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Quanti soldi hanno le banche italiane investite in criptovalute e Bitcoin e per quali motivi

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

Le banche italiane tra innovazione e prudenza: investimenti diretti in criptovalute, servizi cripto, strategie di approccio, nuove normative MiCAR, stablecoin e i possibili effetti sui risparmiatori.

Negli ultimi anni, l'interesse degli istituti di credito italiani verso le valute digitali è cresciuto notevolmente, segnando un punto di svolta rispetto al passato, quando queste nuove forme di asset venivano viste con diffidenza. Fino a pochi anni fa, pochi operatori si sbilanciavano in pubblico sulla questione crypto, mentre oggi alcune delle principali realtà bancarie stanno adottando un approccio operativo più esplorativo. La progressiva maturazione del comparto delle criptovalute, favorita da un quadro regolamentare europeo più definito e da una crescente richiesta da parte della clientela privata e professionale, ha spostato il baricentro: le banche non intendono più ignorare un mercato che ogni anno coinvolge milioni di risparmiatori italiani.

Se da una parte Bitcoin e altre criptovalute vengono ancora associate a volatilità e rischi reputazionali, dall'altra è sempre più evidente che gli asset digitali stanno diventando un segmento di investimento riconosciuto e strumentale alla diversificazione dei portafogli. L'esempio di Intesa Sanpaolo, che nel 2025 ha avviato il primo acquisto diretto di Bitcoin da parte di una grande banca italiana, ha lasciato il segno, aprendo la strada a ulteriori iniziative e dimostrando che l'adozione istituzionale delle criptovalute è ormai una realtà anche sul mercato italiano.

Gli investimenti diretti delle banche italiane in criptovalute e Bitcoin

L'esposizione delle banche tricolori agli asset digitali rimane, in valore assoluto, ancora limitata rispetto alle masse gestite. Tuttavia, i segnali di interesse concreto sono ormai visibili: Intesa Sanpaolo, il principale gruppo bancario nazionale, ha investito ufficialmente in Bitcoin nel gennaio 2025, acquistando undici unità di BTC per un controvalore di un milione di euro. Un passo inizialmente inteso come test operativo, più simbolico che strategico dal punto di vista quantitativo, ma di notevole portata simbolica, considerando che si trattava della prima volta per una banca italiana di questa dimensione.

Un anno dopo quell'esperimento, i documenti depositati presso la SEC statunitense hanno raccontato un'evoluzione significativa: Intesa deteneva a inizio 2026 circa 96 milioni di dollari in ETF Bitcoin distribuiti sulle principali piattaforme globali quali ARK 21Shares e iShares Bitcoin Trust, oltre a piccole partecipazioni in società come Coinbase e Circle. Eppure, queste somme rappresentano una frazione minima (pari allo 0,01% degli asset totali), segnale che si tratta per ora di una fase di esplorazione attenta piuttosto che di una strategia di investimento massiva.

Il panorama delle banche italiane è comunque in evoluzione. Accanto alle operazioni di Intesa, Unicredit ha lanciato certificati strutturati legati all'andamento degli ETF Bitcoin quotati negli Stati Uniti, offrendo ai clienti uno strumento regolamentato per avvicinarsi all'asset senza acquistarne direttamente il sottostante. Altri operatori del settore privato, come Banca Generali in collaborazione con fintech specializzate, stanno valutando l'estensione della propria offerta ai servizi di custodia per crypto asset:

I principali canali di investimento bancario su cripto

- Acquisto diretto (es. test Intesa Sanpaolo)

- Investimento in ETF/ETP Bitcoin quotati sui mercati regolamentati

- Emissione di certificati strutturati con sottostante cripto

Nessuna banca italiana consente oggi l'acquisto diretto di Bitcoin o Ethereum tramite la propria piattaforma, tranne rare eccezioni fintech (come Hype-Banca Sella). La via preferita resta la fornitura di prodotti esposti all'andamento delle criptovalute attraverso strumenti regolamentati e la sperimentazione di servizi di custodia riservati ai clienti più sofisticati.

Prodotti e servizi cripto offerti dalle banche italiane

La gamma dei prodotti crypto nelle offerte bancarie italiane si sta ampliando rapidamente, sebbene con cautela. Gli istituti preferiscono proporre veicoli finanziari e servizi che permettano di avvicinarsi all'universo delle criptovalute mantenendo tutele regolamentari e una gestione controllata del rischio. Di seguito alcune delle principali soluzioni adottate:

  • Certificati a capitale protetto su indici o ETF Bitcoin (es. soluzioni Unicredit e Fineco), che offrono esposizione al trend crypto senza rischio integrale di perdita capitale.
  • ETF e ETP basati su Bitcoin o su panieri crypto, disponibili sulle piattaforme d'investimento delle principali banche.
  • Soluzioni di custodia, attive o in fase di studio, dedicate a clienti con necessità di sicurezza e compliance, come iniziative di Banca Generali.
  • Account e servizi di consulenza mirata sul bilanciamento dei portafogli che includano asset digitali.
Interessante osservare che diverse fintech operanti in Italia, con licenza bancaria o in collaborazione con istituti tradizionali, permettono la compravendita diretta di cripto asset (es. Hype, Conio, Sella XTrading). Tuttavia, l'operatività è spesso limitata a clienti con una adeguata profilazione di rischio o a volumi contenuti.

