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I costi della casa mettono a rischio un italiano su 4 tra mutui, manutenzione, bollette e affitto. E' allarme dall'Ue

di Marcello Tansini pubblicato il
Manutenzione, bollette e affitto

Tra mutui, affitti, bollette e spese di manutenzione, il peso del caro casa mette in difficoltà un italiano su quattro. Un quadro complesso tra disuguaglianze territoriali e fragilità sociali.

L'ultimo rapporto Eurostat mette in luce come quasi un quarto dei residenti sia oggi esposto al rischio di povertà abitativa. Questa emergenza non deriva soltanto dall'incremento di spese come affitti, rate di mutuo, bollette e manutenzione, ma anche da dinamiche strutturali di lungo corso che colpiscono milioni di persone, inclusi lavoratori e studenti, trasversalmente su tutto il territorio nazionale.

Nell'ottica della Commissione europea, la difficoltà di accedere e mantenere un alloggio adeguato rappresenta una delle principali sfide sociali contemporanee. Il bisogno di risposte coordinate tra politiche nazionali e nuovi strumenti europei è diventato quanto mai evidente, specialmente in un periodo segnato da rincari generalizzati che comprimono i bilanci familiari e restringono i margini di mobilità sociale.

Accessibilità e costi dell'abitare in Italia e nell'UE

L'emergenza abitativa oggi investe tutto il continente. Secondo le rilevazioni Eurostat e le analisi della Commissione europea, la pressione dei costi sull'abitare si è accentuata negli ultimi anni. Nell'Unione Europea, dopo aver tenuto conto delle uscite per la casa, il tasso di cittadini a rischio di povertà oscilla attorno al 29,6%, mentre in Italia questa percentuale si attesta al 27,8%, già partendo da valori di rischio più elevati rispetto alla media.

Dal 2015 al 2025 in Europa i prezzi delle abitazioni sono aumentati quasi del 60%, ben oltre la crescita generalizzata dei salari, con crescita più marcata in città come Lisbona, Dublino, Stoccolma, ma anche Roma e Milano, dove una fetta considerevole dello stipendio medio viene assorbita dal canone di locazione. Nelle città italiane, come segnala Eurostat, si arriva a destinare fino al 65%-72% della retribuzione mensile per l'affitto. L'accessibilità economica risulta quindi fortemente compromessa nelle grandi aree urbane, dove la domanda supera di gran lunga l'offerta di alloggi a prezzi sostenibili.

I dati sulle difficoltà di pagare regolarmente le spese abitative sono eloquenti:

  • Una famiglia su dieci in UE incontra ostacoli nei pagamenti di affitto o mutuo.
  • Il 15% delle famiglie europee ha accumulato arretrati sulle bollette energetiche.
  • Il costo di mantenimento dell'alloggio rappresenta in media il 19,2% del reddito disponibile delle famiglie europee.
In Italia il quadro appare meno dinamico rispetto ad altri Stati membri per l'incremento dei prezzi, ma resta segnato da rigidità del mercato e da una struttura proprietaria particolare: il 76% possiede un immobile, ma non senza sacrifici crescenti. Nello scenario europeo, sono proprio le aree metropolitane ad alimentare il divario tra chi riesce a mantenere una casa dignitosa e chi invece si trova a rischiare la marginalizzazione sociale per l'incidenza delle spese sull'abitare.

Impatto dei costi abitativi su famiglie e categorie vulnerabili

L'incidenza delle spese per la casa pesa in modo sproporzionato su alcune categorie: affittuari, nuclei familiari a basso reddito, giovani e lavoratori precari. In particolare, chi vive in affitto, i giovani che progettano di uscire dalla famiglia d'origine e le famiglie numerose o monoparentali sono colpiti più duramente dal cosiddetto “sovraccarico da costi abitativi”.

La correlazione tra reddito e possibilità di mantenere un'abitazione dignitosa appare stretta: tra le persone considerate a rischio di povertà, il 31,1% destina oltre il 40% dei propri introiti alla casa. È questa fascia a sperimentare condizioni come:

  • sovraffollamento abitativo (oltre un terzo per gli italiani vulnerabili);
  • abitazioni non adeguatamente riscaldate (fenomeno che in Italia colpisce il 18,4% dei soggetti a rischio);
  • immobili con carenze strutturali gravi, come infiltrazioni, muffa o servizi igienici insufficienti.
A ciò si aggiunge il fenomeno della “classe grigia”: cittadini che non hanno i requisiti per i sostegni pubblici ma non riescono neanche a sostenere i costi di mercato, sempre più numerosi tra lavoratori essenziali e pensionati. Il diritto all'abitare “adeguato”, sancito anche dall'articolo 31 della Carta Sociale Europea, rischia così di essere svuotato, con ripercussioni dirette sulla salute e sulle opportunità di studio e lavoro dei più giovani.

