La vicenda dell’Airbus A340-500, acquistato per i trasferimenti istituzionali italiani e successivamente venduto al simbolico valore di un euro, rappresenta uno dei capitoli più controversi della gestione dei mezzi statali. Al centro dell’inchiesta, firmata da Leonard Berberi per il Corriere della Sera, si trova un velivolo che avrebbe dovuto rivoluzionare la mobilità aerea del governo, finito invece per essere un caso studiato su costi pubblici e scelte politiche.
La genesi dell’Airbus A340-500: le ragioni dell’acquisto e gli accordi con Etihad
Nell’anno 2014 l’Italia si trova davanti a una necessità logistica di rilievo: assicurare al proprio governo la possibilità di compiere lunghi spostamenti intercontinentali senza scali tecnici. Gli apparecchi allora in dotazione, come l’Airbus A319 dell’Aeronautica Militare, risultavano inadeguati tanto per autonomia quanto per capacità. Da qui nasce l’opportunità di valutare il noleggio di un quadrimotore di lunga gittata, scelta che porta al coinvolgimento di Etihad Airways, vettore che nel medesimo periodo aveva acquisito il 49% delle quote di Alitalia.
Si sviluppa così una complessa doppia struttura contrattuale:
- Un sub-noleggio tra Alitalia e il Ministero della Difesa (siglato il 17 maggio 2016), che ricomprende servizi accessori come manutenzione, formazione degli equipaggi e sistemi d’intrattenimento, per una spesa pubblica pari a 168 milioni di euro in otto anni;
- L’accordo principale tra Alitalia ed Etihad del 9 giugno 2016: suddiviso in quattro macro-componenti di costo – leasing (81 milioni), manutenzione (31 milioni), handling (12 milioni) e training piloti (quasi 4 milioni) – per un esborso complessivo di circa 150 milioni di euro.
Il contratto di subnoleggio prevedeva versamenti mensili da Alitalia a Etihad pari a 512.198 dollari, con un corrispettivo maggiorato di 590.889,60 dollari ricevuti da Armaereo, comparto della Difesa preposto all’acquisizione e gestione della flotta. Il coinvolgimento di Etihad, oltre a fornire l’aeromobile, si inserisce in una più ampia strategia di rilancio della compagnia Alitalia, rivelandosi successivamente
meno vantaggiosa del previsto per lo Stato italiano.
Costi, polemiche e utilizzo: dal ‘capriccio’ alle critiche sullo spreco di denaro pubblico
L’entrata in funzione dell’Airbus viene immediatamente accompagnata da polemiche politiche e pubbliche. Secondo quanto ricostruito anche dal Corriere della Sera, il quadrimotore ribattezzato dai media “Air Force Renzi” – pur se l’allora presidente del Consiglio non lo utilizzò mai – è stato al centro di un acceso confronto sui costi e sulla reale utilità del mezzo.
Le critiche maggiori riguardano:
- L’elevato esborso pubblico: circa 150 milioni di euro pagati in appena otto anni soltanto per il leasing e le riconfigurazioni, oltre agli oltre 20 milioni di euro investiti per l’adattamento a usi istituzionali;
- Lo scarso utilizzo: appena 88 missioni internazionali effettuate prima della decisione di abbandonare il programma, a fronte delle esigenze reali dell’esecutivo;
- Il tema della spesa pubblica e della percezione simbolica dello spreco: molti esponenti governativi successivi, in particolare durante l’esecutivo Conte I, sottolineano come si tratti di una scelta “del tutto svantaggiosa, sia dal punto di vista economico che dell’utilità pratica”.
Il clamore politico ha portato a richieste di chiarimento sull’effettivo utilizzo e sulla legittimità delle spese sostenute, mentre la stampa sottolineava il conflitto tra l’immagine pubblica della sobrietà e l’acquisto di un mezzo considerato un “capriccio”. L’episodio è diventato oggetto di confronti anche nell’ambito della legge di bilancio e nei dibattiti sulla necessità di razionalizzare le spese della Presidenza del Consiglio.
La risoluzione dei contratti e le ripercussioni politiche e legali
Il governo guidato da Giuseppe Conte, insediatosi nel 2018, decide di dismettere l’Airbus, segnando un netto cambio di rotta rispetto ai governi precedenti. Il 22 agosto 2018 i commissari straordinari di Alitalia annullano unilateralmente l’accordo con Etihad; il 31 agosto, è il Ministero della Difesa a recedere dal subnoleggio. La controversia si sposta su un piano legale: Etihad si rivolge al TAR Lazio per opporsi allo scioglimento, senza però ottenere ragione.
