Contrariamente all'immaginario comune, ben l'81,6% degli italiani vive in casa di proprietà, il dato più alto dal 2012 e solo 19,6% vive in affitto. Tra gli under 36, i proprietari passano dal 60,2% al 64,6% (2019-2024). Cosa dicono i dati recenti.
Per anni si è ripetuto lo stesso ritornello: i giovani non comprano più casa, il mattone è un sogno riservato a pochi, l'Italia della proprietà immobiliare starebbe lentamente cedendo il passo a un paese di inquilini. I nuovi dati Istat, elaborati da Confedilizia, raccontano però una storia completamente diversa, e per certi versi sorprendente. Non solo la proprietà della casa resta la norma assoluta per gli italiani, ma cresce proprio dove ci si aspetterebbe il contrario: tra i più giovani.
Secondo l'elaborazione Confedilizia sui dati Istat, l'81,6% degli italiani vive in un'abitazione di proprietà, mentre solo il 19,6% vive in affitto. Si tratta del dato più alto registrato dal 2012, con un incremento di 2,8 punti percentuali rispetto al 2019, l'anno preso come riferimento perché precedente alla pandemia.
Un numero che merita di essere letto nel contesto giusto. La mobilità interna in Italia, cioè i trasferimenti di residenza da una zona all'altra del paese, riguarda ormai 1,4 milioni di persone ogni anno. Chi cambia spesso città o regione tende, per ovvie ragioni pratiche, a preferire l'affitto alla proprietà. Nonostante questa dinamica in crescita, il numero di proprietari di una casa continua comunque ad aumentare, segno che il fenomeno ha radici più profonde di quanto si pensi.
Il dato più clamoroso, quello che smonta davvero il luogo comune più diffuso degli ultimi anni, riguarda gli under 36. Tra il 2019 e il 2024 la quota di proprietari in questa fascia d'età è passata dal 60,2% al 64,6%, con un aumento di 4,4 punti percentuali.
Non è un dettaglio statistico da poco. Si tratta di una vera e propria inversione di tendenza, che interrompe una lunga fase di calo della proprietà tra i più giovani iniziata nei primi anni Duemila e proseguita per oltre un decennio. Per la prima volta da tempo, insomma, i ragazzi italiani tornano a comprare casa più di quanto facessero cinque anni fa.
A spiegare questa inversione contribuiscono in modo determinante le misure introdotte dal governo per agevolare l'acquisto della prima casa da parte degli under 36, tra cui gli incentivi fiscali e le garanzie statali sui mutui pensate proprio per abbattere le barriere all'ingresso nel mercato immobiliare per i più giovani. Strumenti che, numeri alla mano, sembrano aver avuto un impatto concreto sulle scelte abitative di questa generazione.
L'aumento della proprietà non riguarda solo gli under 36. Anche i 35-44enni registrano una crescita significativa: la quota di proprietari in questa fascia passa dal 66,6% al 71,1%, con un incremento di 4,5 punti percentuali tra il 2019 e il 2024, addirittura leggermente superiore a quello degli under 36.
Questo significa che l'inversione di tendenza non è un fenomeno isolato o temporaneo, ma coinvolge un arco generazionale più ampio, quello che comprende i giovani adulti e chi si trova nella fase centrale della propria vita lavorativa e familiare, spesso il momento in cui si consolidano le scelte abitative definitive.
Se tra i giovani la crescita è la notizia più sorprendente, tra gli over 65 si registra invece un vero e proprio record storico: il 90,7% degli italiani in questa fascia d'età vive in una casa di proprietà. Un dato che conferma quanto l'invecchiamento della popolazione contribuisca, insieme alla dinamica generazionale, alla crescita complessiva della quota di proprietari in Italia.
Anche i 55-64enni mostrano numeri elevati, con l'85,2% che vive in un'abitazione di proprietà, una percentuale molto vicina a quella registrata nei primi anni Duemila. Le fasce più mature confermano quindi un modello abitativo consolidato, che si affianca alla nuova spinta arrivata dai più giovani.
Il racconto di un'Italia dove i giovani rinunciano a comprare casa per rifugiarsi nell'affitto, complice la precarietà lavorativa e il costo crescente degli immobili, ha dominato il dibattito pubblico per anni. I numeri Istat elaborati da Confedilizia raccontano una realtà più sfumata e, per certi versi, opposta.
Diversi fattori concorrono a spiegare questa inversione di rotta:
Il mercato dell'affitto resta comunque rilevante soprattutto nelle grandi città, dove la mobilità lavorativa e i costi elevati degli immobili spingono molte persone, in particolare studenti e giovani professionisti nelle prime fasi della carriera, verso soluzioni abitative temporanee prima di poter accedere alla proprietà.
Le implicazioni di questi numeri vanno oltre la semplice statistica sociale. Per il mercato immobiliare italiano, la crescita della proprietà tra gli under 36 e i 35-44enni rappresenta un segnale di vitalità della domanda, soprattutto nel segmento della prima casa. Un dato che potrebbe influenzare le strategie di sviluppatori, agenzie immobiliari e istituti di credito nei prossimi anni.
Per le famiglie e i singoli che stanno valutando l'acquisto di un'abitazione, i dati Confedilizia offrono un elemento di riflessione importante: contrariamente alla narrazione dominante, comprare casa in giovane età non è affatto un'eccezione, ma sta tornando a essere una scelta sempre più diffusa, anche grazie agli strumenti di agevolazione messi in campo dalle politiche pubbliche.
I dati Istat elaborati da Confedilizia restituiscono, dunque, un'immagine dell'Italia molto diversa da quella raccontata negli ultimi anni:
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...