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Pezzotto e partite di calcio illegali: arrivano i primi pagamenti delle sanzioni da parte degli utenti scoperti

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di Marcello Tansini pubblicato il

La Lega di Calcio italiana ha annunciato di aver ricevuto i primi pagamenti da parte degli utenti scoperti e sanzionati per aver visto le partite di calcio in streaming illegale o pezzotto.

L’azione legale contro la pirateria audiovisiva ha assunto negli ultimi mesi toni sempre più determinati, soprattutto per quanto riguarda l’ambito calcistico italiano. Il fenomeno della visione illecita di partite, reso possibile da tecnologie come il cosiddetto “pezzotto” e numerosi siti di streaming non autorizzati, ha generato consistenti danni economici ai detentori dei diritti, tra cui piattaforme come DAZN, Sky, Mediaset, Amazon e la stessa Lega Serie A. Oggi, la risposta istituzionale non si limita più all’azione repressiva e alle multe amministrative, ma si è evoluta in una richiesta formale di risarcimento del danno subito dagli utenti identificati come pirati. Questa nuova fase della lotta alla pirateria sottolinea la volontà di recuperare le ingenti perdite economiche causate dall’uso illecito dei servizi IPTV e degli abbonamenti pirata.

Le conseguenze per chi ha usufruito di questi strumenti non si esauriscono nella sfera penale o amministrativa. Dall’inizio del 2026 la Lega Serie A ha ricevuto i primi pagamenti relativi alle richieste di risarcimento inviate agli utenti sanzionati, segnando un precedente importante. Si tratta di una svolta che rafforza la percezione di concretezza delle azioni di contrasto e permette di dare un messaggio chiaro: la visione illegale delle partite non è più un territorio privo di rischi né di costi reali per chi la pratica.

I primi risultati: numeri, casi reali e prospettive future nella lotta alla pirateria

L’impatto delle nuove strategie si riflette in numeri significativi e in una serie di casi reali che confermano l’efficacia del nuovo corso anti-pirateria. Nel corso dell’ultimo anno, sono stati:

  • Quasi 2.500 gli utenti pirata formalmente sanzionati dalla Guardia di Finanza
  • Oltre 3.000 le persone attualmente in fase di identificazione
  • 2.000 le lettere di richiesta risarcitoria inviate a chi è stato scoperto a utilizzare il pezzotto o piattaforme illegali
I primi pagamenti dei risarcimenti sono già stati ricevuti dalla Lega Serie A, a seguito della notifica formale delle richieste inviate attraverso raccomandate. In alcuni casi, gli utenti hanno preferito versare le cifre richieste (pari a 1.000 euro per la Lega e 500 euro per DAZN) per chiudere la questione in via bonaria ed evitare procedimenti giudiziari più onerosi.

Il successo di queste iniziative ha una funzione deterrente anche rispetto ai potenziali nuovi trasgressori. Le indagini non si limitano più a colpire i grandi distributori, ma raggiungono anche chi ritiene di potersi mimetizzare dietro l’anonimato delle reti digitali. Si prevede che nei prossimi mesi la pressione investigativa e le azioni risarcitorie si estenderanno ulteriormente, rafforzando il messaggio di tolleranza zero verso ogni forma di pirateria.

Come funzionano le richieste di risarcimento: dalla sanzione alla notifica

Il nuovo modello operativo adottato dalle associazioni titolari dei diritti sportivi prevede un percorso chiaro dalla rilevazione dell’illecito al pagamento del risarcimento. Tutto inizia con l’individuazione degli utenti che hanno usufruito di streaming o abbonamenti illegali, fenomeno agevolato dal recente rafforzamento normativo e dall’impiego di strumenti tecnologici di tracciamento dei flussi digitali.

La fase amministrativa coinvolge la Guardia di Finanza, che si occupa di monitorare le attività sospette, analizzare i dati di traffico internet e incrociarli con informazioni bancarie e personali. Grazie a questa sinergia investigativa, migliaia di persone sono state identificate in tutta Italia. Quando una persona viene riconosciuta come utilizzatore di un servizio illecito, scatta la sanzione, variabile da 154 a 5.000 euro a seconda della gravità, in conformità con la cosiddetta "legge anti-pezzotto" (L. n. 93/2023).

Successivamente, i dati degli utenti sanzionati vengono trasmessi, previa specifica autorizzazione giudiziaria, ai legittimi detentori dei diritti, come DAZN, Sky e la Lega Serie A. A questo punto viene inviata una lettera di richiesta risarcitoria. Questo documento specifica l’importo richiesto (ad esempio, la Serie A ha stabilito una cifra forfettaria di 1.000 euro), le modalità di pagamento e i tempi previsti per chiudere la questione bonariamente, evitando ulteriori conseguenze civili.

Nel caso di inadempienza, il rischio è la citazione in giudizio in sede civile con la possibilità che vengano richiesti indennizzi ancora più elevati. Tale strategia risulta efficace sia nell’incidere direttamente sui trasgressori sia quale deterrente per chi valutasse di ricorrere a modalità illecite per la visione di eventi calcistici.

Conseguenze economiche e legali per gli utenti: multe, risarcimenti e l’addio all’anonimato

Per chi decide di accedere a partite tramite canali non ufficiali, le implicazioni sono ora concrete e quantificabili. Le persone identificate si ritrovano ad affrontare un triplo esborso economico:

  • Una sanzione amministrativa, variabile in base all'entità della violazione, che va da 154 a 5.000 euro
  • Un ulteriore importo richiesto sotto forma di risarcimento forfettario (1.000 euro da parte della Lega Serie A e 500 euro dalle piattaforme come DAZN)
  • La concreta prospettiva di un procedimento civile con richieste economiche ben più gravose in caso di mancato pagamento
L’illusione dell’anonimato online è stata definitivamente sfatata: le indagini condotte dalla Guardia di Finanza sono in grado di risalire agli utenti anche a distanza di anni, grazie all’incrocio tra dati di traffico e informazioni di pagamento. Anche l’utilizzo di VPN o sistemi di mascheramento dell’identità non garantisce la totale protezione: ogni operazione lascia una traccia che può essere ricostruita.

Dal punto di vista legale, la detenzione e l’utilizzo di dispositivi “pezzotto”, abbonamenti IPTV e piattaforme illegali costituiscono una violazione delle norme sul diritto d’autore e possono comportare sanzioni amministrative, penali e richieste risarcitorie. Chi ha creduto di potersi nascondere dietro la tecnologia si ritrova oggi esposto sia all’identificazione sia alla necessità di risarcire i danni causati.

Il ruolo delle nuove leggi e delle tecnologie anti-pezzotto per l’identificazione dei responsabili

L’evoluzione della normativa italiana in tema di contrasto alla pirateria digitale ha avuto una decisa accelerazione con l’introduzione della “legge anti-pezzotto” (L. n. 93/2023). Tale dispositivo legislativo prevede non solo sanzioni severe, ma introduce strumenti operativi avanzati per l’individuazione dei trasgressori.

Un esempio concreto è l’impiego di piattaforme di blocco come Piracy Shield, che permette di collegare il traffico illegale a indirizzi IP precisi e quindi identificare con rapidità i dati anagrafici degli utilizzatori. L’azione sinergica tra Autorità Giudiziaria, Guardia di Finanza e forze dell’ordine consente di accertare le responsabilità anche a distanza di anni dalla commissione dell’illecito.

L’avanguardia tecnologica delle piattaforme di streaming e degli operatori stessi (DAZN, Sky, Mediaset, Amazon, Serie A) si declina nell’uso di algoritmi di tracciamento dei flussi digitali e tecniche investigative capaci di individuare non solo i grandi distributori di segnali pirata, ma soprattutto gli utenti finali che li sostengono economicamente. Questa capacità di “seguire il denaro” è stata determinante per dimostrare che ogni violazione digitale può essere ricostruita e sanzionata.

Tra le principali novità introdotte dalle ultime strategie:

  • L’obbligo per gli Internet Service Provider di collaborare alle indagini fornendo dati puntuali sui sospetti fruitori
  • La possibilità per le piattaforme titolari dei diritti di chiedere e ottenere i nominativi degli utenti sanzionati con finalità risarcitorie
  • L’utilizzo di software che incrociano dati bancari e traffico internet per risalire ai pagamenti legati ai circuiti illegali
Grazie a queste azioni coordinate, l’era dell’impunità e del falso senso di sicurezza nell’accesso a contenuti piratati sembra avviarsi verso la chiusura.


Marcello Tansini

Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...