Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Quando si può smettere di lavorare per il caldo, non servono i 35 gradi: i calcoli che si devono fare

WhatsApp X Telegram
di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Temperature elevate sul lavoro non rappresentano un rischio solo oltre i 35°C: esistono normative precise, calcoli e linee guida che determinano quando fermarsi e come tutelare la salute senza errori pericolosi.

Allarmi su tutto il territorio nazionale, aziende sotto pressione, lavoratori esposti a rischi gravissimi: le temperature record degli ultimi anni hanno rivoluzionato le strategie di tutela all’interno dei luoghi di lavoro. Non contano solo i gradi del termometro, ma anche umidità, radiazione solare e tipo di mansione. Confondere i parametri o affidarsi a regole fai-da-te può comportare danni fisici permanenti e mettere a rischio l’organizzazione stessa delle attività produttive.
 

Il vero rischio? Esporsi senza conoscere i parametri ufficiali: l’assenza di regole univoche crea confusione e favorisce decisioni sbagliate, così come la sottovalutazione dei primi sintomi di affaticamento o disidratazione può portare a conseguenze irreversibili. Datore di lavoro e lavoratore sono ora chiamati a orientarsi tra normative, ordinanze regionali e dati tecnici. E chi ignora le procedure o non aggiorna i protocolli rischia non solo sanzioni, ma soprattutto la salute delle persone sotto la propria responsabilità.

Con le ondate di calore che stanno colpendo diverse regioni italiane, è essenziale sapere quali siano i casi in cui smettere di lavorare è legittimo e quando, invece, la sospensione sia obbligatoria. Non basta fissare una soglia generale, perché il dato cruciale è sempre quello del caldo percepito, calcolato attraverso sistemi che integrano temperatura, umidità, esposizione solare e attività svolta. Solo così è possibile evitare errori di valutazione che possono costare caro, anche dal punto di vista legale.

Le esperienze raccolte nelle ultime estati e la crescente attenzione di sindacati, istituzioni e autorità sanitarie hanno portato alla creazione di sistemi di allerta sempre più raffinati, che distinguono tra rischi reali e situazioni gestibili con semplici accorgimenti. L'informazione aggiornata e il rispetto scrupoloso delle indicazioni non sono una scelta, ma un obbligo di legge.

Normative, parametri tecnici e regioni: come si decide davvero lo stop per il caldo

Legislazione italiana e valutazione del rischio microclimatico: La normativa nazionale sulla sicurezza sul lavoro  impone ai datori di lavoro di valutare tutti i rischi, compresi quelli legati al caldo estremo e al microclima. Tuttavia, non esiste una temperatura soglia “universale” per la sospensione automatica delle attività. La decisione si basa su una serie di parametri tecnico-scientifici e su provvedimenti regionali/aziendali che tengono conto delle peculiarità territoriali e produttive.

  • Presenza di pericolo grave e immediato: il diritto a interrompere il lavoro scatta solo in presenza di condizioni che espongono al rischio di danni fisici imminenti, specie per soggetti fragili oppure in contesti ad alto impatto fisico come edilizia, agricoltura, logistica e industria pesante;
  • Orari e settori a maggiore rischio: spesso le ordinanze indicano lo stop nelle fasce orarie 12:30-16:00, ma i dettagli variano da regione a regione;
  • Coinvolgimento della medicina del lavoro: essenziale per individuare soggetti vulnerabili e adeguare le misure preventive;
  • Sistemi di allerta e piattaforme digitali: la piattaforma Worklimate fornisce ogni giorno mappe di rischio aggiornate a livello sub-provinciale, basate sui valori WBGT e PHS e integrando temperatura, umidità, radiazione e carico di lavoro fisico;
  • Codici colore e livelli di rischio: verde (nessun rischio), giallo (attenzione), arancione (allerta), rosso (massima allerta/sospensione attività ove previsti dagli atti regionali o dal protocollo interno aziendale)
La cassa integrazione “caldo” può scattare già con valori reali inferiori a 35°C, se la combinazione di umidità, sforzo e condizioni operative impedisce lo svolgimento sicuro delle attività, in linea con le indicazioni INPS. La percentuale di retribuzione e le modalità sono disciplinate da disposizioni temporanee varate a livello governativo durante le fasi di emergenza.

Regione

Periodo Validità

Settori Coinvolti

Orario Stop

Strumento Tecnico

Lombardia

2/7 - 15/9

Edilizia, Cave, Agricoltura

12:30-16:00

Worklimate (Rischio Alto)

Basilicata

24/6 - 31/8

Agricoltura

12:30-16:00

Worklimate

Veneto

Fino al 31/8

Esterni

Consigliato

WBGT, PHS

Emilia-Romagna

2/7 - 15/9

Edilizia, Logistica

12:30-16:00*

Worklimate

Toscana / Liguria / Lazio

Fino al 15/9

Edilizia, Agricoltura, Logistica

12:30-16:00

Worklimate

Sicilia

Fino al 31/8

Edilizia, Agricoltura

12:30-16:00

Worklimate

*In Emilia-Romagna sono previste deroghe per lavori pubblica utilità e orari variabili in base ai regolamenti acustici.

Indici e dati tecnici:

  • WBGT (Wet Bulb Globe Temperature): misura il rischio termico combinando temperatura, umidità, radiazione solare, ventilazione e sforzo fisico relativo alla mansione;
  • PHS (Predicted Heat Strain): valuta l’accumulo di calore nell’organismo durante l’intero turno lavorativo;
  • Codice colore Worklimate: guida puntuale per l’adeguamento operativo quotidiano, coordinato con i sistemi regionali di allerta;
  • Ordinanze regionali aggiornate: fanno esplicito riferimento ai dati Worklimate e agli indici WBGT/PHS, con sanzioni per il datore di lavoro che non si adegui o non informi correttamente il personale.
Il coinvolgimento di sindacati, prefetture e organi ispettivi: il rispetto delle regole viene garantito grazie alla partecipazione di soggetti diversi: le prefetture possono predisporre provvedimenti di sospensione, i sindacati supportano la richiesta di pausa dei lavoratori e coordinano le denunce di eventuali violazioni, mentre gli ispettorati vigilano su trasferimento delle informazioni, dotazione di DPI e formazione del personale.

Cosa fare concretamente: errori comuni, calcoli da eseguire e linee guida operative

Prassi e errori frequenti sul campo: molti commettono l’errore di sottovalutare il caldo percepito, affidandosi unicamente ai gradi segnati dal termometro. Altri non aggiornano il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) o trascurano la formazione specifica dei dipendenti sui segnali precoci di malore. Sottovalutare il parametro umidità, le condizioni individuali (farmaci, patologie, fragilità) e trascurare la frequenza delle pause sono tra gli errori più diffusi.

  • Ignorare l’idratazione: la perdita di liquidi è spesso trascurata, specie tra i soggetti anziani o in trattamento con farmaci diuretici/antipertensivi;
  • Non calibrare i DPI e l’abbigliamento: dispositivi troppo pesanti, indumenti scuri e poco traspiranti possono contribuire all’accumulo di calore;
  • Sottovalutare i sintomi neurologici e mentali: confusione, irritabilità e sonnolenza sono segnali di affaticamento eccessivo che precedono colpi di calore e svenimenti;
  • Non rispettare le fasce orarie di stop: proseguire il lavoro nelle ore calde aumenta drasticamente il rischio, anche sotto i 35°C, se l’umidità è elevata;
  • Mancato raffrescamento ambienti interni: anche in magazzini, laboratori e uffici, la ventilazione e la climatizzazione regolata sono indispensabili;
  • Carico di lavoro non variabile: attività fisicamente pesanti devono essere riprogrammate nelle ore fresche; non farlo espone a rischi e infrazioni;
  • Piani di emergenza non aggiornati: spesso mancano numeri di soccorso, procedure di primo intervento o punti di raccolta ombreggiati.
Passaggi operativi da rispettare:
  • Verificare quotidianamente le allerte Worklimate per il proprio territorio e fascia oraria;
  • Aggiornare il DVR inserendo il rischio termico come punto separato, tenendo conto delle ultime ordinanze regionali;
  • Formare i dipendenti a riconoscere sintomi come crampi, cefalea, nausea, pelle calda e asciutta, stanchezza, agitazione, riduzione della diuresi;
  • Garantire sempre acqua fresca disponibile, pause regolari e aree ombreggiate o raffrescate;
  • Dotare il personale di capi chiari e leggeri, DPI specifici (copricapo, filtri solari, ventilatori portatili dove servono);
  • Attivare la sorveglianza sanitaria annuale e straordinaria per i soggetti più vulnerabili;
  • Redigere e condividere con tutti un protocollo di emergenza dettagliato, indicando contatti di pronto intervento e disposizione dei punti ombreggiati;
  • Documentare ogni valutazione e azione adottata (fascicolo ispezioni);
  • Su richiesta, attivare la cassa integrazione comunicando i parametri anomali (temperatura, rischio WBGT, orario, tasso di umidità) ben documentati.
I calcoli chiave per valutare il rischio caldo:

Parametro

Descrizione

Livello di attenzione

Intervento richiesto

WBGT

Oltre 25-28°C (sforzo moderato), oltre 30-32°C (sforzo elevato)

Allerta alta

Ridurre o sospendere attività

PHS

Accumulo calore corporeo oltre soglia

Allerta alta

Sospendere attività, idratazione obbligatoria

Umidità

Oltre 60-70%

Aumenta rischio con temp. >30°C

Più pause, idratazione, stop in caso di sintomi

Effetti sulla salute e prevenzione: Oltre ai rischi fisici (esaurimento, colpo di calore, complicanze croniche) l’esposizione al caldo a lavoro altera anche le capacità cognitive e aumenta il rischio di infortuni. Prevedere sessioni informative e supporto psicologico nei periodi critici può essere salvavita, così come un’alimentazione idratante (frutta e verdure fresche) e la limitazione di pasti troppo grassi o abbondanti.

Chi deve intervenire e come:

  • Il datore di lavoro valuta e organizza turni, pause e DPI;
  • I lavoratori comunicano tempestivamente sintomi o malesseri;
  • I sindacati e la medicina del lavoro offrono supporto nella valutazione della fragilità e nel rispetto delle regole;
  • Le prefetture e gli ispettorati controllano la corretta applicazione di ordinanze e provvedimenti di sospensione dove previsti.



Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

Puoi Approfondire