I rincari delle bollette di luce e gas stanno mettendo in difficoltŕ famiglie e imprese, portando alla nascita di una class action contro Eni Plenitude.
L'incremento dei costi ha avuto un impatto diretto sui bilanci delle persone e dei piccoli operatori economici, amplificando il malcontento e innescando un'ondata di contestazioni collettive nei confronti dei principali fornitori energetici nazionali. In cima alle lamentele c'è una diffusa percezione di mancanza di trasparenza nella comunicazione di queste variazioni di prezzo, che ha spinto numerosi utenti a chiedere maggiore chiarezza e tutela.
In questo scenario, le associazioni di tutela dei consumatori hanno raccolto le numerose segnalazioni provenienti dagli utenti, dando voce a preoccupazioni reali e concrete. La richiesta centrale emersa è la necessità che le società rispettino gli accordi contrattuali e comunichino in modo chiaro e tempestivo ogni modifica delle condizioni di fornitura. Il disagio sociale generato dagli aumenti, unito alle carenze informative, ha portato a un'iniziativa di natura collettiva senza precedenti: un'azione legale strutturata contro due colossi dell'energia, Eni e Plenitude.
Nell'ultimo anno, il costo dell'energia ha segnato un'impennata che ha pesato sulla vita quotidiana dei cittadini. Le bollette di forniture domestiche e aziendali hanno raggiunto livelli mai registrati prima, registrando aumenti anche del 40% su base annua rispetto ai periodi precedenti. Le principali ragioni individuate riguardano l'incremento dei prezzi delle materie prime, le fluttuazioni dei mercati internazionali, la crescente instabilità geopolitica e l'aumento dei costi di produzione e distribuzione.
Le aziende energetiche, come Eni e Plenitude, hanno giustificato i rincari con la necessità di fronteggiare costi più alti sui mercati internazionali, sostenendo che adeguare i prezzi fosse indispensabile per garantire la sostenibilità della fornitura. Tuttavia, numerosi consumatori hanno riportato di aver ricevuto bollette con importi maggiori senza essere stati informati in modo chiaro delle variazioni tariffarie. Questo ha generato una forte sfiducia nelle aziende e una crescente richiesta di garantire trasparenza e correttezza, soprattutto nei momenti di passaggio dal mercato tutelato a quello libero.
L'impatto sugli utenti si può riassumere nei seguenti punti:
I casi oggetto di contestazione hanno evidenziato il mancato rispetto degli obblighi di trasparenza contrattuale. Molti utenti coinvolti si sono trovati di fronte a modificate condizioni economiche già applicate e fatturate, scoprendo gli aumenti solo leggendo la bolletta - senza aver ricevuto una comunicazione preventiva valida, chiara e verificabile. Secondo la normativa vigente, in particolare l'obbligo previsto dal Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005) e dalle deliberazioni Arera, è stabilito che ogni modifica delle condizioni contrattuali debba essere comunicata almeno 90 giorni prima dell'entrata in vigore, con dettagli sufficienti per consentire all'utente di valutare opzioni alternative o esercitare il recesso.
L'accertamento delle prassi commerciali scorrette si è basato su vari elementi:
L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) ha avviato nel corso del 2025 un'istruttoria nei confronti di Eni Plenitude, a seguito delle numerose segnalazioni ricevute da parte degli utenti. Il focus principale dell'indagine è stato il procedimento con cui la società avrebbe effettuato modifiche contrattuali senza garantire adeguata comunicazione preventiva, privando i clienti della possibilità di scelta e del diritto di recesso effettivo.
L'Antitrust ha qualificato queste condotte come potenzialmente scorrette, imponendo alla società una serie di procedure correttive:
La mobilitazione collettiva promossa dalle principali associazioni dei consumatori (Adusbef, Assoutenti, Casa del Consumatore, Codici, Confconsumatori e iConsumatori) ha un duplice obiettivo: ottenere il rimborso delle somme considerate indebitamente incassate e il risarcimento dei danni subiti dai clienti coinvolti. Questa azione legale mira a ripristinare i diritti economici degli utenti e a riaffermare il principio di trasparenza nei rapporti contrattuali tra fornitori di energia e consumatori.
La class action si fonda su elementi di interesse pubblico: le violazioni contestate riguardano migliaia di utenti e toccano aspetti fondamentali della tutela economica, della libertà di scelta e della corretta informazione. In particolare, la rivendicazione riguarda i casi in cui i rinnovi peggiorativi sono stati applicati unilateralmente e in assenza di comunicazioni valide o quando la legislazione, in specifici periodi, vietava modifiche contrattuali non concordate.
Dal punto di vista giuridico, la collettiva si basa su principi già sanciti dalla normativa europea e italiana, tra cui la direttiva UE 2019/944 e le disposizioni del Codice del Consumo, che prevedono obblighi stringenti di trasparenza e tutela degli utenti anche nel settore energetico. L'azione mira quindi non solo al riconoscimento delle spettanze economiche, ma anche a stabilire un precedente a tutela dei clienti di tutto il comparto utility.
La partecipazione all'azione collettiva avviene attraverso la segnalazione del proprio caso alle associazioni promotrici. Gli utenti che si riconoscono nelle situazioni contestate (ovvero che hanno subito aumenti nelle bollette senza aver ricevuto adeguata comunicazione preventiva da parte di Eni Plenitude) possono:
L'iniziativa collettiva promossa nei confronti dei maggiori operatori energetici potrebbe segnare uno spartiacque nel settore. Se l'azione legale dovesse concludersi con il riconoscimento dei diritti degli utenti, si produrrebbe un rafforzamento delle garanzie a tutela dei consumatori sia in termini di trasparenza sia per quanto riguarda l'effettività dei rimborsi e dei risarcimenti.
Gli effetti attesi sul mercato si possono sintetizzare come segue: