Dopo mesi dall'approvazione del Decreto, il Piano Casa in Italia è ancora in alto mare e senza alcuna risposta in un momento di forte crisi abitativa nel Paese.
Dieci miliardi di euro, centomila alloggi in dieci anni e una promessa ribadita da Palazzo Chigi: il Piano casa 2026 doveva essere la risposta del governo all’emergenza abitativa. Eppure, a oltre cinque mesi dall’entrata in vigore del decreto, non è stato consegnato neppure un alloggio. Tutto sembra in stallo: mancano i provvedimenti attuativi, il bando per le case popolari non è partito e le convenzioni che dovrebbero sbloccare l’edilizia a prezzi calmierati non hanno ancora ricevuto il via libera.
Il Piano Casa è stato presentato dal Consiglio dei ministri il 30 aprile 2026 e pubblicato con il decreto legge n. 66 del 7 maggio 2026, poi convertito dalla legge n. 116 del 2 luglio 2026. L’obiettivo dichiarato dalla premier Giorgia Meloni è rendere disponibili circa 100mila alloggi in dieci anni, tra case popolari e abitazioni a prezzi calmierati, con una dotazione che il governo quantifica in 10 miliardi di euro tra risorse pubbliche e investimenti privati.
Il provvedimento poggia su tre pilastri:
La risposta è semplice e scomoda: nessuna. A mesi dal decreto l’attuazione è “lontana dalla fase operativa”, tanto che il governo non ha ancora pubblicato il decreto generale che definisce le modalità di applicazione del piano.
Non si tratta di un ritardo fisiologico. Il governo stesso aveva fissato un orizzonte molto stretto: concludere gli interventi sulle 60mila case popolari entro maggio 2027, cioè a un anno dal decreto. Con il bando ancora fermo, quella data appare sempre più irrealistica.
Va detto che il tema della consegna è rilevante soprattutto per le case popolari, quelle che avrebbero potuto muoversi più in fretta. Gli alloggi ERP esistono già: non serve acquistare terreni, attendere permessi per nuove costruzioni o trovare investitori privati. Servono manutenzioni, fondi e un bando. Proprio per questo il mancato avvio del primo pilastro è il dato che pesa di più nel bilancio dei primi mesi.
Il primo pilastro avrebbe dovuto essere il più rapido, ma i tasselli mancanti sono numerosi.
Il commissario c’è. Il governo ha nominato Felice Squitieri commissario straordinario, con incarico fino al 31 dicembre 2027, per la ricognizione dei fabbisogni e il programma di interventi su edilizia pubblica e sociale.
Invitalia è stata scelta come gestore. Il Ministero delle Infrastrutture ha stipulato la convenzione con Invitalia per gestire le risorse e selezionare i progetti.
Il bando non c’è. È qui che il meccanismo si inceppa: senza bando gli enti gestori delle case popolari non possono presentare i progetti e quindi non si può avviare nessun cantiere.
A questo si aggiunge un secondo capitolo ancora aperto: il programma di riscatto degli alloggi ERP, che consentirebbe agli assegnatari di acquistare la casa in cui vivono. Le modalità non sono state definite, né si conosce il numero di immobili coinvolti o le risorse destinate.
Il secondo grande blocco riguarda le convenzioni, lo strumento con cui il piano dovrebbe legare i privati agli obiettivi sociali. Per le grandi operazioni di edilizia integrata, l’attuazione passa attraverso le convenzioni tra i soggetti attuatori e i Comuni. Senza queste intese, nessun operatore può partire con la certezza delle regole.
Mancano ancora diversi atti attuativi, tra cui quello che deve definire l’eventuale limite temporale del vincolo sugli affitti a canone calmierato. Il decreto prevede un vincolo trentennale di destinazione per gli immobili riconvertiti, ma i dettagli applicativi restano in sospeso. Per chi deve costruire, e per chi deve finanziare, l’incertezza sulle regole significa rinvio degli investimenti.
Anche il decreto che stabilisce i requisiti dei beneficiari degli alloggi risultava ancora da adottare nelle analisi di luglio dell’Ance, l’associazione dei costruttori. Senza sapere chi potrà accedere alle case, il sistema non può nemmeno aprire le graduatorie.
Il capitolo dei fondi è uno dei più delicati. Per il recupero delle case popolari il governo aveva annunciato 1,7 miliardi di euro. I finanziamenti attualmente previsti per il periodo 2026-2030 ammontano invece a 970 milioni, una cifra ben inferiore.
Il conto è presto fatto: dividendo 1,7 miliardi per 60mila alloggi si arriva a circa 28mila euro per abitazione. Con i 970 milioni effettivamente stanziati, la cifra scenderebbe ancora. Per immobili degradati o privi dei requisiti minimi, si tratta di un importo che molti addetti ai lavori giudicano stretto.
Anche il quadro complessivo dei 10 miliardi merita una lettura attenta. Il governo parla di “fino a” 10 miliardi, ma una quota rilevante dipende dai capitali privati e dalla riprogrammazione di fondi già esistenti, come i 3,8 miliardi dei fondi di Coesione. Non è denaro nuovo che arriva interamente dal bilancio dello Stato.
Attualmente, lo stato dei lavori sull'attuazione del Piano Casa a metà ottobre 2026 è il seguente:
Sono però ipotesi, non atti. Finché non saranno pubblicati il decreto attuativo, il bando e gli schemi di convenzione, il Piano casa resterà un insieme di norme e promesse più che un programma operativo. Sul tema pesa anche il confronto internazionale: la crisi abitativa in Spagna, che ha contribuito allo scioglimento del Parlamento di Madrid, viene osservata con attenzione dalla politica italiana come monito sui rischi dell’inerzia.
Il Piano casa 2026 ha, dunque, una cornice normativa completa, un commissario, un gestore e un obiettivo chiaro. Gli manca ancora quasi tutto il resto: bandi, convenzioni, decreti attuativi e, soprattutto, alloggi consegnati. A oltre cinque mesi dal decreto il bilancio è a zero, anche per le case popolari che, esistendo già, avrebbero potuto essere le prime a tornare disponibili. La vera verifica non sarà l’annuncio di nuovi miliardi, ma la pubblicazione del bando e la consegna delle prime chiavi. Su businessonline.it continueremo a seguire l’attuazione del piano passo dopo passo.
Giuseppe Bergodi è un esperto consulente immobiliare con oltre 35 anni di esperienza nel settore. Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano, ha dedicato la sua carriera alla valutazione e gestione di proprietà residenziali e commerciali. Grazie alla sua profonda conoscenza del mercato immobiliare milanese, offre analisi dettagliate e strategie efficaci per ottimizzare gli investi...