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Quando sul lavoro si configurano minacce, ricatti ed estorsioni e a chi ci si deve rivolgere per difendersi

di Marcello Tansini pubblicato il
Minacce, ricatti ed estorsioni

Minacce, ricatti ed estorsioni possono manifestarsi anche sul posto di lavoro, assumendo forme diverse: dalle pressioni per ottenere favori al ricatto digitale o sessuale.

Minacce, ricatti ed estorsioni nei contesti professionali sono fenomeni che, purtroppo, toccano direttamente il benessere psicosociale delle vittime e contaminano l'ambiente lavorativo. Possono assumere forme diverse: intimidazioni verbali o scritte, pressioni psicologiche, richieste illecite di denaro, spettro della divulgazione di dati personali o materiali riservati. L'effetto immediato è un clima di paura, insicurezza e diffidenza, che priva il lavoratore della libertà di autodeterminazione, mettendo a rischio la salute mentale e la dignità individuale.

Quando queste dinamiche si manifestano, spesso la vittima vive uno stato di isolamento, senso di impotenza e, nei casi più gravi, una profonda perdita di fiducia nelle istituzioni e nell'organizzazione. La paura di ripercussioni - siano esse licenziamento, danni reputazionali o isolamento sociale - tende a scoraggiare la denuncia, aggravando così la sofferenza. L'impatto emotivo può includere ansia costante, insonnia, calo della produttività, incertezza economica e crollo dell'autostima. Affrontare tempestivamente queste situazioni è essenziale per preservare la sicurezza sul luogo di lavoro e garantire il rispetto dei diritti individuali.

Quali comportamenti costituiscono minaccia, ricatto ed estorsione in ambito lavorativo

Nel mondo del lavoro, le forme di aggressione non fisica possono includere comportamenti reiterati o anche occasionali che mirano a coartare la volontà del dipendente o di colleghi. Tra le principali manifestazioni si individuano:

  • Minacce esplicite o velate: dichiarazioni verbali o scritte che fanno riferimento a possibili danni alla sfera personale, economica o professionale del dipendente, spesso come strumento per ottenere un determinato comportamento. Si pensi alle allusioni a possibili licenziamenti, sanzioni disciplinari ingiustificate o diffamazione presso colleghi e superiori.
  • Ricatti: situazioni in cui una persona è costretta ad agire contro la propria volontà sotto il peso della paura (ad esempio divulgazione di informazioni riservate, foto, chat personali o rapporti aziendali sensibili) con l'obiettivo di ottenere favori, denaro o consensi.
  • Estorsione: secondo l'art. 629 del codice penale, ricorre quando - con violenza o minaccia - si costringe qualcuno a fare o omettere qualcosa, cagionandogli un danno e ottenendo un ingiusto profitto. In ambito lavorativo, ciò si manifesta quando si esige denaro, prestazioni o vantaggi in cambio del mancato danno (ad esempio minacce di rivelare comportamenti privati, errori professionali veri o presunti).
  • Pressioni psicologiche sistematiche (mobbing): attuate tramite comportamenti oppressivi e ripetuti (umiliazioni pubbliche, isolamento, screditamento) che conducono la vittima a uno stato di prostrazione tale da indurla a cedere a richieste illecite.
Queste condotte ledono la dignità e la sicurezza della persona e hanno ripercussioni non solo sul singolo, ma anche sull'intero ecosistema lavorativo, favorendo l'instaurarsi di un ambiente tossico e insicuro.

Il ricatto a sfondo sessuale: sextortion, revenge porn e nuove forme di estorsione digitale

La digitalizzazione delle relazioni lavorative ha amplificato il rischio di nuove tipologie di ricatto: la sextortion e il revenge porn sono tra le forme più insidiose di abuso. La sextortion consiste nell'estorcere denaro, favori o ulteriori contenuti minacciando la vittima di diffondere immagini o video intimi ottenuti (spesso con l'inganno tramite chat, social o email). Il revenge porn, invece, riguarda la divulgazione non consensuale di materiale intimo spesso a seguito di una relazione conclusa o come atto ritorsivo. Entrambe le condotte sono penalmente rilevanti e lesive della dignità personale e lavorativa della vittima:

Il fenomeno si articola solitamente in più fasi:

