Bankitalia rileva che il potere d'acquisto delle famiglie italiane è tornato ai livelli del 2021, ma restano dubbi osservando consumi, effetti dell'inflazione, politiche fiscali e dinamiche di risparmio.
Dal periodo pre-inflazionistico, attraversando la forte crescita dei prezzi tra il 2022 e il 2023, fino all'attuale fase di recupero, l'attenzione di analisti e istituzioni si è concentrata sullo stato del potere di acquisto delle famiglie. Le analisi di Bankitalia confermano che alla fine del 2025, il valore reale del reddito disponibile per gran parte dei nuclei familiari si è riportato sui livelli di fine 2021. Tuttavia, il percorso è stato tutt'altro che lineare e ha conosciuto esiti differenti tra le varie categorie sociali.
Il ripristino dei livelli di benessere economico delle famiglie è stato determinato da una complessa combinazione di fattori, tra cui spiccano l'aumento dell'occupazione e le mirate strategie di politica economica introdotte tra il 2022 e il 2025. La fase più critica era iniziata con il forte incremento dei costi energetici, effetto indiretto delle tensioni geopolitiche globali, in particolare della guerra in Ucraina. Tale shock aveva eroso rapidamente il potere d'acquisto, innalzando l'inflazione a livelli insolitamente elevati per l'Italia recente.
Secondo gli autori dello studio di Bankitalia, la vera leva del recupero è stata una crescita del reddito reale, favorita in primis dallo sviluppo del mercato del lavoro e solo in parte dai meccanismi di adeguamento dei salari. Le misure discrezionali del governo, tra cui spiccano modifiche alla fiscalità e interventi di sostegno ai redditi, hanno permesso una compensazione quasi totale delle perdite collegate all'aumento della pressione fiscale e all'erosione delle prestazioni assistenziali. Complessivamente, il beneficio prodotto dalle politiche pubbliche ha superato gli effetti negativi del drenaggio fiscale e dei mancati adeguamenti automatici.
Senza un tale mix di fattori - stimolo all'occupazione, misure redistributive, attenzione ai redditi medio-bassi - il ritorno ai livelli economici pre-inflazione sarebbe stato molto più difficile. Permangono però forti differenziazioni tra le diverse tipologie familiari, che vengono approfondite nei successivi paragrafi.
L'inflazione tra il 2022 e il 2025 ha inciso sulla disponibilità economica degli italiani. Nel quadriennio, i prezzi al consumo sono cresciuti di circa il 18,5%, un valore che non si osservava da decenni. Questo fenomeno è stato guidato dall'incremento dei costi dei beni energetici e di alcune materie prime fondamentali.
La crescita nominale dei redditi si è attestata all'11,8%, ma su di essa ha pesato per almeno 2,5 punti percentuali il cosiddetto drenaggio fiscale, ovvero l'aumento delle aliquote su salari e stipendi che ha ridotto parzialmente il beneficio degli aumenti nominali. Inoltre, l'erosione dei benefici sociali legati al superamento di alcune soglie di reddito ha reso più difficile far fronte all'aumento generale dei prezzi.
Nonostante ciò, la solidità del sistema occupazionale - rafforzata anche da numerosi rinnovi contrattuali e da una lieve crescita della produttività - ha consentito un recupero diffuso della capacità di spesa. La somma degli effetti positivi di un'occupazione più forte e delle misure di policy ha di fatto permesso di agganciare l'inflazione, riportando il reddito reale disponibile a livelli comparabili a quelli antecedenti la crisi.
Nel corso del quadriennio, il governo ha adottato una vasta gamma di strumenti a sostegno delle famiglie, rispondendo alle esigenze emerse dall'emergenza inflazionistica e dalla crescita delle disuguaglianze sociali. Tra i più rilevanti si evidenziano:
Le misure fiscali adottate hanno avuto impatti differenziati in base alla posizione reddituale e lavorativa. Dal monitoraggio degli effetti redistributivi condotto da Banca d'Italia, si evince chiaramente che:
Pensionati e lavoratori autonomi rappresentano le categorie che hanno sofferto maggiormente l'ultima stagione inflazionistica. Nonostante la generalizzata ripresa, questi gruppi hanno risentito in modo più marcato:
A fronte del recupero del reddito reale, le abitudini di spesa delle famiglie italiane hanno subito evoluzioni rilevanti. Nonostante una ritrovata capacità di consumo, la propensione al risparmio ha raggiunto livelli tra i più alti dal periodo della crisi finanziaria globale, esclusi gli anni anomali della pandemia.
Il clima di incertezza economica, aggravato dalle prospettive prudenti sul mercato del lavoro, ha portato molte famiglie ad adottare un atteggiamento cauto, preferendo incrementare i depositi piuttosto che accrescere la spesa. I dati Bankitalia indicano un aumento della propensione al risparmio fino al 9% del reddito lordo disponibile nel 2025, valore superiore persino ai livelli pre-pandemici.
Dal lato dei consumi, si è osservata una crescita molto contenuta della spesa, con il privato che registra nel 2024 e nel 2025 incrementi di spesa inferiori all'1% annuo. Le motivazioni, secondo gli analisti, risiedono nella diffusa percezione di insicurezza sul futuro e nell'accentuazione dei comportamenti precauzionali. Il risparmio, infatti, è risultato più elevato tra le famiglie a reddito medio-alto, alimentando nuove discussioni sulla distribuzione della ricchezza.
Guardando agli scenari dei prossimi anni, emergono temi chiave che continueranno a influenzare la condizione reddituale delle famiglie in Italia. Il governatore di Bankitalia ha chiarito che il recupero finora osservato non potrà reggersi indefinitamente sulle politiche fiscali di sostegno, dal momento che i margini di bilancio degli Stati sono esigui.
La sostenibilità della crescita reddituale dovrà quindi necessariamente poggiare su: