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Processo di Oakland sui social e Meta: le 3 sentenze possibili e cosa potrebbe cambiare per Instragram, Facebook e chi li usa

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Il 18 agosto 2026 si è aperto in un tribunale federale di Oakland quello che in molti già definiscono il processo più importante della storia dei social media contro Meta. Le accuse sono di design delle piattaforme progettato per generare dipendenza nei minori (scroll infinito, notifiche ripetute, sistemi di raccomandazione, like); informazioni ing

Il 18 agosto 2026 si è aperto in un tribunale federale di Oakland, in California, quello che in molti già definiscono il processo più importante della storia dei social media. Meta, la società di Mark Zuckerberg che controlla Facebook e Instagram, comparirà davanti al tribunale federale accusata di avere deliberatamente progettato le proprie piattaforme per creare dipendenza tra bambini e adolescenti, nascondendone i rischi e raccogliendo illegalmente dati personali dei minori. 

Una coalizione bipartisan di 29 Stati contro Zuckerberg

Tutto nasce da un'azione coordinata senza precedenti. Ben 29 procuratori generali statunitensi, in rappresentanza di quasi due terzi dell'intera popolazione americana, hanno deciso di unire le forze per portare in aula il colosso guidato da Mark Zuckerberg. La coalizione, bipartisan e guidata dal procuratore generale della California Rob Bonta insieme ai colleghi di Colorado, Kentucky e New Jersey, ha avviato la causa nel 2023, dopo anni di indagini e dopo le celebri rivelazioni della ex dipendente Frances Haugen, la whistleblower che consegnò ai media e al Congresso americano migliaia di documenti interni di Meta. 

La causa, avviata nel 2023, nasce dall'indagine multistatale aperta dopo le rivelazioni dell'ex dipendente Frances Haugen. Secondo i procuratori generali, Meta avrebbe conosciuto i rischi delle proprie piattaforme per bambini e adolescenti, continuando tuttavia a utilizzare strumenti progettati per prolungare la permanenza online e aumentare le interazioni. 

Le accuse si articolano su tre fronti distinti:

  • il primo riguarda il design intenzionalmente compulsivo delle piattaforme: a essere contestate sono le scelte compiute direttamente dalla società, tra cui lo scorrimento infinito, le notifiche ripetute, i sistemi di raccomandazione, gli stimoli alla continua verifica dello schermo e le altre funzioni capaci, secondo l'accusa, di favorire un utilizzo compulsivo;
  • il secondo fronte riguarda le informazioni ingannevoli fornite ai consumatori sulla sicurezza dei prodotti per i più giovani;
  • il terzo, condiviso da tutti i 29 Stati, è la raccolta illegale di dati personali di bambini con meno di 13 anni, in violazione del COPPA, il Children's Online Privacy Protection Act, la normativa federale che tutela la privacy dei minori online. 

Come funziona il processo: struttura ibrida e giuria consultiva

La struttura processuale del caso di Oakland è più articolata di quanto sembri. Le accuse fondate sulle leggi statali vengono portate avanti da California, Colorado, Kentucky e New Jersey, mentre le rivendicazioni federali relative alla protezione dei minori procedono con il coinvolgimento dell'intera coalizione.

La giuria selezionata a Oakland è consultiva: cinque donne e tre uomini potranno valutare le prove e formulare un verdetto, ma la decisione finale spetterà alla giudice distrettuale Yvonne Gonzalez Rogers, già nota per aver presieduto i processi tra Apple ed Epic Games e tra Elon Musk e OpenAI. 

Il procedimento durerà indicativamente dalle sei alle otto settimane, il che significa che un verdetto non arriverà prima della fine di settembre 2026. Un dettaglio non secondario: la natura consultiva della giuria significa che qualunque esito del dibattimento dovrà essere confermato dal giudice, aprendo a ulteriori livelli di appello in un caso destinato quasi certamente a trascinarsi per anni. 

Tra le prove che saranno mostrate in aula figurano documenti interni di Meta particolarmente imbarazzanti per l'azienda. Una ricerca interna di Meta del 2019 rivela che i ragazzi erano ben consapevoli che Instagram poteva far male alla loro salute mentale, ma si sentivano costretti a restarci per paura di essere tagliati fuori. I procuratori puntano inoltre a portare in aula come testimone lo stesso Mark Zuckerberg. 

La posta in gioco economica: fino a 1.400 miliardi di dollari

I numeri in gioco sono tali da mettere alla prova la stabilità stessa di Meta. Meta ha dichiarato che le sanzioni potrebbero raggiungere i 1.400 miliardi di dollari, una cifra vicina alla capitalizzazione di mercato dell'azienda di 1.500 miliardi di dollari. I procuratori generali non hanno ancora specificato l'entità delle sanzioni richieste, ma durante un'udienza hanno indicato che l'importo potrebbe avvicinarsi ai 200 miliardi di dollari. 

Il confronto con la causa contro il tabacco non è casuale. Gli avvocati dicono apertamente che la strategia è quella usata contro le multinazionali del tabacco, culminata nel 1998 in un accordo da 200 miliardi e in vincoli alla pubblicità. "L'abbiamo fatto con le sigarette, poi con gli oppioidi. Lo faremo di nuovo con Meta", promette il procuratore del Kentucky, Russell Coleman. 

A pesare sul caso è anche il contesto già segnato da condanne precedenti. Dopo le recenti e pesanti condanne in New Mexico, dove Meta è stata multata per 375 e 567 milioni di dollari in due distinti procedimenti, l'azienda affronta ora un nuovo momento critico nella tutela dei minori online. E i costi legali complessivi stanno diventando insostenibili: tra aprile e giugno 2026 Meta ha dichiarato di aver speso più di 2 miliardi di dollari per le spese legali. 

Le 3 sentenze possibili e cosa cambierebbe per gli utenti

Scenario 1: vittoria dell'accusa, sanzioni e modifica strutturale delle piattaforme

Nel caso in cui i procuratori generali riuscissero a prevalere su tutti i fronti, le conseguenze per Facebook e Instagram sarebbero radicali. I procuratori generali di Colorado, Kentucky, California e New Jersey chiedono al giudice di emettere un'ordinanza che obblighi l'azienda a implementare restrizioni sull'età, eliminare lo scorrimento infinito e apportare altre modifiche alle sue piattaforme in tutto il Paese. 

In pratica, lo scroll infinito potrebbe essere eliminato o limitato per i minorenni, i sistemi di raccomandazione algoritmica potrebbero essere drasticamente ridimensionati, le notifiche ripetute ridotte e i meccanismi dei like resi meno visibili o accessibili. Si tratterebbe di una trasformazione che cambierebbe radicalmente l'esperienza d'uso di miliardi di persone, non solo negli Stati Uniti. A questo si aggiungerebbero sanzioni finanziarie che, nelle ipotesi più severe, potrebbero avvicinarsi ai 200 miliardi di dollari. 

Scenario 2: accordo stragiudiziale sul modello tabacco

Lo scenario che molti analisti considerano il più probabile è quello di un accordo stragiudiziale prima che la giudice Gonzalez Rogers emetta la sua decisione definitiva. È esattamente quello che accadde nel 1998 con le major del tabacco: un maxi-accordo da 200 miliardi di dollari che vincolò le aziende a restrizioni pubblicitarie e finanziò campagne di prevenzione per decenni.

Un accordo simile con Meta potrebbe prevedere una cifra importante di risarcimento, accompagnata da impegni vincolanti su verifiche dell'età, limitazioni al design compulsivo e fondi destinati alla salute mentale dei giovani. Questo scenario consentirebbe a Meta di evitare un precedente giudiziario formale e di mantenere un maggiore controllo sulle modifiche da implementare, ma comporterebbe comunque costi enormi e un riconoscimento implicito delle proprie responsabilità.

Scenario 3: vittoria di Meta

Meta respinge le accuse con decisione e costruisce la propria difesa su due pilastri principali. Il primo è quello degli investimenti già effettuati per la sicurezza dei minori. Tra le misure introdotte negli ultimi anni c'è Instagram Teens, pensato per gli utenti tra i 13 e i 17 anni e caratterizzato da impostazioni più restrittive sulla privacy e sui contatti con gli sconosciuti. Il secondo pilastro è di natura giuridica: Meta sostiene che molte delle sfide contestate, come la verifica dell'età, siano problemi comuni a tutto il settore e non responsabilità esclusiva dell'azienda. 

In questo scenario, anche una vittoria parziale di Meta potrebbe ridimensionare significativamente le sanzioni e limitare l'obbligo di modificare l'architettura delle piattaforme. Tuttavia, data la struttura con giuria consultiva e il carattere non definitivo del verdetto, è probabile che qualunque esito venga impugnato in appello.

Perché questo processo potrebbe cambiare i social per sempre

Quello di Oakland non è solo un processo contro Meta. È un banco di prova per stabilire se il design intenzionalmente compulsivo dei social media possa essere considerato una responsabilità legale delle aziende che lo adottano. Il cuore della controversia non riguarda principalmente fotografie, video o messaggi pubblicati dagli utenti, ma le scelte compiute direttamente dalla società: le funzioni capaci di favorire un utilizzo compulsivo. È un passaggio giuridico decisivo che, se confermato da una sentenza favorevole all'accusa, potrebbe riscrivere le regole per l'intera industria tecnologica.

Per gli utenti comuni, il processo di Oakland rappresenta il momento in cui la domanda smette di essere solo etica e diventa legale: fino a che punto una piattaforma può essere progettata per tenerti incollato allo schermo, soprattutto se hai meno di 13 anni? La risposta di Oakland, qualunque essa sia, avrà conseguenze su come utilizziamo i social media nei prossimi anni. 






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Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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