Mercato immobiliare, urbanizzazione e carenza di offerta

Il quadro di crisi si radica in alcune dinamiche di lungo periodo che coinvolgono sia l'Italia sia il resto del continente. Tra i principali fattori:

  • Domanda crescente e urbanizzazione accelerata: l'attrattività delle grandi città ha portato a una pressione insostenibile sull'offerta di abitazioni, con inevitabili rincari e scarsità di soluzioni a canone calmierato.
  • Incremento dei costi di costruzione: i materiali, la manodopera e i costi energetici hanno visto rialzi record (+56% in UE tra il 2010 e il 2024, +24% in Italia).
  • Stagnazione edilizia: la crisi finanziaria, la pandemia e l'instabilità geopolitica hanno rallentato il ritmo delle nuove costruzioni.
  • Finanziarizzazione: grandi investitori istituzionali, spesso orientati al profitto, hanno acquisito ampie quote del patrimonio residenziale, puntando più su alloggi di lusso e affitti brevi che su soluzioni accessibili per la popolazione locale.
Sul versante italiano, la rigidità del mercato immobiliare e il predominio della proprietà senza mutui frenano la flessibilità e l'adattamento ai bisogni delle nuove generazioni. Inoltre, la disponibilità di immobili sfitti, prevalentemente in aree a domanda debole, non contribuisce a risolvere la crisi nelle metropoli e nelle zone ad alta pressione demografica.

Divari territoriali italiani: Sud vs Nord, province e grandi città

L'analisi regionale mostra contrasti profondi. Secondo gli ultimi dati Eurostat, il Mezzogiorno italiano presenta percentuali di rischio povertà abitativa nettamente superiori rispetto al Centro-Nord, con Calabria, Campania e Sicilia che si attestano tra le regioni più esposte non solo a livello nazionale, ma anche europeo (oltre il 35%).

D'altra parte, esistono realtà che segnano un'eccezione virtuosa: in provincia di Bolzano, il rischio è contenuto al 5,9%; nelle province di Trento ed Emilia-Romagna non si arriva nemmeno al 10%. Questo gap riflette gli storici squilibri nella distribuzione della ricchezza e dei servizi, aggravati da fenomeni come la migrazione interna e lo spopolamento delle aree rurali.

Le grandi città del Nord, seppure più dinamiche dal punto di vista economico, vedono la disponibilità di alloggi accessibili ridotta quasi all'osso. A Milano e Roma l'incidenza degli affitti sul reddito è spesso insostenibile, tanto da limitare la mobilità di lavoratori e studenti e generare una vera e propria “fuga” verso zone più periferiche o province limitrofe.

Mutui, affitto, bollette e manutenzione: i costi della casa

La spesa per la casa si articola in una serie di voci gravose, il cui cumulo mette a dura prova specialmente i bilanci familiari dei ceti medi e bassi. I canoni d'affitto nelle città più richieste raggiungono valori record e le rate dei mutui risultano difficilmente sostenibili in presenza di costi accessori crescenti.

Una componente determinante è legata alle bollette energetiche, fortemente aggravate dall'inefficienza degli edifici (il 75% in Italia sono classificati come energeticamente inadeguati). Nel 2024, la quota di chi aveva problemi a tenere la casa calda o di chi viveva in immobili deteriorati ha raggiunto il 16% a livello europeo, ma oltre il 25% tra gli italiani in condizioni di sovraffollamento e marginalità.

Va inoltre considerato:

  • il peso delle spese condominiali e delle tasse sulla proprietà immobiliare;
  • la manutenzione ordinaria e straordinaria, che rappresenta una voce spesso trascurata ma onerosa;
  • una quota di case inutilizzate o sfittate, a fronte di una crescente domanda nelle aree urbane.
Queste criticità si traducono quotidianamente in rinunce su altri fronti essenziali: salute, alimentazione, istruzione e qualità della vita, compromettendo il risparmio di milioni di italiani.

Le risposte politiche: Piano casa UE, piano nazionale italiano e futuro degli aiuti

La Commissione europea ha varato un Piano per l'edilizia abitativa a prezzi accessibili che mira ad affrontare carenza, onerosità crescente e esigenze demografiche. L'obiettivo più immediato è stimolare, attraverso nuovi incentivi e piattaforme di investimento gestite insieme alla BEI, la costruzione di circa 650.000 nuovi alloggi all'anno in Europa e la messa in campo di strumenti di sostegno più rapidi e flessibili.

Questo programma si sviluppa su più fronti:

  • agevolazioni sugli aiuti di Stato;
  • supporto alle ristrutturazioni per migliorare l'efficienza energetica;
  • sperimentazione di nuovi modelli di collaborazione pubblico-privato;
  • definizione di strategie per calmierare il fenomeno degli affitti brevi e frenarne l'impatto sui prezzi a lungo termine.
A livello nazionale, l'Italia si trova a dover accelerare sull'utilizzo dei fondi disponibili: da quelli del PNRR destinati all'edilizia sociale (già assegnati solo in minima parte) ai contributi per l'affitto e alle misure per le residenze universitarie, finora insufficienti a coprire il fabbisogno. Anche la legge di Bilancio ha previsto risorse limitate rispetto alle reali urgenze, segnalando una fase di stallo sugli aiuti diretti alle bollette o a nuove forme di sostegno continuativo.

Il futuro dell'abitare accessibile dipenderà dalla capacità del Paese di intercettare investimenti mirati e di superare resistenze storiche favorendo una maggiore presenza dello Stato e delle autonomie locali nei processi decisionali.