L'analisi del Pil italiano per il 2025 svela una crescita moderata, tra dinamiche trimestrali, componenti economiche e fattori macro come dazi, inflazione e geopolitica, delineando prospettive e rischi per il futuro.
Nel corso del 2025 l'economia italiana ha mostrato segnali di ripresa moderata, registrando un incremento del prodotto interno lordo dello 0,7% su base annua, come segnalato dalle stime ufficiali Istat. Questo dato risulta superiore rispetto alle previsioni rilasciate dal governo nei principali documenti programmatici, che si attestavano intorno al +0,5%, evidenziando una tenuta superiore alle attese nonostante le numerose incertezze emerse a livello globale lungo l’anno.
L'andamento del Pil va letto nel contesto di una congiuntura internazionale caratterizzata da turbolenze geopolitiche, pressioni inflazionistiche e una persistente volatilità sui mercati finanziari ed energetici. L’Europa, in particolare, ha dovuto affrontare un crescente protezionismo commerciale da parte dei principali partner mondiali, oltre a sfide legate all’apprezzamento dell’euro nei confronti delle altre valute.
I principali protagonisti della crescita italiana sono stati consumo interno e investimenti, sostenuti dalla ripresa del reddito reale delle famiglie, dalla discesa dei tassi di interesse e dagli incentivi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr). In compenso, le esportazioni hanno subito una fase di rallentamento a causa dei nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti e di una domanda estera meno dinamica rispetto al periodo precedente.
In questo scenario, la performance italiana si è collocata nella fascia medio-bassa tra le principali economie dell’eurozona, posizionandosi comunque meglio rispetto alla Germania, ma mantenendo un ritmo più contenuto rispetto a Francia e Spagna. Nel complesso, il 2025 si è contraddistinto per una stabilizzazione della crescita e una progressiva riduzione delle pressioni inflazionistiche.
I risultati economici dell'Italia nel 2025 sono stati caratterizzati da una dinamica discontinua tra i vari trimestri. L’anno si è aperto con una crescita congiunturale dello 0,3% nel primo trimestre, sostenuta da una moderata ripresa dei consumi e degli investimenti, favorita anche da tassi di interesse in calo e da un clima meno inflazionistico rispetto agli anni precedenti.
Nel secondo trimestre si è invece registrata una contrazione del Pil pari a -0,1% rispetto al trimestre precedente, dovuta principalmente al calo del commercio estero e all’indebolirsi della domanda estera netta (export meno import), mentre i consumi interni si sono mantenuti sostanzialmente stabili e gli investimenti hanno mostrato un incremento contenuto.
Il terzo trimestre ha visto il Pil stagnare su livelli molto contenuti (variazione congiunturale stimata tra 0% e +0,1%), segnalando una fase di debolezza ciclica che ha interessato anche i partner europei. Sul piano tendenziale, ovvero rispetto agli stessi trimestri del 2024, la crescita è rimasta tra il +0,4% e il +0,6% nei primi tre trimestri.
La ripresa è tornata nell’ultimo trimestre dell’anno, con un +0,3% rispetto ai tre mesi precedenti, a fronte del quale il Pil ha chiuso l’anno con una variazione complessiva del +0,7% su base annua, grazie al contributo positivo della domanda interna e all’effetto recupero delle scorte e degli ordinativi accumulati nella seconda parte dell’anno.
| Trimestre | Variazione Congiunturale | Variazione Tendenziale |
| Q1 2025 | +0,3% | +0,6% |
| Q2 2025 | -0,1% | +0,4% |
| Q3 2025 | ~0,0% | +0,4% |
| Q4 2025 | +0,3% | +0,8% |
Il confronto con le principali economie europee evidenzia la persistente forza della Spagna, che ha continuato a mostrare una crescita sostenuta superiore al 2%, a fronte di una Francia più stabile e di una Germania ancora in una fase di stagnazione. L’Italia si trova in una posizione intermedia, con una performance annua superiore alle attese iniziali ma ancora distante dai ritmi dei migliori paesi membri.
Dal punto di vista stagionale, va segnalato che il 2025 ha presentato meno giornate lavorative rispetto al 2024, impattando leggermente al ribasso il valore reale del Pil annuale.
L’analisi delle dinamiche di crescita mostra che nel 2025 la spinta principale è derivata dalla domanda interna. Il consumo delle famiglie si è rafforzato (+0,7% su base annua), sostenuto da salari e occupazione in lieve aumento e un incremento del potere d’acquisto, benché la propensione al risparmio sia rimasta elevata a causa del clima d’incertezza diffuso a livello internazionale.
Gli investimenti fissi lordi hanno rappresentato un ulteriore motore della crescita, registrando un aumento stimato tra +1,0% e +1,2% rispetto all’anno precedente. Determinante è stato il contributo degli incentivi legati al Pnrr, in particolare sulle costruzioni e sull’ammodernamento di impianti e macchinari. Hanno inciso positivamente anche le condizioni di credito più favorevoli nel corso dell’anno.
Per quanto riguarda la domanda estera, il saldo netto delle esportazioni ha avuto invece un impatto negativo. Le esportazioni italiane sono state penalizzate dalla crescita modesta dei partner commerciali extra-UE e, soprattutto, dalla nuova struttura dei dazi imposta negli Stati Uniti e dall’apprezzamento dell’euro. In particolare:
Va infine segnalato che il saldo della bilancia commerciale italiana è rimasto comunque positivo, attorno al 2% del Pil, grazie alla diversificazione dei mercati di sbocco e alla tenuta dei settori manifatturieri a più alto valore aggiunto.
Nel 2025 la crescita economica italiana è stata fortemente influenzata dalla nuova ondata di protezionismo globale e dall’inasprimento delle tensioni commerciali tra Stati Uniti, Unione Europea e principali economie asiatiche. I nuovi dazi all’importazione statunitensi hanno pesato soprattutto sulle esportazioni di beni manifatturieri italiani, con impatti retroattivi su intere filiere produttive.
Sebbene alla fine dell’anno vi sia stato un accordo politico volto ad alleggerire parte delle restrizioni tariffarie, il contributo della domanda estera al Pil nazionale nel 2025 è rimasto debole e i rischi di frammentazione commerciale sono ancora attuali.
L’evoluzione delle previsioni per l’anno successivo suggerisce un contesto ancora incerto ma con potenzialità di irrobustimento della crescita. I modelli previsionali di principali istituti (FMI, UPB, Banca d’Italia) stimano per il 2026 una variazione del Pil tra il +0,5% e il +0,8%, sostenuta in particolare dalla fase conclusiva del Pnrr e da una riattivazione degli investimenti privati e pubblici.
Tra i principali rischi per la traiettoria dell’economia italiana nel 2026 si segnalano:
Le prospettive a medio termine dipendono fortemente dalla capacità del sistema produttivo italiano di continuare a innovare, diversificare i mercati di sbocco e rafforzare le filiere strategiche (digitale, energia, turismo e beni di alta gamma). Uno stimolo importante potrà derivare dagli investimenti pubblici e privati legati agli obiettivi di sostenibilità europei.