle delle categorie più esposte.




Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossoni è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogl...