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Lavoro e caldo estremo: le leggi nazionali e regionali 2026 aggiornate sia per gli uffici che per chi lavora all'aperto

di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Nel 2026 il caldo estremo impone nuove sfide al lavoro in Italia. Dalle leggi nazionali alle specifiche ordinanze regionali, fino alle tutele pratiche per chi opera in ufficio o all'aperto: quadro, obblighi e misure.

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L’estate 2026 si conferma tra le più torride della storia recente italiana: ondate di calore sempre più intense espongono milioni di lavoratori al rischio concreto di stress termico e danni alla salute. Il numero di giornate con temperature oltre i 35°C è in costante crescita, colpendo in modo trasversale chi opera sia in uffici privi di climatizzazione che all’aperto nei settori agricolo, edile e nella logistica urbana. Un errore diffuso è sottovalutare la pericolosità del caldo, interpretandolo come mero fastidio e non come una reale minaccia, quando invece dati epidemiologici confermano un aumento degli accessi ospedalieri per colpi di calore e disidratazione, con punte elevate tra i lavoratori più esposti.

Non basta dunque affidarsi al senso comune: sono entrate in vigore nuove normative nazionali e regionali, che impongono obblighi precisi a imprese e amministrazioni pubbliche. Il quadro regolatorio aggiornato al 2026 è stato profondamente rivisto proprio alla luce dell’emergenza climatica, con misure drastiche per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro, intervenendo sia sulla programmazione delle attività sia sui diritti e le tutele nei confronti di tutti i lavoratori. La rapidità con cui le amministrazioni locali hanno adottato ordinanze e regolamenti mostra una nuova consapevolezza: la prevenzione, oggi più che mai, è un dovere sociale oltre che legale.

Le recenti disposizioni di Emilia-Romagna, Calabria, Campania e San Marino rappresentano il nuovo standard di riferimento per la tutela nel contesto delle alte temperature: comprenderle a fondo oggi significa salvaguardare salute, produttività e diritti.

Panoramica sulle leggi nazionali e sulle principali ordinanze regionali 2026 contro il caldo estremo: Emilia-Romagna, Calabria, Campania, San Marino

Nel 2026 il quadro normativo italiano e regionale si è dotato di nuove regole stringenti, sviluppando misure specifiche contro il rischio termico nei luoghi di lavoro. Le ordinanze più rilevanti, adottate tra giugno e settembre, rappresentano una risposta urgente e coordinata a una minaccia sanitaria ormai ricorrente come il caldo estremo a lavoro. Il mosaico legislativo si articola tra disposizioni di livello nazionale, regolamenti regionali e protocolli locali, con particolare attenzione a chi svolge attività sotto il sole e in ambienti scarsamente ventilati.

Per meglio comprendere le differenze e i punti di forza di ciascun provvedimento, ecco una tabella riepilogativa delle principali ordinanze contro il caldo estremo nel 2026:

Regione / Stato Settori interessati Periodo di validità Fasce orarie di stop Misure principali
Emilia-Romagna Agricoltura, florovivaismo, edilizia, logistica, rider e cave 3 giugno – 15 settembre 12:30 – 16:00 (nei giorni a rischio “alto”) Divieto lavoro al sole, tutti i ruoli; verifica rischio tramite mappa nazionale; FAQ e testo ordinanza online
Calabria Agricoltura, florovivaismo, igiene ambientale, edilizia, estrattivo Attiva durante periodi di caldo intenso Variabile in base all’allerta Divieto in ambienti confinati, scarsa ventilazione e rischi termici; normativa igienico-sanitaria urgente
Campania Agricoltura, edilizia, settori affini 21 giugno – 31 agosto 12:30 – 16:00 (con livello di rischio “alto”) Divieto lavoro al sole; escluse solo operazioni per servizi essenziali e urgenti; obbligo di misure preventive per pubblico servizio
San Marino Tutti i settori (pubblico e privato) da giugno – durata stagionale 13:00 – 16:00 (oltre i 35°C o microclima insostenibile) Pausa 5 minuti ora, acqua fresca, aree ombreggiate e ventilate, attenzione a lavoratori fragili; obbligo aggiornamento DVR/POS

Emilia-Romagna: l’ordinanza del 3 giugno “Misure di prevenzione per attività lavorativa in condizioni di esposizione prolungata al sole” impone il divieto di lavorare tra le 12:30 e le 16:00 a tutti i lavoratori (nessuna esclusione di ruolo o contratto) nei giorni segnalati dalla mappa nazionale del rischio come “alto” per attività fisica intensa all’aperto. Dai dati Arpae, la previsione delle ondate di calore è aggiornata ogni giorno e pubblicata online; specifiche FAQ regionali supportano la corretta applicazione.

