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Perch S&P ha confermato il giudizio sullItalia a BBB+ e ha alzato l'outlook e gli effetti per economia e mercati finanziari

di Marcello Tansini pubblicato il
S&P ha confermato il giudizio sullItali

Standard & Poors conferma il giudizio sullItalia a BBB+ e alza loutlook, riflettendo segnali di stabilit macroeconomica. Analisi delle motivazioni, impatti su economia e mercati, e confronto con altri Paesi.

Nella serata di venerdì 30 gennaio 2026, Standard & Poor’s ha confermato la valutazione sulla qualità creditizia della Repubblica Italiana, mantenendo il rating a BBB+ e, per la prima volta dal 2017, migliorando l’outlook da stabile a positivo. Questo giudizio riflette la crescente fiducia internazionale nella capacità di gestione macroeconomica italiana e nella capacità del settore pubblico e privato di resistere agli shock esterni. L’annuncio, accolto anche dai commenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze, sottolinea come il “lavoro paga”: il percorso di credibilità e serietà nei conti pubblici incide sulla percezione dei mercati e sulle prospettive d’investimento. L’attenzione degli osservatori si concentra ora sugli effetti che questa revisione può avere sul sistema economico e finanziario, orientando l’analisi su debito pubblico, sostenibilità delle finanze e attrattività per investimenti. L’upgrade dell’outlook rappresenta un segnale rilevante per investitori e cittadini: l’immagine del Paese nei confronti della comunità internazionale sta gradualmente migliorando, con implicazioni importanti sia per la fiducia nei mercati sia per le famiglie e le imprese.

Le motivazioni dietro la conferma del rating e il miglioramento dell’outlook da parte di S&P

L’analisi di Standard & Poor’s si è focalizzata su una serie di elementi distintivi che caratterizzano il recente percorso economico e politico dell’Italia. Fra questi spiccano la resilienza mostrata durante le fasi di incertezza globale, la solidità della governance e il graduale consolidamento dei conti pubblici. Il miglioramento dell’outlook è stato attribuito principalmente a:

  • Avanzi delle partite correnti: il saldo positivo nella bilancia dei pagamenti evidenzia una ricchezza privata significativa e una crescente capacità delle imprese di generare nuovo valore tramite l’export e l’innovazione.
  • Posizione creditoria netta verso l’estero: progressi costanti nella riduzione delle passività del Paese aumentano la percezione di affidabilità agli occhi degli investitori internazionali.
  • Riforme strutturali e stabilità politica: una maggioranza parlamentare coesa e l’orientamento del governo alla disciplina fiscale riducono le probabilità di shock improvvisi.
  • Riduzione progressiva del disavanzo pubblico: il deficit stimato scende gradualmente, proiettandosi sotto la soglia del 3% del PIL entro il 2026, secondo le previsioni S&P.
  • Diminuzione degli oneri finanziari: il fenomeno dei tassi d’interesse più contenuti comporta effetti positivi per il bilancio statale e controbilancia il peso del debito.
Secondo l’agenzia statunitense, “l’outlook positivo riflette la previsione che, nonostante la persistente incertezza internazionale, il settore privato italiano continuerà a sostenere surplus delle partite correnti, a beneficio della posizione creditoria netta”, mentre la spesa pubblica resterà monitorata. S&P ha sottolineato come la resilienza dell’economia italiana non sia frutto di una sola stagione di riforme: l’attenta gestione del Superbonus e la graduale uscita dagli incentivi hanno migliorato la struttura del debito.

In sintesi, la decisione degli analisti S&P incorpora fattori come una più attenta pianificazione finanziaria, una rinnovata disciplina nella gestione della spesa pubblica e risultati positivi nella performance bancaria, che insieme hanno favorito una crescita della reputazione internazionale dell’Italia.

Debito pubblico, bilancio e fattori di stabilità macroeconomica

Il rapporto debito pubblico/PIL rappresenta uno degli indicatori più osservati dagli investitori nel valutare lo stato di salute di uno Stato. Secondo le stime citate dalle principali agenzie di rating, il rapporto italiano si aggira intorno al 137,8% nel 2025, uno dei livelli più elevati dell’Eurozona ma destinato a una lenta discesa nei prossimi anni.

Elementi determinanti nella valutazione della stabilità sono:

  • Governance dei conti pubblici: la presenza di una maggioranza politica stabile e di politiche fiscali prudenti ha permesso un avanzamento, seppur graduale, nel risanamento delle finanze nazionali. Gli aggiustamenti nelle normative finanziarie — tra cui la revisione dei bonus fiscali — hanno contribuito a contenere il deficit.
  • Equilibrio tra rigore e crescita: l’esecutivo italiano si è mosso in direzione di una riduzione del deficit sotto il 3% del PIL entro il 2026, mantenendo però una certa attenzione agli investimenti produttivi.
  • Efficienza del settore bancario: la progressiva riduzione delle sofferenze bancarie e una maggiore redditività del comparto finanziario rafforzano la percezione di stabilità, diminuendo i rischi sistemici.
  • Riserve di risparmio privato: l’alto livello di risparmio delle famiglie italiane funge da “cuscinetto” contro eventuali shock futuri e sostiene la domanda interna.
Sebbene il livello di indebitamento resti elevato rispetto ad altri paesi europei, le principali agenzie hanno riconosciuto negli ultimi mesi un miglioramento del consolidamento fiscale. L’aspettativa orientata verso una discesa del debito dopo il 2027-2028 è stata determinante per la conferma del rating e per l’incremento dell’outlook. Gli scenari macro restano però legati all’evoluzione della crescita: stime di espansione modesta per il 2026 e la dipendenza da fattori esterni come contesto geopolitico e andamento dei tassi d’interesse internazionali impongono cautela.