  • Adescamento tramite piattaforme social, chat aziendali o app di messaggistica;
  • Acquisizione di confidenza e richiesta di foto o video personali;
  • Registrazione e utilizzo illecito dei materiali per scopi estorsivi;
  • Minacce di pubblicazione presso colleghi, datori di lavoro o su canali pubblici.
La pressione psicologica aumenta ulteriormente quando la minaccia riguarda la reputazione professionale o l'occupazione. Non va trascurato che spesso il ricatto a sfondo sessuale si accompagna a forme raffinate di manipolazione psicologica, in grado di isolare ulteriormente la vittima. Negli ultimi anni, con la diffusione di strumenti di intelligenza artificiale, si è assistito alla creazione di deepfake (video o immagini modificate digitalmente che ritraggono la vittima in situazioni compromettenti), ampliando i rischi e la difficoltà di tutela.

Tra le raccomandazioni più aggiornate delle forze dell'ordine: non pagare mai il riscatto, conservare tutte le prove delle minacce (chat, email, screenshot), non rimuovere o chiudere d'impulso i profili social coinvolti - strumenti utili anche per la denuncia e la rimozione tempestiva dei contenuti diffamatori.

Norme penali, procedure di denuncia e tutela delle vittime

Il quadro normativo italiano offre diverse tutele penali e strumenti di difesa per chi subisce minacce, ricatti o estorsioni legati al contesto lavorativo. La normativa principale si articola nei seguenti articoli del codice penale:

  • Art. 629 - Estorsione: punisce chi, con violenza o minaccia, costringe altri a fare o omettere qualcosa, procurandosi un ingiusto profitto altrui danno. Previste pene severe anche per tentativi.
  • Art. 612-bis - Stalking: protegge chi subisce atti persecutori, minacce ripetute, molestie gravi, con particolare attenzione alle dinamiche di controllo e oppressione anche sul lavoro.
  • Art. 609-bis - Violenza sessuale: include anche coercizione psicologica e minacce, configurando il reato pure in assenza di contatto fisico.
  • Art. 612-ter - Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti (revenge porn): disciplina i casi di divulgazione non consensuale, punendo l'autore e chi rilancia i contenuti illeciti.
La procedura di denuncia può avvenire presso qualsiasi commissariato di Polizia, Carabinieri, Polizia Postale o direttamente in Procura. È essenziale raccogliere in anticipo più elementi probatori possibili (messaggi, chat, registrazioni). In caso di urgenza o pericolo grave, è possibile richiedere immediati provvedimenti di protezione e ordinanze cautelari.

La normativa italiana è in continua evoluzione, anche per effetto delle direttive europee come il Digital Services Act e delle recenti leggi su intelligenza artificiale e deepfake, che offrono maggiori strumenti di tutela e rimozione rapida di contenuti illeciti. Il sostegno delle associazioni di categoria o dei centri specializzati può facilitare tutto l'iter di denuncia e protezione.

Come documentare e raccogliere prove di minacce ed estorsioni sul lavoro

La raccolta di prove efficaci rappresenta un passaggio essenziale nella tutela dei propri diritti e nell'attivazione delle procedure di denuncia. Ecco alcune buone prassi da adottare:

  • Conservare tutti i messaggi ricevuti, sia su supporto digitale (email, chat, SMS, audio) che in formato cartaceo. È fondamentale documentare la data, l'ora e i dettagli del mittente.
  • Acquisire screenshot di eventuali minacce ricevute tramite social network o piattaforme aziendali, compresi i profili degli autori. È consigliato conservare anche l'URL e gli ID identificativi degli account coinvolti.
  • Registrare (nei limiti della normativa vigente sulla privacy) le conversazioni telefoniche o le riunioni in cui siano state formulate minacce o proposte ricattatorie. In caso di presenza di testimoni, è utile chiedere dichiarazioni scritte o verbali a supporto.
  • Mantenere intatta la scena digitale: evitare di cancellare messaggi o contenuti, poiché le prove digitali, una volta eliminate, possono essere irrimediabilmente perse.
  • Archiviare la documentazione in modo sicuro, preferibilmente su supporti esterni, protetti da password, per ridurre i rischi di manipolazione o perdita.
L'accurata raccolta e gestione delle prove potrà fare la differenza nel procedimento penale e nell'ottenimento di misure cautelari o risarcimenti.