Le tappe giuridiche principali:
- Tar Lazio respinge il primo ricorso nel gennaio 2019;
- Il 7 dicembre 2022 il giudizio viene dichiarato estinto per cessato interesse, segnando la fine della disputa giudiziaria;
- Le ripercussioni politiche restano tuttavia ampie, con accuse reciproche tra esponenti di diverse forze politiche di gestione inadeguata e gravi danni erariali.
Durante il periodo di sospensione del contratto il velivolo rimane parcheggiato inutilizzato a Fiumicino,
divenendo ulteriore simbolo delle difficoltà gestionali della compagnia aerea e delle politiche pubbliche italiane. La rescissione segna la fine di un’esperienza giudicata dalla maggioranza della classe dirigente come inefficace e poco trasparente.
La vendita simbolica: dettagli dell’atto e conseguenze per Alitalia
A conclusione della complessa vicenda, il jet viene ceduto da Etihad ai commissari di Alitalia con un atto siglato il 17 maggio 2023 dal notaio Lorenzo Cavalaglio a Roma. In base ai documenti esaminati dal Corriere della Sera:
- La vendita comprende quattro motori Rolls-Royce Trent, le attrezzature di bordo, accessori, manuali operativi e manutentivi;
- Il prezzo dell’intera operazione viene fissato a 1 euro, cifra dal valore puramente simbolico e non più rappresentativa del valore residuo effettivo del velivolo, ormai privo di abilitazione al volo e parcheggiato dall’estate 2018;
- Al livello formale il passaggio di proprietà viene registrato presso l’Ente nazionale per l’aviazione civile il 3 aprile 2024; presso l’Agenzia delle Entrate, il trasferimento risulta datato 19 maggio 2023.
Dai bilanci dei commissari straordinari non emergono più poste passive riferite al leasing: ciò riduce il peso dei costi ricorrenti per la collettività, anche se il reale recupero della cifra pubblica resta assente. Questa operazione rappresenta la chiusura di uno dei capitoli più discussi della crisi Alitalia, di cui il quadrimotore era divenuto un residuo ingombrante quanto costoso.
Il destino dell’Airbus e la gestione attuale: rottamazione e vendita a pezzi
Dopo il passaggio di proprietà, il futuro dell’aereo è segnato: l’A340-500 è destinato ad essere smontato e venduto pezzo per pezzo. La decisione di procedere alla sua rottamazione è conseguenza diretta della perdita di valore del velivolo, che alla data dell’ultimo volo aveva una stima di mercato di circa 3,43 milioni di euro, azzeratasi nel corso degli ultimi anni, specie dopo la sospensione delle abilitazioni al volo.
Le componenti principali saranno:
- Motori Rolls-Royce Trent e strumentazioni, valorizzabili sul mercato dei ricambi aeronautici;
- Apparecchiature di bordo e manualistica specifica;
- Altri elementi tecnici cedibili a soggetti interessati, in particolare nei mercati dove la domanda di ricambi per questa classe di veicoli permane attiva.
I commissari straordinari stimano che la vendita dei singoli pezzi possa consentire un parziale recupero dei costi, benché il valore complessivo resti molto inferiore alle cifre investite originariamente dallo Stato. Con la rottamazione, il velivolo rappresenta probabilmente l’ultimo asset di Alitalia in grado di generare, seppur marginalmente, delle entrate.
Cosa ci insegna questa storia e riflessioni sul futuro dei voli di Stato in Italia
L’epilogo dell’Airbus di Fiumicino offre numerosi spunti di riflessione per la gestione futura dei mezzi destinati ai trasferimenti istituzionali. Il dibattito politico, ripreso più volte anche da altre testate e dagli stessi protagonisti della vicenda, evidenzia la necessità di procedure trasparenti, pianificazioni a lungo termine e un costante bilanciamento tra esigenze operative e tutela delle risorse pubbliche.
È opinione condivisa da molti osservatori che:
- I criteri di scelta degli asset statali debbano tener conto tanto delle effettive necessità governative quanto della sostenibilità economica e della rendicontazione pubblica;
- Il controllo amministrativo e la progettualità nei periodi di crisi delle compagnie pubbliche devono essere improntati a massima trasparenza;
- L’esperienza dell’acquisto e della gestione dell’Airbus A340 può rappresentare un monito contro decisioni affrettate o influenzate da logiche mediatiche anziché strategiche.
I rischi legati all’acquisto di mezzi sovradimensionati rispetto alle esigenze effettive devono essere affrontati con strumenti normativi aggiornati e con il rafforzamento dei controlli preventivi, per evitare il ripetersi di sprechi o investimenti che si rivelano improduttivi a pochi anni dalla loro attuazione.