  • Settori soggetti: agricoltura, florovivaismo, edilizia, logistica (piazzali), cave, rider (anche pedalata assistita)
  • Controlli e validità: nei giorni/allerta rischio alto, in tutta la regione; ordinanza valida fino al 15 settembre.
Calabria: anche qui un’ordinanza regionale urgente tutela chi lavora in condizioni di caldo intenso. Oltre a agricoltura, florovivaismo e cantieri, sono inclusi ambienti chiusi con ventilazione insufficiente e il settore estrattivo. Gli obblighi scattano durante periodi identificati da allerta sanitaria.
  • Divieto di lavoro prolungato al calore in ambienti non idonei
  • Controlli puntuali su igiene e salubrità degli spazi produttivi.
Campania: con ordinanza (n.1 del 17 giugno 2026), si vieta il lavoro esposto al sole tra 12:30 e 16:00 per settori agricolo, edile e affini quando il sistema Worklimate-Inail segnala rischio “alto”. Escluse solo le operazioni urgenti per servizi essenziali e pubblico interesse, nel rispetto comunque della sicurezza dei lavoratori. Il provvedimento dura fino al 31 agosto.

San Marino: il Regolamento n. 7 del 24 giugno 2025, entrato nella fase più stringente nel 2026, impone:

  • Sospensione delle attività più gravose tra le 13 e le 16
  • Pausa minima di 5 minuti ogni ora, acqua e ombra garantite
  • Spazi ventilati e sedute per lavoratori all’aperto
  • Tutele personalizzate per fragili (gravidanza, patologie, terapie)
  • Obbligo aggiornamento DVR (Documento Valutazione Rischi) e POS
  • Diritti di vigilanza a RLS e dipendenti per contestazione inadempienze.
Questo panorama normativo dimostra come le leggi lavoro e caldo estremo aggiornate 2026 risultino diversificate ma complementari nell’obiettivo di prevenire le conseguenze delle temperature fuori controllo. Spesso le Regioni hanno adottato soglie e misure specifiche, integrandosi con le richieste della legislazione nazionale e con sistemi dinamici di monitoraggio meteorologico (come ARPAE, Worklimate).

Gli errori più frequenti? Ignorare le allerta o interpretare restrittivamente le categorie a rischio, mentre ogni lavoratore esposto al clima torrido ha diritto alle stesse tutele.

Obblighi, diritti e tutele per lavoratori in ufficio e all’aperto: analisi pratica delle misure e raccomandazioni operative

Le misure di protezione contro il caldo estremo sono ora un pilastro della sicurezza lavorativa, sia per il personale in ambienti chiusi che all’esterno. Datori di lavoro e responsabili hanno l’obbligo di aggiornare costantemente il Documento di Valutazione dei Rischi e di prevedere azioni preventive basate sulle caratteristiche microclimatiche effettivamente riscontrate.

Tra gli obblighi più rilevanti per i datori di lavoro:

  • Programmare e, se necessario, sospendere le mansioni nelle fasce orarie critiche (ad esempio, tra le 12:30/13:00 e le 16:00 a seconda della zona e settore)
  • Garantire la fornitura regolare di acqua fresca e la possibilità di pause frequenti, almeno 5 minuti ogni ora per lavori gravosi
  • Allestire aree ombreggiate e ventilate, sia fisse che temporanee
  • Prevedere accorgimenti specifici per lavoratrici in gravidanza e personale con patologie croniche sensibili al caldo
  • Effettuare tempestive segnalazioni dei sintomi di stress termico (vertigini, spossatezza, nausea) e informare il personale sulle procedure di intervento
  • Assicurare la formazione sui rischi da calore e sulle modalità di primo soccorso specifico
  • Adottare misure di flessibilità organizzativa, come lo smart working o la turnazione, nei settori amministrativi o dove possibile.
Per chi svolge lavoro d’ufficio, accorgimenti tecnici includono:
  • Mantenimento di una adeguata ventilazione naturale o meccanica
  • Monitoraggio costante della temperatura interna (limite raccomandato: 26–28°C)
  • Installazione di dispositivi ombreggianti alle finestre
  • Pianificazione delle attività o delle riunioni nelle ore meno calde.
I lavoratori all’aperto sono quelli più esposti ai rischi di ipertermia, e richiesto qui uno sforzo organizzativo extra: allocazione di tende, gazebo, pause supplementari, dotazione di indumenti chiari e traspiranti, formazione sull’uso di integratori salini e rapido riconoscimento dei primi segnali di malessere.

Le categorie vulnerabili devono essere oggetto di tutele aggiuntive:

  • Le persone con condizioni di salute particolari devono ricevere misure personalizzate (ad esempio, riduzioni di orario, spostamenti temporanei a mansioni interne, monitoraggio del medico del lavoro, facoltà di interrompere l’attività in caso di necessità)
  • I lavoratori devono sentirsi autorizzati a segnalare, senza timore di ritorsioni, ogni violazione agli RLS o direttamente agli enti di controllo.
Sul piano operativo, la mancata applicazione delle misure anti-caldo comporta sanzioni amministrative e penali per i datori, oltre a esporre a rischi l’intero assetto produttivo aziendale. 

Errori comuni e raccomandazioni pratiche:

  • Non attendere solo le comunicazioni ufficiali: in presenza di sintomi, la sospensione deve essere valutata in autonomia anche dal preposto
  • Formare preventivamente tutto il personale su rischi e procedure specifiche anti-caldo
  • Capillarizzare la presenza di acqua e zone fresche anche in scuole, uffici pubblici, ambienti sanitari, considerando che questi ambienti sono stati coinvolti in diversi casi di emergenza negli ultimi anni
  • Utilizzare, laddove previsti, strumenti informatici e applicativi per monitorare le allerte in tempo reale e adeguare subito l’organizzazione aziendale.



Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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