A chi rivolgersi: forze dell'ordine, avvocato, datore di lavoro, associazioni e centri di supporto

Affrontare episodi di minaccia, ricatto o estorsione in ambito lavorativo richiede una risposta tempestiva e coordinata tra diversi attori. I punti di riferimento principali sono:

  • Forze dell'ordine (Polizia, Carabinieri, Polizia Postale): rappresentano il primo presidio per ricevere la denuncia e avviare le indagini. Possono intervenire rapidamente, anche con provvedimenti d'urgenza (allontanamento del soggetto minacciante, sequestri preventivi di dispositivi e dati).
  • Avvocato penalista: svolge un ruolo di guida e tutela, aiutando la vittima a valutare la situazione dal punto di vista giuridico, a impostare correttamente la denuncia, a raccogliere le prove e a proteggersi da eventuali ritorsioni. Un legale esperto in reati informatici e diritto del lavoro può anche supportare nelle azioni civili per danni e nelle controversie disciplinari aziendali.
  • Datore di lavoro e ufficio risorse umane: nel caso in cui il comportamento illecito provenga da colleghi o superiori (o sia rivolto contro di loro), la segnalazione interna può mettere in moto immediatamente i protocolli di tutela (sospensione dalle mansioni, allontanamento temporaneo, avvio di audit interne). Le aziende strutturate dovrebbero disporre di canali anonimi di segnalazione (whistleblowing) e procedure di gestione delle emergenze.
  • Associazioni di categoria e centri specializzati: offrono assistenza psicologica, consulenza legale e orientamento pratico. Enti come PermessoNegato, centri antiviolenza, sindacati e sportelli di ascolto aziendali possono supportare la vittima anche nella rimozione dei contenuti online, nella riabilitazione lavorativa e nell'affrontare le ripercussioni collettive.
  • Agenzie investigative certificate: nei casi complessi, possono essere incaricate della raccolta di prove digitali secondo la normativa vigente, facilitando il quadro probatorio davanti all'Autorità Giudiziaria.
L'attivazione combinata di questi soggetti garantisce maggiore sicurezza e accresce le possibilità di una risoluzione giusta e tempestiva.

Consigli pratici per proteggersi dalle minacce online nel contesto lavorativo

Le strategie di prevenzione in ambiente digitale si sono evolute parallelamente alla crescita dei rischi. Alcuni accorgimenti possono ridurre in modo significativo la possibilità di cadere vittima di minacce o estorsioni:

  • Aggiornare software e sistemi operativi, per correggere vulnerabilità sfruttabili dai truffatori per accedere ai dati personali o aziendali.
  • Utilizzare password robuste e uniche per ogni account: almeno 12 caratteri, lettere maiuscole e minuscole, numeri e caratteri speciali. Si consiglia l'uso di un gestore di password e di verificare la propria esposizione periodicamente.
  • Attivare l'autenticazione a due fattori (2FA) ovunque sia disponibile, soprattutto per email, intranet aziendali e piattaforme di cloud.
  • Essere prudenti nelle chat di lavoro e social: non condividere mai materiale intimo o sensibile, soprattutto con persone non conosciute nella realtà.
  • Prestare attenzione a eventuali tentativi di phishing (email, SMS, messaggi sospetti che imitano fornitori o colleghi), soprattutto in presenza di richieste di urgenza o comunicazioni che alterano le procedure normali.
  • Effettuare regolarmente backup cifrati dei dati sensibili su supporti protetti e distinti dalla rete lavorativa principale.
La formazione interna sulle tematiche di sicurezza informatica è indispensabile per creare una cultura diffusa di attenzione e prevenzione.

Supporto psicologico e conseguenze emotive delle minacce ed estorsioni

L'impatto emotivo di minacce, ricatti ed estorsioni non va sottovalutato e, se ignorato, può compromettere in modo persistente la qualità di vita e la stabilità lavorativa della vittima. Tra le principali conseguenze psicologiche si riscontrano:

  • Ansia, insonnia, attacchi di panico;
  • Depressione, senso di colpa, perdita di autostima;
  • Sintomi da stress post-traumatico (PTSD);
  • Difficoltà di concentrazione, calo della produttività e dei rapporti interpersonali.
La presenza di un supporto psicologico professionale diventa un elemento chiave nel percorso di superamento. Centri antiviolenza, psicologi del lavoro e strutture specializzate possono offrire percorsi individuali o di gruppo per la gestione del trauma, la ricostruzione dell'autostima e la ripresa di una vita professionale serena. Il riconoscimento e il trattamento dello stigma (soprattutto in casi di revenge porn o sextortion) aiutano a ridurre l'auto-colpevolizzazione e a favorire la resilienza.