I mercati azionari europei assumono un ruolo centrale nelle strategie dei grandi gestori globali nel 2026. Settori trainanti, capitali privati in crescita, innovazione finanziaria e bilanci.
Tra accelerazioni dell'intelligenza artificiale, tensioni geopolitiche e valutazioni dei titoli tech statunitensi ormai a livelli storici, gli investitori hanno assistito a dinamiche imprevedibili e spesso lontane dai pronostici. In questo contesto mutevole, emerge una tendenza chiara: la preferenza delle più importanti società di asset management per il Vecchio Continente.
Un indirizzo condiviso che trova solide ragioni in elementi come la convenienza delle valutazioni, le nuove politiche fiscali e le ampie prospettive di crescita settoriale in Europa. Mentre il rebus macroeconomico si fa sempre più complesso, i portafogli-tipo globali puntano con decisione sugli asset europei, considerandoli una scelta di valore e diversificazione.
L'attenzione delle case di gestione internazionali si è spostata verso l'Europa seguendo una combinazione di valutazioni a sconto, condizioni macro favorevoli e dinamiche valutarie più stabili. Analizzando i portafogli modello di giganti come BNP Paribas, JP Morgan AM, Amundi, Invesco e BlackRock, si nota una sovraponderazione strutturale verso titoli azionari europei rispetto agli asset statunitensi. Questa scelta si fonda su alcuni presupposti:
Queste scelte sono orientate non solo alle aspettative di earning, ma anche alla maggiore resilienza settoriale e alle opportunità offerte da comparti trascurati negli scorsi cicli di mercato. Gli elementi che hanno innestato questa rotazione verso l'Europa, perciò, trascendono la semplice dinamica di rimbalzo post-pandemia e rispondono a strategie di asset allocation strutturali.
Le nuove direttrici strategiche che alimentano la crescita dell'Europa poggiano su alcuni pilastri:
Il 2025 è stato testimone di una raccolta record di capitali privati verso il Vecchio Continente. Secondo PitchBook - come riportato dal Financial Times - i fondi europei hanno attratto oltre 311 miliardi di dollari nei primi nove mesi, la quota più alta da vent'anni e oltre un terzo della raccolta globale. Questo trend è evidenziato da colossi come KKR (20 miliardi già investiti nell'anno) e Blackstone, che destina parte di un piano globale da 500 miliardi proprio all'Europa:
I risultati degli ultimi 12-24 mesi mostrano una progressiva riduzione del gap di performance con i mercati americani. Se nel recente passato Wall Street dominava grazie al comparto tecnologico, i listini europei hanno beneficiato di una seasonality migliore nel 2025, anche grazie al rientro dei rischi sul cambio euro-dollaro e ai ritorni dividend yield più elevati:
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Indice |
Rendimento 2025 (%) |
P/E atteso |
|
S&P 500 |
+17 |
22,5 |
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Stoxx 600 |
+14 |
14,5 |
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Nasdaq |
+21 |
- |
Tra i settori europei più gettonati spiccano banche, industria, difesa, transizione energetica e infrastrutture. Al contrario, comparti difensivi come food & beverages o retail restano sottopesati. Un dato su tutti: il total return del settore difesa europea è salito oltre il 100% in dodici mesi. La Germania, secondo le survey Bank of America, si conferma mercato di riferimento per esposizione ciclica e industriale, mentre la Francia è meno favorita. L'ampio gap di valutazioni settoriali rispetto agli USA suggerisce potenzialità di re-rating a fronte di utili attesi in crescita e risk premium in rientro.
La composizione degli indici continentali vede oggi il comparto finanziario al centro della scena, con quasi un quarto dello Stoxx 600 costituito da titoli bancari. Le banche europee hanno registrato performance anche superiori ai giganti tecnologici statunitensi nell'ultimo triennio - basti citare il 274% dello Stoxx Europe 600 Banks a partire da fine 2022. Le opportunità si concentrano sia sulle grandi banche che possono beneficiare del repricing positivo dei tassi, sia sulle PMI, sostenute dagli investimenti e dalle riforme strutturali:
La crescita esponenziale degli ETF a gestione attiva rappresenta una delle novità più rilevanti per chi desidera investire nella regione. In cinque anni il patrimonio gestito dagli ETF attivi in Europa è cresciuto del 40% annuo. Questi prodotti, introdotti per la prima volta nel 2011, permettono agli investitori di combinare la flessibilità dell'ETF con la ricerca di alpha della gestione attiva:
Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...