Le banche italiane tra innovazione e prudenza: investimenti diretti in criptovalute, servizi cripto, strategie di approccio, nuove normative MiCAR, stablecoin e i possibili effetti sui risparmiatori.
Negli ultimi anni, l'interesse degli istituti di credito italiani verso le valute digitali è cresciuto notevolmente, segnando un punto di svolta rispetto al passato, quando queste nuove forme di asset venivano viste con diffidenza. Fino a pochi anni fa, pochi operatori si sbilanciavano in pubblico sulla questione crypto, mentre oggi alcune delle principali realtà bancarie stanno adottando un approccio operativo più esplorativo. La progressiva maturazione del comparto delle criptovalute, favorita da un quadro regolamentare europeo più definito e da una crescente richiesta da parte della clientela privata e professionale, ha spostato il baricentro: le banche non intendono più ignorare un mercato che ogni anno coinvolge milioni di risparmiatori italiani.
Se da una parte Bitcoin e altre criptovalute vengono ancora associate a volatilità e rischi reputazionali, dall'altra è sempre più evidente che gli asset digitali stanno diventando un segmento di investimento riconosciuto e strumentale alla diversificazione dei portafogli. L'esempio di Intesa Sanpaolo, che nel 2025 ha avviato il primo acquisto diretto di Bitcoin da parte di una grande banca italiana, ha lasciato il segno, aprendo la strada a ulteriori iniziative e dimostrando che l'adozione istituzionale delle criptovalute è ormai una realtà anche sul mercato italiano.
L'esposizione delle banche tricolori agli asset digitali rimane, in valore assoluto, ancora limitata rispetto alle masse gestite. Tuttavia, i segnali di interesse concreto sono ormai visibili: Intesa Sanpaolo, il principale gruppo bancario nazionale, ha investito ufficialmente in Bitcoin nel gennaio 2025, acquistando undici unità di BTC per un controvalore di un milione di euro. Un passo inizialmente inteso come test operativo, più simbolico che strategico dal punto di vista quantitativo, ma di notevole portata simbolica, considerando che si trattava della prima volta per una banca italiana di questa dimensione.
Un anno dopo quell'esperimento, i documenti depositati presso la SEC statunitense hanno raccontato un'evoluzione significativa: Intesa deteneva a inizio 2026 circa 96 milioni di dollari in ETF Bitcoin distribuiti sulle principali piattaforme globali quali ARK 21Shares e iShares Bitcoin Trust, oltre a piccole partecipazioni in società come Coinbase e Circle. Eppure, queste somme rappresentano una frazione minima (pari allo 0,01% degli asset totali), segnale che si tratta per ora di una fase di esplorazione attenta piuttosto che di una strategia di investimento massiva.
Il panorama delle banche italiane è comunque in evoluzione. Accanto alle operazioni di Intesa, Unicredit ha lanciato certificati strutturati legati all'andamento degli ETF Bitcoin quotati negli Stati Uniti, offrendo ai clienti uno strumento regolamentato per avvicinarsi all'asset senza acquistarne direttamente il sottostante. Altri operatori del settore privato, come Banca Generali in collaborazione con fintech specializzate, stanno valutando l'estensione della propria offerta ai servizi di custodia per crypto asset:
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I principali canali di investimento bancario su cripto |
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- Acquisto diretto (es. test Intesa Sanpaolo) |
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- Investimento in ETF/ETP Bitcoin quotati sui mercati regolamentati |
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- Emissione di certificati strutturati con sottostante cripto |
Nessuna banca italiana consente oggi l'acquisto diretto di Bitcoin o Ethereum tramite la propria piattaforma, tranne rare eccezioni fintech (come Hype-Banca Sella). La via preferita resta la fornitura di prodotti esposti all'andamento delle criptovalute attraverso strumenti regolamentati e la sperimentazione di servizi di custodia riservati ai clienti più sofisticati.
La gamma dei prodotti crypto nelle offerte bancarie italiane si sta ampliando rapidamente, sebbene con cautela. Gli istituti preferiscono proporre veicoli finanziari e servizi che permettano di avvicinarsi all'universo delle criptovalute mantenendo tutele regolamentari e una gestione controllata del rischio. Di seguito alcune delle principali soluzioni adottate:
Un trend emergente è rappresentato dai servizi di custodia regolamentata delle valute digitali, che consentono ai risparmiatori di affidare la gestione e la sicurezza degli asset cripto alla banca, beneficiando così di una protezione superiore rispetto alla self-custody o alle piattaforme non vigilate. La custodia bancaria potrebbe diventare il ponte di fiducia tra i canali tradizionali e il nuovo mondo degli asset digitali, aumentando sia la quota di mercato sia la sicurezza percepita dagli utenti.
Le ragioni che spingono le banche italiane ad aprirsi alle criptovalute sono molteplici e intrecciano prospettive di business, esigenze di innovazione e richieste di clientela:
Non va trascurato il peso della reputazione: le banche tendono ad agire con massima cautela, preoccupate di non accostare il proprio marchio a un settore percepito, a torto o ragione, come rischioso e poco trasparente. La situazione, però, cambia grazie all'aumento dei controlli formali, dei monitoraggi anti-riciclaggio e della formazione dedicata al personale bancario.
Il vero punto di svolta per l'adozione delle crypto da parte delle banche italiane è l'entrata in vigore della regolamentazione europea MiCAR (Markets in Crypto-Assets Regulation). Questo nuovo impianto normativo, adottato dall'Unione Europea, ha introdotto regole comuni su: emissione, offerta al pubblico e prestazione di servizi relativi a cripto-asset, superando la frammentazione che fino a poco tempo fa limitava l'offerta regolamentata. Con la fine del periodo transitorio, la MiCAR comporta:
L'Italia, tradizionalmente attenta e prudente nell'accogliere le novità finanziarie, ha ora una posizione avvantaggiata: con le banche già sottoposte a strette regole di compliance e controllo, il salto verso servizi crypto regolamentati è più naturale che per aziende non bancarie. La collaborazione con le autorità (Bankitalia, Consob, BCE) rimane però necessaria per un'implementazione davvero efficace delle nuove regole.
Parallelamente all'interesse per Bitcoin ed Ethereum, le stablecoin stanno assumendo un rilievo centrale nella strategia delle banche europee. Le stablecoin sono strumenti digitali ancorati al valore di una valuta tradizionale (principalmente dollaro o euro) e, grazie alla loro stabilità, risultano particolarmente attraenti per le applicazioni in ambito pagamenti e regolamenti finanziari.
Il progetto di una stablecoin europea promossa da un consorzio internazionale di nove grandi banche, tra cui Unicredit e Banca Sella, rappresenta un tassello fondamentale di questa evoluzione. L'obiettivo è offrire una moneta elettronica regolamentata, in euro, con pagamenti istantanei, costi ridotti e tutela degli utenti, grazie alla conformità con la MiCAR e la supervisione delle banche centrali.
Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...