Confronto tra Italia e altri Paesi nel giudizio delle principali agenzie di rating

La valutazione sul debito italiano è stata oggetto di confronto con quelle di altri paesi chiave nell’area euro e non solo. Il rating BBB+ di S&P, condiviso da Fitch e Scope, colloca l’Italia nella fascia medio-alta dell’investment grade, segno di un rischio moderato.

Paese S&P Fitch Moody’s
Germania AAA AAA Aaa
Francia AA AA- Aa2
Spagna A A- Baa1
Italia BBB+ BBB+ Baa2
Portogallo BBB+ A- Baa2

L’ultimo anno ha visto una serie di miglioramenti nelle valutazioni delle agenzie su vari Paesi, anche in presenza di debiti elevati: dal recente upgrade di Moody’s a Baa2 per l’Italia a quello di Fitch che ha posto l’outlook su stabile. Esemplare il caso dei Credit Default Swap italiani, ora più bassi di quelli francesi, segnale di inversione di percezione del rischio sovrano.

L’Italia si distingue per la capacità di mantenere la fiducia dei mercati nonostante un debito tra i più alti in Europa. Al contrario, economie strutturalmente più solide in termini di rapporto debito/PIL stanno conoscendo momenti d’incertezza. Il mutato scenario è reso possibile dalla solidità istituzionale italiana e dalle recenti riforme attuate.

L’impatto del rating sull’economia reale e sui mercati finanziari italiani

La conferma da parte di S&P del profilo medio-alto del credito italiano ha ricadute dirette sul sistema finanziario e sulla vita quotidiana di imprese e famiglie. Una valutazione positiva comporta costi di finanziamento più vantaggiosi per il Tesoro nelle emissioni di titoli di Stato: questo contribuisce a mantenere lo spread BTP–Bund su livelli contenuti, attorno ai 60 punti base nei giorni precedenti la revisione.

  • Effetti per famiglie e imprese: la diminuzione dello spread e dei tassi d’interesse si traduce in mutui e finanziamenti meno onerosi, con effetti positivi su potere d’acquisto e investimenti aziendali.
  • Maggior accesso al credito internazionale: il rating BBB+ favorisce la partecipazione degli operatori istituzionali globali nelle aste di titoli pubblici, ampliando la platea degli investitori.
  • Stabilità dei mercati e fiducia diffusa: la coesione politica e la reputazione migliorata si riflettono in una maggiore resilienza rispetto a shock esterni, come dazi, crisi del commercio internazionale o turbolenze politiche in area UE.
  • Implicazioni su politiche fiscali: minori oneri per interessi liberano risorse pubbliche da destinare a investimenti strutturali (sanità, scuola, infrastrutture), secondo quanto dichiarato dallo stesso Ministero dell’Economia.
La promozione nel merito creditizio non è tuttavia una condizione statica: per mantenerla occorre una gestione rigorosa e misurata delle risorse pubbliche. L’esperienza degli anni precedenti mostra che la sfiducia sui mercati può rapidamente invertire i flussi di capitale in presenza di shock avversi.

Secondo analisti ed esperti del settore finanziario, il recente miglioramento nell’outlook favorisce un clima più disteso tra investitori e favorisce la crescita dell’interesse verso i titoli italiani, ma le ricadute sull’economia reale restano legate alla capacità degli enti pubblici di tradurre la reputazione in risultati tangibili.

Le sfide strutturali: debito, crescita, rischio e politiche future

Gli osservatori internazionali riconoscono i progressi raggiunti, ma sottolineano come permangano rischi legati a limiti strutturali. Il debito pubblico, se pur in fase discendente, resta elevato, mentre la crescita del PIL si conferma debole rispetto agli altri principali membri dell’Eurozona.

  • Andamento della crescita: stime per il 2026 indicano un’espansione modesta, intorno allo 0,6%-0,8%. La produttività continua a soffrire vincoli legati all’efficienza amministrativa, burocrazia e lento ricambio generazionale.
  • Gestione del debito: l’outlook positivo non elimina la pressione derivante dall’ammontare complessivo dell’indebitamento, né la vulnerabilità a shock esterni come aumenti dei tassi internazionali o brusche frenate economiche.
  • Riforme e investimenti: continuità politica e nuovi piani di impiego dei fondi di coesione, insieme a una maggiore attenzione all’impiego degli strumenti Recovery, sono essenziali per sostenere una crescita strutturale, abbassando nel tempo il rapporto debito/PIL.
  • Rischio demografico: l’invecchiamento della popolazione pone interrogativi sull’equilibrio tra entrate e uscite nel prossimo decennio, esigendo dalla politica un’azione tempestiva e incisiva in materia di welfare e mercato del lavoro.
Strategicamente, la sostenibilità del debito e le capacità di riforma rimangono osservate speciali dagli organi di valutazione e dagli investitori istituzionali. Le politiche per il rilancio degli investimenti pubblici e privati, l’apertura all’innovazione e una revisione della spesa sono considerate imprescindibili per confermare la traiettoria positiva accertata dalle analisi di rating.