Un trend emergente è rappresentato dai servizi di custodia regolamentata delle valute digitali, che consentono ai risparmiatori di affidare la gestione e la sicurezza degli asset cripto alla banca, beneficiando così di una protezione superiore rispetto alla self-custody o alle piattaforme non vigilate. La custodia bancaria potrebbe diventare il ponte di fiducia tra i canali tradizionali e il nuovo mondo degli asset digitali, aumentando sia la quota di mercato sia la sicurezza percepita dagli utenti.

Motivazioni e strategie bancarie nell'approccio alle criptovalute

Le ragioni che spingono le banche italiane ad aprirsi alle criptovalute sono molteplici e intrecciano prospettive di business, esigenze di innovazione e richieste di clientela:

  • Margini di profitto in calo: il rallentamento dei ricavi da interessi e la pressione competitiva spingono gli istituti a cercare nuove fonti di commissioni tramite servizi cripto.
  • Domanda crescente dal mercato retail e private: una larga fetta di clientela, compresi investitori esperti e patrimonializzati, richiede strumenti regolamentati per operare sulle cripto.
  • Possibilità di ampliare la consulenza finanziaria offrendo analisi e strumenti personalizzati sulla base dei portafogli allargati ai digital asset.
  • Consolidamento del vantaggio competitivo: anticipare l'offerta rispetto ai concorrenti può consentire di attrarre e fidelizzare nuova clientela, specialmente in un contesto dove il 68% degli italiani si attende servizi crypto dalla propria banca.
Un'ulteriore motivazione strategica viene dal quadro regolamentare europeo” che, con la normativa MiCAR, offre chiarezza e legittimazione per un'operatività conforme alle regole. Il superamento dell'inerzia prudenziale, in combinazione con la crescente consapevolezza in tema di sicurezza e trasparenza, incentiva un'apertura che si traduce da semplice monitoraggio a iniziative concrete.

Non va trascurato il peso della reputazione: le banche tendono ad agire con massima cautela, preoccupate di non accostare il proprio marchio a un settore percepito, a torto o ragione, come rischioso e poco trasparente. La situazione, però, cambia grazie all'aumento dei controlli formali, dei monitoraggi anti-riciclaggio e della formazione dedicata al personale bancario.

Il quadro normativo: MiCAR e l'adozione regolamentata delle crypto

Il vero punto di svolta per l'adozione delle crypto da parte delle banche italiane è l'entrata in vigore della regolamentazione europea MiCAR (Markets in Crypto-Assets Regulation). Questo nuovo impianto normativo, adottato dall'Unione Europea, ha introdotto regole comuni su: emissione, offerta al pubblico e prestazione di servizi relativi a cripto-asset, superando la frammentazione che fino a poco tempo fa limitava l'offerta regolamentata. Con la fine del periodo transitorio, la MiCAR comporta:

  • Obbligo di licenza per piattaforme e custodi, garantendo agli utenti elevati standard di sicurezza.
  • Requisiti di trasparenza e protezione al risparmiatore, in quanto le banche sono tenute a informare puntualmente su rischi e funzionalità dei prodotti.
  • Armonizzazione fiscale e supervisione europea per agevolare la circolazione dei prodotti in vari Paesi membri.
Questa normativa consente agli istituti di credito di muoversi in un quadro chiaro, offrendo prodotti cripto regolamentati senza esporsi a responsabilità incerte. Nel contempo, la trasparenza normativa è un argine rilevante contro le frodi e le offerte poco trasparenti che ancora popolano il settore fintech.

L'Italia, tradizionalmente attenta e prudente nell'accogliere le novità finanziarie, ha ora una posizione avvantaggiata: con le banche già sottoposte a strette regole di compliance e controllo, il salto verso servizi crypto regolamentati è più naturale che per aziende non bancarie. La collaborazione con le autorità (Bankitalia, Consob, BCE) rimane però necessaria per un'implementazione davvero efficace delle nuove regole.

Stablecoin e innovazione nei pagamenti: la nuova frontiera bancaria

Parallelamente all'interesse per Bitcoin ed Ethereum, le stablecoin stanno assumendo un rilievo centrale nella strategia delle banche europee. Le stablecoin sono strumenti digitali ancorati al valore di una valuta tradizionale (principalmente dollaro o euro) e, grazie alla loro stabilità, risultano particolarmente attraenti per le applicazioni in ambito pagamenti e regolamenti finanziari.

Il progetto di una stablecoin europea promossa da un consorzio internazionale di nove grandi banche, tra cui Unicredit e Banca Sella, rappresenta un tassello fondamentale di questa evoluzione. L'obiettivo è offrire una moneta elettronica regolamentata, in euro, con pagamenti istantanei, costi ridotti e tutela degli utenti, grazie alla conformità con la MiCAR e la supervisione delle banche centrali.

  • Pagamenti più veloci e meno costosi per aziende e privati
  • Maggiore concorrenza verso i circuiti tradizionali (Swift, carte internazionali)
  • Integrazione nativa dei sistemi bancari con le blockchain private
Per le banche, oltre a nuove commissioni e volumi di transazioni, le stablecoin rappresentano anche la risposta europea al predominio di attori extra UE (USDT, USDC). Sul fronte della tokenizzazione dei servizi finanziari, la possibilità di utilizzare stablecoin istituzionali per transferimenti internazionali e regolamenti OTC è un cambio di paradigma, anticipando una convergenza sempre maggiore tra finanza tradizionale e mondo digitale.


Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...